Chi sono

Foto di Valentina Perniciaro _il mio pugno_

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel libro Maelstrom, uscito per Derive Approdi nel luglio 2011.
Potrete trovare materiale riguardanti la storia dell’autorganizzazione operaia, della nascita delle formazioni armate italiane e non, del carcere e del circuito dei camosci (carcere speciale) e delle lotte che in quelle strutture sono esplose e parallelamente i primi tentativi di dissociazione. Troverete materiali e documenti provenienti dai dibattiti del movimento, documenti della lotta armata e dei percorsi rivoluzionari ovunque nel mondo. Ma anche riflessioni sulla situazione attuale, quella della lotta di classe e quella del movimento antagonista e/o rivoluzionario di oggi. Dopo una vita di galera sono tornato nelle strade, davanti ai posti di lavoro, nelle occupazioni di case e di scuole, nelle sedi di collettivi e di radio, nelle assemblee di movimento. Oltre raccontare lo scontro di ieri, provo -insieme a altre e altri- a ragionare e attivarmi nello scontro di oggi; che, comunque la si pensi, è figlio dello scontro di 30, 40 anni fa.

Il mio nome è Salvatore Ricciardi e sono nato a Roma nel 1940. Ho frequentato l’istituto tecnico Galileo Galilei (a Roma Via Conte Verde). Appena diplomato ho trovato lavoro in un cantiere edile: dopo qualche anno ho vinto un concorso alle ferrovie dello stato come tecnico. Ho svolto intensa attività sindacale nella Cgil e, nel 1965 attività politica nel Partito socialista di unità proletaria (Psiup) nella sezione Garbatella.
Nel 1966, con alcuni compagni e compagne, iniziamo lavoro politico nelle fabbriche di Pomezia, un territorio che  rappresentava, nei voleri dei governi, il polo industriale di Roma e offriva notevoli facilitazioni agli imprenditori. Nel 1967 incontriamo davanti ai cancelli di queste fabbriche le compagne e i compagni del Potere Operaio di Pomezia (di cui si è persa memoria, eppure era frequentato da compagni/e molto capaci, in rapporto con Quaderni Rossi). Agli inizi dei movimenti del ’68 studentesco e operaio, proponiamo al Psiup di “sciogliersi nel movimento” per ridefinire le proposte politiche e anche gli assetti organizzativi; ritenevamo quel partito “vecchio” come gli altri e volevamo esplorare e moltiplicare i percorsi dell’autorganizzazione. Perdemmo il congresso provinciale su questa proposta (dicembre ’68), per pochissimi voti a causa dei “funzionari” che non volevano perdere il “posto di lavoro”.  Usciamo dal Psiup e proponiamo alle assemblee del movimento di gettarsi nella costruzione degli organismi autorganizzati moltiplicando una tendenza che dilagava non solo in questo paese e di cui il Cub dei lavoratori della Pirelli Bicocca era il punto di riferimento. La Fatme, la Sacet, la CocaCola, e tante altre realtà lavorative. Nel 1971 con altri ferrovieri diamo vita al Cub dei ferrovieri di Roma, che blocca il traffico ferroviario nei primi giorni di agosto 1971 e apre la sua sede nel quartiere di San Lorenzo (storico insediamento di ferrovieri) in Via dei Volsci 2, 4. Che ospiterà, di lì a poco, gli aggregati di lavoratori che si muovono sul terreno dell’autorganizzazione, per primi l’assemblea lavoratori/trici del Policlinico e il Comitato politico Enel; poi, via via, tutti gli altri.

Queste dinamiche, questi percorsi e i successivi, ho cercato di raccontarli nel libro: Maelstrom DeriveApprodi 2011, (ma anche in questo blog) dove troverete anche le scelte successive, quello della lotta armata e l’arresto nel maggio 1980 e la lunga permanenza nelle carceri speciali, con annesse rivolte e tentativi di evasione.

Alcune foto dellSalvo-3a mia vita:  
Salvo-2

Salvo-1

 

 

 

Nei primi anni 70 con la creaturina dolcissima che è la mia figliola meravigliosa

 

 

 

 

In un’assemblea negli anni 70

 

 

 

 

 

Sotto: 1981, al carcere speciale di Nuoro in Via Badu ‘e Carros (uno dei più duri, ma il rapporto di forza ci permise di fare una foto interna al cortile dell’aria. Ma non durò molto)

Nuoro 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salvo 6Salvo 7Recenti: due anni fa a sinistra e l’anno scorso a destra.

23 risposte a Chi sono

  1. Rossana ha detto:

    Il link segnala il libro come “in uscita”, quando sarà disponibile nelle librerie?
    Saluti resistenti
    Rossana

    • contromaelstrom ha detto:

      Il libro sarà disponibile nelle librerie da lunedì 27. Da domani però, se vivi a Roma, lo puoi trovare alla libreria Lo Yeti in Via Perugia,4 (Pigneto).
      Saluti e abbracci resistenti
      salvatore

      • Rossana ha detto:

        Non vivo a Roma, sono di Cesena quindi dovrò aspettare ancora 7 giorni! Va bene, pazienza… mi farò viva qualche giorno dopo il 27 giugno (per 400 pagine mi serviranno almeno 6 giorni!) così ti potrò dare in anteprima la mia recensione :)))
        Abbracci rossi
        Rossana

  2. Rossana ha detto:

    Arrivato oggi pomeriggio ed acquistato … sono solo a pag 8 ma una cosa te la posso già dire: grazie
    Rossana

    • contromaelstrom ha detto:

      Grazie a te e … buona lettura. Spero di discuterne anche su questo blog, senza evitare le critiche che apprezzo molto.
      salvatore

      • Rossana ha detto:

        La lettura procede anche se io cerco di rallentare perchè non finisca troppo presto.questo spazzolare contropelo la storia è sano e salutare per cuore e mente… così salutare che ho ordinato un’altra copia per un giovane compagno di partito.
        Un abbraccio
        Rossana

      • Pino ha detto:

        E allora discutiamone, anche perché le congratulazioni mi suggeriscono tutto
        meno che immagini rivoluzionarie…senza nulla togliere alla dignità della tua forma di resistenza e alla capacità del report storico (sto leggendo Maelstrom )
        ti chiedo: quando avete deciso di passare alla lotta armata, vi siete resi conto di aver scelto di “mollare” il popolo? Popolo che continuava a sopravvivere nelle borgate dove tutte le sedi (punto di aggregazione per organizzare la lotta dal basso) erano sigillate o abbandonate e tutti i compagni più attivi, sfiancati dalle perquisizioni notturne e dalla persecuzione militare, erano introvabili e sparpagliati. Popolo che camminava su strade cosparse di siringhe e che per, sfuggire alla logica dello sfruttamento e della disoccupazione, prestava il fianco alle organizzazioni mafiose che gestivano il commercio
        illegale. Popolo che bastava essere in tre e con un certo aspetto e ti beccavi: la parata, la perquisizione, il commmissariato, qualche schiaffone. Popolo che aveva appena cominciato a bruciare il simbolo culturale della “provvidenza” e si è ritrovato col simbolo imposto dalle destre del ” o sei prescelto o sei sfigato”, (gli alternativi di sinistra sono riusciti a trasformarlo al massimo nel “sopravvissuto”).
        Popolo che non ha fatto più parte di niente se non per essere utilizzato (anche dagli alternativi di sinistra).
        Popolo che ha potuto solo assistere alla deriva autoreferenziale degli alternativi di sinistra (li ho sentiti chiamare anche: la sinistra al caviale) che curavano e curano i loro cortiletti anche con profitto (mai dichiarato e che nessuno può andare a sindacare) e col riconoscimento da parte del potere.

      • contromaelstrom ha detto:

        Bene Pino, parliamone! A parte che a me non piace il termione “popolo” perché troppo generico e omnicomprensivo. Ma penso che tu ti riferisca agli “ultimi della terra”, agli sfruttati. Siamo d’accordo che hanno “potuto solo assistere alla deriva autoreferenziale degli alternativi di sinistra”; che sono stati stati “utilizzati”; che sono stati sottoposti alla più brutale repressione nei territori periferici così come nei luoghi di lavoro sempre più sfruttati….
        La domanda di cui parli ce la siamo fatta, eccome! Proprio per cercare di fermare questo contrattacco del potere padronale e statale. O meglio noi si voleva potenziare, accelerare, moltiplicare l’offensiva proletaria (degli sfruttati e oppressi) che era in corso da tempo ma non riusciva a incrinare gli intrecci del sistema di potere ramificato e diffuso fino alle mafie e malavite organizzate. Abbiamo cercato di moltiplicare l’offensiva proletaria, cioè l’attacco, nella convinzione che il cambiamento si può produrre se le classi subalterne attaccano, aggrediscono, disfunzionano, sgretolano il sistema di potere. Non si risolve nulla, al contrario, quando ci si mette sulla difensiva per difendere l’esistente, per evitare di subire ulteriori arretramenti. Lo stiamo vedendo drammaticamente in questi anni: tante le lotte difensive ma tutte – purtroppo – sconfitte.
        Il fatto che non siamo riusciti a tenere alta l’offensiva proletaria volta al cambiamento rivoluzionario, è una responsabilità grave, sono d’accordo. Difatti, leggerai sul libro, me ne assumo/ce ne assumiamo tutte le responsabilità. Ma solo quelle!: ossia di non essere riusciti a rilanciare l’offensiva di classe, non certo quelle di carattere “piagnucoloso”. Mi riferisco a quelli che dicono che “se non si alzava il livello di scontro” la situazione poteva evolvere gradualmente e progressivamente verso un piccolo miglioramento. Ma dove vive chi pensa questo? Guardiamo la sconfitta ancor più feroce inflitta dalla Thatcher alla classe operaia inglese; o quella francese o tedesca o anche statunitense,ecc. Ovunque il capitale e gli Stati hanno massacrato le condizioni di vita e di lavoro delle classi subalterne (comprese fasce della piccola borghesia) rigettandole indietro. E ovunque l’hanno fatto molti anni prima di quanto fatto in Italia, proprio perché era assente una forte offensiva di classe a tutti i livelli, che era presente qui da noi. Però abbiamo perso e gli sconfitti non hanno scusanti, su questo non ho dubbi e lo riconosco.
        Ma con la “sinistra al caviale” credo che avevamo (e abbiamo) assai poco a spartire: nelle carceri speciali dove abbiamo trascorso buona parte della vita non passavano il caviale.
        Un saluto e un augurio di buon anno
        Salvatore

      • Pino ha detto:

        “Se non si fosse alzato il livello di scontro, la situazione si sarebbe potuta
        evolvere gradualmente e progressivamente verso un piccolo miglioramento”.
        E’ questo il pensiero che non condividi, giusto? E siamo d’accordo!
        In quel periodo non si sarebbe mai barattato nulla in cambio di “un piccolo miglioramento”.
        Ma io ricordo che nella mia zona c’erano più di 200 famiglie che aderivano all’autoriduzione della luce (per esempio) e che nel periodo delle bollette si organizzavano assemblee aperte per discutere, parlare, scambiare,
        capire perché, era giusto aderire all’autoriduzione e la gente di borgata
        partecipava e cercava di capire.
        Mi ricordo che ai concerti si entrava gratis, altrimenti era guerra,
        perché la cultura doveva essere alla portata di tutti.
        Mi ricordo che non c’era solo Radio Onda Rossa, unica sopravvissuta,
        ma che il concetto d’informazione non centralizzata apparteneva
        a tutte le realtà, più o meno evolute ed attive, che provavano ad imitare,
        con più o meno successo, la costruzione di una stazione radio libera.
        Mi ricordo che c’era una continua forma di solidarietà verso realtà nazionali,internazionali e dei detenuti.
        Mi ricordo delle “tante” spese proletarie ai supermercati,
        con le donne di famiglia che ci benedivano mentre uscivano
        con i carrelli stracarichi.
        Mi ricordo delle spedizioni punitive contro gli spacciatori di eroina
        nei quartieri.
        Mi ricordo che bastava dire ” ci sono i fasci…là…” e dopo dieci minuti
        un fiume di gente incazzata si dirigeva ….là!
        Da noi era presente una forte offensiva di classe: anche su questo
        sono d’accordo,ma possibile che tutto si sia esaurito causa
        repressione dell’apparato governativo e statale come risposta alla
        pratica del terrorismo??
        No! Secondo me, proprio come succede con ogni forma espressiva
        di rottura dell’ordine costituito, il sistema fagocita e rigetta in forma
        molto simile, ma profondamente snaturata.
        Lì è mancata la forma vigile e di sorveglianza dei compagni più
        intellettuali e “visionari”:
        Mentre voi scontavate col carcere la coerenza ideologica dello scontro
        per lo sgretolamento del potere, fuori si accettavano i ghetti-centri sociali,
        con tanto di trattorie esentasse dentro e iniziative, eventi, concerti ,rave
        a “prezzi popolari”, fonti di reddito non dichiarato e che nessuno sa e
        saprà mai a quanto è ammontato e continua ad ammontare nel tempo
        e qual è il criterio della ridistribuzione di tale profitto, se c’è un criterio,
        perché non c’è modo di controllare nulla in merito, e non c’è mai stato
        modo di poterlo fare.
        Mentre voi ammettevate la vostra sconfitta, gli alternativi di sinistra
        risorgevano dalle VOSTRE ceneri, garantendosi una nicchia d’intoccabilità,
        di profitto sicuro e garantito, di contatti politici e di accordi ,anche interni, di chiara matrice culturale mafiosa.Dimenticando il popolo…
        E potremmo continuare per ore su questo dannato argomento…
        Buon Anno anche a te!

  3. gianni landi ha detto:

    ciao Salvatore, sto leggendo il tuo libro e mi sta entusiasmando anche se sono soltanto all’inizio.Grazie anche da parte mia e di tanti compagni che la pensano come noi e che non hanno avuto la capacità analitica, chiara ,sintetica ed al tempo stesso minuziosa. Ho fatto più o meno il tuo percorso politico anche se molto meno “doloroso” ed oggi convivo, come te, il ricordo di quegli anni e spero che il tuo libro mi aiuti a capire dove abbiamo sbagliato per partire oggi con il piede giusto. Ti farò sapere il mio parere quando avrò finito di leggere Maelstrom.Ho soltanto un anno più di te, ma ho la stessa carica e passione tua.Vorrei abbracciarti forte, forte per farti sentire tutto il calore umano del quale sono capace. A presto Gianni Landi

  4. roberto ha detto:

    Ciao e complimenti Salvatore.
    E’ grazie a Maurizio (yeti) che a fine giugno – mentre cercavo un libro da leggere durante una settimana di ferie – ho incontrato il tuo.
    Abbastanza appassionato di libri che ripercorrono periodi di lotta proletaria lo sono sempre stato, ma, sinceramente, non pensavo mi colpisse così tanto il tuo.
    Purtroppo è finito troppo presto, dopo il secondo giorno di vacanza ho dovuto centellinare le pagine (senza successo).
    Ho gradito molto il modo semplice e chiaro del tuo scrivere, come le tue lucide e non presuntuose riflessioni sugli accadimenti.
    Con le tue testimonianze, insieme alle azzeccate centinaia di citazioni da te inserite nel libro, non hai fatto altro che alimentare in me una rabbiosa delusione che in tanti oggi proviamo, rispetto la disumana aridità di voglia di giustizia sociale, che nei paesi occidentali da troppo tempo respiriamo.
    Nello stesso tempo, la tua diretta testimonianza degli accadimenti in Fatme, come in Pirelli, in Fiat, o nelle tante più piccole realtà da te citate, mi ha rinfrescato la speranza che l’essere umano può tornare a fare della sua dignità la sua bandiera.
    Rispetto alla tua evidente “parzialità” nel raccontare una fetta di storia italiana, tranquillo. Può un essere umano essere imparziale quando è innamorato di qualcuno o di un ideale?
    Differentemente, mi risulta tristissima la “sistematica parzialità” utilizzata, per amore dei soldi/successo, dalla maggioranza degli attuali “affermati ed arrivati” cantastorie.
    Vorrei approfondire con te alcuni punti da me evidenziati (a biro) tra le pagine, ma non ho in questo momento il libro con me, in quanto, per la mia solita e comprensibile voglia di condivisione, prestato ad un amico il giorno stesso il mio ritorno, .
    Qundi, sicuramente, ti romperò le scatole appena ti possibile in libreria.
    Ti auguro buone vacanze.
    Grazie

  5. Alessandro ha detto:

    Ciao Salvatore,
    Mi permetto di darti del tu in quanto figlio di una tua collega e amica alle Ferrovie. Mia madre Gabriella, credo la ricorderai, anche se si faceva chiamare col cognome di nascita, quando era bambino mi raccontò delle battaglie sindacali in cui vi impegnavate per i lavoratori delle FS, e per tutte la cause che sentivate, in quanto comunisti e persone, vostro dovere non-scritto sostenere. Elogiava sempre la tua intelligenza e rettitudine, contrapponendoti tra l’altro a figure di sindacalisti che poi hanno fatto molta carriera. Non so se sia stata presente con te, negli anni più difficili, ma di come fosse addolorata, per il trattamento ingiusto e disumano, riservatoti, ne ho un ricordo nettissimo; e credo che quel sentimento abbia influenzato la mia visione del mondo molto più dei suoi discorsi di madre piuttosto apprensiva sul mio futuro. Ci sarebbero tante altre cose ma vorrei intanto solo dirti che, letto dell’uscita tuo libro su “Il Manifesto”, appena gliel’ho fatto sapere, era un bel po’ che non la sentivo cosi’ felice, e come di rado mi capita mi son sentito buono con mia madre. Non so se se lo sia procurato, se lo stia già leggendo, ma io credo le sia parso una specie di risarcimento pubblico, alla tue idee, ai tuoi slanci, all’aver rifiutato di rinnegarli in cambio di benefici personali.

  6. Maddalena Robin ha detto:

    Ho appena finito il tuo libro e sinceramente devo dirti che, nonostante abbia letto moltissimo su questa materia, ben pochi mi è capitato di trovarne, che descrivessero la nostra storia recente con così tanta lucidità e precisione. Mi è difficile descrivere la molteplicità dei sentimenti che sono scaturiti dalla lettura, di volta in volta delle lotte di fabbrica e dell’esperienza del carcere; saltando da momernti di esaltazione ad altri di assoluto sconforto ho vissuto le tue parole con intensa partecipazione e fratellanza. Come già ti ho scritto, sono convinta della necessità di diffondere libri come questo, in grado di portare a galla la verità, per questo ti chiedo: saresti interessato a fare una presentazione fuori Roma, nell’ambito di una serata dedicata a quel periodo della nostra storia? La serata sarebbe organizzata per fine settembre dalla sezione di Forlì Cesena del PCL. Mi trovo un po’ in difficoltà perchè non vorrei diffondere in rete i miei dati personali (telefono, e.mail ecc.) e non sono riuscita a trovare la messaggistica privata in questo blog. Se credi però che l’iniziativa possa interessarti puoi contattarmi a questa mail pcl-fc@libero.it
    Complimenti e grazie (non mi stancherò mai di ripeterlo)
    un caro abbraccio
    Rossana

  7. tapiro ha detto:

    Ciao Salvatore, il libro è molto bello ed interessante.

  8. Pietro ha detto:

    caro Salvatore, ho appena finito di leggere il tuo libro. io nel 1980 avevo 4 anni. leggere queste pagine di mi ha veramente scombussolato. nessuno dei libri letti fino ad ora mi aveva dato una idea tanto chiara e lucida di quegli anni e delle qzioni compiute da certi personaggi della CGIl e del PCI. Da militante comunista ( non assolutamente al livello della vostra generazione) questo libro mi ha aiutato a vedere la realtà con una lente diversa. spero un giorno di conoscerti di persona

  9. D. Q. ha detto:

    Ciao. Ho comprato il tuo libro alla Feltrinelli di Roma. Appena avrò un attimo di tempo lo leggerò. A presto.

  10. contromaelstrom ha detto:

    … e allora… buona lettura! Mi interessa conoscere le tue critiche e le sensazioni che ti susciterà. A presto
    salvatore

  11. Colpa Metafisica ha detto:

    Ho letto il tuo libro. Molto interessante il tuo modo di raccontare alternandoti fra la tua esperienza in carcere e le lotte politiche che facevate.
    Ti lascio qui la mia e-mail così se vuoi possiamo scriverci:
    donatella.quattrone@alice.it
    A presto

  12. claudio ha detto:

    Ciao Salvatore, sono nato (1953) e cresciuto a San Lorenzo (via dei Ramni, P.zza Siculi) dove ho militato con il Collettivo San Lorenzo negli anni 70. Ferroviere anch’io, in pensione da settembre.
    Grazie!

  13. Kassiber ha detto:

    Appena finito di leggere, grazie di tutto. Particolarmente interessanti i dettagliati capitoli sulla vita carceraria, che ho conosciuto molto molto brevemente. Grazie ancora. Max.

  14. Alessandro ha detto:

    Ciao Salvatore,
    ho appena finito di leggere Maelstrom. Sono Alessandro e sono del 1962. Sono stato punk (lo specifico perché fai un breve accenno al “mio” movimento all’inizio del tuo libro) e, prima di ogni altra cosa, vorrei stigmatizzare l’onestà, l’idealità (che nel tuo caso si avvicina alla purezza) e la dirittura morale che traspaiono dalle tue parole. Li ritengo elementi umani decisivi e imprescindibili, la cui attuale e diffusissima mancanza, insieme ad altri fattori, ha portato la nostra civiltà all’orribile punto nel quale siamo. Vado a bomba a ciò che mi interessa: ritengo la scelta della lotta armata sbagliata sostanzialmente e strategicamente. Va da sé che è facile elevare critiche a bocce ferme ma, a parziale scusante, desidero precisare che questa mia opinione risale ai primissimi anni ’80. Anzi alla fine dei ’70 (lo specifico se no sembra che fu la vostra parabola discendente ad influenzare il mio giudizio che, viceversa, cominciò a prendere forma all’apice della vostra azione). Cioè da quando la coscienza politica dei giovani di quella stagione (la generazione nata nei primissimi anni ’60) si formava. La ritenni e la ritengo sbagliata strategicamente perché fornì al sistema l’alibi per abbattersi con inaudita e ferocissima violenza su quei ragazzi (e anche sui più grandi) che volevano solamente un mondo migliore. Ho letto nelle tue parole che tu, come molti altri, impugnasti le armi senza la certezza della vittoria (alla Che Guevara insomma) e non come suggeriva Lenin (da farsi solo con probabilità di vittoria altissime). Ma questo ci sta. La gioventù, lo spirito rivoluzionario e quei tempi così straordinari). Quello che non ci sta è aver pensato che il popolo (gli ultimi ma non solo loro) avesse una qualche remota possibilità di vittoria. Lo so che non ti troverà d’accordo citare la svolta di Salerno e la paura del golpe che aleggiava sinistramente (insomma se qualcuno avesse mai provato a fare sul serio la rivoluzione arrivavano gli USA) e dunque non lo farò perché non avremo mai la controprova. Ma che il popolo italiano non fosse all’altezza di una sfida come quella…….bè Salvatore…..come avete potuto pensarlo mi domando!!! Vabbè che la paura delle classi dominanti verso la rivoluzione prossima ventura c’era, eccome se c’era (dunque non era una speranza del tutto fuori luogo) ma hanno preso le loro contromisure con intelligenza ed efficacia. Si sono comprati la metà dei rivoluzionari (veri o presunti) con pensioni favolose, salari/stipendi e diritti sul lavoro accettabili, un welfare in stile nordeuropeo, una generale apertura del sistema e tante altre cose che non cito ma che ti ricorderai benissimo. La massa critica insomma se la sono acquistata distribuendo vantaggi a iosa. I più duri e puri li hanno massacrati con la repressione e l’eroina. E ti dirò che anche l’hashish ha fatto (e fa tutt’ora!) un buon lavoro di sedazione. Pensare di rispondere ad una manovra così complessa, articolata, seducente, in buona sostanza diabolica; con qualche proiettile (ok diciamo tanti proiettili) è stato un errore clamoroso. Ci voleva un salto quantico di fantasia e intelligenza e rilanciare la lotta su piani diversi. Questa è la sostanza della mia critica. Che è quello che bisognerebbe fare anche adesso! Mi viene anche in mente la potenza decisiva dei mass media che le B.R. avevano ben compreso ma……non ci si può impadronire dei media “costringendoli” a parlare di te per la spettacolarità illegale delle tue azioni. Ci vuole altro. Cum grano salis caspita! Quello che proprio non mi va giù è stata la scorciatoia armata specialmente se penso che, a monte, c’era un lavoro intellettuale ENORME. Se uno va a scrutare la produzione intellettuale di quei tempi si accorge che fu una roba pazzesca, Impensabile. E da tutto quel popò di roba cosa salta fuori? La rivoltella?!! Inaccettabile! Ti chiedo perdono, ti chiedo veramente perdono per la durezza del mio giudizio ma sono le parole di chi piange una generazione di ragazzi meravigliosi (e di qualcuno non più giovane) andata perduta. E di chi rileva, drammaticamente e amarissimamente, che le generazioni successive (compresa la mia), non sono state all’altezza di quello che dovrebbe albergare nel cuore di ogni giovane di ogni parte del mondo. Purtroppo il sistema, astutamente, diabolicamente, ha ridotto il mondo ad una gigantesca prigione nella quale pochi ne vedono le pur evidentissime sbarre. E la mia solitudine, profonda come l’abisso più nero che possa immaginare, l’infelicità di chi è prigioniero di una civiltà malata e marcia, mi porta ad una inevitabile critica dura verso chi poteva fare qualcosa. Insomma un pò come la bella addormentata che, nell’obnubilamento del suo sonno mortale, avverte l’avvicinarsi del principe azzurro, spera nel principe azzurro, ma poi…….lo vede sparire e ripiomba nei suoi incubi inenarrabili. Senza più sapere che quello che ha avvertito fu sogno o fu realtà. Per quanto incompiuta. Concludo con le parole che ho sempre usato per difendervi da decine di anni a questa parte: se le Brigate Rosse avessero usato il loro potenziale per arricchirsi sarebbero tutti a Santo Domingo a godersi la vita. Ma loro, anche se oggi nessuno comprende più il significato di certi sentimenti, volevano un mondo migliore per TUTTI! Non solo per loro stessi. Ti abbraccio e………ti voglio bene! Alessandro

  15. Alessio, detto 'il Diga' (da Bordiga..) ha detto:

    Ieri ho finito di leggere “Maelstrom…”. Ti stimo, compagno. (e te lo dice uno classe ’72 di formazione ‘comunista internazionalista’, un “bordighista”, pure laureato in ‘economia politica’ e ‘storia del pensiero economico’…), che non crede affatto che siate stati solo, allora, ‘riformisti con la pistola’, dei ‘romantici’ fuori da quelle ‘condizioni, oggettive, favorevoli’… W la Rivoluzione Comunista Mondiale, sempre! Un saluto carico di stima a te e a quei compagni ‘irriducibili’ come te, per tanta altra memoria storica da trasmettere ad altre generazioni, per le vostre lotte e vicissitudini! Quel filo rosso, non si spezzerà mai! Grazie!

  16. Maria Patrizia Saaltiello ha detto:

    Ieri pomeriggio ho partecipato alla presentazione del tuo libro al Centro sociale Anomalia a Palermo. E’ stato un incontro molto interessante e mi è piaciuta la passione dei ragazzi con i quali collaboro come psicoanalista nel poliambulatorio. Però..sì c’è un però, mi sarebbe piaciuto che tu avessi parlato di più del tuo libro che mi sta appassionando tantissimo. In esso ritrovo, oltre a una comune ideologia, anche tante cose del mio lavoro con la mente degli uomini. Grazie moltissimo, comunque. Sei davvero una bella persona.

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