A sedici anni da Genova 2001

Schiavo chi ti libererà

Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta

Compagno ti vedranno

Udranno le tue grida

Schiavi ti libereranno

Nessuno o tutti – o tutto o niente

Non si può salvarsi da sé

O i fucili o le catene

Nessuno o tutti – o tutto o niente

                                                                              (B. Brecht)

*********

«…non mi lascio mettere nel sacco da questa presa in giro della gara, questo correre e cercare di vincere, questo trottare per un pezzo di nastro azzurro,… 
…ma io non vincerò perché l’unico caso in cui cercherei di arrivare primo sarebbe quando vincere significasse che sfuggo ai poliziotti dopo aver fatto il più grosso colpo in banca della mia vita, ma vincere significa esattamente il contrario, … significa correre dritto nelle loro robuste mani inguantate di bianco e verso i loro brutti musi sorridenti e rimanervi per il resto della mia lunga vita di spaccapietre, si, ma di spaccapietre nella maniera in cui voglio farlo io e non nella maniera in cui mi dicono loro…
…non c’è niente che io voglia evitare o da cui pensi di scappare; voglio solo vendicarmi dei Difensori della Legge e dei Pancioni lasciandoli là seduti sulle loro poltrone eleganti a vedermi perdere questa gara…
…questo è un altro uppercut che mollo in primo luogo alle persone come il direttore, per dimostrare –se posso- che le sue corse non si vincono mai anche se c’è sempre qualcuno che senza saperlo arriva primo…»
[La solitudine del maratoneta, 1962 di Alan Sillitoe.  Da cui è stato tratto il film:
 Gioventù Amore e Rabbia di Tony Richardson GB 1962]
Pubblicato in Movimenti, Movimenti odierni | Contrassegnato , , , , , , , , | 4 commenti

Maelstrom

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel mio libro Maelstrom, appena uscito per Derive Approdi. Non troverete ancora tutto, perché il sito è in costruzione.           Pazientate!

“Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa…  Statene certi… alla fine nulla resterà impunito”.    dai muri d’Italia, anni ’70
Sì, sì! e io la inseguirò oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn, oltre il Maelstrom di Norvegia e oltre le fiamme della perdizione prima di arrendermi. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per dare la caccia a quella Balena Bianca sulle due sponde del continente e in ogni angolo del mondo, fino a che non sfiaterà sangue nero e non avrà le pinne all’aria. Cosa ne dite, marinai, volete mettere le mani su tutto ciò, oppure no?”    (Herman Melville, Moby Dick, Cap. XXXVI)
“In cinque minuti l’intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all’improvviso in frenetiche convulsioni – gonfiandosi, ribollendo, sibilando – roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…”
(Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström)
Per chi ama il JAZZ. Nel 1953 Lennie Tristano compose ed eseguì un brano ispirato al racconto di E.A. Poe.  Il brano prese lo stesso nome: A Descent into the Maelström. Questo brano, concepito ed eseguito con il pianoforte in modo straordinariamente innovativo, fu pubblicato soltanto nel 1979, l’anno dopo la morte di Tristano, quando già molti pianisti si erano incamminati per quella strada.  Si può ascoltare qui (3′ 26”)
“Il maelström! Poteva forse suonarci all’orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten”.        (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari)

SOLIDARIETA’ MASSIMA ALLA POPOLAZIONE DELLA VAL DI SUSA IN LOTTA CONTRO  LA LINEA ad ALTA VELOCITA’!!!

La loro lotta è la nostra lotta! 

Libere tutte e tutti

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

NON dimenticare, NON scordare, NON tralasciare, NON abbandonare, NON trascurare… Non piegarti nel ricordare ciò che vogliono loro!

Genova NON è finita! Non dimentichiamo!

Nei giorni dal 19 al 22 luglio 2001 a Genova la ferocia delle “forze dell’ordine” si abbatté sui manifestanti che contestavano il vertice dei potenti, il G8.

Nelle strade, alla Diaz, a Bolzaneto gli apparati statali chiarirono a tutti quale fosse, d’ora in avanti, lo spazio di azione dei movimenti di contestazione.

La stampa mondiale i giorni dopo:

Le Monde 24.07.2001 “Notte da incubo a Bolzaneto”, “Difficile immaginare tali comportamenti polizieschi in un Paese dellUnione europea“.

Frankfurter Allgemeine Zeitung  “violenza di Stato

Tagesspiegel L’Italia sulla via di un regime autoritario

The Observer  Il debutto di Berlusconi sulla scena mondiale è un bagno di di sangue, e così sarà ricordato per sempre

The Indipendent  Forse c’è stato un piccolo equivoco. Avevamo l’impressione che l’Italia fosse un membro rispettato dell’Unione Europea, il club esclusivo che si aspetta dai suoi soci alti standard in materia di diritti umani

Daily Telegraph 27.07.2001 “… trattamento da dittatura del Terzo Mondo

Washington Post 12.08.2001 [titolo] “Incarceration, Italian Style

… … … … … … …      Continua a leggere

Per la logica delle condanne alle e ai compagni/e vedi qui

Per le sentenze contro gli sbirri torturatori vedi qui

Per le cadute di stile del “movimento” l’anno successivo vedi qui

 

Pubblicato in Movimenti odierni | Lascia un commento

Martedì 18 Luglio dalle ore 8,30 presidio davanti allo Spallanzani (via Portuense 292- Roma)

 

 

 

 

CONFEDERAZIONE COBAS
COBAS Sanità, Università e Ricerca
Viale Manzoni 55 – 00185 ROMA  tel. 0677591926 fax 0677206060 sanita@cobas.it

IL DOVERE DIRITTO DI DENUNCIARE…

Come operatori della salute è un nostro dovere cercare soluzioni ai tanti problemi sanitari con i responsabili ma dobbiamo dire che nella maggior parte dei casi non ci si riesce. A questo punto due sono le strade percorribili o in nome della cosiddetta “immagine della Azienda si rimane in silenzio subendo e diventando anche complici o ci si rivolge anche agli utenti- finanziatori della sanità pubblica per metterli al corrente, da un punto di vista dei lavoratori, di quelle che sono le attuali offerte sanitarie. Non è un lamentarsi senza senso o ancora peggio un tentativo “furbesco” per non lavorare, ma un percorso di conoscenza che la cittadinanza HA IL DIRITTO DI SAPERE.

Inoltre se attraverso un’interpretazione restrittiva di una norma nata per tutelare l’’immagine Aziendale non si vuole permettere neanche a rappresentanti dei lavoratori di dire ciò che accade all’interno di una struttura sanitaria pubblica siamo alla frutta o forse sarebbe meglio dire alla “ TURCA”

Essere chiamati a rispondere a un consiglio di disciplina, come sta accadendo a Alessia e Lorenzo dello Spallanzani, con la minaccia del licenziamento, per aver denunciato la carenza degli organici e il continuo rischio per chi oggi richiede cura nelle nostre strutture sanitarie, è vergognoso, perchè IL VERO REATO è come siamo costretti a lavorare.

Tutti lo denunciano su giornali e TV quando succedono i “fattacci” (pazienti ricoverati sui pavimenti ai Dea, operatori aggrediti da masse di utenti esasperati, totale impossibilità di garantire  assistenza per mancanza di posti letto, di servizi territoriali che continuano a essere chiusi e tagliati…),ma non ci risulta che i dirigenti  aziendali siano licenziati o inviati a consigli di disciplina per responsabilità che sono molto più grandi e molto ben remunerate…

La Regione e tutti i Direttori Generali conoscono bene la situazione che si è generata con i tagli sul personale ma invece di risolvere il problema minacciano il licenziamento di due rappresentanti sindacali che denunciano fuori dell’’orario di lavoro le condizioni critiche che si sono determinate.

Loro, ipocritamente, così si salvano la faccia e mantengono l’’immagine di una sanità pubblica ormai solamente virtuale …ma dentro i reparti di tutto il Lazio e di tutta Italia, viene ridotto il personale turnante, si obbligano straordinari, non si concedono ferie, si aggiungono barelle, si impongono tempi di attesa disumani …e, in una logica imperante di distruzione del pubblico, l’’offerta di un privato invasivo e dilagante diventa, per chi gestisce la sanità, l’’obbiettivo da concretizzare.

NOI COME OPERATORI DELLA SANITA’’ PUBBLICA CI DIFENDIAMO LA NOSTRA PROFESSIONALITA’’ E DIGNITA’ ’…non possiamo/dobbiamo dire bugie a chi, disperato, si rivolge a noi per ricevere risposte concrete su prevenzione, cura e riabilitazione, per una salute complessiva e non solo rispondente ad una emergenza che ormai sta diventando quotidianità: “Appuntamento fra 8 mesi..per una visita..una ecografia..un ricovero.”… “Siamo alla dodicesima ora di servizio, come ieri e l’’altro ieri”…  “Siamo in attesa che la situazione migliori ”.

NOI DOBBIAMO DENUNCIARE LA SITUAZIONE DI RISCHIO E RIFIUTARE DI LAVORARE IN SOTT’ORGANICO E SENZA GARANZIE PER LA SALUTE DEGLI UTENTI E DEGLI OPERATORI, E NON POSSIAMO PERMETTERE CHE QUESTO CI FACCIA PURE SUBIRE CONSIGLI DI DISCIPLINA CON MINACCIA DI LICENZIAMENTI.

Essere solidali con questi due lavoratori non è solo dovuto nei loro confronti e contro l’’arroganza e l’’ipocrisia dei nostri dirigenti sanitari, ma è la battaglia che TUTTI/E dobbiamo fare per il DIRITTO ALLA SALUTE.

Martedì 18/7 dalle ore 8,30 presidio davanti allo Spallanzani (via Portuense 292).

=*=*=*=*=*=

L’assemblea cittadina delle lavoratrici e dei lavoratori organizzata dal Coordinamento Lotte Unite e partecipata da numerose realtà di lotta, esprime sostegno e solidarietà ad Alessia e Lorenzo del Coordinamento Lavoratori dello Spallanzani, vittime dell’azione repressiva della libertà di espressione e lotta. Pertanto l’assemblea cittadina del 7 luglio dichiara che sarà al fianco di questi lavoratori nel presidio del prossimo 18 luglio davanti allo Spallanzani e in tutte le iniziative di lotta che si renderanno necessarie.

L’assemblea cittadina del 7 luglio ritiene imprescindibile la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dello Spallanzani come prerequisito per la conquista di una sanità pubblica, gratuita e sotto il controllo delle assemblee dei lavoratori e utenti

Pubblicato in Movimenti odierni | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Assemblea cittadina per organizzare la “Vertenza Roma”

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sistema carcerario italiano: aumentano le presenze e crescono le sanzioni disciplinari

La popolazione detenuta è cresciuta dalle 54.912 presenze del 31 ottobre 2016 alle 56.436 presenze del 30 aprile 2017, con una crescita di 1.524 detenuti nel semestre.

Eppure i reati diminuiscono sensibilmente.

Come mai le leggi svuota-carceri non funzionano permanentemente e non sono in grado di fermare il sovraffollamento? Eppure sono tutte in vigore (tranne quella che portava la liberazione anticipata – lo sconto di pena- da 45 a 75 gg. per ogni semestre di carcerazione effettuata; questa è scaduta nel 2015). La risposta è semplice: perché quelle leggi sono state realizzate sotto la pressione di organismi internazionali – Corte europea Diritti dell’Uomo– non sono state prodotte da proteste interne e conflitto esterno, che avrebbe avuto un’efficacia maggiore nell’attuazione delle leggi, perché le lotte ne avrebbero controllate l’applicazione.

Alla fine del 2015 ancora il 5,3% di detenute/i sconta una pena inferiore ad un anno; e ben il 23% sconta una pena  inferiore ai 3 anni. La legge 199 del 2010, ha previsto la possibilità di scontare l’ultimo anno di pena (limite poi esteso a 18 mesi) presso la propria abitazione o altro luogo privato o pubblico di cura e accoglienza.

Quelle leggi dovevano sostituire la presenza in carcere per condanne lievi con misure alternative: la legge 94 del 9.08.2013 ha rimosso alcuni ostacoli nell’accesso alla detenzione domiciliare e alla semi-libertà per i recidivi (ostacoli posti dalla ex-Cirielli nel 2005) e ha ridotto la possibilità di applicare la custodia cautelare, mentre la legge 67 del 28.04.2014 ha istituito la messa alla prova (1), ossia la possibilità di richiedere la sospensione del procedimento penale per reati considerati di minore gravità.

Al 31 Gennaio 2017 erano in corso 9.207 misure di messa alla prova e 12.190 indagini preliminari alla concessione della misura. Le semi-libertà l’8,9%; la detenzione domiciliare il 6,8%.

 Altrettanto in aumento sono i Provvedimenti disciplinari nelle carceri italiane.

Vediamo il confronto tra il 2010  e il 2016.

I comportamenti dei/delle detenuti/e che vengono puniti con provvedimenti disciplinari sono questi:

-Atteggiamenti offensivi

-Intimidazione o sopraffazione dei compagni

-Ritardo rientro

-Atteggiamento molesto verso i compagni

-Abbandono ingiustificato di posto

-Appropriazione o danneggiamento dei beni dell’amministrazione

-Traffico di beni consentiti

-Inosservanza degli ordini

I primi tre raccolgono circa i  2/3 delle punizioni che ammontano a un totale di 27.675 nel 2016 (nel 2010 erano 21.633)

Nel 2010 si aveva un provvedimento disciplinare ogni 3 detenuti/e

Nel 2016 si è avuto un provvedimento disciplinare  ogni 2 detenuti/e

Eppure nel 2010 la popolazione detenuta era di gran lunga superiore (67.961) a quella dello scorso anno. Quali le cause?

C’è stato un aumento degli atti di insubordinazione da parte di detenuti/e, oppure un più rigido livello di sorveglianza punitiva da parte delle guardie penitenziarie e una maggiore severità verso detenuti/e?  Per conoscerlo dobbiamo intensificare la comunicazione interno-esterno

Le varie sanzioni disciplinari che “puniscono” i comportamenti di detenuti/e ritenuti trasgressivi, divise per tipologia nel confronto tra il 2010  e il 2016 

Queste le sanzioni più diffuse. La prima cifra si riferisce al 2016, la seconda al 2010

-Ammonizione del direttore                                6.354  – 5.056

Esclusione da attività ricreative e sportive   5.434  – 4.358

Esclusione da attività in comune                     8.091  – 6.377

—————

(1) A questo istituto si può accedere in caso di reato punibile con un massimo di 4 anni di reclusione, consiste nella sospensione del procedimento e nello svolgimento di un programma di trattamento sotto la supervisione dell’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna che prevede l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, il risarcimento del danno e la riparazione, oltre all’osservanza di una serie di obblighi relativamente a dimora, libertà di movimento, divieto di frequentare certi luoghi, ecc.
Pubblicato in Carcere | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Un libro: Pasquale Abatangelo -Correvo pensando ad Anna

Ciao Pasquale,

grazie per il tuo libro: Pasquale Abatangelo, Correvo pensando ad Anna. Una storia degli anni settanta, Edizioni Dea, Firenze 2017, pag. 325, € 16,00

Grazie di averci riportato, col tuo attento e fedele racconto, negli anni delle nostre passioni forti, quelle passioni che ci hanno permesso di portare una sfida all’ordine capitalistico in una società con un sistema economico e militare che la collocano al settimo posto tra le potenze. Passioni forti che ben si contrappongono con l’attuale epoca intrisa di passioni deboli e tristi che vorrebbero irretire le giovani generazioni, rendendole docili. Fiacchezza, indolenza che non è stata infranta nemmeno un po’ dai rituali troppo commemorativi dei 40 anni del movimento del ’77.

Leggendoti ti ho sentito al mio fianco, con tanti altri,  a ripercorrere di nuovo quei polverosi passeggi pavimentati di ruvido cemento, ruvido come il clima che si respirava negli “speciali”. Di nuovo nelle celle, svegliati all’alba dalle perquisizioni (perquise) o dalle partenze improvvise (sballi), negli scontri con le guardie, nei progetti di evasione, nelle continue ideazioni di tentativi di fuga spesso falliti o franati all’ultimo momento o, a volte, riusciti, nell’imboscare nei posti più impensati tutto quello che ci ingegnavamo di recuperare e che ci facevamo arrivare da fuori, escogitando fantasiose modalità. Alle lettere che scrivevamo appollaiati sulla branda e quelle attese con ansia al passeggio, quando alla voce della guardia “posta!” ci precipitavamo verso la porta del passeggio dove si distribuivano le lettere già abbondantemente censurate. Ai libri, ai gruppi di studio, agli appunti scritti con calligrafia minuta in quaderni squadernati dai continui trasferimenti e perquisizioni, oppure nei messaggi scritti sulle cartine delle sigarette per renderli invisibili alle guardie. La voglia insopprimibile di conoscere, convinti che ci dovesse essere una strada che corrispondesse alla nostra voglia di realizzare una società diversa da quella che ci aveva costretti a odiarla così forte da volerne l’abbattimento.

Quelle passioni forti, in testa la solidarietà, sono il filo rosso del tuo racconto, perché erano la nostra identità in quegli anni, dentro e fuori. Talmente forti che riuscivano a contagiare chiunque arrivasse a tiro, purché dalla stesa parte della barricata di classe.

Tutte e tutti noi provenivamo dai più disparati ambienti e il tuo racconto fa ben emergere quella comunanza cosi stretta tra diversi soggetti sociali da somigliare a una fratellanza. Ma non è, come si dice da alcune parti,  un incontro tra “sessantottini” intellettuali piccolo borghesi e “rapinatori” banditi di strada, sorto per soddisfare la curiosità, quasi morbosa, tra estremi contrastanti. Macché! Se una  caratteristica è stata preminente nei movimenti degli anni Settanta è stata proprio quella di aver fatto volentieri a meno, nella crescita dello scontro, degli intellettuali piccolo borghesi. Certo, ci sono stati e hanno cercato di indirizzare quei movimenti tumultuosi, ma, non riuscendovi, di lì a poco hanno abbandonato, oppure hanno avuto un ruolo del tutto marginale. Coloro che hanno continuato, con quella asprezza propria della classe di provenienza, sono stati gli operai, i giovani dei quartieri proletari, i lavoratori dei servizi, e anche studenti provenienti da realtà proletarie, facendo anche degli errori, ma non certo per seguire le indicazioni dell’ideologo di turno. Per questo l’incontro col proletariato extralegale non è stata la scoperta stuzzicante di annoiati figli-di-papà in cerca di brividi avventurosi, ma riproduzione di ciò che avveniva nei quartieri, nelle periferie. Ho già raccontato come nelle Ferrovie, nei primi anni Sessanta, fossero diffuse le pratiche extralegali a sostegno di compagni di lavoro sfortunati, così nei cantieri edili; sono le due situazioni lavorative che ho frequentato, ma era pratica diffusa anche in altri settori lavorativi. Stranezze che succedono raramente in società segmentate in cui ogni gruppo sociale, oggi sempre più, si rinchiude nel microcosmo corporativo. Stranezze che quando si mostrano, ci dicono che siamo in presenza di possibili grandi cambiamenti epocali. E noi, questo insolito miscuglio di diversità, non ci facevamo condizionare dal “mito” della legalità, come si rischia oggi.

Non avevamo certezze, se non quella di voler rivoluzionare lo stato di cose presenti, non avevamo percorsi predefiniti, né tappe programmate. Non teorie rigide e precostituite che ci guidassero meccanicamente nell’azione, piuttosto il contrario, era l’azione che dettava le scelte teoriche. Almeno finché è durata l’offensiva! Il buio è arrivato quando è cambiato segno, quando l’offensiva si è arenata. In quel tempo c’è stato un prolificare di teorie costruite su realtà immaginate; lì è stato l’inizio della disfatta. Noi, come tutti i movimenti di quegli anni, movimenti convinti di mordere concretamente la realtà, abbiamo voluto  iniziare un viaggio aspro senza avere certezze dei suoi esiti, né punti di arrivo precisi. Volevamo cambiare l’esistente che si nutriva di sfruttamento e oppressione, che produceva guerre e devastazioni, che si arroccava circondandosi di mura, carceri, manicomi e alienazione.

Tutto questo per noi era il comunismo, un comunismo in movimento, un comunismo come movimento che trasforma il presente. Il percorso di quel movimento puntava al cambiamento radicale dell’esistente, all’abolizione del sistema capitalistico e del suo Stato e anche del suo armamentario giuridico. Pensate quanto ci potevano interessare gli steccati costruiti sul mito della legalità? Puntavamo alla costruzione di un’altra società tutta da inventare, ma fondata sulla democrazia diretta del proletariato. Chiamavamo questo percorso comunismo.

Sei stato bravissimo, Pasquale, a restituire con schiettezza la solidarietà spinta fino alla complicità, che ci caratterizzava, la si vedeva, a volte, in quella specie di gara nell’assumere, di fronte al capo delle guardie schierate per il pestaggio o la punizione severa, la propria responsabilità di fronte ad un accadimento che aveva violato l’ordine rigoroso carcerario. Una solidarietà cui si accompagnava una fiducia estrema, dell’uno verso l’altro e di tutti verso l’aggregato. Fiducia talmente rilevante che, al suo opposto ha espresso, alla conclusione del ciclo offensivo, una rabbia distruttiva verso chi quella fiducia tradiva. Ed è successo, purtroppo è successo che momenti di rabbia devastante siano esplosi al nostro interno. È successo aprendo interrogativi enormi. È successo in termini di frantumazione astiosa e di ferocia verso nostri compagni deboli di fronte alle pressioni nemiche. Tutto è successo e probabilmente non poteva non succedere quando si inizia un percorso e ci si pongono obiettivi, come quelli che ci siamo posti, di scontrarci con i poteri più potenti che l’umanità abbia mai visto, per abbatterli e trasformare il mondo in cui vivere.

Carcere speciale di Trani, la rivolta, i Gis dei carabinieri con gli elicotteri e le raffiche di mitra, il pestaggio totale, poi la ripresa della lotta benché acciaccati, la partenza per Nuoro, il punitivo Badu ‘e Carros, e poi… Bei momenti! D’altronde le botte si dimenticano, qualche cicatrice qua e là che nemmeno si nota, ma i bei rapporti si ricordano, e come! E sono il sale delle vita.

Un’ultima cosa vorrei aggiungere e riguarda più da vicino la tua interessante esperienza: da extralegale emarginato a militante comunista. Sarà possibile anche oggi? Deve Esserlo! Certo, oggi i banditi, gli extralegali non sono quei ribelli dei tuoi anni giovani, lo sappiamo, però oggi, le difficoltà lavorative e soprattutto salariali, costringono molti lavoratori, in diversi settori, a dover arrotondare il magrissimo salario con un secondo lavoro, quello che si riesce a trovare. Quale si trova oggi? Può succedere, e succede molto spesso, che operai e proletari debbano “arrotondare” i magri salari con attività extralegali, perché quelle si trovano, altre no. È la loro condizione di esistenza, la loro e di chi da loro dipende, e non possono aspettare. Da qui reitero quello che vado proponendo da tempo, finora inascoltato: liberiamoci del saio della legalità, gettiamolo via e affrontiamo insieme a questi proletari il problema di come organizzare tutti e tutte coloro che lavorano in ogni settore – anche l’extralegalità è un settore produttivo- e che avrebbero tutto da guadagnare nell’abbattere e rivoluzionare questa società.

Un libro molto utile soprattutto alle ragazze e ai ragazzi, cui ne consiglio la lettura. Un libro che, ripeto, mi ha entusiasmato. Meno entusiasmo ho provato nel notare tentativi di utilizzare la tua/nostra storia a sostegno di posizioni politiche attuali. Ogni punto di vista politico può esprimersi liberamente e verificarsi nella realtà, ma lo si fa mettendosi in gioco, mettendoci la faccia e tutto il resto, rischiando. È questa la verifica. È questa la lezione degli anni Settanta!

Ciao Pasquale, a presto

Salvatore Ricciardi
Pubblicato in Carcere, Formazioni Armate, Lotta Armata | Contrassegnato , , , , , , , | 4 commenti

Pubblicate le motivazioni della sentenza di Mastrogiovanni

Da: rivista anarchica anno 47 n. 416 maggio 2017

Caso Mastrogiovanni/Pubblicate le motivazioni della sentenza

Dopo circa quattro mesi dall’emanazione della sentenza emessa dalla corte d’appello del Tribunale di Salerno per la morte di Francesco Mastrogiovanni, nella quale sono state confermate, seppur dimezzate, le pene per i sei medici del reparto di psichiatria dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania (Sa) e sono stati condannati undici dei dodici infermieri loro collaboratori (assolti in prima istanza), sono state rese note le motivazioni della sentenza di secondo grado. Quali sono state le pene comminate e le relative motivazioni?

Le richieste
Nella requisitoria del 10 aprile 2015 il Procuratore Generale Elio Fioretti aveva chiesto pene variabili da cinque anni e quattro mesi a quattro anni sia per i sei medici che per gli undici infermieri. La dr.ssa Maddalena Russo, subentrata nel corso del processo al dr. Fioretti, nella sua brevissima replica ha confermato le richieste del collega, ribadendo la responsabilità anche degli infermieri.

Le condanne
La Corte d’Appello di Salerno, presieduta dal Dott. Michelangelo Russo, nonostante le richieste di inasprimento delle pene avanzate dai due Procuratori Generali ha condannato gli infermieri: Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Antonio Luongo, Nicola Oricchio e Marco Scarano a un anno e tre mesi di reclusione; Maria D’Agostino Cirillo, Carmela Cortazzo, Antonio De Vita, Massimo Minghetti, Raffaele Russo e Antonio Tardio a pene lievissime di un anno e due mesi per aver dato “un contributo materiale consapevole alle condotte dei medici, contribuendo consapevolmente, con comportamento commissivo od omissivo, alla privazione della libertà personale dei pazienti e senza esercitare il potere/dovere di rifiutarsi o comunque di segnalare l’illeicità, connesso alla loro funzione e comunque loro conferito dall’art.51, comma 3 C.P.,”.
Per la prima volta i giudici hanno affermato che non basta ubbidire ad un ordine per non essere ritenuti responsabili di un reato.
Per quanto riguarda i medici Rocco Barone e Raffaele Basso la pena comminata è di due anni; Michele Di Genio, primario, è stato condannato a un anno e undici mesi; Amerigo Mazza e Anna Angela Ruberto ad un anno e dieci mesi; Michele Della Pepa a un anno e un mese per aver messo in atto: “una contenzione disumana”, che non può essere giustificata con finalità di protezione del paziente e appare come una prassi legata a carenze di personale e volontà organizzative. Il fatto che nessuno dei medici l’abbia annotata in cartella clinica dimostra per i giudici la consapevolezza di quanto non vi fosse alcun presupposto per legittimarla. Se le pene previste in primo grado sono state ridotte è solo nel rispetto di criteri di commisurazione della pena, “che non devono tenere conto di fattori emotivi” e in considerazione di un contesto temporale in cui la sensibilità a certi temi era meno avvertita.

Emanuela Bussolati – “Angelo costretto”. Illustrazione a sostegno della
campagna per l’abolizione della contenzione “…E tu slegalo subito”

Lo sconcerto dei familiari
L’esiguità delle pene e la sospensione per i medici dell’interdizione dai pubblici uffici hanno prodotto nei familiari dell’insegnante un grande sconcerto. Caterina Mastrogiovanni, sorella di Franco, intervistata dal TG3, visibilmente turbata ha dichiarato: “Resto molto delusa, molto delusa soprattutto per il reintegro (del personale sanitario, n.d.a.), mio fratello è stato ammazzato in quel reparto”. Anche Grazia Serra, figlia di Caterina e nipote dell’insegnante cilentano ha dichiarato con forza: “Sono molto preoccupata, è stata sospesa l’interdizione dal lavoro per i medici, noi quello che vogliamo è che non accada mai più e invece questi medici continueranno a lavorare”. Se necessario, continua Grazia, ci rivolgeremo alla Corte Europea per i diritti dell’uomo.

La “Legge Mastrogiovanni”
A seguito dei tanti morti e degli abusi consumati nell’esecuzione dei ricoveri coatti, i Radicali hanno preannunciato che presenteranno, in Parlamento, una proposta di “Legge Mastrogiovanni” che riveda il Trattamento sanitario obbligatorio. Altre battaglie che ci attendono sono quelle per l’introduzione nel codice penale dei reati di tortura e trattamenti degradanti. A chiederlo, tra gli altri, è il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha ritenuto insufficienti le misure sinora prese dall’Italia per dare esecuzione alla sentenza di condanna della Corte europea dei diritti umani sul caso Cestaro (irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova) emessa il 7 aprile 2015.

Angelo Pagliaro

 

Pubblicato in Repressione dello Stato | Contrassegnato , , , , | 1 commento

A proposito del panico di massa a Torino: i “rimedi” sono poliziesco-militari

Prima si infonde la paura per meglio governare un popolo e lo si porta in preda di angosce e inquietudini, …  poi si propongono “rimedi” poliziesco-militari

Il ministro Minniti: “protezione civile e vigili urbani per gestire la sicurezza in piazza”  –

leggo da: La Stampa dell’ 8 giugno 2017 (art, firmato da Lodovico Poletto)

      Il ministro degli Interni Minniti si è recato sulla scena di Piazza S. Carlo e dopo i preliminari di rito: «Sono qui a Torino perché l’Italia vuole essere vicina ai feriti e ai soccorritori. Ho incontrato sia gli uni che gli altri e mi sono reso conto del lavoro straordinario che il sistema sanitario di Torino ha svolto quella notte. Certo qualcosa non ha funzionato. Bisogna ricostruire nel dettaglio affinché non si ripeta più, né a Torino né in altre parti del Paese», ci ha spiegato il suo impegno per «Studiare nuovi metodi di prevenzione e gestione del panico per evitare il ripetersi di nuovi drammi collettivi come quello avvenuto sabato sera a Piazza San Carlo».

Il ministro ci ha assicurato che, «sta elaborando una nuova dottrina di sicurezza per proteggere i cittadini dalla paura. La formula con cui farlo è “far coincidere la safety e la security” », (sono due termini per dire la parola “sicurezza”, anche se al primo si attribuisce anche il senso di “scampo”, “salvezza”,).

Il lodevole intento di Minniti è «battere una “psicosi che genera ansie e che mette a rischio l’incolumità dei cittadini e crea un problema di sicurezza“. In quanto alla fine tutto ha una radice. “Perché – spiega ancora il ministro – c’è un collegamento emotivo diretto tra l’attentato di Manchester e il panico di Torino. Là c’è stato l’attacco, qui s’è innescata la paura: l’effetto che i terroristi volevano creare lo abbiamo avuto noi”».

Minniti afferma che la direttiva per evitare tutto questo, «richiede un cambio di visione complessiva del problema”. E che passa attraverso quella che lui chiama “gestione integrata della piazza” da parte di “forze dell’ordine assieme a Protezione civile, Vigili del fuoco e vigili urbani».

Infine ci delinea il suo modello: «Il modello di sicurezza che noi oggi applichiamo prevede l’integrazione fra le forze di sicurezza e l’esercito. Cosa che è stata fatta, e con successo, anche in occasione delle celebrazioni dei sessant’anni dei Trattati di Roma e per il G7 di Taormina. E questa è la security. Ma sul fronte della “safety” è fondamentale pensare, ed agire, in modo differente».

Ecco la sua soluzione per la safety, ovvero come scampare al panico senza esserne travolti. Dopo aver analizzato dettagliatamente quello che è successo a Torino, ha affermato che: «Per evitare che ciò avvenga servono tecniche innovative. Come “indicare le vie di fuga prima dell’evento, ad esempio utilizzando una star oppure un calciatore che sale sul palco e spiega al pubblico dove andare in caso di necessità è una ipotesi sulla quale lavorare”, spiega ancora Minniti: “Bisogna saper governare gli animi anche in caso di emergenza. E anche questo è uno dei compiti di uno Stato che intende garantire la sicurezza e l’incolumità ai suoi cittadini».

Non è venuto in mente al ministro di dire che il “panico” di Torino altro non è che il risultato del martellamento ossessivo sui temi della “in-sicurezza”, del “terrore”, degli “attentati”, insomma del “nemico che vuole distruggere il nostro meraviglioso stile di vita”. [vedi il “Diritto Penale del Nemico” qui]

Intanto le TV e i giornali, ma anche i film, le fiction, e tutta la produzione mediatica, continua a spargere paura e terrore tra la popolazione. Lo fanno anche gli stessi politici, soprattutto in periodi elettorali, non volendo parlare delle scelte economiche e politiche che non faranno oppure faranno contro di noi. Non è una novità, da secoli nella cultura dominante delle classi dirigenti (tutte) è radicata la tecnica del “governo della paura”, che mostra come sia agevole governare una popolazione impaurita, terrorizzata, intimorita che non governare settori popolari attenti ai propri interessi, pronti a organizzarsi e lottare, senza farsi gabellare da fandonie e panzane.

 

Pubblicato in Repressione | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Ciao Lorenzo!

 

 

 

 

 

 

CHI HA COMPAGNI NON MUORE MAI

Lorenzo ci ha lasciati. Perdiamo un compagno come pochi. Firenze perde un pezzo di storia. Una storia di parte che Lorenzo ha vissuto in tutti questi anni sulle barricate, sempre schierato dalla parte giusta, dalla parte degli ultimi. Dalla militanza rivoluzionaria negli ’70 alle tante lotte per il diritto alla casa… sono migliaia le persone che hanno avuto la fortuna di conoscere il suo coraggio, la sua testardaggine, la sua straordinaria umanità. Lorenzo non si è mai fermato, neanche nei momenti e negli anni più difficili. Una vita intera dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. E l’insegnamento più importante che ci lascia è proprio questo: contro l’ingiustizia di questo mondo non bastano le belle parole, e lui non si è mai accontentato di “chiacchierare”. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Il suo ricordo e il suo insegnamento sono beni preziosi di cui fare tutti tesoro. Fino all’ultimo respiro ha fatto di tutto perché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.

In ogni picchetto,
in ogni occupazione
dietro ad ogni barricata,
resistendo alle cariche della polizia,
continuando a sfidare questo mondo,
Lorenzo continuerà ad essere con noi in prima fila.

Stai tranquillo, non è finita qui…
Hasta la victoria companero!

Aspettando chiarezza sul giorno dei funerali, ci prepariamo a dare a Lorenzo il saluto che si merita nelle strade e nelle piazze di Santa Croce, luoghi vissuti da Lorenzo tra mille scontri e battaglie…

I compagni e le compagne della lotta per la casa e dei collettivi autonomi

 

 

 

 

 

Pubblicato in Movimenti odierni | Contrassegnato , | 1 commento

Non farti la domanda: devo occuparmi della Repressione? è la Repressione che si occupa di te!

Puoi ascoltare la presentazione fatta dagli autori del libro Costruire Evasioni nella trasmissione “La Conta”  andata in onda mercoledì 31 maggio (dalle 15 alle 16) dalle frequenze di RadiOndaRossa:  qui

Si tratta del libro uscito in questi giorni in libreria: Prison Break Project – COSTRUIRE EVASIONI, sguardi e saperi contro il diritto penale del Copertina-CostruireEvasioninemico – Edizioni Bepress 2017-05-17

È un testo molto utile per conoscere come opera la Repressione! Per scoprire il ruolo sempre più importante della costruzione del nemico pubblico, del nemico dello stato contro cui indirizzare gli attacchi. E’ un testo utile per individuare i terreni su cui si attesta la repressione, per non farci trovare impreparati. Per contrastarla e combatterla! 

*La Repressione è sempre attiva e rinnova le sue pratiche per rendere il controllo sociale e politico sempre più totale:

-nei confronti di ogni espressione e manifestazione di dissenso;

-per moderare il conflitto sociale e renderlo compatibile con l’ordine esistente. Per svuotarlo dei contenuti di trasformazione sociale;

-per imporre ai movimenti rivendicazioni compatibili con l’ordine capitalistico esistente;

-per individuare le “classi pericolose” e i soggetti che operano per un cambiamento sociale.

Ragionare sulla lotta alla Repressione vuol dire affrontare un tema importante della lotta politica. La Repressione non è un fatto esclusivamente giudiziario, prima di tutto è un fatto politico. La sua azione si sposta verso l’individuazione delle “finalità” del tuo agire, non tanto del “fatto” che hai compiuto.

Discutere questi temi, queste analisi e metterle in pratica è il compito che abbiamo per costruire un terreno di resistenza alla repressione.

Il radicamento e la forza costruita nei territori è l’unico argine per contrastare la repressione!

 

Pubblicato in Repressione dello Stato | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Contro il “diritto penale del nemico”. Un libro, discutiamone!

È appena uscito un libro molto utile ai movimenti di lotta. Analisi e riflessioni necessarie per conoscere e contrastare la repressione:

Prison Break Project – COSTRUIRE EVASIONI, sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico – Edizioni Bepress 2017

Copertina-CostruireEvasioni

Parlare, riflettere e scrivere di lotte e repressione è un esercizio arduo e spesso ingrato. Bisogna entrare nel terreno avverso, in quel perimetro composto da dispositivi linguistici o operativi che disegnano i limiti, sanciscono decisioni, attivano punizioni dannatamente reali proiettate sulle vite altrui. Ciascuno di noi è un potenziale obiettivo della repressione

[dalla quarta di copertina]

In Italia, dal 2001 in poi, la repressione rivolta ai movimenti sociali ha visto una forte accelerazione. Il fenomeno non è solo materia di tribunali, ma anche di politici e media.

È tuttavia necessario considerare anche il piano giuridico, esaminando le evoluzioni dei dispositivi più usati contro le lotte sociali. Il testo si confronta con alcune inchieste giudiziarie e con le eterogenee pratiche di lotta e resistenza messe in atto dai movimenti.

Non ci troviamo in una situazione di emergenza democratica: la guerra senza quartiere al “nemico pubblico” è la regola di qualsiasi governo. Per questo preferiamo parlare di diritto penale del nemico.

Dal basso e dal ventre dei movimenti, non vogliamo dettare la linea ma contribuire a inceppare il meccanismo repressivo.

[dalla prefazione di Salvatore Ricciardi]

Seguendo il filo di queste indicazioni, con tutte le variazioni possibili, si potrà, in poco tempo, avere un quadro, via via, più preciso delle tendenze che sta assumendo la repressione e accumulare conoscenze per non farci trovare impreparati, né colti alla sprovvista.

Avere questo libro tra le mani è importante; ancora più importante è leggerlo e discuterlo collettivamente; ma la vera sfida è quella di continuare questa riflessione sul piano pratico, senza tralasciare quello analitico.

=*=*=*=

Prison Break Project è un progetto di analisi sulla repressione dei movimenti sociali . Anima un blog (prisonbreakproject.noblogs.org) e ha autoprodotto nel 2014 il libretto “Terrorizzare e reprimere”

Il libro verrà presentato e discusso a Roma:

*Giovedì 25 maggio, ore 19 presso il bar-libreria Zazie nel metrò, via Ettore Giovenale, 16, quartiere Pigneto. Zazie 25 mag

*Venerdì 26 maggio, alle ore 19 presso B(A)M Biblioteca Abusiva Metropolitana via dei Castani, 42                       quartiere Centocelle. Informazioni su: bambibliotecaabusivametropolitana.noblogs.org  Evento Facebook

BAM EVASIONI

*Sabato 27 maggio alle ore 18 presso il CCP (Centro Cultura Popolare) in Via Capraia 81, quartiere Tufello. Informazioni su: http://www.ccptufello.org/   rassegna_etnicaDesiree

Pubblicato in Repressione dello Stato | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento