Ciao Nicola! E’ morto il compagno Nicola Pellecchia

Nicola-1Qualche ora fa è morto il compagno Nicola Pellecchia

Che la terra ti sia lieve!

Ciao Nicola! Un posto importante nei nostri ricordi

Militante dei Nuclei Armati Proletari.

Arrestato il 13 luglio 1975 a Roma.  Il 16 febbraio Nicola-31977, condannato dalla Corte d’Assise di Napoli a 21 anni e 5 mesi di carcere. Sempre a testa alta nelle durissime condizioni delle carceri speciali, Nicola uscito dal carcere si è dedicato ad organizzare i pescatori di Procida contro lo strapotere dei grossi mercanti.

Un tumore al pancreas l’ha portato via

Nicola-2
Cosa sono stati i Nap e cosa hanno rappresentato nel percorso di riscatto del proletariato extralegale

Nei precedenti Post:

i Nap parlano della loro nascita e degli scopi che si propongono:  leggi  qui  e  qui   e   qui

 

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10 risposte a Ciao Nicola! E’ morto il compagno Nicola Pellecchia

  1. Giorgio Panizzari ha detto:

    Ciao “Vecchio”!
    Non mi è possibile andare a Napoli per un ultimo saluto a Nicola … e così lascio qui un messaggio … ma intanto siamo riusciti a vederci qui a Milano dov’era ricoverato pochi giorni addietro: coraggio e leggerezza anche nei momenti più pesanti, questo era, anche, Nicola. Un mio fiore a questo amico e compagno. Un abbraccio anche a te, vecchio!
    Giorgio.

  2. sandro ha detto:

    Nicola, con te sa sale in cielo una parte del nostro piccolo itinerario umano. Sandro & Maria

  3. Radisol ha detto:

    E’ morto ieri sera Nicola Pellecchia, compagno napoletano, fondatore – insieme ad altri – dei Nuclei Armati Proletari, protagonista della lotta armata degli anni ’70.

    Ha lottato a lungo contro un tumore carogna e decine di iniziative erano state organizzate un po’ in tutta Italia per sostenerlo in questa sua purtroppo ultima battaglia.

    Ospiteremo messaggi e ricordi di chi lo ha conosciuto. E intanto ripubblichiamo volentieri questo articolo uscito poche settimane fa su un giornale “insospettabile” come il perbenista “Il Mattino” di Napoli. Ma quando una persona come Nicola te la trovi davanti, esattamente come con Prospero, è difficile per chiunque – che sia intellettualmente e umanamente onesto – rifugiarsi nei luoghi comuni che proprio i media hanno per 40 anni sparso a piene mani. Ciao Nicola, che la terra ti sia lieve.

    http://www.contropiano.org/news-politica/item/15288-e-morto-nicola-pellecchia-tra-i-fondatori-dei-nap

    *****

    Gli anni di piombo, i Nap a Napoli e la difficile lotta per la vita di Nicola Pellecchia

    Gigi Di Fiore

    Venne in redazione vent’anni fa. Da poco era uscito dal carcere, dopo aver scontato, senza essersi mai dissociato dalla sua scelta passata, tutta la pena. Sereno, sguardo da vita intensa, Nicola Pellecchia aveva accettato di raccontarmi la sua esperienza di fondatore napoletano dei Nap prima, passato in carcere con le Br poi.

    Anni di piombo, terrorismo, impegno politico. In quel periodo, scrivevo una serie di pagine per Il Mattino sui personaggi napoletani di quegli anni, visti da più angolazioni: ex terroristi, vittime, inquirenti. Nicola mi parlò di una storia, la sua, che non rinnegava se stessa e che lo aveva portato in carcere nel 1975, con una condanna a 21 anni e mezzo. Era stato anche rinchiuso all’Asinara, poi trasferito nei giorni convulsi della trattativa Stato-camorra per il rapimento di Ciro Cirillo. Speravano potesse fare da tramite tra brigatisti fuori e in carcere. Non fece nulla.

    Alla fine di una lunga chiacchierata, mi disse: “Ho parlato con piacere con te, ma non mi va che la mia storia faccia parte di quelle che stai scrivendo”. Andava bene così: comunque mi affidò ricordi, chiavi di lettura. Impegno politico, amici, privato. Annamaria Mantini, tra i giovani morti in quell’esperienza Nap, era stata la sua compagna.

    Figlio di un avvocato civilista del quartiere Vomero, in quei giorni Nicola Pellecchia aveva cominciato a lavorare nello studio del genitore. Poi, la folgorazione di Procida. Mare, sole, pesca. Un’altra scelta di vita: si trasferì sull’isola, con la mamma e la compagna. Ebbe un figlio. E si schierò a difesa dei diritti dei 200 pescatori procidani, mettendoli insieme. Non era mai successo. Una vittoria. Meditava di scrivere un memoriale, tanti come lui lo hanno fatto. Dopo l’esperienza di quegli anni, alcuni sono diventati scrittori famosi.

    Nicola sta male, molto male. Ha di quei tremendi mali contro cui o lotti, o cadi nella disperazione. Un primo intervento chirurgico a Napoli, poi da mesi il trasferimento a Milano per affrontare cure costose. Ai discussi funerali del brigatista Prospero Gallinari era assente e il suo nome è stato pronunciato tra quelli giustificati nel suo non esserci.

    In questi giorni, su Nicola Pellecchia è partito un tam tam, soprattutto informatico, di solidarietà. Collettivi, reduci di quegli anni, militanti della sinistra, frequentatori di piazza Medaglie d’oro al Vomero negli anni Settanta: cene a tema, dibattito con Valerio Lucarelli (autore di un bel libro sulla storia dei Nap), concerti come quello di Daniele Sepe. Tutto serve a raccogliere fondi, sotto il coordinamento di Ada Negroni, altra reduce milanese di quegli anni di piombo.

    In rete, gira una bella foto del volto di Nicola, baffoni e capelli lunghi ormai grigi, naso deciso. C’è fierezza in quell’immagine, di chi ha scelto, pagato, mai rinnegato. Con coerenza e, si sa, chi sconta la sua condanna va sempre rispettato. Comunque la si pensi. Nicola Pellecchia ora lotta per la vita. Quella che, nel bene e nel male, ha sacrificato alle sue convinzioni. Rispetto, ma non silenzio ora, se si può aiutare in concreto il “vecchio militante dei Nap”. Ora è solo un uomo coerente, che ha bisogno di mani tese.

    da Il Mattino di Napoli, del 12/02/2013

    ——————————————

    Mai rinnegato, mai arreso, mai domo. Ciao Nicola!

    Nella serata di ieri è morto Nicola Pellecchia, compagno napoletano considerato come uno dei fondatori dei Nap, successivamente passato in carcere nelle Br. Nicola venne arrestato il 13 luglio 1975 a Roma, due anni dopo venne condannato dalla Corte d’Assise di Napoli a 21 anni e 5 mesi di carcere.

    Mai dissociato dalla sua scelta, mai pentito per quel percorso che aveva deciso di intraprendere e mai rinnegando il suo impegno politico, Nicola uscì dal carcere scontando tutta la pena, sempre a testa alta nelle durissime condizioni delle carceri speciali, rifiutando qualsiasi collaborazione con lo stato anche quando quest’ultimo, nelle sue innumerevoli strategie, ha cercato di avere il coltello dalla parte del manico, cercando in Nicola un tramite tra brigatisti fuori e in carcere. Un tramite che non trovarono in Nicola, che nella sua fermezza e serenità politica affrontò gli anni del carcere con lucidità e estrema coerenza. Una coerenza dimostrata anche una volta uscito dal carcere, quando si è trasferito nell’isola di Procida, dedicandosi ad organizzare i pescatori dell’isola contro lo strapotere dei grossi mercanti, per difendere i diritti di 200 pescatori, mettendoli insieme.

    E se Nicola ha combattuto fino all’ultimo anche con la stessa malattia incurabile che lo ha condotto alla morte, rimane nel ricordo la sua storia, il suo impegno e il suo sguardo fiero che ha saputo guardare oltre i confini di quel mare che lo circondava, mai rinnegato, mai arreso, mai domo.

    InfoAut Redazione 20 Marzo 2013

    http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/7216-mai-rinnegato-mai-arreso-mai-domo-ciao-nicola

    —————————————-

    Dal libro di Valerio Lucarelli

    “Vorrei che il futuro fosse oggi. Nap, ribellione, rivolta e lotta armata”

    “Il primo ex nappista incontrato è stato Nicola Pellecchia. Da anni vive a Procida, l’isola di Arturo. Il mare come barriera protettiva. Un pomeriggio gli descrissi i miei contatti fiorentini che un tempo avevano animato il Collettivo Jackson. Di norma deciso, il timbro della voce di Nicola parve per un attimo incerto.
    “Sai che Annamaria era la mia compagna?”.
    Annamaria Mantini, nappista come il fratello Luca, trovò la morte nel luglio 1975, due mesi dopo il sequestro del giudice di Gennaro. Con garbo, Pellecchia mi rivelava qualcosa di intimo, di profondo. Non risposi. Capii che quel pensiero non era concluso. “Sono stato a Firenze, ho chiesto informazioni, ma invano. Mi sono rivolto anche all’autorità cimiteriale. Senza successo. Credo che i compagni di Firenze sappiano bene dove è sepolta. Se lo venissi a sapere…Mi piacerebbe andarla a trovare”.
    Il suo problema diveniva mio. Prima di ogni ricostruzione, era per me doveroso scoprire dove Annamaria Mantini riposava. Riuscii a saperlo. Se il senso del mio lavoro era quello di riannodare i fili strappati, sentivo già di averne ricucito uno.”

  4. Marco Pacifici ha detto:

    Non so se la Terra ti sara’ piu lieve Nicola, ma l’assassino di Annamaria Mantini, la Tua Compagna, il caramba tuzzolino(o come si chiama non ha importanza, io ricordo il nome dei miei Compagni),che le ha sparato in faccia mentre apriva la porta con la catenella… sta scontando la sua infamita. e pesantemente. A fra non molto Fratello. Hasta Marco.

  5. gianni ha detto:

    Ho incontrato il compagno Nicola Pellecchia prima del suo arresto in concomitanza dell’evasione “pilotata” di Pasquale Abbatangelo e di un certo Saccani, quasi certamente un infame che aveva l’ncarico di scoprire i “covi” dei NAP con i quali Abbatangelo era in contatto. Nicola aveva circa 25 anni, bello di fuori e di dentro, anche se un po’ incauto, come in diverse occasioni si dimodtrarono i compagni dei NAP. Ho conosciuto bene anche Anna Maria e Luca Mantini, assassinati premeditatamente, come altri di loro; oggi, i compagni dei NAP, sono morti Quasi tutti, ma hanno lasciata una testimonianza politica ed un insegnamento importante per noi e per i compagni detenuti: generosità,istinto, presa di coscienza politica, azione diretta senza mediatori, solidarietà umana, percorsi di intervento politico guidati più dalla testa e dal cuore che dal braccio armato, concretezza dei fini che ci si prefiggono senza bisogno di protagonismo, senza fretta, senza sottovalutare la preparazione militare e psicologica di avversari come carabinieri, polizia e magistratura, tutti indistintamente organi di qualsiasi Stato che è sempre uno strumento di dominio per qualsiasi potere economico e politico. I NAP scelsero come settore di intervento il carcere ed i manicomi giudiziari, sia perchè molti di questi compagni erano ex detenuti, sia perchè i carceri e gli OPG sono i principali strumenti di repressione, intimidazione e distruzione psicofisica di donne ed uomini; questi detenuti politicizzatisi in carcere furono affiancati in quegli anni 70 da compagni come Nicola Pellecchia, Anna Maria Mantini, Luca Mantini e tanti ,tanti altri che per fermarli è stato necessario ammazzarli o dargli decine di anni di galera, ma tra LORO non c’è mai stato un dissociato, un pentito od un INFAME!! I NAP sono finiti perchè era finita una “STORIA” (come dice Prospero Gallinari nel suo bel libro autobiografico “Un contadino nella metropoli”), una FORMA DI LOTTA, come quella di tante altre organizzazioni armate di quegli anni; ci vuole pazienza, tenacia, altruismo, generosità, spirito di sacrificio, autoorganizzazione dal basso, conoscenza, ma la strada tracciata da questi compagni meravigliosi è quella da seguire e li abbraccio tutti idealmente con affetto e dolore.Gianni Landi

  6. Giusy ha detto:

    Ciao Nicola. Ci lascia un amico di tanti procidani

    Stamattina Nicola Pellecchia ci ha lasciato. Addio, Nicola, con te perdiamo non solo un amico, ma l’ultimo guerriero, colui che ci ha insegnato il valore della coerenza, del coraggio, la necessità della fede in un Ideale ( condivisibile o meno) perseguito però con tenacia, anche a costo della libertà, e della vita stessa.
    Senza alcuna retorica, stasera tutti noi perdiamo un fratello, che venti anni di galera e due di malattia non sono riusciti a piegare, un compagno dall’anima bella e fiera..riposa in pace Nicola, il nostro abbraccio ti accompagna.

    Giuseppina De Rienzo

    http://procida.blogolandia.it/2013/03/20/ciao-nicola-ci-lascia-un-amico-di-tanti-procidani/

  7. francosenia ha detto:

    Ti ci avrei accompagnato più che volentieri a trovare quella tomba, fra gli ulivi di Settignano. Per te sarebbe stata la prima, per me la centesima, forse, e anche più, da quei giorni che ci hanno fatto di quello che siamo, per quello che valiamo, poco o molto che sia.
    Un abbraccio, e che il rumore del mare ti consoli!

    franco senia

  8. Lorenzo ha detto:

    In questi anni, attraversati da un’ondata reazionaria che ha fatto tabula rasa di molto di ciò che era stato sedimentato nelle coscienze, forse anche la nostra coscienza ha avuto momenti di appannamento. Forse anche noi abbiamo interiorizzato una dura sconfitta. Abbiamo visto trionfare quei valori borghesi, quel “nulla” che avevamo combattuto sacrificando le nostre vite personali, subendo lunghi anni di privazione della libertà. Allora ci è voluta la morte di un nostro compagno a farci rincontrare per accompagnarlo all’ultimo viaggio, a farci ricordare quello che eravamo e che siamo. Perché un rivoluzionario non è mai sconfitto. Perché il solo fatto di essersi ribellati, di aver alzato la testa per combattere è già una bellissima vittoria e allo stesso tempo una cocente sconfitta per il potere della borghesia.
    Addio Nicola!

  9. Mimma ha detto:

    Non sapevo di volerti così bene, di averti ammirato, stimato e amato così tanto. Con la tua forza e il tuo entusiasiasmo travolgente hai illuminato la mia mente, Non riesco a pensare che non ci sei più, non ce la faccio. Spero di poter venire un giorno nella tua amata Procida a portare un fiore sulla tua tomba perchè tu, tu sei per sempre nel mio cuore.

  10. Carlo Curti ha detto:

    Ciao Nicola,
    col sangue agli occhi, sempre!

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