A diciassette anni da Genova 2001

Schiavo chi ti libererà

Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta

Compagno ti vedranno

Udranno le tue grida

Schiavi ti libereranno

Nessuno o tutti – o tutto o niente

Non si può salvarsi da sé

O i fucili o le catene

Nessuno o tutti – o tutto o niente

                                                                              (B. Brecht)

*********

«…non mi lascio mettere nel sacco da questa presa in giro della gara, questo correre e cercare di vincere, questo trottare per un pezzo di nastro azzurro,… 
…ma io non vincerò perché l’unico caso in cui cercherei di arrivare primo sarebbe quando vincere significasse che sfuggo ai poliziotti dopo aver fatto il più grosso colpo in banca della mia vita, ma vincere significa esattamente il contrario, … significa correre dritto nelle loro robuste mani inguantate di bianco e verso i loro brutti musi sorridenti e rimanervi per il resto della mia lunga vita di spaccapietre, si, ma di spaccapietre nella maniera in cui voglio farlo io e non nella maniera in cui mi dicono loro…
…non c’è niente che io voglia evitare o da cui pensi di scappare; voglio solo vendicarmi dei Difensori della Legge e dei Pancioni lasciandoli là seduti sulle loro poltrone eleganti a vedermi perdere questa gara…
…questo è un altro uppercut che mollo in primo luogo alle persone come il direttore, per dimostrare –se posso- che le sue corse non si vincono mai anche se c’è sempre qualcuno che senza saperlo arriva primo…»
[La solitudine del maratoneta, 1962 di Alan Sillitoe.  Da cui è stato tratto il film:
 Gioventù Amore e Rabbia di Tony Richardson GB 1962]
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Maelstrom

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel mio libro Maelstrom, appena uscito per Derive Approdi. Non troverete ancora tutto, perché il sito è in costruzione.           Pazientate!

“Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa…  Statene certi… alla fine nulla resterà impunito”.    dai muri d’Italia, anni ’70
Sì, sì! e io la inseguirò oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn, oltre il Maelstrom di Norvegia e oltre le fiamme della perdizione prima di arrendermi. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per dare la caccia a quella Balena Bianca sulle due sponde del continente e in ogni angolo del mondo, fino a che non sfiaterà sangue nero e non avrà le pinne all’aria. Cosa ne dite, marinai, volete mettere le mani su tutto ciò, oppure no?”    (Herman Melville, Moby Dick, Cap. XXXVI)
“In cinque minuti l’intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all’improvviso in frenetiche convulsioni – gonfiandosi, ribollendo, sibilando – roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…”
(Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström)
Per chi ama il JAZZ. Nel 1953 Lennie Tristano compose ed eseguì un brano ispirato al racconto di E.A. Poe.  Il brano prese lo stesso nome: A Descent into the Maelström. Questo brano, concepito ed eseguito con il pianoforte in modo straordinariamente innovativo, fu pubblicato soltanto nel 1979, l’anno dopo la morte di Tristano, quando già molti pianisti si erano incamminati per quella strada.  Si può ascoltare qui (3′ 26”)
“Il maelström! Poteva forse suonarci all’orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten”.        (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari)

SOLIDARIETA’ MASSIMA ALLA POPOLAZIONE DELLA VAL DI SUSA IN LOTTA CONTRO  LA LINEA ad ALTA VELOCITA’!!!

La loro lotta è la nostra lotta! 

Libere tutte e tutti

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Nelle carceri turche è morto un prigioniero curdo in sciopero della fame

Morto in sciopero della fame Zulkuf Gezen

È morto il prigioniero politico curdo Zulkuf Gezen. Era in sciopero della fame illimitato per protestare contro l’isolamento a cui viene sottoposto il leader curdo Abdullah Ocalan. Rinchiuso nella prigione, di tipo F, di Tekirdag. Era in carcere dal 2007 ed era stato condannato all’ergastolo.

Le prigioni di tipo F (F type) sono state introdotte in Turchia nel 1996, dovevano servire a isolare i prigionieri politici dai detenuti comuni e creare condizioni talmente pesanti da spingere i prigionieri politici al pentimento, alla delazione o alla dissociazione. Delle stesso tenore delle “carceri speciali” in Italia alla fine degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. Alla introduzione di questa stretta repressiva, i detenuti in Turchia risposero con uno sciopero della fame che coinvolse 69 persone, anche comuni. La lotta dei prigionieri politici curdi ottenne il risultato di far chiudere il primo esperimento di cella F ma costò ben 12 detenuti morti. Risposero anche con proteste e rivolte, negli anni ‘95, 96, e ‘99, represse violentemente, con molte uccisioni dai corpi di repressione di azione rapida, Cevik Kuvvetleri e squadre antisommossa.

Va ricordato il grandioso sciopero della fame dell’Ottobre del 2000, attuato da 819 prigionieri politici in 18 carceri differenti. Era uno sciopero della fame ad oltranza e 203 prigionieri politici, 50 donne, 153 uomini, in 13 carceri, trasformarono la loro resistenza in uno sciopero della fame sino alla morte.

Attualmente sono centinaia le prigioniere e i prigionieri politici uniti in questo sciopero della fame. Altrettanto numerosi i militanti fuori dalle carceri in molte città europee, spesso in esilio, come Strasburgo, Parigi, Bruxelles, nel Galles, ecc. Alcuni di loro da più di cento giorni, esprimono la loro ribellione nei confronti della politica carceraria adottata da Ankara.

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Sciopero globale – Fridays for future

Un saluto e un augurio di buona manifestazione alle migliaia, forse milioni, di ragazze e ragazzi che da tutto il mondo, raccogliendo l’esortazione della sedicenne svedese Greta Thunberg, oggi sciopereranno e manifesteranno, contro le politiche e i potenti che stanno distruggendo il mondo, ossia il futuro di questi giovani.

Quello che non capisco è la gazzarra dei media e la cagnara della politica di fronte a queste giustissime preoccupazioni di ragazze e ragazzi.

Possibile che nessuno, ma proprio nessuno, né i grandi media e né la politica, ha ricordato le simili manifestazioni di circa vent’anni fa delle sorelle e dei fratelli maggiori di questi giovani? I temi erano gli stessi, le preoccupazioni identiche, la rabbia uguale.

A quelle ragazze e ragazzi vent’anni fa gli avete fatto sparare addosso dalla vostra polizia.

Vi siete dimenticati di Carlo Giuliani ucciso a Genova dalla polizia mentre gridava le stesse cose che grideranno oggi queste ragazze e ragazzi. E le centinaia di manifestanti torturati a Bolzaneto? Un mese prima a Goteborg in Svezia durante il vertice UE dal 14 al 16 giugno 2001 un altro ragazzo ventenne era stato ucciso dalla polizia. E poi ancora Davos 25-30 gennaio 2001, Praga, dal 21 e 22 novembre 2002 e tanti, tanti altri vertici e contestazioni. li avete trasformati in terroristi!

Loro, le ragazze e i ragazzi di oggi non possono ricordarle perché non erano nemmeno nate, ma voi lo sapete bene cosa erano quei summit del World Economic Forum, che radunavano i potenti della terra perché si accordassero su come continuare a rapinare il pianeta e le persone che lo abitano.

E come mai a quella generazione che ha contestato quelle mascherate, i summit, dietro cui le potenze economiche e politiche schiacciavano i bisogni di miliardi di esseri umani e del loro ambiente di vita, gli avete fatto sparare addosso dalle vostre polizie?

Eppure quei ragazzi e ragazze dicevano le stesse cose che in questi giorni dice Greta e le ragazze e i ragazzi che lottano con lei. Le stesse identiche cose, con qualcosa in più. Quel qualcosa che anche voi, ragazze e ragazzi scoprirete tra qualche giorno, che la distruzione dell’ambiente naturale e dell’ambiente umano non dipende da qualche dimenticanza, né vi si può rimediare con qualche piccolo accorgimento. NO! La causa di questo crimine ha un nome: capitalismo, soprattutto nella sua fase attuale liberista. Questo avevano scoperto quelle ragazze e ragazzi di vent’anni fa. E non gliel’avete perdonato! Li avete criminalizzati definendoli “black block” per poi passare “terroristi, da schiacciare, sopprimere, mettere a tacere.

State attente, dunque, ragazze e ragazzi che quest’oggi manifesterete e che vi sentirete inondate di elogi da media e politici.

Attente, attenti, quando scoprirete, e lo scoprirete presto perché siete in gamba, che sono proprio loro, media e politici e tutti quelli che all’ombra dei potenti operano per mantenere e riprodurre quest’ordine capitalista e liberista, responsabile del crimine che distrugge il vostro futuro.

Attente, attenti, perché scoprirete la loro brutta faccia, orribile perché spaventata di perdere lo status attuale, saranno disposti a definirvi nei modi più dispregiativi e a colpirvi in ogni maniera.

Vi vorranno criminalizzare e distruggere, attente, attenti!

Buona manifestazione!!!

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11 marzo 1977, i CC uccidono il compagno Lorusso

42 anni fa … a Roma, la notizia arrivò nelle primissime ore il pomeriggio dell’11 marzo del 1977, da Radio Città Futura

«…Qui Radio Città Futura, abbiamo appena ricevuto una telefonata da Radio Alice che ci ha dato le ultime notizie. La situazione a Bologna è questa: un compagno è stato ammazzato dai carabinieri. La meccanica degli incidenti, ancora da verificare completamente, dovrebbe essere la seguente. Il tutto è iniziato quando 5 o 6 compagni sono entrati in un’assemblea di Comunione e Liberazione (CL), e sono stati cacciati a pugni e calci. C’è stato un corteo immediato di risposta, che è arrivato sotto la facoltà di anatomia dove era in corso l’assemblea.  Vengono scanditi slogan. Immediatamente il rettore Rizzoli chiama la polizia. Che permette l’uscita dei ciellini dalla facoltà, prima opponendo uno sbarramento e, in seguito, ben sicuri di non coinvolgere nessun ciellino, con cariche e colpi di lacrimogeni ad altezza d’uomo. All’angolo tra via Bortolotti e via Irnerio, i Ps e i carabinieri hanno esploso raffiche di mitra. In via Mascarella i compagni per difendersi hanno lanciato un paio di bottiglie molotov contro una colonna dei carabinieri. Dal camion è sceso un carabiniere che, inginocchiandosi e presa la mira, ha sparato una decina di colpi contro i compagni che fuggivano. È qui che cade il compagno ferito a morte. Non sappiamo ancora il nome gli scontri continuano. Appena avremo notizie, interromperemo i programmi per darvele, comunque per tutti i compagni l’appuntamento è alla casa dello studente alle 15 per le iniziative da prendere e per discutere del corteo di domani pomeriggio».

Un’ora dopo si conoscono altri particolari. Il nome del compagno è Francesco Lorusso 25 anni di Lotta continua, ucciso verso le ore 13, Radio Alice ha dato la notizia alle 13,30.  Da numerosi testimoni è stato visto un carabiniere appoggiare il braccio a una macchina, prendere la mira con la pistola e colpire Francesco alla schiena. In tutta Bologna seguono scontri con la polizia e barricate intorno all’università; [continua a leggere]

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La situazione nelle carceri italiane nel nuovo anno

Tutto come prima, tutto peggio di prima

Il sistema sanzionatorio italiano si conferma come  sistema carcero centrico

*Alla fine del mese di febbraio le presenze in carcere sono: 60.348, di cui donne 2.623 e di cui stranieri 20.325, di questi 964 sono donne.

*Condannati definitivi sono 40.338; le persone in carcere non condannate definitivamente sono 19.595, di cui: in attesa del primo giudizio 9.945; non definitivi (appellanti e ricorrenti) 9.650.

*Inoltre vi sono rinchiuse 49 donne con 53 bambine/i da zero a tre anni.

*Dall’inizio di questo 2019 sono morte per carenza di cure o per causa da accertare 20 persone detenute, di cui 6 suicidate.

*In esecuzione penale esterna, ossia in misure alternative sono 55.990 (49.937 uomini e 6.053 donne)

*In totale le persone sottoposte a controllo intramurario (carcere) e controllo penale esterno (misure alternative) sono: 116.338

Va notato che al crescere delle misure alternative al carcere, che dovrebbero far calare le presenze intramurarie, da un po’ di anni si verifica che crescono entrambe.

* Gli ingressi in carcere segnalano una diminuzione: nel 2018 sono entrate in carcere circa 47.000 persone mentre nel 2017 erano state 49.000. la tendenza alla diminuzione è attiva da alcuni anni anche grazie alla forte diminuzione dei reati, difatti nel 2006 ne entrarono 81.000. Dunque l’incremento delle presenze in carcere e il conseguente sovraffollamento non è dovuto a maggiori ingressi, che invece sono in diminuzione, ma alle minori uscite. Il motivo delle minori uscite ben chiarisce come il carcere sia sempre più “classista”. Coloro che rimangono dentro sono quelli che non hanno una tutela legale ben pagata e quindi appropriata a utilizzare tutti i meccanismi delle regole per renderle meno gravose, ma anche quelli che non hanno nemmeno un domicilio da fornire al magistrato per ottenere un permesso oppure una misura alternativa.

*Che il carcere sia sempre più classista lo si evince anche dai dati del residuo pena da scontare: da 0 a 1 anno, 8.487; da 1 a 2 anni, 7.504; da 2 a 3 anni, 5.816; in totale sono 21.807 persone con meno di tre anni da scontare che non dovrebbero stare in carcere secondo le leggi italiane. Invece in questo paese dove le istituzioni ogni due giorni inneggiano alla “legalità” spesso senza senso, non applicano le leggi dello Stato italiano nei rari casi in cui queste leggi siano a favore delle classi subalterne (per completezza dei dati: da scontare da 3 a 5 anni, 6.730; da 5 a 10 anni, 5.631; da 10 a 20 anni, 2.375; oltre i 20 anni, 440; ergastolo, 1.726).

*un altro elemento lo ricaviamo dal titolo di studio delle persone detenute (DAP al 31 dic 2018): laurea 607; scuola media superiore 4.648; scuola professionale 607; scuola media inferiore 18.978; scuola elementare 6.601; privo di titolo di studio 924; analfabeta 1.019; non rilevato 26.201.

*Invece di affrontare questi problemi che sono quelli reali, il capo del Dap, Francesco Basentini a nome del governo, ha annunciato la costruzione con i nostri soldi di tre nuove carceri. Così i problemi delle persone detenute continuano a marcire insieme a quelli della società, mentre crescono i profitti delle imprese che costruiscono carceri.

Sono questi numeri che dimostrano nella realtà il fallimento del carcere. un fallimento totale e senza appello. Attrezziamoci per un percorso che liberi l’umanità da ogni carcere.

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5 Marzo 1943- Sciopero insurrezionale nelle fabbriche

Lo sciopero insurrezionale del 5 marzo 1943 e del 12 marzo!

Il 5 marzo 1943 la sirena della fabbrica, che suonava regolarmente ogni mattina alle dieci, rimase silenziosa: il segnale che doveva far partire il primo sciopero dopo diciotto anni di niente era stato disinnescato dalla direzione. Qualcuno aveva avvertito la Fiat. All’officina 19 di Mirafiori, Leo Lanfranco – manutentore specializzato, reduce dal confino e assunto nonostante il suo curriculum di comunista perché «sapeva dominare il ferro» – decise di muoversi lo stesso, lasciò la macchina, fece un gesto con le mani e tutta l’officina si fermò. Il piccolo corteo si mosse in direzione delle presse raccogliendo qua e là l’adesione di altri operai. Non era un blocco massiccio, ma era la prima volta. Da quel giorno le fabbriche di Torino cominciarono a fermarsi, con un crescendo che fece impazzire questura e partito fascista, fino al blocco totale del 12 marzo e all’estensione dello sciopero a Milano, all’Emilia, al Veneto. Un marzo di fuoco. Appena dopo Stalingrado, prima del 25 luglio, molto prima dell’8 settembre, sono gli scioperi del marzo `43 a segnare l’inizio della fine del ventennio fascista. Scioperi contro la guerra, contro la fame, contro il regime; quando la borghesia italiana è ancora muta, i partiti antifascisti solo l’ombra di quel che erano e ridotti alla dimensione di gruppetti clandestini, gli intellettuali combattuti tra fedeltà alla patria e disaffezione per l’uomo del destino; quando le fabbriche sono militarizzate e scioperare può costare il tribunale speciale, l’accusa di tradimento, la galera, e, poi, la deportazione, la prospettiva del lager. Il 5 marzo del `43 è la data del «risveglio operaio», il riannodarsi del filo rosso spezzato nel `22 e reciso – sembrava definitivamente – con la guerra di Spagna. Il vero inizio della Resistenza.

[leggi ancora]

22 marzo 1943, ore 13, Falck: si ferma il reparto Bulloneria            A Sesto San Giovanni, la città-fabbrica, lo sciopero si estende a macchia d’olio.

 

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NO ALLO SGOMBERO DELLA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO!

A CHI LOTTA CONTRO SFRUTTAMENTO E REPRESSIONE: NON SI PUÒ RESTARE IN SILENZIO! NO ALLO SGOMBERO DELLA TENDOPOLI!

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Per la soddisfazione di molti, gli annunci del governo si sono avverati. Noi, gli abitanti della vecchia tendopoli di San Ferdinando, mercoledì 6 marzo saremo sgomberati, per ordine del comune, dal luogo in cui abitiamo, che abbiamo costruito in questi anni con fatica e molti soldi, non avendo altre alternative per vivere. Vogliamo far sapere a tutti che non accetteremo di stare in altre tende, controllati notte e giorno, e nemmeno nei centri di accoglienza (campi), lontani da dove lavoriamo e sempre sorvegliati. E non vogliamo finire per strada se non abbiamo un documento. Vogliamo vivere liberi e vogliamo vivere nelle case, a prescindere dall’avere o no un documento. La nostra presenza in questo territorio non è un’emergenza, ma da anni contribuisce all’economia di questo  paese. Ma voi, se doveste cercare lavoro in un posto diverso, accettereste di vivere in una tenda o in un campo? A Rosarno ci sono già molte case, alcune addirittura costruite con i soldi dell’Unione europea e destinate agli immigrati che vivono e lavorano nella piana di Gioia Tauro, ma restano disabitate perché le istituzioni non vogliono consegnarle. BASTA! Siamo stufi delle bugie e delle false promesse di associazioni e sindacati (CGIL e USB), che fingono di sostenere le nostre richieste e invece continuano a fare i loro interessi. Sono le stesse persone che, mentre in altri luoghi si battono contro il governo razzista, qui sostengono lo sgombero e propongono i campi  come soluzione. Sappiamo che la risposta ai nostri problemi è avere i documenti per poter vivere una vita normale: una casa, un contratto di lavoro e libertà di movimento. Cose per cui stiamo lottando da tempo.

È ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTA! Non ci faremo intimidire da chi ci minaccia e ci vuole zitti e tranquilli, per aiutare la polizia a svolgere lo sgombero. Non accetteremo compromessi se non ci danno case dove vivere. Chiediamo a tutte le persone solidali, a chi si dichiara antirazzista e antifascista, a chi lotta contro repressione e sfruttamento, di non restare in silenzio davanti a questo ennesimo atto di violenza!

Invitiamo tutti e tutte a raggiungerci e unirsi a noi nei prossimi giorni e di aiutarci a diffondere il più possibile la nostra voce, per raccontare quello che succede qui davvero! Lo Stato ci vuole dividere ma  noi resteremo uniti! La solidarietà è l’arma più forte del mondo!

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Per far vivere RadiOndaRossa: campagna di radioabbonamento annuale

Ogni conquista di parte proletaria, lo sappiamo per esperienza, assume una forma precaria in questa società dello sfruttamento. Per chi vive e combatte nel mondo del lavoro è pane quotidiano, se non difendi quotidianamente gli obiettivi raggiunti, i progressi sono illusori.

È anche la storia di RadiOndaRossa, da 42 nell’etere per dar voce ai senza voce e per incrinare il potere dei potenti. Per 42 anni siamo riusciti a mantenere la radio attiva, nonostante gli attacchi subiti, da quelli polizieschi a quelli giudiziari, comprese le aggressioni con le bombe che abbiamo respinto. Oggi il sistema sfodera il suo punto di forza: lo strangolamento economico. Gli idoli più osannati oggi, mercato e profitto, impongono una omologazione alle regole dell’ordine capitalista, o ti adegui oppure verrai spazzato via.

A meno che …

A meno che la determinazione di donne e uomini liberi e rispettosi della propria identità, non volendo chinarsi di fronte al monarca, decidano di non subire l’omologazione passiva e si attivano per far vivere una creatura avversaria e antagonista all’ordine esistente.

È stata la storia di RadiOndaRossa fino ad ora …

… da oggi c’è una sfida in più da vincere: è urgente reperire 30.000 euro l’anno; i costi di gestione aumentano e le entrate non riescono a coprirli. Dal lato delle spese tutto costa inesorabilmente di più: utenze telefoniche ed elettriche (degli studi e del trasmettitore di Monte Cavo, cambiato lo scorso anno – di nuovo grazie al sostegno di chi, ascoltandola, sente sua questa radio), tasse, gabelle, spese di gestione, manutenzione e sostituzione delle attrezzature. Tutto questo, trasformato in soldi, significa un costo complessivo di 30.000 euro l’anno.

Dal lato delle entrate non può essere lasciato al buon esito di un concerto, né possono farvi fronte da soli i compagni e le compagne che trasmettono dai microfoni della radio. L’anno scorso, in una situazione emergenziale per la necessità di acquistare un nuovo trasmettitore, abbiamo lanciato un crowdfunding che ha superato ogni nostra più rosea previsione.

Questa nuova battaglia è iniziata, il tuo contributo è importante, come nell’ascolto e nell’apporto critico e conoscitivo ai temi che trattiamo, puoi partecipare a questa sfida per la campagna di radioabbonamento annuale cliccando su questo link: http://www.ondarossa.info/radioabbonamento2019/    seguendo le indicazioni contenute.

 

 

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Si vuole abbassare l’età imputabile da 14 a 12 anni!

Prosegue l’offensiva ultra-reazionaria della Lega, ma anche di chi regge il gioco, tesa alla devastazione del vivere sociale. Un’offensiva condotta a colpi di decreti e disegni di legge.

Dopo il mostruoso decreto Salvini sulla sicurezza (vedi qui), si sono succeduti molti progetti di legge con l’obiettivo esplicito di portare indietro il paese, addirittura in epoca feudale, alla barbarie assoluta.

Vergognoso il disegno di legge Pillon ( vedi commenti critici qui), altrettanto quello sulla “legittima difesa” che offre libertà di sparare a chiunque venga derubato senza dover rispettare il “principio di proporzionalità” (più fascista dello stesso codice Rocco del 1930 che prevede la proporzionalità); e tanti altri.

L’obiettivo è far diventare l’Italia un paese militarizzato e iper-burocratico nel quale sia chiara la brutale dittatura dei ceti medi e della borghesia rampante.

Mettiamo in luce un altro vergognoso passaggio di quest’offensiva: i primi giorni di febbraio nella Commissione Giustizia della Camera è stata presentato (dalla Lega) il disegno di legge numero 1580, con cui si propone, con tre articoli, di modificare le norme del processo penale minorile (legge 448/88, che norma il processo penale per i minori), abbassando l’età imputabile da 14 a 12 anni.

Già nel 2002, il deputato di Forza Italia Biondi aveva proposto un cambiamento analogo e, sull’incitamento dei fatti di cronaca ampliati a dismisura dai media, altre volte cambiamenti simili sono stati proposti da settori politici di destra e estrema destra. Le urla dei media hanno fatto percepire alle persone disattente, a quelle non informate e negligenti una esplosione della criminalità minorile. La realtà ci dice proprio il contrario di quanto afferma la relazione di accompagnamento del disegno di legge: l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia ha subito criticato questa proposta, affermando che «i presupposti su cui poggiano le considerazioni dei proponenti la modifica legislativa non trovano riscontro nei dati a disposizione del Ministero della Giustizia. I trent’anni di applicazione del dPR n. 448/1988, codice regolatore del processo penale minorile (addirittura in anticipo di un anno sulla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo del 1989), contrariamente a quanto riferisce la relazione di accompagnamento al disegno di legge, ha portato il livello della recidiva minorile in Italia  fra i più bassi d’Europa (niente a che vedere con l’altissimo percentuale della recidiva fra gli adulti del 75%) perché pone l’accento sui bisogni della specifica persona in fase di evoluzione e di costruzione della sua personalità, con l’obiettivo del recupero alla vita civile prima ancora che della punizione».

È di qualche anno fa uno studio del Centro nazionale documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza di Firenze dal titolo Indicatori europei dell’infanzia e dell’adolescenza che attribuisce all’Italia il più basso tasso di delinquenza minorile rispetto agli altri Paesi europei e soprattutto agli Stati Uniti d’America.

Afferma Susanna Marietti coordinatrice dell’Associazione Antigone che «la giustizia minorile lavora su personalità in evoluzione di ragazzi che comunque sono considerati capaci di intendere e di volere. Tra l’altro il magistrato nella giustizia minorile deve fare obbligatoriamente una valutazione caso per caso della capacità di intendere e di volere fra i 14 e 18 anni prima di procedere con il procedimento penale. Abbiamo invece valutato che prima dei 14 anni il ragazzo non sia capace di rispondere delle proprie azioni, perché questa personalità in evoluzione non è arrivata neanche al punto di non essere totalmente influenzata dal contesto familiare, sociale, che ha intorno. Quel sistema ha funzionato per la categoria per il quale è stato costruito, mentre non potrebbe funzionare al di fuori da quella»

In Parlamento, questa vergognosa proposta troverà la maggioranza per essere approvata? Stando alle dichiarazioni dei leader dei partiti al governo (ed anche di gran parte dell’opposizione), soprattutto quelle fatte durante le campagne elettorali, potrebbe essere un tragico “si”. La gran parte dei raggruppamenti politici ha fatto la scelta di sottomettersi all’ideologia retrograda del sistema di sanzioni carcero-centrico, che vede nel carcere è l’unica sanzione possibile.

A questo punto la palla passa a noi tutte e tutti. Vogliamo continuare a far finta di niente mentre quattro cialtroni stravolgono e portano indietro le relazioni sociali ancor più di quanto lo siano oggi?

Vogliamo fermare questo oscurantista panorama sociale che ci stanno preparando?  E allora muoviamoci!

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Sotto le lenti del revisionismo anche il macellaio Scià iraniano, Reza Pahlavi, diventa un progressista

L’ondata tossica del revisionismo non ha confini né soste

Era appena terminata la raffica revisionista sulla vicenda delle foibe (vedi qui) che l’altro ieri, mercoledì 13 febbraio, nel Tg di RaiNews24 delle ore 13,00 ho ascoltato e visto un servizio che mi ha fatto accapponare la pelle: il pianista iraniano, da decenni in Italia, Ramin Bahrami ha presentato un libro: L’ultimo scià d’Iran di Francesco De Leo, in cui addirittura viene magnificato il regno del monarca iraniano Reza Pahlavi, il peggior macellaio, filo-nazista di quest’area del mondo. Esaltato come fosse un eroe progressista, per controbilanciare i festeggiamenti in Iran dei 40 anni dalla “rivoluzione islamica”. L’autore Francesco De Leo è del partito radicale, difatti in questi giorni quel libro è stato presentato in vari posti dal partito radicale con la partecipazione di esponenti politici di rilievo di destra, di estrema destra, ma non solo.

La prima falsità degli esaltatori del macellaio nazista è stata di attribuire ai Pahlavi la continuità con la storica monarchia persiana dei Qajar. Niente di più falso, i Pahlavi presero il potere con un golpe militare, sul modello di tutti i colpi di stato, perché Reza Khan era un ufficiale dell’esercito iraniano legato ai settori più reazionari. Il golpe del 1921 depose il sovrano Ahmad Qajar, e Reza utilizzò i quattro anni successivi per consolidare il proprio potere personale sopprimendo ogni opposizione. Nel 1925 il Parlamento iraniano (Majlis), convocato in seduta speciale, depose l’ultimo rappresentante della dinastia Qajar e nominò Reza Khan, denominatosi Pahlavi, quale nuovo scià.

Chi furono i Pahlavi? Massacratori e sfruttatori della popolazione iraniana, fedeli servitori della potenza angloamericana, cui Reza Khan concesse alla Anglo-Iranian Oil Company l’estrazione e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, in cambio del controllo militare britannico nel golfo persico. Movimenti liberali e nazionalisti si opposero a questa svendita. Agli inizi degli anni Cinquanta un parlamentare liberale, Mossadeq guidò un movimento parlamentare che si oppose al rinnovo della concessione, a capo della Commissione parlamentare propose la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, costituendo la National Iranian Oil Company.

Per tutta risposta la Gran Bretagna congelò i capitali iraniani che si trovavano in gran parte nelle sue banche, rafforzò la presenza militare nel Golfo Persico, attuò un blocco navale che impediva l’esportazione di petrolio e dispose un embargo commerciale.

Mohammad Mossadeq diventò comunque capo di un governo che concesse al Parlamento poteri straordinari per limitare l’influenza dello Scià. Diminuì il budget della Corte e delle forze armate per finanziare la sanità, vietò al sovrano di mantenere contatti con i capi di governi esteri, prerogativa che spettava al ministero degli Esteri, fece approvare una riforma agraria che tendeva a un minimo di ridistribuzione dei raccolti (nelle campagne vigeva ancora una sorta di sistema feudale) e impose una riforma fiscale efficace in un paese in cui i ricchi e i potenti non pagavano le tasse.

Il governo Mossadeq fu abbattuto dal terrorismo britannico e da un’operazione dei servizi segreti americani e inglesi, denominata Operazione Ajax, ideata dalla CIA, per mezzo di un colpo si stato militare e Mossadeq fu sostituito da Fazlollah Zahedi, gradito agli inglesi.

Mohammad Reza Pahlavi aveva preso i totali poteri di Scià iraniano dal settembre 1941 all’età di 22 anni, poteri lasciatogli dal padre.

L’Iran non partecipò alla seconda guerra mondiale ma Reza Pahlavi era un simpatizzante della Germania Nazista e l’Iran era piena di ufficiali nazisti, al punto che le potenza alleate dovettero occuparla.

Reza Pahlavi compì arresti in massa, migliaia di cittadini vennero torturati e molti (si stima oltre 7.000) vennero uccisi. Nel 1975 lo scià dichiarò illegali tutti i partiti politici, dissolvendo di fatto ogni forma di opposizione legale e favorendo la nascita di movimenti clandestini di resistenza. Attraverso il ruolo della polizia politica, la SAVAK, operò una brutale repressione di ogni tipo di opposizione.

Il ‘68 in Iran vide i giovani in rivolta contro il governo e il sistema fortemente militarizzato e dittatoriale. Il movimento fu schiacciato dalla repressione feroce con le torture della Savak che vennero conosciute e fecero inorridire tutto il mondo.

Nel 1979 (che non è stata, come il revisionismo vuol far credere, una rivoluzione islamica) ci fu una rivoluzione veramente di massa in Iran, condotta da un fronte popolare composto da sciti, fedeyyin e comunisti (Tudeh- il partito comunista iraniano).

A guidare la guerriglia furono all’inizio i Fedeyyin-e khalq (volontari del popolo) d’ispirazione marxista, che presto decisero di unirsi ai mujaheddin islamici per coinvolgere nella lotta sempre più ampi strati della popolazione ed allargare le basi della protesta. Le forze di sinistra ritennero erroneamente di poter gestire e limitare il potere del clero scita in un paese ormai laico e moderno, dove l’applicazione della shari’a sembrava un’ipotesi lontana dal potersi effettivamente realizzare. Ma all’indomani della rivoluzione, lo scontro fra le tre componenti fu feroce e la realtà dimostrò che il clero scita ( fedele a Khomeyni) era molto radicato tra gli strati popolari che mise in campo masse di combattenti in grado di divenire in breve tempo la guida della rivolta esautorando gli altri gruppi di ispirazione politica.

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REVISIONISMO DI STATO: falsificazioni sulle Foibe per capovolgere la storia del colonialismo italiano

Il Giorno del ricordo è una ricorrenza nazionale, a differenza del Giorno della Memoria che è una ricorrenza internazionale fissata per il 27 gennaio di ogni anno, come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Il giorno del ricordo stato fissato per il 10 febbraio di ogni anno con la legge 30 marzo 2004 n. 9, detta anche “delle foibe” e che si propone di falsificare ciò che è avvenuto ai confini est dell’Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, cercando di far passare gli eserciti italiani invasori e colonialisti per vittime delle formazioni partigiane jugoslave che difendevano la loro terra. È stato da sempre un obiettivo dell’estrema destra, ma poi è stata fatta propria anche dalla cosiddetta “sinistra”. Così recita: all’Art.1: «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». La proposta di legge venne firmata da parlamentari di Alleanza nazionale e Forza Italia, dell’UDC, ma anche della Margherita/Ulivo.

Qui la registrazioni di alcune trasmissioni che ho tenuto su Radio Onda Rossa su questi argomenti:

14Gen 2009  Docum 1989 BBC su Occupazione italiana nei Balcani di Ken Kirby  (1 ora e 6 min)

11 Feb 2009-  Intervista allo storico Santi Wolf    (55 min)

18Feb 2009Intervista allo storico Davide Conti sulle foibe    (1 ora e 1 min)

Altro che giornata della memoria? Il senso delle commemorazioni richiamanogiornata della dimenticanza” vista la cancellazione dell’esistenza dei campi di concentramento che l’esercito italiano e il Ministero dell’Interno predisposero per gli oppositori politici, per i prigionieri e per i civili, ossia le popolazioni slave deportandole dai propri territori per popolarli con “italiani”. Una vera e propria “Pulizia Etnica“.

Oltre 50.000 uomini, donne, vecchi e bambini vennero deportati e internati in campi di concentramento, all’interno dei quali vigevano delle condizioni al limite della sopravvivenza. Difatti ne morirono migliaia di stenti. Il 5 agosto 1943 il vescovo di Veglia, Srebrnic scrive: “Ad Arbe, … nel mese di luglio 1942 si aprì un campo di concentramento nelle condizioni più miserabili che si possono immaginare, morirono fino al mese di aprile dell’anno corrente in base agli esistenti verbali, più di 1.200 internati; però testimoni vivi ed oculari, che cooperavano alle sepolture dei morti, affermano decisamente che il numero dei morti per il detto periodo ammonta almeno a 3.500, più verosimile a 4.500 e più...” [Spartaco Capogreco, I campi del duce, Einaudi 2004, pag. 146]

Da un “Appunto per il Duce” dell’estate 1942 «..provvedere a sistemare nelle province del Regno un complesso di altri 50.000 elementi circa, sgombrati dai territori della frontiera orientalein seguito alle operazioni di polizia in corso… » [Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento fascista, Gonars. Ed Kappa Vu 2003, pag.79, seg.]

Accampamenti di morte e di sterminio“, dove “La gente muore di fame. La minestra è acqua nella quale nuotano due chicchi di riso e due maccheroni“. Il peggiore di queste decine e decine di “campi” è stato quello di Gonars, poi quello di Arbe (Rab), Visco, Monigo, Chiesanuova, Renicci, Ellera, Colfiorito, Pietrafitta, Tavernelle, Cairo Montenotte, ecc…: “Avevo 6 anni e pesavo 13 chili. Con altri bambini cercavamo il cibo nei bidoni della spazzatura. Se trovavamo qualche grosso osso lo spaccavamo per succhiare il midollo. Mia madre era incinta. Mio fratello è nato il 3 febbraio 1943. E’ morto qualche mese dopo” Campi dove c’erano le punizioni, le torture, l’orrore di ogni campo di concentramento”.

I responsabili: il regime fascista, la casa reale, le gerarchie ecclesiastiche di Roma, sul campo furono i generali Mario Roatta e Mario Robotti, quest’ultimo inviava a Roma telegrammi dove diceva: “Si ammazza troppo poco“, il primo aveva emesso la famigerata “Circolare N.3C” nella quale si diceva: “Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula: <dente per dente> ma bensì da quello <testa per dente>”. Entrambi chiedevano l’aviazione per bombardare e mitragliare i villaggi e fare una pulizia etnica più rapida. Roatta, accusato di crimini di guerra, fu aiutato a fuggire nella Spagna franchista, poi fu amnistiato e tornò tranquillamente in Italia (per i criminali fascisti ce ne sono state di amnistie!), la foto di Roatta fa bella mostra di se alle pareti dell’archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito!

Sconfitto il fascismo, gli internati furono liberati? Macché… Pietro Badoglio riunì il gabinetto di emergenza il 27 luglio 1943 al Viminale e NON varò l’immediata liberazione degli internati né degli oppositori antifascisti, ma se la prese talmente comoda al punto che Mario Roveda, Bruno Buozzi e Dino Grandi (capi dei sindacati) minacciarono uno sciopero generale se Badoglio non ne avesse accelerato il rilascio. Il capo della polizia Carmine Senise dispose la liberazione con particolare lentezza e condizionata alla “pericolosità sociale” degli internati. La circolare di “rilascio” venne trasmessa solo il 10 settembre 1943, quasi due mesi dopo nonostante le clausole armistiziali…un ritardo mortale perché l’Italia nel frattempo era stata occupata dall’esercito tedesco e molti internati finirono nelle mani delle SS. [Capogreco- pag.171, segg.]

Nonostante ciò continuiamo a drogarci con la cretinata dell’ “italiano brava gente”? O forse i nostri uomini in divisa talmente si sono abituati a torturare che poi, ai tempi dell’Unità nazionale (1978 e seguenti) hanno ripreso con lena a torturare i compagni e le compagne rivoluzionari negli anni Settanta e Ottanta.

Alcuni testi sull’argomento:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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