A quindici anni da Genova 2001

Schiavo chi ti libererà

Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta

Compagno ti vedranno

Udranno le tue grida

Schiavi ti libereranno

Nessuno o tutti – o tutto o niente

Non si può salvarsi da sé

O i fucili o le catene

Nessuno o tutti – o tutto o niente

                                                                              (B. Brecht)

*********

«…non mi lascio mettere nel sacco da questa presa in giro della gara, questo correre e cercare di vincere, questo trottare per un pezzo di nastro azzurro,… 
…ma io non vincerò perché l’unico caso in cui cercherei di arrivare primo sarebbe quando vincere significasse che sfuggo ai poliziotti dopo aver fatto il più grosso colpo in banca della mia vita, ma vincere significa esattamente il contrario, … significa correre dritto nelle loro robuste mani inguantate di bianco e verso i loro brutti musi sorridenti e rimanervi per il resto della mia lunga vita di spaccapietre, si, ma di spaccapietre nella maniera in cui voglio farlo io e non nella maniera in cui mi dicono loro…
…non c’è niente che io voglia evitare o da cui pensi di scappare; voglio solo vendicarmi dei Difensori della Legge e dei Pancioni lasciandoli là seduti sulle loro poltrone eleganti a vedermi perdere questa gara…
…questo è un altro uppercut che mollo in primo luogo alle persone come il direttore, per dimostrare –se posso- che le sue corse non si vincono mai anche se c’è sempre qualcuno che senza saperlo arriva primo…»
[La solitudine del maratoneta, 1962 di Alan Sillitoe.  Da cui è stato tratto il film:
 Gioventù Amore e Rabbia di Tony Richardson GB 1962]
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Maelstrom

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel mio libro Maelstrom, appena uscito per Derive Approdi. Non troverete ancora tutto, perché il sito è in costruzione.           Pazientate!

“Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa…  Statene certi… alla fine nulla resterà impunito”.    dai muri d’Italia, anni ’70
Sì, sì! e io la inseguirò oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn, oltre il Maelstrom di Norvegia e oltre le fiamme della perdizione prima di arrendermi. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per dare la caccia a quella Balena Bianca sulle due sponde del continente e in ogni angolo del mondo, fino a che non sfiaterà sangue nero e non avrà le pinne all’aria. Cosa ne dite, marinai, volete mettere le mani su tutto ciò, oppure no?”    (Herman Melville, Moby Dick, Cap. XXXVI)
“In cinque minuti l’intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all’improvviso in frenetiche convulsioni – gonfiandosi, ribollendo, sibilando – roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…”
(Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström)
Per chi ama il JAZZ. Nel 1953 Lennie Tristano compose ed eseguì un brano ispirato al racconto di E.A. Poe.  Il brano prese lo stesso nome: A Descent into the Maelström. Questo brano, concepito ed eseguito con il pianoforte in modo straordinariamente innovativo, fu pubblicato soltanto nel 1979, l’anno dopo la morte di Tristano, quando già molti pianisti si erano incamminati per quella strada.  Si può ascoltare qui (3′ 26”)
“Il maelström! Poteva forse suonarci all’orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten”.        (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari)

SOLIDARIETA’ MASSIMA ALLA POPOLAZIONE DELLA VAL DI SUSA IN LOTTA CONTRO  LA LINEA ad ALTA VELOCITA’!!!

La loro lotta è la nostra lotta! 

Libere tutte e tutti

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24 Aprile, Foggia presidio solidarietà arrestati per Rivolta di Mezzanone

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più leggi  qui

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50 anni fa il golpe fascista in Grecia

Nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1967, alle 2.30, un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Gheorghios Konstantopoulos occupò il ministero della Difesa. Quasi contemporaneamente, nell’oscurità della notte, una lunga colonna di mezzi corazzati, guidata dal generale Stylianos Pattakos, si assicurò il controllo della radio e dei centri di comunicazione, del Parlamento e del Palazzo reale.

Apofasisomen kai diatasomen”, ovvero “abbiamo deciso ed ordiniamo”:  queste le parole con cui iniziavano i comunicati della giunta dei colonnelli che venerdì 21 aprile 1967 prese il potere in Grecia con un colpo di Stato.

Le unità della polizia militare arrestarono nello notte più di diecimila persone, poi trasferite in “centri di raccolta”. Tra loro anche il primo ministro Panagiotis Kannellopoulos e Gheorghios Papandreu, l’anziano leader dell’Unione di centro, all’epoca il maggior partito greco. …

Il golpe venne attuato applicando il piano Prometeo, predisposto in tutti i paesi aderenti alla Nato, per fronteggiare l’eventualità di una “sollevazione comunista”……    per il resoconto leggi  qui

Nel 1973 grandi manifestazioni di piazza ad Atene al grido “Psomi, Paideia, Eleftheria” (pane, istruzione, libertà) contestarono e sfidarono apertamente il regime della giunta militare.  Le manifestazioni iniziarono il 14 novembre 1973 con la rivolta del Politecnico di Atene gli studenti proclamarono uno sciopero. Occuparono la facoltà e improvvisarono una stazione radiofonica, utilizzando l’attrezzatura dell’ateneo. Il messaggio diceva: “Qui il Politecnico! Popolo greco, il Politecnico è la bandiera della vostra sofferenza e della nostra sofferenza contro la dittatura e per la democrazia”. In breve migliaia di persone si radunarono attorno al Politecnico. Dopo tre giorni, il 17 novembre, la giunta inviò  carriarmati, che entrarono nel Politecnico alle tre di notte, uccisero 24 persone.

Carri armati dell’esercito in piazza della Costituzione, di fronte al parlamento greco, in vista del coprifuoco delle quattro del pomeriggio imposto in seguito alle proteste
(AP Photo)

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Ancora sul Decreto Minniti- Daspo urbano

Per approfondimento le origini del Decreto Minniti, incentrato nella diffusione del Controllo Territoriale, per mezzo del “Daspo urbano“, sul coinvolgimento dei Sindaci, sulle coinvolgimento delle diverse forze politiche e sui compiti del movimento di fronte a quest’attacco, puoi ascoltare la trasmissione La Conta su RadiOndaRossa qui

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Firenze- Contro il Decreto Minniti-Orlando, la vera sicurezza sono lavoro, casa, salute, istruzione!

Contro il Decreto Minniti-Orlando, la vera sicurezza sono lavoro, casa, salute, istruzione!
No alla criminalizzazione delle lotte, per la vivibilità delle nostre città!

 Il Decreto Minniti, varato dal governo di centrosinistra ed approvato recentemente dal Parlamento, è un ulteriore passaggio nel rafforzamento dello Stato Penale in costruzione ormai da anni. Lo Stato, incapace di garantire un minimo di redistribuzione e protezione sociale (lavoro, salute, istruzione, casa…) si svela e completa nella sua funzione principale di controllo e repressione.
Il restringimento delle garanzie e delle libertà, come la continua criminalizzazione dei conflitti politici e sociali, si sono affermati: limitazione al diritto di sciopero e alle libertà sindacali nei posti di lavoro, divieti e negazioni della possibilità di manifestare e gestione repressiva del dissenso e delle proteste, siano esse contro grandi opere o per l’affermazione dei propri diritti. Quanto successo a Roma il 25 marzo per il corteo contro la UE è stato esemplificativo: in un clima di intimidazione, migliaia di identificati, 150 persone fermate e 30 fogli di via giustificati con l’orientamento ideologico. Comportamento rivendicato dal governo e replicato i giorni dopo in occasione delle proteste dei precari con decine di pullman fermati e controllati uno ad uno.
Anche le aule universitarie sono diventate off limits per dibattiti o proteste, con ignobili campagne di diffamazione verso gli studenti che si mobilitano contro tornelli, caro affitti e contro l’università-azienda. Nelle scuole, professori, studenti e lavoratori ATA devono sottostare ai presidi sceriffo, che tra un cane antidroga e un colloquio con la Questura, decidono del bello e cattivo tempo; per fare un’assemblea si deve chinare la testa e semmai si azzardasse un’occupazione ecco subito la solerte Digos, ormai di casa nelle nostre scuole.

A fianco a questo, assistiamo alla marginalizzazione e criminalizzazione di interi settori sociali -immigrati, poveri, barboni- che devono essere simbolicamente e di fatto espulsi dal contesto “civile”. In particolare l’accanimento verso la popolazione immigrata, fatto di continue vessazioni, controlli estenuanti con un diritto di fatto parallelo diverso tra autoctoni ed immigrati. Non per niente si rilancia la costruzione di nuovi CIE, chiamati ora democraticamente Centri per il Rimpatrio, o CIE di centrosinistra, massimo 100 posti e vivibilità tra le sbarre assicurata!
Gli stadi inoltre sono diventati ormai da anni luoghi di repressione, sempre più soggetti a norme restrittive e di controllo sociale, luoghi dove la penalizzazione dei comportamenti sociali è pesante ed oppressiva, sia in termini di controllo che di repressione.
I corpi intermedi delle istituzioni, o anche interi settori del lavoro, vengono piegati alla logica della “penalizzazione”. Dai Sindaci ai Presidi delle scuole, dai vigili del fuoco alla polizia municipale, dagli operatori sociali delle cooperative ai controllori dei mezzi pubblici. Diventano tutti strumento della sicurezza. Si è alimentata infatti per anni la società dell’emergenza e della paura, sia a livello istituzionale che nella forma più reazionaria rappresentata dai comitati antidegrado e fascisti e leghisti vari, cui ora le istituzioni stesse si conformano; si è imposto un clima di odio ed intolleranza sociale che diventa arma di distrazione di massa dalla profonda crisi economica e culturale dell’Occidente e strumento di consenso nelle politiche dello Stato. Ed in questo pessimo ruolo hanno media e giornali, che acriticamente e per vendere copie in più continuano a bersi notizie fasulle e veline delle Questure ed a sparare nelle prime pagine servizi dove regna l’emergenza e si grida al pericolo. Il decreto del ministro dell’interno Minniti, che ricordiamo abbracciato a quel Cossiga che mandò i carri armati nel ’77 a Bologna e con cui ha costruito la sua carriera dentro gli apparati repressivi e militari italiani con la fondazione ICSA, rappresenta tutto questo.
Il Daspo urbano è la legittimazione giuridica del potere discrezionale che si dà a prefetti e, ancora peggio, ad amministrazioni pubbliche anch’esse diventate funzionali allo Stato Penale. Ed il nostro sindaco Nardella né è stato promotore e grande sponsor entusiasta; un’amministrazione che ha fatto della retorica e del populismo sulla sicurezza il suo metro di comportamento, andando a cercare consenso alimentando le paure delle persone. Non è un caso si trovi a competere con i fascisti di Casapound su questo terreno.

Come realtà politiche, sociali, sindacali e studentesche fiorentine riteniamo necessario aprire un confronto e avviare una mobilitazione contro questo decreto e contro il clima repressivo ed autoritario a cui stiamo assistendo, consapevoli che soltanto con risposte adeguate ed in un contesto nazionale possiamo incidere sui rapporti di forza e contrastare l’applicazione di questo decreto.
E consapevoli che solo vivendo le nostre città ed i nostri quartieri si può combattere odio ed intolleranza.
Invitiamo tutte le realtà politiche e sociali, le associazioni, i collettivi e i comitati a firmare questo appello e a diffonderlo per allargare l’opposizione ai decreti legge Minniti-Orlando e per mobilitarsi nelle nostre città.

Contro il decreto Minniti/Orlando, per la vivibilità dei nostri quartieri, contro la criminalizzazione delle lotte, la nostra sicurezza è libertà di avere una casa, un lavoro, scuola e sanità!

 

Venerdì 21 aprile – ore 19.00 Manifestazione serale da Piazza Santa Maria Novella verso Santo Spirito, attraversando Via Palazzuolo
CPA Firenze Sud, Collettivo Politico Scienze Politiche, ACAD – Associazione contro gli abusi in divisa, Palazzuolo Strada Aperta, Per Un’Altra Città, Cantiere Sociale K100fuegos, Rete Collettivi Fiorentini, COBAS, USB, CUB, Fuori Binario, Rete Antirazzista Fiorentina, Associazione Periferie al centro, Firenze riparte a Sinistra, CO.R.P.I – Compagnia Resistente..
Per adesioni: askatatu@hotmail.it

 

 

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Prende il via massicciamente il “Controllo territoriale”- Il Daspo cittadino

Il Consiglio dei ministri in febbraio, ha approvato un Decreto Legge (DL n. 14 del 20 Feb 2017), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (G.U. del 20.02.2017). Questo DL dovrà essere approvato dalle due camere del Parlamento entro 60 giorni. La Camera l’ha approvato il 16 Marzo con la fiducia n.83 posta dal Governo, il Senato lo ha all’ordine del giorno e anche qui il Governo metterà la fiducia. Come ogni DL è operante dal giorno successivo alla pubblicazione sulla GU.

Sicurezza urbana bene pubblico

Il decreto definisce la sicurezza urbana quale bene pubblico ed è diretto a realizzare un modello trasversale e integrato tra i diversi livelli di governo mediante la sottoscrizione di appositi accordi tra Stato e Regioni e l’introduzione di patti con gli enti locali, accordi Prefetti e Sindaci. Difatti è stato redatto per mezzo di ripetuti incontri tra il Governo e l’Anci. Dunque i Sindaci e le Sindache sono stati/e ascoltati/e, e hanno dimostrato il loro accordo, altrimenti avrebbero fatto le loro rimostranze in quella sede.

In questi giorni i media lo nominano “decreto Minniti”, perché il ministro dell’interno l’ha ufficialmente presentato. Ma noi sappiamo che questi provvedimenti hanno avuto un periodo di elaborazione assai lungo.

Il 5 marzo 2015 si tenne al Viminale una riunione tra tutti i vertici del ministero, compreso il ministro Angelino Alfano, con il numero uno dell’Associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI). Piero Fassino. Questi, a nome di sindaci e sindache, si disse disponibile ad attivarsi per i contenuti della proposta: «La priorità è fare, delle nostre città, città più sicure» ma anche «garantire ai cittadini la percezione della sicurezza». Davanti a fenomeni come «i writer, i parcheggiatori abusivi, la contraffazione e l’abusivismo commerciale, il racket dell’accattonaggio».

E così, dopo solo 450 anni torna la guerra al vagabondaggio (il primo Vagabond Act in Inghilterra è del 1572), con l’aggiunta attuale della “guerra all’immigrazione”.   da ricordare che su questi temi, le forze politiche sono tutte d’accordo, alcune, casomai, vorrebbero provvedimenti ancora più duri!

 Portare il controllo nei territori

Già prima del 2015 i tecnici della repressione lavoravano per rendere effettiva questa tendenza; le cui linee si capivano da molto tempo. Una tendenza che si può sintetizzare con 4 parole: portare il controllo nei territori. È il modo più efficace, secondo gli stati moderni, per tenere sotto controllo, nella fase attuale, le “classi pericolose”. Un controllo territoriale che, alla luce di esperienze maturate in altri paesi, si attuerà a “due velocità”: a) più feroce e militarmente punitiva nei territori dove risiedono le “classi pericolose”; b) un altro tipo di controllo e di “ripulitura” nei quartieri “bene”, dai quali verranno espulsi i disturbatori (chi non rispetta il “decoro urbano”, writers, parcheggiatori, piccoli spacciatori, ecc.), in modo da salvaguardare una vivibilità ad alta qualità per quei quartieri; anche per tenere alto il prezzo del mattone.Non è stato difficile capire questa tendenza perché ha iniziato a operare diversi anni fa, nello stesso periodo del Daspo calcistico, sottoponendo a controllo singoli proletari o piccoli aggregati ritenuti pericolosi sul territorio dove agivano. Con questo impiantati odierno, se i disturbatori agiscono nel “loro” territorio, quello dove risiedono, le forze della repressione ne impediscono le attività e la mobilità; se operano nei territori dove non risiedono, quei territori che devono essere ripuliti, vanno cacciati, impedendo loro di rientrarvi e nemmeno di transitarvi, al fine di salvaguardarne il decoro.Il Decreto prevede forme di cooperazione rafforzata tra i Prefetti e i Comuni dirette a incrementare i servizi di controllo del territorio e a promuovere la sua valorizzazione e sono definite, anche mediante il rafforzamento del ruolo dei sindaci, nuove modalità di prevenzione e di contrasto all’insorgere di fenomeni di illegalità quali, ad esempio, le manifestazioni, il piccolo spaccio, la prostituzione, il commercio “abusivo”,  l’occupazione di aree pubbliche, il vagabondaggio, lo scrivere sui muri, ecc.

Sapevamo da tempo che stava per accadere – vedi qui,  qui,  qui e  qui.

Come movimento, in tutte le proprie articolazioni, avremmo dovuto avviare un dibattito serrato per iniziare a costruire, o potenziare là dove sono già impiantati, organismi in grado di fronteggiare, rallentare e ostacolare questa strategia repressiva. Il ragionamento è semplice: poiché queste strategie repressive convergono sul territorio, con l’obiettivo di realizzare misure di controllo atte a impedire lo sviluppo delle attività conflittuali antagoniste collettive (occupazioni, manifestazioni, ecc.), così come gli atti di ribellione individuale o di piccoli aggregati giovanili (Writers, bande giovanili, ecc.), la linea di condotta del movimento, in questa fase, dovrebbe essere quella di concentrare il massimo di energie nel costruire, nei territori, organismi proletari capaci di radicarsi, passo passo, negli strati proletari, affrontando il tema della repressione insieme agli altri temi che riguardano la condizione complessiva.

Va tenuto conto che questi provvedimenti varati dal governo, sono da tempo operanti in alcune periferie, utilizzando le leggi di pubblica sicurezza, il controllo dei soggetti pericolosi, ecc., insomma i proletari già le subiscono da tempo. Da qualche tempo anche nei movimenti è piombata la scure di questo controllo territoriale a macchia d’olio. Ciò vuol dire che se affrontiamo in loco questo problema, è possibile entrare ancora più profondamente nel tessuto proletario.  Certo, non è un lavoro agevole, né di rapida realizzazione, ma è urgente e indispensabile misurarsi con questa pratica. Certo, si poteva mettere in azione qualche anno fa, quando segnali di questo esito erano ben chiari, comunque sono convinto che questi siano i compiti.

Costruire il contropotere proletario!

Per l’Immigrazione.

Vengono istituite 26 sezioni specializzate “in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea“. Le sezioni sono competenti in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; di impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; di riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitaridiniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia e accertamento dello stato di cittadinanza italiana.

Viene definita semplificazione, il nuovo modello processuale basato sul cosiddetto “rito camerale” che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento. Viene abolito l’appello, contro il decreto si può ricorrere solo in Cassazione, entro 30 giorni.

Viene attuato il potenziamento della rete dei centri di detenzione che da “Centri di identificazione ed espulsione (Cie)” diventano “Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)”. La rete delle nuove strutture dovrà essere ampliata, in modo da assicurarne la distribuzione “sull’intero territorio nazionale“. I nuovi Cpr saranno allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani, avranno capienza limitata da 100 a 150 posti.

Contro questa altra faccia della repressione, vale lo stesso tipo di ragionamento!

 Qui il testo completo del Decreto con le modifiche apportate dalla Camera

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Assemblea nazionale lavoratori logistica- 9 Aprile

assemblea delegati si cobaspsdDOMENICA 9 APRILE ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA PREPARAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE DELLA LOGISTICA E TRASPORTO MERCI Per DOMENICA 9 APRILE 2017 ALLE ORE 11.00 è indetta un’assemblea nazionale di confronto, che si svilupperà in più città (tra le altre Roma, Torino, Padova, Vicenza, …), per la preparazione e l’organizzazione del prossimo SCIOPERO GENERALE DEL SETTORE DELLA LOGISTICA E DEL TRASPORTO MERCI. Nel momento in cui CGIL, CISL e UIL stanno trattando al ribasso con le controparti padronali il rinnovo del contratto nazionale di settore scaduto da numerosi mesi, le lavoratrici e i lavoratori organizzati nel S.I. Cobas e nell’A.D.L. Cobas decidono di intervenire con una propria piattaforma di lotta non subordinabile alle perdenti logiche della concertazione. UNA PIATTAFORMA CHE RAPPRESENTA LA MIGLIOR SINTESI DEL LUNGO CICLO DI LOTTE ORMAI DIFFUSOSI BEN OLTRE IL PERIMETRO DELLA LOGISTICA (DALLA METALMECCANICA AL DISTRETTO DELLA CARNE EMILIANO, DAL PERSONALE VIAGGIANTE DEL TRASPORTO MERCI AI BRACCIANTI); CHE TROVA ORIGINE DIRETTA NELLA MATERIALITÀ DELLE LOTTE E NELLA CAPACITÀ (E RAGGIUNTA MATURITÀ) DI CONSOLIDAMENTO DI RAPPORTI DI FORZA PIÙ FAVOREVOLI PER LA CLASSE. Una decisa inversione di tendenza in rapporti dati e considerati immutabili, non solo in termini di condizioni salariali, ma anche di lavoro e di tutela in un contesto produttivo ancor oggi dominato dal caporalato legalizzato delle cooperative e da livelli di sfruttamento elevatissimi e pressoché schiavistici. Una piattaforma che ha il pregio e l’ambizione di non ridursi al solo piano sindacale o, comunque, all’impianto del contratto collettivo di categoria in discussione. Ma che, al contrario, si pone obiettivi politici più complessivi, riproducibili e generalizzabili all’intera classe, PER LA COSTRUZIONE DELLE CONDIZIONI PER UN RINNOVATO PROTAGONISMO OPERAIO E PER L’ESTENSIONE E LA DIFFUSIONE DEL CONFLITTO DI CLASSE. Ciò con la consapevolezza della necessità di rompere la marginalizzazione cui il padronato e il sindacalismo confederale complice, intendono relegare chi si oppone al mantenimento della subordinazione agli interessi padronali. Dall’assoluto rifiuto della delega al sindacalismo concertativo (che ormai non riesce più a nascondere la sua funzione di assoluta complicità) che conduce, quindi, al superamento di quegli “accordi sulla rappresentanza” attraverso la costruzione di rapporti di forza reali che costringano il padronato all’interlocuzione riproducendo, su un piano più complessivo, ciò che già accade nei singoli magazzini e con le singole centrali della logistica (TNT, GLS, SDA, BRT, ecc.) investite negli anni dal fronte di lotta scatenato. E non semplice scelta di appartenenza a sigle sindacali conflittuali, ma REALE UNITÀ DI CLASSE DA INTENDERSI NON PIÙ E NON SOLO COME SOLIDARIETÀ TRA SFRUTTATI, MA ANCHE QUALE CAPACITÀ AUTONOMA DI RAPPRESENTARE I PROPRI INTERESSI con la forza di imporli al padronato come già praticato nella quotidianità del conflitto e nei conseguenti risultati ottenuti. Risultati e tutele ora da generalizzare. La difesa del diritto di sciopero; il superamento della figura del socio-lavoratore e la reinternalizzazione alle dipendenze delle committenti; l’adeguamento salariale; LA RIVENDICAZIONE DELLA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI SALARIO E IL RIFIUTO DELLA PRODUTTIVITÀ QUALE MISURA ULTIMA DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA; la tutela della salute e la garanzia della continuità del reddito; la previsione di clausole sociali per disarticolare i licenziamenti conseguenti ai continui cambi di appalto; il rifiuto della flessibilità; SONO INFATTI TUTTI OBIETTIVI UNIFICANTI E RIPRODUCIBILI PER UNA POSSIBILE RICOMPOSIZIONE. Ciò sebbene si stia assistendo alla progressiva recrudescenza della reazione padronale e dei livelli di criminalizzazione statale e della magistratura. IL COORDINATORE NAZIONALE ALDO MILANI DEL S.I. COBAS È ANCORA SOTTOPOSTO A MISURE CAUTELARI non revocate dal Tribunale del Riesame che, anzi, ha confermato la pretestuosa montatura e l’assurdo teorema della procura e della questura modenesi che equipara lo sciopero e la trattativa sindacale all’estorsione. I licenziamenti politici si moltiplicano, al pari della repressione poliziesca e degli sgherri assoldati dal padrone per affiancarla. Vili servi che la scorsa settimana sono arrivati a colpire con taser i lavoratori in sciopero fuori dagli stabilimenti Coca Cola a Nogara. La valenza che lo sciopero in preparazione assume, TRAVALICA QUINDI LA SPECIFICITÀ DELLA LOGISTICA E DEL TRASPORTO MERCI E RAPPRESENTA UNA MOBILITAZIONE DA SOSTENERE E DIFFONDERE PER ADEGUAMENTO SALARIALE

RILANCIARE IL CONFLITTO E FAR EMERGERE UN PUNTO DI VISTA DI CLASSE E COERENTEMENTE ANTICAPITALISTA DALL’ INTERNITÀ NELLE LOTTE CHE SI SVILUPPANO. Rigettando ogni ipotesi concertativa e rispondendo agli attacchi padronali e repressivi Invitiamo quindi tutte le realtà politiche e sindacali, i singoli lavoratori e le singole lavoratrici, all’assemblea che si terrà: DOMENICA 9 APRILE ALLE ORE 11.00 PRESSO IL CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO VITTORIA
I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria

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Scomunicati!!!

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Presidio contro la fabbrica d’armi RWM in Sardegna

STOP ALLA FABBRICA DI MORTE RWM

LUNEDÌ 3 APRILE 2017 A DOMUNOVAS

PRESIDIO AL PIAZZALE DELLA RWM

DALLE 11.00 ALLE 16.00

CORTEO DAL PIAZZALE DELLA FABBRICA

AL PAESE – PARTENZA ALLE 16.00

Ormai è un dato di fatto: la RWM Italia spa produce bombe, lo stabilimento di Domusnovas fabbrica ed esporta gli ordigni che devastano lo Yemen e tanti altri paesi, per alcune centinaia di posti di lavoro e decine di milioni di fatturato.

In nome del profitto si uccidono centinaia di migliaia di civili, si coprono le complicità delle istituzioni e in nome del ricatto occupazionale si giustifica chi lavora e contribuisce manualmente alla costruzione di strumenti di morte.

Fermiamo la filiera di questa produzione di morte, dal padrone all’operaio, dai trasporti dei materiali a chi li prende in carico.

La produzione di bombe deve cessare qui e ovunque, produrre e vendere morte non può essere un’attività da svolgere serenamente né ora né mai.

Per questi motivi ci ritroviamo il 3 aprile nel piazzale dello stabilimento RWM a Domusnovas per un presidio dalle 11:00 alle 16:00, cui seguirà un corteo verso il paese.

Vi invitiamo a partecipare per provare tutti insieme ad inceppare anche se per poche ore questo macchinario e rimarcare che chi contribuisce ai suoi ingranaggi “per quanto si creda assolto è lo stesso coinvolto”

Non lasciamo in pace chi vive di guerra!

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Domenica 2 aprile, 18,30 Forte Prenestino (Roma) – La rivista Laspro contro la tortura

Domenica 2 aprile alle 18.30 nella Sala da the inTHErferenze del Forte Prenestino (via Federico Delpino – Centocelle | Roma), presentazione del numero 39 di Laspro (marzo/aprile 2017).
Un numero speciale a sostegno della campagna “Pagine contro la tortura – per l’abolizione del divieto alle lettura nel 41bis” (https://paginecontrolatortura.noblogs.org/).
Interverranno la redazione di Laspro e alcuni degli autori e delle autrici che hanno collaborato alla realizzazione del numero, tra cui Valerio Bindi, Alessandro Pera, Agnese Trocchi e Salvatore Ricciardi.
Per la prima volta Laspro esce con un numero a 12 pagine, un ampliamento necessario date le tante storie, lotte ed emozioni da esprimere parlando di carcere e istituzioni totali. Per noi anche uno sforzo economico che vi chiediamo di sostenere sottoscrivendo per la rivista.

L’illustrazione di prima pagina e della locandina è di Claudia Romagnoli

foto di Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri.

Laspro per la campagna Pagine contro la tortura

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L’insegnamento dei “fazzoletti rossi” 29 marzo 1973

Produzione o distribuzione?

L’insegnamento dei “fazzoletti rossi”

Questo articolo segue quello postato l’altro ieri (sull’occupazione dei “fazzoletti rossi” negli stabilimenti della Fiat di Mirafiori il 29 marzo 1973) ed è una riflessione su quella grande mobilitazione.

Ricordare quell’importante momento di insorgenza operaia è decisivo per ogni movimento che vuole attivarsi per rivoluzionare lo stato di cose presenti. Ricordare quella battaglia in cui settori della classe operaia hanno saputo difendersi opponendosi a un attacco padronale, trasformandolo in offensiva operaia, è utile per imparare, dalla realtà del conflitto di classe, alcuni passaggi fondamentali.

Che cosa insegnano i “fazzoletti rossi”? Intanto hanno spazzato via la becera e inutile suddivisione “lotta economica”, “lotta politica”, che tanto ha impantanato il conflitto di classe. Purtroppo ancora diffusa perniciosamente. Quel settore di classe operaia, impegnato in un rinnovo contrattuale all’interno del quale aveva individuato un pesante attacco padronale, sottovalutato o agevolato dai sindacati confederali, decidevano di ignorare i loro tentennamenti e non ascoltando nemmeno le formazioni rivoluzionarie, ma resi consapevoli dalla pratica di lotta degli anni precedenti, ponevano al centro dello scontro due punti nevralgici:

a)esercitare potere sulla produzione, occupando la fabbrica e impedendone l’agibilità per mezzo della spazzolatura della palazzina degli impiegati e dei dirigenti;

b)urlare a tutto il movimento, perché se ne rendesse conto, che se si pone il controllo operaio sulla produzione si apre lo scontro con lo stato, garante del mantenimento dell’ordine produttivo capitalistico! Produzione e stato i due capisaldi su cui si gioca lo scontro di potere, se si vuole costruire il potere proletario.

Non dissertavano, i fazzoletti rossi, su l’equilibrio del governo nazionale o di quelli locali, non interessava loro le briciole di una politica distributiva più o meno carogna, cambiando equilibri parlamentari o formule di governo. Non pensavano certo di fregiarsi dell’ornamento di “lotta politica” raccattando slogan sulle brutte politiche distributive del governo chiedendo di migliorarle o chiedendo di modificare trattati internazionali; no!, loro volevano dare il segno dello scontro di potere: controllo operaio della produzione e attacco allo stato.

Insegnamento di grande utilità, soprattutto oggi, con troppe dimenticanze si rischia di far indignare Marx, perché l’aveva detto da tempo: «Dopo che il rapporto reale è stato da molto tempo messo in chiaro, perché tornare nuovamente indietro»? Si, l’aveva detto più e più volte e lo dice di nuovo: «Il socialismo volgare ha preso dagli economisti borghesi (e a sua volta da lui una parte della democrazia) l’abitudine di considerare e trattare la distribuzione come indipendente dal modo di produzione, e perciò di rappresentare il socialismo come qualcosa che si aggiri principalmente attorno alla sua distribuzione».  K.Marx, Critica del programma di Gotha (1875)

Perché la produzione? Semplicemente perché siamo sottomessi, sfruttati, egemonizzati e organizzati da questo  modo di produzione, che è capitalistico. Possiamo risiedere in una regione o in un paese con “piena sovranità”, o in una federazione o altro tipo di aggregato di più paesi, ovunque l’economia, se capitalista, deve sottostare a quelle leggi. Ovunque la mannaia di qualsiasi governo si dovrà abbattere sui lavoratori/trici e proletari/e quando le esigenze di accumulazione del capitale lo impongono.  Sono tanti gli strumenti con cui queste leggi operano: il mercato e la competizione tra realtà produttive, le banche, la finanza, la borsa, gli scambi, i trattati, ecc. Sono strumenti che non hanno vita propria, ma la loro vita discende dalle leggi del capitale, dalle sue necessità nelle varie fasi; su questi strumenti non è facile operare cambiandone il corso, non è possibile. I governi, le maggioranze o gli equilibri parlamentari,  non hanno molti margini per mutarne il corso, solo piccoli correttivi nelle fasi espansive, che poi vengono di nuovo ri-corretti per tornate in linea con le esigenze e le logiche capitalistiche.

Le politiche distributive sono sottomesse a quelle leggi e la storia ci insegna che qualunque equilibrio di forze politiche si riesca a realizzare, ci sono pochi, pochissimi spazi di azione. In questa fase il capitale multinazionale ha ripreso in mano le redini, esautorando quasi del tutto la sfera politica, e con più forza ha la necessità di abbassare il costo del lavoro per rilanciare la competizione e l’accumulazione del capitale. Ciò avviene in ogni regione, stato o area capitalista, basta guardarsi intorno.

Inveire con slogan contro le condizioni e i vincoli imposti dall’Ue va bene, urliamolo pure e incazziamoci, ma conviene aggiungere che sono le leggi del mercato capitalistico e della competizione produttiva che le impongono e anche se fossimo rimasti fuori dall’Ue, o se volessimo uscire, quelle leggi opererebbero ugualmente. Urliamo pure e scriviamo sui cartelli e volantini che l’Unione europea non è riformabile, d’accordo, ma prima dimostriamo quanto non siano riformabili le leggi del capitale, eppure sono secoli che forze politiche di varia provenienza ci hanno provato.

Il capitalismo non è riformabile!, se non assume questa consapevolezza il proletariato non farà molta strada.

    A meno che …  e qui può venir fuori una variabile che può essere indipendente da quelle leggi del capitale, anche se ha un rapporto con quelle leggi, ma non è un rapporto meccanico ne deterministico. È una variabile che può presentarsi dopo lungo lavoro, ed è successo, che la popolazione proletaria e le sue forze politiche decidano di buttare all’aria le regole e tutto il sistema capitalistico. Che poi è quello che da 150 cerchiamo di fare.

È una scelta che però ha delle conseguenze di notevole importanza.

Proviamo a elencarne alcune sommariamente che provengono da esperienze passate;:

*poiché si dovrà attraversare un periodo abbastanza duro e difficile (embargo, chiusura delle forniture, delle materie prime, dei prodotti alimentari, dell’energia, ecc., ecc.) non è accettabile e nemmeno possibile che a dirigere periodi così difficili e duri sia una classe dirigente, nemmeno onesta, corretta e intellettualmente capace. Sarebbe giustamente sbranata a furor di popolo. Si riusciranno ad attraversare fasi così difficili soltanto se saranno attivati gli strumenti di potere proletario diffusissimo: comitati e consigli in ogni territorio, luogo di lavoro, scuola, ecc.;

*poiché sarà necessaria e indispensabile una intensa capacità creativa per realizzare un altro modello di produzione di valori d’uso necessari ma non scambiabili e senza mercato, solo milioni di cervelli pensanti messi in movimento potranno realizzarla, non certo centri studi, tecnici o esperti vari. Anche perché, dovremo ricordarci che ogni conoscenza, ogni sapere di tecnici e tecniche di qualunque settore e anche di scienziati e scienziate, ebbene quel sapere esiste in quanto è stato utile e ha consentito e consente il funzionamento del modo di produzione capitalista. Non ci può servire per quello che progettiamo di creare.

*poiché va riorganizzata l’intera vita sociale, i suoi ritmi, le sue relazioni, le sue priorità, le sue prospettive, ebbene, solo se partecipano a questo sforzo tutte e tutti, ci potrà essere qualche possibilità di riuscire.

Il resto sono chiacchiere!

Se notevoli settori del proletariato, e noi con loro, facciamo la scelta di abbandonare e distruggere il modo di produzione capitalista, ci si pone davanti un altro non semplice compito: abbattere lo stato e le istituzioni che stanno a garantire l’ordine della produzione e riproduzione capitalista. Non sarà una cosa semplice, ma si può fare, alla condizione che questo difficile compito lo prendano in mano tutte le realtà proletarie autorganizzate perché lo avranno deciso nei loro comitati e consigli e si saranno organizzate e attrezzate di conseguenza. Non certo per seguire la chiamata di qualche area politica!

È questo un insegnamento dei “fazzoletti rossi”, come quello di altri punti alti della lotta di classe per il potere proletario; ignorarlo è impossibile!

 

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