A diciotto anni da Genova 2001

Schiavo chi ti libererà

Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta

Compagno ti vedranno

Udranno le tue grida

Schiavi ti libereranno

Nessuno o tutti – o tutto o niente

Non si può salvarsi da sé

O i fucili o le catene

Nessuno o tutti – o tutto o niente

                                                                              (B. Brecht)

*********

«…non mi lascio mettere nel sacco da questa presa in giro della gara, questo correre e cercare di vincere, questo trottare per un pezzo di nastro azzurro,… 
…ma io non vincerò perché l’unico caso in cui cercherei di arrivare primo sarebbe quando vincere significasse che sfuggo ai poliziotti dopo aver fatto il più grosso colpo in banca della mia vita, ma vincere significa esattamente il contrario, … significa correre dritto nelle loro robuste mani inguantate di bianco e verso i loro brutti musi sorridenti e rimanervi per il resto della mia lunga vita di spaccapietre, si, ma di spaccapietre nella maniera in cui voglio farlo io e non nella maniera in cui mi dicono loro…
…non c’è niente che io voglia evitare o da cui pensi di scappare; voglio solo vendicarmi dei Difensori della Legge e dei Pancioni lasciandoli là seduti sulle loro poltrone eleganti a vedermi perdere questa gara…
…questo è un altro uppercut che mollo in primo luogo alle persone come il direttore, per dimostrare –se posso- che le sue corse non si vincono mai anche se c’è sempre qualcuno che senza saperlo arriva primo…»
[La solitudine del maratoneta, 1962 di Alan Sillitoe.  Da cui è stato tratto il film:
 Gioventù Amore e Rabbia di Tony Richardson GB 1962]
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Maelstrom

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel mio libro Maelstrom, appena uscito per Derive Approdi. Non troverete ancora tutto, perché il sito è in costruzione.           Pazientate!

“Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa…  Statene certi… alla fine nulla resterà impunito”.    dai muri d’Italia, anni ’70
Sì, sì! e io la inseguirò oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn, oltre il Maelstrom di Norvegia e oltre le fiamme della perdizione prima di arrendermi. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per dare la caccia a quella Balena Bianca sulle due sponde del continente e in ogni angolo del mondo, fino a che non sfiaterà sangue nero e non avrà le pinne all’aria. Cosa ne dite, marinai, volete mettere le mani su tutto ciò, oppure no?”    (Herman Melville, Moby Dick, Cap. XXXVI)
“In cinque minuti l’intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all’improvviso in frenetiche convulsioni – gonfiandosi, ribollendo, sibilando – roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…”
(Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström)
Per chi ama il JAZZ. Nel 1953 Lennie Tristano compose ed eseguì un brano ispirato al racconto di E.A. Poe.  Il brano prese lo stesso nome: A Descent into the Maelström. Questo brano, concepito ed eseguito con il pianoforte in modo straordinariamente innovativo, fu pubblicato soltanto nel 1979, l’anno dopo la morte di Tristano, quando già molti pianisti si erano incamminati per quella strada.  Si può ascoltare qui (3′ 26”)
“Il maelström! Poteva forse suonarci all’orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten”.        (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari)

SOLIDARIETA’ MASSIMA ALLA POPOLAZIONE DELLA VAL DI SUSA IN LOTTA CONTRO  LA LINEA ad ALTA VELOCITA’!!!

La loro lotta è la nostra lotta! 

Libere tutte e tutti

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Sei anni fa ci lasciava il compagno “Picchio”

Sei anni fa il compagno, il fratello “Picchio” ci ha lasciati

Erano gli ultimi giorni di agosto anche sei anni fa. Quei giorni in cui le persone tornano dalle vacanze, quei pochi giorni che possono permettersi.

In quei giorni è arrivata la terribile notizia della morte di “Picchio”. Non proprio inaspettata, sapevamo della brutta malattia che lo aveva colpito, la Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) lo riduceva man mano a una non-vita, a non poter parlare, né mangiare, né muoversi, non si riusciva più a comunicare con lui.

Carlo Picchiura, “Picchio” se ne è andato, ma non si è spento il ricordo della sua vita, delle sue passioni, delPicchiola sua militanza comunista.

ciao Picchio

Questa fotografia è stata scattata dai familiari di Picchio quando, dopo oltre due decenni di galera, ha riconquistato la libertà ed è corso ad incontrare le sue amate “rocce”

Questa la poesia che il compagno Sante Notarnicola gli ha dedicato:

            Una storia

L’ingiustizia gli sembrò

talmente palese che decise

di non rispondere ai giudici.

Dopo una condanna fece di più:

interruppe ogni comunicazione.

 

Fu liberato tanti anni dopo…

Con fatica si avviò verso la roccia,

quella che soltanto lui conosceva,

e che stava nel punto preciso

dove nasceva il vento.

Nella valle, a tutt’oggi,

Si racconta di quell’ostinato

mutismo, del profilo possibile

di quella roccia, di quella pena,

di quel volto, di quel vento…                        il tuo amico Sante

Qui sotto le parole con cui, l’indomani della sua morte, ho salutato su questo blog, il fratello e compagno

Al compagno, all’amico al fratello Carlo Picchiura che ci ha lasciato in questi ultimi giorni di agosto.

Ciao Carlo, aspettiamo un po’; aspettiamo che il chiacchiericcio si plachi, che la cronaca vada oltre, per rivivere con te alcuni momenti dei tanti –non-liberi- passati insieme nelle carceri speciali. Che non succeda, come nel ricordare Prospero quando anche lui ci ha lasciati, che si innalzi uno schiamazzo malsano. Lor signori “democratici” ritengono disdicevole che noi, i sovversivi, i terroristi, i rivoluzionari, si ricordi con amore chi ci ha accompagnato in questa tratto di strada sconnesso e accidentato. Non sopportano che tra noi, “i cattivi” ci si possa scambiare ricordi affettuosi!

A te “Picchio” le cronache ti hanno ignorato. Non ti ritenevano un “capo”, un “comandante”, hanno deciso così. D’altronde eri proprio tu a ricordarmi di non rincorrere gli schiamazzi; eri tu quello che nella stessa cella, a Trani e poi –trasferimento punitivo- a Badu’ ‘e Carros, nel momento di massima durezza, o ancora nel super-carcere di Novara, mi dicevi di aspettare che i rumori di fondo si placassero e, con calma, pensare a cosa fare. Questo mi hai insegnato Carlo, ad essere paziente, anche quando tutto intorno c’era agitazione, nervosismo iperattivo, perché – si diceva- se non si interviene subito con una posizione politica chissà cosa penseranno questi o quelli! E tu dicevi, lascia che pensino quello che vogliono, tanto poi la realtà si muove per suoi tragitti, non da retta alle chiacchiere. Eccoci qui ancora a discutere: in questo io ti criticavo di essere un po’ troppo “determinista”. Ma tu la finivi lì la polemica e mi portavi alla finestra dove tra le sbarre si intravvedevano rettangoli di cielo azzurro attraversati dal saettare del volo degli uccelli, sempre tanti a Nuoro. Erano in prevalenza Falconiformi  che i sardi chiamavano “poiane”, ma tu mi facevi notare le differenze tra l’uno e l’altro, l’astore, il gheppio, il falco pecchiaiolo, il capovaccaio spiegandomi che per riconoscerli bisognava osservare attentamente le “remiganti”, quelle penne al termine delle ali che ne sono il settore portante. Forse non sono esatto, faccio degli errori nei nomi e nella descrizione del volo dei rapaci, ma, caro “Picchio”, le abbiamo interrotte le lezioni, non le abbiamo potute continuare da quando ci siamo lasciati alle spalle quei luridi tuguri chiamati carceri. Tu sei tornato nel tuo Veneto per poi portarti a Bologna per lavoro, io sono tornato a Roma e le regole impedivano a ciascuno di lasciare il “comune di residenza”. Poi, improvvisa e inaspettata, la malattia. Tu!, tu che eri ritenuto una “roccia”, mai un raffreddore, un’influenza, mai un acciacco, in quei posti luridi. Io, al contrario, col mal di gola frequente e un freddo, il maledetto freddo che non riuscivo a togliermi di dosso. E te ne sei andato, così! E che cazzo!!!

Chi era Carlo? Voi non lo sapete! Non lo sapete perché non sapete nulla di noi. Per voi travet dell’ordine esistente non era un “ideologo” e non gli avete dedicato nemmeno una riga in cronaca. Bravi! Ma voi che ne sapete di noi? Voi uomini e donne accondiscendenti ad ogni desiderio del potere e dei grandi media non lo potete sapere perché non avete voluto sapere nulla, di chi vi ha messo in discussione e, forse, vi ha messo anche una grande paura. Non lo sapete perché non avete voluto conoscere la nostra storia né i nostri percorsi politici e umani. Men che meno avete voluto conoscere i motivi del perché parti grandi o piccole di quelle generazioni vi si sono rivoltate contro per spazzare via il vostro sistema di sfruttamento e anche la vostra boria e le vostre malversazioni. Vi siete inventati schemi organizzativi, cattivi maestri, ideologie, leader e “comandanti”. Vi siete inventati tutto perché avevate e avete paura di guardarci da vicino, di guardarci negli occhi.

Ci avete giudicato secondo il codice penale per seppellirci sotto secoli, millenni di galera sperando che di noi non restasse nemmeno il ricordo. Noi, quelle donne e quegli uomini che avevano urlato che bisognava cambiare tutto e avevano cominciato a farlo! Poi, anche se abbiamo sbagliato molto o poco, il grido si è dimostrato puntuale e la realtà di oggi e di domani lo sbatte in faccia a tutti. Ora che i potenti hanno di nuovo acceso i motori dei loro strumenti di morte. Come dicevi tu Carlo, tanto la realtà non dà mica retta a giudici e imbrattacarte!

Ciao “Picchio” lo so, lo sappiamo tutti e due che non c’è un posto né un tempo dove rincontrarci. Dove riprendere le nostre discussioni accese sullo Sceptulin (io continuo a non essere d’accordo, lo sai! eheh”); dove ripercorrere le ore convulse della rivolta nel carcere speciale di Trani e i momenti del massacro; dove ricordare quando nel super-carcere di Novara, con mezzi di fortuna e in barba alle guardie, siamo riusciti a distillare quello schifo di vino che ci facevano comprare alla “spesa” per tirarne fuori una grappa, certamente tossica, ma che godemmo prendendo una sbronza clamorosa; dove prenderti in giro per la tua voglia di correre anche nel più angusto”passeggio” del carcere speciale, quei vasconi di cemento di pochi metri quadrati. Non volevi accettare che lo stato un giorno falco pecchiaioloti avesse legato i piedi che amavano correre sulle colline e sulle montagne venete, e tu continuavi caparbiamente ad andar su e giù su quel cemento guardando in alto gli uccelli volare. Se fossi un indiano-nativo americano ti immaginerei a correre a perdifiato per le “verdi praterie”, però nessuno mi vieta di immaginarti spiccare il volo e rincorrere quell’astore per sapere se quel rapace vola ancora sui cieli della Sardegna.

Ciao compagno “picchio” è stato bello conoscerti!

salvatore
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22 agosto 1973, in Cile le forze reazionarie preparano il terreno al golpe fascista

46 anni fa il golpe fascista in Cile viene preparato il 22 agosto

In preparazione del golpe dell’11 settembre 1973

i giorni precedenti: il 9 agosto, il generale Prats viene nominato Ministro della Difesa, ma questa decisione scatena la rabbia dei vertici militari; cedendo alle pressioni degli ambienti golpisti il 22 agosto Prats è costretto a dimettersi, non solo da quell’incarico, ma anche da quello di comandante in capo dell’esercito; Allende lo sostituisce in questo ruolo con Pinochet, sperando nella sua fedeltà.

Il 22 agosto 1973 i membri Cristiano-Democratici e del Partito Nazionale, della Camera dei deputati lanciano un appello ai militari per “porre fine immediata” a quello che descrivono come “infrangimento della Costituzione… con lo scopo di reindirizzare l’attività del governo sul percorso della Legge ed assicurare l’ordine costituzionale della nostra Nazione e le basi essenziali della coesistenza democratica tra i cileni.”

È la legittimazione che i militari golpisti attendevano per giustificare il golpe che poi sarebbe andato oltre le indicazioni dei democristiani e dei nazionalisti.

Il documento del 22 agosto lancia accuse deliranti al governo Allende, come cercare “...di conquistare il potere con l’ovvio scopo di assoggettare tutti i cittadini al più stretto controllo politicoCile-2 ed economico da parte dello Stato… [con] lo scopo di stabilire un sistema totalitario,” di aver compiuto “violazioni della Costituzione” come “sistema permanente di condotta“.

Tra gli altri particolari il governo venne accusato di:

-“…aver appoggiato più di 1.500 ‘espropri’ illegali di fattorie…”

-governare per decreto, impedendo così il funzionamento del normale sistema legislativo.

-rifiutarsi di attuare le decisioni giudiziarie contro i suoi sostenitori e “non eseguire le sentenze e le risoluzioni giudiziarie che contravvengono ai suoi obbiettivi.”

-ignorare i decreti dell’Ufficio del Controllore Generale.

Infine il governo venne accusato della creazione e dello sviluppo di gruppi armati protetti dal governo i quali… “sono guidati verso il confronto con le forze armate“. Gli sforzi di Allende di riorganizzare l’esercito e la polizia (dei quali aveva chiaramente ragione di temere la loro propensione al golpe) vennero denunciati come “espliciti tentativi di usare le forze armate e di polizia per fini di parte, distruggendo la loro gerarchia istituzionale, e infiltrando politicamente le loro file.”

Cile-3Patricio Aylwin, massimo dirigente democristiano cileno eletto l’11 marzo 1990 primo presidente del Cile cosiddetto “democratico”, dopo il passaggio “dolce” dalla dittatura, ha sempre sostenuto la tesi che Allende era ostaggio delle forze della guerriglia comunista. Le Forze Armate,  non fecero altro che anticipare quel rischio imminente”. Aylwin non smentisce le sue origini: prima di approdare alla democrazia cristiana era stato membro della Falange Nacional.

Due giorni dopo, il 24 agosto 1973, Allende rispose accusando i democristiani di “danneggiare il prestigio della nazione all’estero e a creare confusione interna“, e preannunciando che “Faciliterà le intenzioni sediziose di certi settori“. Ma Allende non fu conseguente e non accolse l’invito dei vasti settori dei lavoratori e dei proletari autorganizzati che chiedeva “armi al popolo”.

Egli denunciò il Congresso come promotore di un colpo di Stato e di una guerra civile, affermò solennemente la decisione di sviluppare la democrazia e lo Stato di diritto fino alle conseguenze ultime. Si appellò “ai lavoratori, a tutti i democratici e i patrioti” perché si unissero a lui nella difesa della costituzione e del “processo rivoluzionario“.ma, senza armi né organizzazione, l’appello si ridusse a un bagno di sangue da una sola parte. L’esercito praticò le più efferate violenze soprattutto contro ragazze e ragazzi di tale ferocia da stupire perfino i gerarchi nazisti, di cui era pieno zeppo l’esercito cileno come gli altri eserciti latino-americani.

per approfondire leggi il post qui.
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Dalla Brexit alla militarizzazione

Regno Unito: dalla Brexit alla militarizzazione totale

Una stretta sulla sicurezza e un piano anticrimine per riprendere il controllo delle strade; inoltre una ristrutturazione del sistema carcerario da 2,5 miliardi di sterline (costruzione nuove carceri e ristrutturazione di vecchie).

Primo ministro da pochi giorni, ecco cosa prepara Boris Johnson: Il tempo della pietà è finito“, ha detto riferendosi ai crescenti accoltellamenti e alle violenze perpetrate dalle gang, promettendo nuove carceri e più poteri alla polizia. Un piano, osserva il settimanale online, Mail on Sunday, con il quale il leader dei conservatori tenta di riaffermare la reputazione dei Tory come il partito della legge e dell’ordine. Johnson dice di aver scoperto che Londra è la città più violenta, (a Londra quest’anno sono stati uccise 7 persone. A Birmingham tre teenagers sono stati ammazzati nel giro di due settimane e finora sono stati denunciati 269 crimini con coltello”).
Una violenza addirittura superiore a quella di New York, queste notizie hanno pubblicato i giornali vicini ai conservatori, veri appelli allarmistici.

Che a Londra stiano crescendo gli scontri tra bande giovanili, scontri prevalentemente giocati al coltello, è cosa nota, ma nel complesso, il leader si è dimenticato di dire che in Europa i reati sono in netta diminuzione. Gli unici reati in aumento sono le violenze sessuali.

Riguardo ai giovani, sono 27.000 i ragazzi dagli 11 ai 17 anni che fanno parte di gruppi dediti a crimini, violenze e omicidi nelle gang del Regno Unito. Quasi tutti provengono da storie di povertà ed esclusione sociale.
Qualche anno fa, al sorgere di questo fenomeno sociale, i governi inglesi portarono l’imputabilità penale all’età di 10 anni (il più basso in Europa: è 14 in Italia; 13 in Francia e Spagna).
Così abbiamo visto nel Regno Unito galere stracariche di bambini, con tragedie inenarrabili, una sorta di “grande internamento” infantile con caratteristiche inimmaginabili.

Secondo alcuni analisti questo internamento infantile non solo non ha diminuito gli accoltellamenti tra bande giovanili, ma ha contribuito alla crescita dell’aggregazione di giovani in bande. Non era difficile immaginarlo: i  27.000 ragazzi tra 11 e 17 anni non vivono sulla luna, ma in mezzo a noi, nella città; quasi 400.000 altri ragazzi li conoscono e hanno o hanno avuto rapporti con loro. Tranne per gli imbecilli, era possibile per tutti capire che più ne reprimi, più ne rendi attivi su quel terreno, se non altro per solidarizzare o imitare i loro amici.

Chi produsse questa barbarie nel Regno Unito?, udite, udite!, è stato il “progressista” Tony Blair che aveva vinto le elezioni nel 1997 all’insegna dello slogan tough on crime, tough on its causes (duri con la criminalità e con le sue cause).

Anche in Italia, qualche tempo fa la Lega aveva preparato e depositato un disegno di legge che abbassava l’età imputabile dai 14 attuali ai 12 anni. E c’è chi sii accoda alla Lega. che schifo!!!!

ABOLIAMO     LE    GALERE!

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63 anni fa il massacro operaio di Marcinelle

Il lavoro capitalistico uccide: circa 6.000 uccisioni ogni giorno. E’ inutile lamentarsi. Questo è il capitalismo, finché non lo spazziamo via! Organizziamoci!!!

Sui morti lavor e su Marcinelle ascolta  qui (21 secondi);  qui ( 3 minuti)  e  qui (4 minuti)

Marcinelle

 

 

 

 

 

 

 

Leggi   qui

 

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Dieci anni fa veniva ucciso da un TSO Mastrogiovanni

Dieci anni fa il 31 luglio 2009, veniva arrestato per un nonnulla Francesco Mastrogiovanni, aveva 58 anni e faceva l’insegnante della scuola elementare.

Con un vasto spiegamento di forze dell’ordine, nemmeno fosse un pericoloso killer, è stato catturato nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio, Tso.

Concretamente è stato legato mani e piedi a un letto di contenzione per 82 ore, senza un attimo di libertà, ha potuto mangiare una sola volta all’atto del ricovero, ha assorbito poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo da cosa non è dato sapere, Francesco non aveva manifestato alcuna forma di aggressività, né di atti sconsiderati prima del ricovero.

La sua colpa, colpa per questo sistema autoritario, era di essere un anarchico e di aver cantato alcune canzoni anarchiche mentre le guardie cercavano di arrestarlo per nulla che aveva fatto.

Moriva il 4 agosto 2009, legato al letto di contenzione dopo 82 ore.

[21 giugno 2018] Il processo per la vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni è durata 9 anni. Ora arriva la sentenza della Cassazione che riduce la condanna per 6 medici e 12 infermieri coinvolti nel caso. La Corte ha ritenuto responsabili i medici e gli infermieri del reparto psichiatrico del “San Luca” di Vallo della Lucania per il sequestro di persona, mentre ha annullato la sentenza d’appello per il reato di omicidio.

La sua storia si può leggere nel precedente post

La storia completa e dettagliata dell’arresto e morte di Mastrogiovanni è su Internazionale
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Bendare gli arrestati… non è una novità!

Esplosione di garantismo e amnesia della memoria

Giusta l’indignazione per la foto del ragazzo americano, sospettato dell’omicidio del carabiniere, bendato e costretto a tenere le braccia dietro la schiena con i polsi stretti dalle manette. in caserma!

Molti hanno sottolineato che uno dei principi cardine della nostra democrazia è il rispetto della dignità umana.

Hanno anche ricordato che è stato un abuso dei mezzi di costrizione e aggiungono che la ricerca della verità non può e non deve mai far venire meno il rispetto delle regole perché l’Italia è un Paese dove i diritti di tutti, anche di chi è in custodia (arrestati, detenuti), sono garantiti. E nessuno deve abusare dei propri poteri di custodia, perché nessun fine giustifica i mezzi.

Bene fa piacere sentire queste affermazioni garantiste. Ce n’è bisogno soprattutto di questi tempi, quando si sente un vice primo ministro evocare i “lavori forzati” ripudiati dalla Costituzione e dalle tante lotte grandiose in questo e in altri paesi.

Quello che preoccupa è l’assenza di memoria, una ampia amnesia.

È così difficile rammentare che bendare o incappucciare la persona arrestata e ammanettarla dietro la schiena è stata la consuetudine delle forze dell’ordine in questo Paese negli anni Settanta e Ottanta e anche successivamente? Soprattutto se le persone arrestate erano sospettate di essere sovversivi, antagonisti o attivi nella lotta rivoluzionaria. Incappucciamento che non si limitava alla durata di qualche minuto (come nel caso del ragazzo statunitense), ma per giorni e giorni, quanti ne erano consentiti alle forze dell’ordine dalle Leggi Speciali.

A me è successo per sette giorni consecutivi restare incappucciato, dal giorno dell’arresto, 27 maggio 1980, in Via in Selci (Comando Legione Carabinieri di Roma) incappucciato e rimasti lì per 7 giorni, finché è venuto il magistrato e quindi trasferito a Rebibbia. E anche qui condotto incappucciato al punto da suscitare lo stupore della guardia penitenziaria dell’Ufficio matricola nel vedersi consegnare una persona così conciata. Anche a altre e altri e ,,,  poco  dopo… , incontrano la tortura..

Certo, direte tutti e tutte, altri tempi. Ma come diceva qualcuno di cui ricorre , proprio oggi, il centenario della nascita (Primo Levi), se è successo una volta, può succeder ancora, a meno che non si sia criticato radicalmente il meccanismo politico che l’ha prodotto e ribaltate le basi istituzionali su cui questo orrore può essere compiuto. Questa critica in questo Paese non c’è stata!

Siamo al paradosso che oggi molte forze politiche stanno lavorando per reintrodurre emergenze e leggi speciali analoghe a quelle di quei periodi.

La soluzione sta qui:

NO alla REPRESSIONE!        NO al CARCERE! 

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Guerra ai mendicanti, ma anche coppa del mondo!

Qualche giorno fa, sabato 27 luglio 2019, si è aperto a Cardiff (al Bute Park) nel Regno Unito il 17° torneo internazionale di calcio: La Homeless World Cup, il campionato al quale possono partecipare esclusivamente squadre composte da senzatetto (homeless). Il campionato durerà fino al 3 agosto 2019.

I media ci informano che oltre 500 giocatori rappresenteranno 51 Nazionali per un totale di 64 squadre provenienti da tutto il mondo: come nelle ultime edizioni. Ci saranno 48 team che scenderanno in campo per la competizione maschile/mista, per contendersi sei trofei a disposizione; mentre la competizione femminile vedrà partecipare 16 squadre per due categorie.

Nel 2009 la città ospitante è stata Milano.

L’idea di organizzare un torneo di calcio per senzatetto venne a Mel Young, cofondatore della Big Issue Scotland, e Harold Schmied, editore della Megaphon, durante l’International Network of Street Papers Conference tenutasi a Città del Capo nel 2001.

Fin qui le cronache

Devo confessare che non ne sapevo nulla e non immaginavo che dei big riuscissero a fare profitti perfino sugli “ultimi”, sui mendicanti, sui senzatetto. È un errore pensare che il capitalismo abbia dei limiti; non ne ha nessuno. È in grado di fare affari su tutto, senza la minima attenzione a ciò che può provocare: dallo sterminio di milioni di esseri umani, alla distruzione dell’ambiente. È sufficiente osservare lo spazio mediatico offerto ai “Giochi Paralimpici, o Paraolimpiadiequivalenti dei Giochi olimpici per atleti con disabilità fisiche, fissati dalla legge n. 189 del 15 luglio 2003 “Norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili”. Nella pratica, contrariamente al titolo della legge, abbiamo visto un proliferare di inni nazionali, bandiere, ori e argenti, conditi con commenti pieni di prosopopea nazionalistica, ma nelle periferie delle città e anche nei quartieri del centro non abbiamo visto campetti e attrezzature per disabili e scivoli per accedere a negozi, bar e nemmeno ai marciapiedi, non parliamo dei mezzi pubblici. Si ignorano i veri problemi delle persone con disabilità ma si lancia una piccola élite di queste nella società dello spettacolo, nella speranza di far dimenticare le deficienze della politica e dello stato.

La Homeless World Cup, ci dimostra che i big sanno fare business e profitti anche sugli ultimi: gli homless, i senzatetto. Quelle persone, i “miserabili”, descritti magistralmente da Victor Hugo, persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà – la cui condizione non era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, né Luigi XVIII, in Francia e ovunque in Europa.

Quando hanno cominciato ad alzare la testa, con proteste e rivolte, questi poveri sono diventate le classi pericolose.

Possiamo immaginare quanta ripugnanza e disprezzo homeless e senza tetto possono nutrire per chi li ha dileggiati e perseguitati per secoli. Ripercorriamo il loro cammino in questa parte del mondo.

Nel 1717 in Francia il gesuita Andrea Guevarre, affronta il tema della “mendicità” per farla scomparire, individuando in queste masse diseredate il potenziale formarsi delle “classi pericolose. Si adoperò quindi per la reclusione dei poveri in modo da sopprimere la mendicità. Un’opera che Guevarre continuò nel regno Sabaudo a Torino tra il 1720 e il 1724 dirigendo l’Ospedale della Carità.

Col suo saggio del 1717, dal titolo “La mendicità sbandita col sovvenimento de’ poveri”, più volte ristampato nello stato sabaudo, offrì lo strumento a Vittorio Amedeo II per mettere in pratica una riforma sulla mendicità. L’individuazione dei poveri come “classi pericolose”, non solo da assistere ma da controllare. Da controllare per mezzo dell’assistenza. L’assistenza dei poveri veniva avocata a se dallo stato sabaudo, quell’assistenza tradizionalmente affidata alla chiesa e ai nobili privati.

Questo sistema centralizzato di assistenza doveva permettere, ed era questo l’obiettivo centrale, un controllo capillare di questa massa crescente di poveri che era, ogni momento, sul punto di esplodere, diventando una “massa pericolosa”.

L’obiettivo era ambizioso, una sorta di “Bossi-Fini” o di decreto sicurezza “Salvini” di quasi tre secoli prima: si trattava di instaurare un rigido controllo sull’immigrazione dei poveri dai piccoli borghi alla città dove era possibile praticare la mendicità. Il problema della povertà veniva centralizzato presso l’Ospedale della SS. Carità, funzionante come luogo di smistamento in cui i poveri potevano essere: ricoverati; condotti in carcere; oppure rispediti, con la forza, ai luoghi di origine.

Lo vediamo chiaramente: passano i secoli ma l’opera schifosa dei governi è la stessa!

Un sistema antesignano dei CIE, poi CPR. Lo scopo che si prefiggeva il provvedimento era di ridurre la mobilità dei poveri e il loro addensarsi nelle città. L’obiettivo non fu raggiunto del tutto, nonostante dispendio di forza ed energia, poiché le ragioni che spingevano i poveri a inurbarsi erano talmente profonde da essere inarrestabili. Allo stesso modo dell’immigrazione in questa fase.

Oggi si legge di volta in volta su un giornale locale, notizie di questo tipo:

La Provincia di Como»: Mendicanti, maxi retata in centro–Fermate e identificate 70 persone.

-Sassuolo Daspo per tre accattoni. Il sindaco: «disposto per ragioni di sicurezza e decoro urbano».

Il francese Guevarre non è stato il primo: la persecuzione e repressione della mendicità risale al XVI secolo nell’Inghilterra lanciata nella follia dell’industrializzazione accompagnata dall’esproprio delle terre dei contadini diventati, grazie a questi provvedimenti di rapina, dei senza proprietà, ossia proletari da far lavorare e sfruttare nei campi come braccianti o negli opifici come operai.

Così descrive questa fase Marx: [Il Capitale, libro I, cap 24] «Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l’espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D’altra parte, neppure quegli uomini lanciati all’improvviso fuori dall’orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l’Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. […] 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione.

Poi: Enrico VIII 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e « mettersi al lavoro » (to put himself to labour)…

Elisabetta, 1572: i mendicanti senza licenza e di più di 14 anni di età debbono essere frustati duramente e bollati a fuoco al lobo dell’orecchio sinistro …

Giacomo I. Una persona che va chiedendo in giro elemosina viene dichiarata briccone e vagabondo. I giudici di pace nelle Petty sessions (Tribunali locali.) sono autorizzati a farla frustare in pubblico e a incarcerarla, la prima volta per sei mesi, la seconda per due anni. …

Leggi simili in Francia, dove alla metà del secolo XVII si era stabilito a Parigi un reame dei vagabondi (royaume des truands). Ancora nel primo periodo di Luigi XVI (ordinanza del 13 luglio 1777) ogni uomo di sana costituzione dai sedici ai sessant’anni, se era senza mezzi per vivere e senza esercizio di professione, doveva essere mandato in galera. Analogamente lo statuto di Carlo V dell’ottobre 1537 per i Paesi Bassi, il primo editto degli stati e delle città d’Olanda del 19 marzo 1614, il manifesto delle Province Unite del 25 giugno 1649, ecc….

Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato….»

Nasce così «il grande internamento»: nel corso di pochi decenni migliaia di esseri umani furono rinchiusi in grandi istituzioni, che in Francia presero il nome di «ospedale» (“hôpital”), in Germania e in Olanda di «penitenziario» (“Zuchthaus”, “tukthuys”) e in Gran Bretagna di «casa di lavoro» e «casa di correzione, (“workhouse”, “correction house”)». Fonti storiche relative a diversi paesi d’Europa indicano che le persone internate erano perlopiù poveri vagabondi, mendicanti, gente senza lavoro o senza fissa dimora che commettevano delitti contro la proprietà.

Leggendo questi pezzi di storia siamo presi dallo sdegno: è una vergogna!, molti di noi urlano. Si certo, è una vergogna, ma rispondiamo silenziosamente a questa domanda: quanto questi provvedimenti, queste vergogne hanno condizionato la nostra cultura? Quanto “fastidio” ci dà chi non si conforma ai nostri “stili di vita”?; ed è molto diverso da “noi”; da noi produttori, da noi consumatori, da noi osservanti delle leggi? Ci danno “fastidio” i nomadi, i mendicanti, i rom e i sinti, i senza fissa dimora, quelli sporchi e fannulloni, quelli che vivono di piccoli furti e tanti, tanti che riteniamo troppo “diversi”.

È un fastidio che si manifesta con brutalità razzista per chi è dominato da un’ideologia reazionaria e nostalgica; è un fastidio leggero e contenuto per chi è progressista, decisamente democratico e di sinistra. Ma il fastidio c’è, viene respinto, rimosso, attenuato, ma c’è.

Dunque ne dobbiamo fare di strada! E tanta! In marcia!!!

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Commenti di fuoco sul carabiniere ucciso, poi il silenzio!

Venerdì 26 Luglio 2019, in mattinata comincia a circolare questa notizia:

carabiniere ucciso a Roma, l’identikit dell’assassino: nordafricano, alto 1.80, con le meches

Dopo un nanosecondo partono i commenti infuocati:

il vicepremier leghista Matteo Salvini è stato uno dei primi a commentare: «Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un carabiniere a coltellate – scrive il ministro – Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa».

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni vanno molto più in là: «La scorsa notte un carabiniere di 35 anni è morto ammazzato da 2 magrebini ancora latitanti, 8 coltellate di cui una dritta al cuore, a pochi passi dal Vaticano. Provo tanta rabbia e profonda tristezza, l’Italia non può più essere il punto di approdo di queste bestie. Vicinanza alla famiglia di questo servitore dello Stato e all’Arma dei Carabinieri, spero che questi animali vengano presi subito e che possano marcire in galera».

Daniela Santanchè non è da meno: «Ormai i carabinieri e gli italiani vengono dopo»

I politici sparano le loro sentenze puntando in alto. Salvini reintroduce il lavoro forzato, Di Maio chiede che i responsabili siano espulsi, ma quando e dove? La Meloni rinnega la specie di appartenenza: “Basta far approdare animali“. Il cretinismo del web esplode e si accavallano demenze su demenze fino alla imbecillità totale: “Colpa di Carola

passa qualche ora…

le agenzie cominciano a battere notizie di questo tipo: «Sono Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee i presunti assassini del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, il carabiniere di 35 anni ucciso a Roma nella notte fra giovedì e venerdì, con 8 coltellate  di cui una mortale al cuore. I due hanno confessato e si trovano ora in isolamento nel carcere di Regina Coeli. Nell’albergo in cui alloggiavano è stato trovato, nascosto in un controsoffitto, il coltello utilizzato per il delitto. I giovani fermati sono entrambi cittadini americani e hanno, rispettivamente, 19 e 20 anni. Sono stati loro, come si legge anche nel decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, a sferrare le coltellate che hanno ucciso il vicebrigadiere».

Poche righe, che hanno il potere di ottenere il silenzio più totale! Tutte e tutti zitti! E chi si azzarda a dire alcunché sugli americani statunitensi? Non certo questa specie selezionata di codardi e cacasotto!

Eccoli lì i coraggiosi censori … eroi di meschini sfondoni! Ora tacciono, dopo aver smontato in fretta e furia il palco della forca, (ma è lì pronto, verrà rimontato alla prossima occasione). Nessuna correzione delle porcate e degli strafalcioni detti con mediocre spocchia.

Il commento lo lasciamo a ciascuna e ciascuno di voi.

È triste verificare che nei social c’è tanta di quella feccia che ci sguazza dentro; e allora perché frequentarli? Più o meno come nella politica, dove qualcuno dovrebbe ricordare al ministro degli interni che il “lavoro forzato” è stato abolito nelle carceri di questo paese da circa 70 – 80 anni. Forse il Salvini e la Meloni sono forestieri (di cultura certamente) venuti chissà da dove e chissà quando e si sono persi questo passaggio.

Che ci siano persone che annegano nelle corbellerie che dicono, non  stupisce. Ci sono sempre stati. La novità è che prima venivano liquidati con un “smetti di bere!”, oggi hanno un seguito notevole, bah!!!

Nelle prossime ore ne sapremo delle belle!

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Amara ironia. Bonafede: miglioriamo le carceri!

Battuto dall’Ansa poche ore fa:

Bonafede: stiamo lavorando per migliorare le carceri

ansa.it, 22 luglio 2019

Il sovraffollamento nelle carceri? “La situazione è molto complessa. Sto cercando un punto di equilibrio, ma la soluzione non è, come è stato fatto in passato, “apriamo le carceri”, perché il detenuto si trova spaesato senza un percorso di recupero alle spalle. Questo è un punto in cui secondo me in passato si è sbagliato. In quei casi il rischio di recidive è altissimo“.

Così il ministro di giustizia, Alfonso Bonafede, ha risposto a uno di ragazzi in platea alla presentazione della serie “Boez-Andiamo via” al Giffoni Film Festival. Su questo tema “stiamo lavorando a molti protocolli di collaborazione con i sindaci – ha aggiunto il Guardasigilli – per impiegare i detenuti in attività di pubblica utilità a Roma, Milano, Napoli, Palermo”.

E siccome nei nostri istituti spesso c’è poco spazio e si vive in condizioni di invivibilità, stiamo lavorando – ha concluso Bonafede – per mettere a posto gli spazi che abbiamo e per costruire nuovi istituti, più moderni, che consentano il rispetto della dignità di tutti”.                                =*=*=*=*=

Chiunque può commentare tali   mediocrità col sorriso trattenuto a stento.  In queste poche righe c’è il condensato  dell’incultura e della cialtroneria di chi non conosce nulla del sistema della pena carceraria e delle conseguenza devastanti che questa impone alle persone detenute.

Come si fa a dire che è sbagliato “aprire le carceri, perché il detenuto si trova spaesato senza un percorso di recupero alle spalle”. Ma dove vive questo personaggio, oggi ministro della giustizia? Ha mai sfogliato qualche libro valido scritto sulle prigioni?

Le politiche della “sicurezza” modello Salvini hanno riempito le galere nonostante la forte diminuzione dei reati, portando un sovraffollamento carcerario notevole (oltre 60.000 persone rinchiuse in celle che potrebbero reggerne a mala pena non più di 50.000) e ora propone la costruzione di nuovi carceri (non case di cui ci sarebbe bisogno) per far contenti i palazzinari alla Berlusconi, perché la costruzione di carceri porta profitti più consistenti. Allo stesso tempo propone di utilizzare la forza lavoro gratuita delle persone detenute a beneficio delle giunte delle grandi città che evitano di pagare un salario per i lavori necessari.

Che questo era l’obiettivo perseguito da questo governo forcaiolo lo sapevamo, ma non c’era bisogno di tale sciatteria per divulgarlo.

Vergognatevi!!!

ABOLIAMO TUTTE LE PRIGIONI

 

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46 anni fa, l’operazione israeliana “vendetta”

Il 21 luglio 1973 a Lillehammer una cittadina della Norvegia, un commando di killer israeliani, in parte del Mossad, incaricato dell’operazione ‘vendetta, uccide per errore il cameriere marocchino Ahmed Bouchiki, scambiato per il palestinese Alì Hassam Salameh, ritenuto il capo del gruppo che aveva operato a Monaco. Diversi componenti del commando israeliano sono arrestati dalla polizia norvegese, ma poi sulla vicenda calerà una cortina impenetrabile di silenzio imbarazzante. La vicenda fu sottratta alle leggi ufficiali degli stati e trattata dalle regole mafiose dei servizi segreti dell’imperialismo.

    L’operazione “vendetta” ribattezzata “Collera di Dio“, venne organizzata dai servizi segreti israeliani (Mossad) come rappresaglia in seguito all’attentato avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972 a Monaco di Baviera, [leggi il seguito]

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