Volantino Brigate Rosse, marzo 1971

«La macchina che produce nocività non deve funzionare. Per noi produce morte e va messa fuori uso.    La salute non si contratta, la nocività si elimina.»

NUOVE FORME DI LOTTA

I padroni e i suoi servi ci hanno tolto le nostre forme di lotta più incisive: riduzione dei punti, blocco delle merci, sciopero articolato (Pirelli, Sit-Siemens, Autobianchi, Alfa…).

OBIETTIVO: minor spesa-maggior incisività.

Il sabotaggio, vecchia arma operaia che sfugge alla repressione, raggiunge il massimo di incisività senza spesa (impegna solo il cervello). Alla Bicocca già da un po’di tempo c’è subbuglio in direzione e fra i servi vari. Pirelli ha attaccato la riduzione dei punti con il taglio del salario. Cosa è successo? ­- Sabotaggio con chiodi al fascio centrale dei cavi del telefono (per un giorno i contatti telefonici all’interno della Bicocca e tra la Bicocca e il Pirellone sono rimasti interrotti). – Sabotaggio cavi OF (trecento-trecentocinquantamila lire al metro). – Sabotate valvole distribuzione centrale termica. – Rotta trafila gruppo 4.a (fasci battistrada – ingranaggio in tramoggia). – Danneggiata calandra Ross. – Acqua nella mescola della plastica per cavi. – Spranghe di ferro in ingranaggi del mescolatore a Segnanino. – Manomissione apparecchiature elettriche di diverse macchine. E tanti altri sabotaggi di minore entità. Per rendere però il sabotaggio una forma di lotta di massa bisogna tener presente: il sabotaggio va fatto in modo che non vengano colpite quelle macchine che potrebbero danneggiare noi operai e dare dei falsi pretesti al padrone per serrare la fabbrica, mettere in cassa integrazione gruppi di operai ecc. – Il sabotaggio va fatto con intelligenza in modo che ci permetta di marcare fermo macchina, non perdere il salario e non farti beccare. – Contro l’aumento dei ritmi: creare guasti alla macchina che ci permettano pause per piccole riparazioni in modo che si possa segnare in tabella “fermo macchina”. – Sabotaggio come risposta al padrone che ci sabota i salari (taglio della paga ecc.); sabotaggio della produzione: acqua, terra, ferro ecc., nelle mescole per romperle. Non ci mancherà il lavoro. – La macchina che ci produce infortuni deve rompersi continuamente. – La macchina che produce nocività non deve funzionare. Per noi produce morte e va messa fuori uso. La salute non si contratta, la nocività si elimina.

GIA’ ALLA IGNIS DI TRENTO GLI OPERAI PRATICANO IL SABOTAGGIO DA DIVERSI MESI COME FORMA DI LOTTA DI MASSA.

CHE COSA SONO LE BRIGATE ROSSE?

Le Brigate Rosse sono le prime formazioni di propaganda armata, il cui compito fondamentale é quello di propagandare con la loro esistenza e con la loro azione i contenuti di organizzazione e di strategia della guerra di classe.

Le Brigate Rosse hanno dunque sempre come riferimento gli obiettivi propri del movimento di massa e il loro compito fondamentale é guadagnare l’appoggio e la simpatia delle masse proletarie.

BRIGATE ROSSE


 Fonte: Soccorso Rosso, Brigate Rosse, Feltrinelli 1976

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Brigate Rosse, “Molti compagni o gruppi della sinistra rivoluzionaria…”

BRIGATE ROSSE

“MOLTI COMPAGNI O GRUPPI DELLA SINISTRA RIVOLUZIONARIA. ..”,

Milano, aprile 1971

Molti compagni o gruppi della sinistra rivoluzionaria, sono intervenuti su differenti questioni sollevate dal nostro lavoro. Non sempre però ci è sembrato che il riferimento al nostro reale discorso fosse sufficientemente preciso. Per facilitarne quindi la comprensione e per evitare ‘interpretazioni’ più ispirate all’immagine che il potere ha tentato di fornire di noi che alla nostra reale e modesta statura, rispondiamo ad alcune domande dominanti.

1) Le Brigate Rosse sono o non sono ‘l’embrione del futuro esercito rivoluzionario?

Che lo siamo noi non lo abbiamo mai affermato, anche perché nella nostra prospettiva politica non riusciamo a distinguere con sufficiente chiarezza, come forse capita ad altri, la formazione di un ‘futuro esercito rivoluzionario’. Ci sembra che la linea di tendenza porti piuttosto alla formazione di un’organizzazione politica armata, che risolve in se i vecchi termini della eterna questione, il partito e l’esercito rivoluzionario, il partito e la guerriglia. Ma ancora non ci sembra che si possa dire che le Brigate Rosse siano gli ‘embrioni’ del ‘futuro partito guerriglia’.

2) Le Brigate Rosse sono o non sono ‘organismi militari’?

Non sono ‘organismi militari’ ed è completamente estraneo al nostro lavoro quello di ‘dividere’ gli ‘organismi politici’ dagli ‘organismi militari’. Il principio da altri formulato, che deve essere la politica a guidare il fucile, è da noi inteso e praticato in un senso preciso e cioè sollecitando in ogni compagno ed in ogni nucleo di compagni un approfondito chiarimento politico a guida, fondamento e scelta del proprio comportamento rivoluzionario, all’occorrenza anche ‘militare’.

3) Sono le Brigate Rosse un ‘inizio burocratico e minoritario di una fase della lotta di classe in cui l’offensiva avrebbe dovuto esprimersi anzitutto sul piano della violenza clandestina’?

Che la lotta rivoluzionaria assuma spesso la forma dell’azione diretta organizzata clandestinamente è un fatto che non dipende tanto da noi quanto dall’organizzazione repressiva dei padroni. Che l’offensiva proletaria si esprima anche sul piano dell’azione diretta organizzata clandestinamente è una ovvietà che non abbiamo inventato noi ma che chiunque segua un po’ d’appresso lo scontro di classe non fatica a scoprire. Noi pensiamo -questo sì -che l’offensiva proletaria sia oggi estremamente ricca e che tra le molte forme della sua espressione vi sia anche quella dell’azione diretta organizzata clandestinamente. E di questo non ci scandalizziamo.

4) “C’è stata una valutazione completamente errata dei rapporti di forza esistenti tra proletariato e borghesia, e cioè della fase di lotta che stiamo attraversando, che è sì è in una fase di offensiva proletaria, ma non certo sul piano militare”.

Diversa è qui evidentemente la nostra sensibilità politica da quella di chi ci ha mosso questo appunto. La fase che lo scontro tra le classi oggi attraversa, noi riteniamo sia quella della conquista degli strumenti d’organizzazione e di accumulazione delle forze rivoluzionarie capaci di reggere lo scontro e preparare l’offensiva di fronte al progredire di un movimento di reazione articolato sino al limite della controrivoluzione armata. E cioè del passaggio necessario dalla risposta spontanea e di massa anche se violenta, all’attacco organizzato, che sceglie i suoi tempi, calcola la sua intensità, decide il terreno, impone il suo potere.

5) Cosa sono dunque le Brigate Rosse?

Sono gruppi di proletari che hanno capito che per non farsi fregare bisogna agire con intelligenza, prudenza e segretezza, cioè in modo organizzato. Hanno capito che non serve a niente minacciare a parole e di tanto in tanto esplodere durante uno sciopero. Ma hanno capito anche che i padroni sono vulnerabili nelle loro persone, nelle loro case, nella loro organizzazione; che gruppi clandestini di proletari organizzati e collegati con la fabbrica, il rione, la scuola e le lotte, possono rendere la vita impossibile a questi signori.

Fonte: Progetto Memoria, Le Parole Scritte, Coop.Ed. “Sensibili alle foglie”

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Assassinati nei luoghi di sfruttamento

Un convegno delle Acli sulla salute nei luoghi di lavoro (di sfruttamento) ha riportato i dati Inail sugli infortuni nel periodo dal 1946 al 1967.

Gli infortuni complessivamente sono stati 24.131.225;

86.305 morti;

996.880 invalidi permanenti.

In pieno boom economico, vi è stato un morto ogni mezzora e un infortunio ogni 6 secondi.

E’ questa una guerra non dichiarata formalmente ma in corso da molto tempo. Una vera e propria guerra, con i suoi morti ed i suoi feriti, che si combatte all’interno dei luoghi di sfruttamento, e i morti sono quasi sempre da una sola parte: quella dei lavoratori e delle lavoratrici. La parte degli sfruttati.

L’altra parte, quella dei padroni e degli sfrutttaori, molto raramente conta delle “vittime” nelle proprie fila. E quando raramente succede… tutti a strillare e strapparsi i capelli… e urlare: “il terrore, il terrore!”…

L’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) nel “celebrare” la giornata delle vittime del lavoro, ha riportato le sue stime degli “incidenti”:

*Ogni giorno, nel mondo, gli incidenti sul lavoro sono circa 250 milioni; 1 milione e 300.000 persone muoiono per infortuni o malattie professionali: più di 3.300 morti al giorno.

LA GUERRA PIU’ SANGUINOSA MAI COMBATTUTA!!!

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Chiusura del carcere speciale dell’Asinara

Comunicato n. 10 delle Brigate rosse

sequestro D’Urso

Allegato: comunicato del Comitato di Lotta dei Proletari Prigionieri dell’Asinara

ORGANIZZARE LA LIBERAZIONE DEI PROLETARI PRIGIONIERI
SMANTELLARE IL CIRCUITO DELLA DIFFERENZIAZIONE
COSTRUIRE E RAFFORZARE I COMITATI DI LOTTA

1. La borghesia ha dei seri problemi e, come al solito cerca di mascherarli, cercando di farli apparire come problemi delle forze rivoluzionarie. Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Sulla questione “trattare o non trattare”, diciamo che è un problema che riguarda solo le forze dello Stato imperialista, poiché noi delle BR non abbiamo proprio niente né da chiedere né da barattare. La guerriglia conquista con le armi in pugno gli obiettivi dei suo programma che non è “contrattabile”, ma che si impone grazie ai rapporti di forza che via via la guerra di classe definisce sempre più a favore del proletariato.

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Brigate rosse, una storia che viene da lontano. Il libro di Salvatore Ricciardi

Recensioni: Inquieto ralenti di un assalto al cielo: MaelstromScene di rivolta e autorganizzazione di classe in Italia dal 1960 al 1980, di Salvatore Ricciardi, DeriveApprodi 2011

Marco Clementi
il manifesto 3 luglio 2011

Maelstrom di Salvatore Ricciardi, è un salto nella storia sociale e politica del nostro paese vista con gli occhi di chi, per un quindicennio, ha tentato di mutarne gli assetti istituzionali ed economici. Il sottotitolo è esplicativo: si tratta di «scene di rivolta e autorganizzazione di classe in Italia dal 1960 al 1980» (DeriveApprodi, pp. 369, euro 22). Ricciardi è stato un militante delle Brigate rosse, ma il suo non è l’ennesimo libro di ricordi sull’organizzazione armata, «versione del militante» che racconta in soggettiva il proprio cammino. L’autore prova a ricostruire, intrecciando ricerca storica e sociologica, il percorso di almeno due generazioni, trovando negli anni Sessanta i prodromi di quello che poi sarebbe accaduto nel decennio successivo, cosa fino ad ora troppo spesso evitata da quanti si sono occupati dei cosiddetti «anni di piombo».

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Il carcere tra la fine del fascismo e l’istaurazione della Repubblica

EVASIONI E RIVOLTE SANCISCONO LA FINE DEL FASCISMO.

IL CARCERE DOPO LA LIBERAZIONE FINO ALLA “NORMALIZZAZIONE” DI TOGLIATTI

26 luglio 1943 =  A Torino, una numerosa  manifestazione favorisce l’evasione di 300 detenuti dal carcere Le Nuove, senza perdite. Viene però ucciso un fascista e nei giorni successivi la rappresaglia dei fascisti si abbatte sugli scioperi e sulle manifestazioni dei lavoratori torinesi producendo morti e feriti. 

27 luglio 1943 = A Milano, l’esercito spara sui manifestanti, in via Carlo Alberto, provocando 2 morti e 20 feriti. Sempre a Milano, il carcere di San Vittore entra in rivolta a seguito dell’ammutinamento dei detenuti politici, provocando l’intervento della 7° Fanteria che fa uso delle armi, uccidendo un detenuto e ferendone 14. La polizia arresta presso il suo studio l’avvocato Mario Paggi, insieme ad altre 20 persone fra le quali Alberto Mortara, Antonio Zanotti e Emiliano Zazo.

28 luglio 1943 = A Roma, nel carcere di Regina Coeli, esplode una rivolta capeggiata da detenuti politici. L’intervento delle forze militari e di polizia provoca 5 morti e decine di feriti.

28 luglio 1943 = A Bari, in piazza Roma un reparto militare apre il fuoco su un corteo guidato da Luigi De Secly, direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, liberale, e Fabrizio Canfora, azionista, che si dirige verso il carcere cittadino per chiedere la liberazione dei detenuti politici. Il bilancio è di 19 morti e 36 feriti (secondo altra fonte, 60 feriti). Muoiono Fausto Buono, Gaetano Civera, Francesco De Gerolamo, Giuseppe Di Tulli, Graziano Fiore, Nunzio Fiore, Michele Genchi, Vittorio Giove, Giuseppe Gurrado, Paolo Ladisa, Michele La Ghezza, Angelo Lo Vecchio, Giovanni Nicassio, Tommaso Piemontese, Giuseppe Potente, Gennaro Selvaggi, Francesco Sgrana, Francesco Tanzarella, Vincenzo Tropete. Luigi De Secly è arrestato per aver incitato i dimostranti.

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ASSASSINI DI STATO PRIMA DEL 1968

1° Maggio 1947Dalla distruzione del “movimento dell’occupazione delle terre” all’istaurazione del regime democristiano.

Nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo, la festa del primo maggio1947, acui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che, secondo le fonti ufficiali, causò 11 morti e 27 feriti. Altri morirono nei giorni successivi, il numero dei feriti varia da33 a65.

I contadini dei paesi vicini erano soliti radunarsi a Portella della Ginestra per la festa del lavoro già ai tempi dei Fasci siciliani, per iniziativa del medico e dirigente contadino Nicola Barbato, che era solito parlare alla folla da un podio naturale che fu in seguito denominato “sasso di Barbato”. La tradizione venne interrotta durante il fascismo e ripresa dopo la caduta della dittatura. Nel 1947 non si festeggiava solo il primo maggio ma pure la vittoria dei partiti di sinistra raccolti nel Blocco del popolo nelle prime elezioni regionali svoltesi il 20 aprile. Sull’onda della mobilitazione contadina che si era andata sviluppando in quegli anni le sinistre avevano ottenuto un successo significativo, ribaltando il risultato delle elezioni per l’Assemblea costituente.La Democrazia cristiana era scesa dal 33,62% al 20,52%, mentre le sinistre avevano avuto il 29,13% (alle elezioni precedenti il Psi aveva avuto il 12,25% e il Pci il 7,91%). Continua a leggere

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La politica dei “sacrifici” e la “svolta dell’Eur” 1977-78 – Intervista di Lama

Dalla metà degli anni Sessanta e per tutti i Settanta, la contrattazione aziendale ha rappresentato il punto nevralgico dell’intero sistema di relazioni industriali. Su terreno aziendale il sindacato subiva l’iniziativa della base essendo costretto, il più delle volte, ad inseguire la sinistra operaia sul suo terreno. Viceversa, la contrattazione nazionale di categoria (e più ancora i negoziati a livello confederale) rappresentavano il massimo  di distanza delle confederazioni sindacali dal movimento di lotta. Divenne quindi essenziale distruggere il ruolo politico della contrattazione aziendale per sottrarre alla sinistra del movimento un terreno di scontro favorevole.

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I poliziotti torturatori dei Nocs rinviati a giudizio

…di seguito tutto il Rinvio a giudizio: 11 pagine
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La tortura in Italia

In Questo paese si torturava per “motivi di particolare valore sociale“. Che bella democrazia!!! Dov’erano quei “democratici” che si indignano per Guantanamo o per l’Iran?

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