A diciotto anni da Genova 2001

Schiavo chi ti libererà

Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta

Compagno ti vedranno

Udranno le tue grida

Schiavi ti libereranno

Nessuno o tutti – o tutto o niente

Non si può salvarsi da sé

O i fucili o le catene

Nessuno o tutti – o tutto o niente

                                                                              (B. Brecht)

*********

«…non mi lascio mettere nel sacco da questa presa in giro della gara, questo correre e cercare di vincere, questo trottare per un pezzo di nastro azzurro,… 
…ma io non vincerò perché l’unico caso in cui cercherei di arrivare primo sarebbe quando vincere significasse che sfuggo ai poliziotti dopo aver fatto il più grosso colpo in banca della mia vita, ma vincere significa esattamente il contrario, … significa correre dritto nelle loro robuste mani inguantate di bianco e verso i loro brutti musi sorridenti e rimanervi per il resto della mia lunga vita di spaccapietre, si, ma di spaccapietre nella maniera in cui voglio farlo io e non nella maniera in cui mi dicono loro…
…non c’è niente che io voglia evitare o da cui pensi di scappare; voglio solo vendicarmi dei Difensori della Legge e dei Pancioni lasciandoli là seduti sulle loro poltrone eleganti a vedermi perdere questa gara…
…questo è un altro uppercut che mollo in primo luogo alle persone come il direttore, per dimostrare –se posso- che le sue corse non si vincono mai anche se c’è sempre qualcuno che senza saperlo arriva primo…»
[La solitudine del maratoneta, 1962 di Alan Sillitoe.  Da cui è stato tratto il film:
 Gioventù Amore e Rabbia di Tony Richardson GB 1962]
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Maelstrom

Ho aperto questo blog per rendere fruibili tutti i documenti che non sono riuscito ad inserire nel mio libro Maelstrom, appena uscito per Derive Approdi. Non troverete ancora tutto, perché il sito è in costruzione.           Pazientate!

“Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa…  Statene certi… alla fine nulla resterà impunito”.    dai muri d’Italia, anni ’70
Sì, sì! e io la inseguirò oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn, oltre il Maelstrom di Norvegia e oltre le fiamme della perdizione prima di arrendermi. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per dare la caccia a quella Balena Bianca sulle due sponde del continente e in ogni angolo del mondo, fino a che non sfiaterà sangue nero e non avrà le pinne all’aria. Cosa ne dite, marinai, volete mettere le mani su tutto ciò, oppure no?”    (Herman Melville, Moby Dick, Cap. XXXVI)
“In cinque minuti l’intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all’improvviso in frenetiche convulsioni – gonfiandosi, ribollendo, sibilando – roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…”
(Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström)
Per chi ama il JAZZ. Nel 1953 Lennie Tristano compose ed eseguì un brano ispirato al racconto di E.A. Poe.  Il brano prese lo stesso nome: A Descent into the Maelström. Questo brano, concepito ed eseguito con il pianoforte in modo straordinariamente innovativo, fu pubblicato soltanto nel 1979, l’anno dopo la morte di Tristano, quando già molti pianisti si erano incamminati per quella strada.  Si può ascoltare qui (3′ 26”)
“Il maelström! Poteva forse suonarci all’orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten”.        (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari)

SOLIDARIETA’ MASSIMA ALLA POPOLAZIONE DELLA VAL DI SUSA IN LOTTA CONTRO  LA LINEA ad ALTA VELOCITA’!!!

La loro lotta è la nostra lotta! 

Libere tutte e tutti

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Un rogo infausto, 420 anni fa la Chiesa carbonizzava Giordano Bruno

420 anni fa, il 17 febbraio del 1600, dopo sette anni di carcerazione, Giordano Bruno (il nolano) fu condannato a bruciare sul rogo in piazza Campo de’ Fiori a Roma.

Nato nel 1548 a Nola, prese i voti a Napoli, ma ben presto i suoi dubbi sulla dottrina trinitaria e su quella dell’incarnazione lo misero in contrasto con gli ambienti ecclesiastici. Iniziò a peregrinare per l’ Europa, prima a Ginevra, poi a Tolosa e a Parigi e in Inghilterra dove insegnò ad Oxford e anche in Germania dove insegnò a Marburgo, Wittemberg e Francoforte, infine accettò l’ ospitalità del nobile veneziano Giovanni Mocenigo. Ma le pressioni della Chiesa sulla repubblica veneziana, costrinsero questi a lasciarlo nelle mani dell’inquisizione nel 1592 che lo arrestò per i sospetti di eterodossia. Nel 1593 fu trasferito da l’Inquisizione a Roma e, dopo sette anni di carcerazione e terribili processi, fu messo al rogo il 17 febbraio del 1600.

Col rogo di Bruno, con le torture e il processo, 33 anni dopo, a Galileo Galilei che lo costrinsero a parziale abiura delle sua teorie scientifiche, la Controriforma con lo strumento dell’Inquisizione bruciò non solo carni, come quelle di Giordano Bruno e altri e altre, ma incenerì le più grandi aspettative che, in questa parte del mondo, l’umanità aveva messo in moto nel grandioso esperimento umano, artistico e scientifico del Rinascimento.  Dal XVI secolo l’Italia è quasi interamente soggetta alla corona spagnola ed è interessata da quel processo di reazione della Chiesa cattolica al protestantesimo che va sotto il nome di Controriforma.

Il Rinascimento che aveva posto l’umanesimo con tutte le sue caratteristiche, al centro del tessuto urbano, di quello produttivo e artistico, come si nota ancora in molte città italiane, veniva così ridotto in cenere. La Controriforma aveva impedito nella penisola non solo la riforma religiosa, ma aveva ostacolato la modernità filosofica e scientifica da cui prese l’avviò l’età moderna. La Riforma protestante, al contrario, in altre aree europee aveva favorito queste innovazioni, facendo compiere quel salto in avanti che segnò i secoli successivi, mentre in Italia e Spagna, in particolare, si svilupparono, sotto quella coltre  plumbea reazionaria, pratiche impregnate di opportunismo, compromesso, intrallazzo accomodante e tutti le calamità in cui, ancora oggi, inciampiamo.

La statua in bronzo a Giordano Bruno in Piazza Campo de’ fiori è stata realizzata da Ettore Ferrari, inaugurata il 9 giugno 1889, poi distrutta per volontà di Pio IX durante la restaurazione del papato. Nel 1876 ci vollero numerose proteste e manifestazioni degli studenti universitari, organizzati in un Comitato allo scopo di edificare un monumento a Giordano Bruno. Lo Studium Urbis romano dal 1660 si era trasferito nella nuova sede del palazzo in Corso Rinascimento che prense il nome di Sapienza dall’iscrizione posta sopra il portone principale.

SONETTO – IN LODE DE L’ASINO.

O sant’asinità, sant’ignoranza,

Santa stolticia e pia divozione,

Qual sola puoi far l’anime sì buone,

Ch’uman ingegno e studio non l’avanza;

Non gionge faticosa vigilanza

D’arte qualunque sia, o ‘nvenzione,

Né de sofossi contemplazione

Al ciel dove t’edifichi la stanza.

Che vi val, curiosi, il studiare,

Voler saper quel che fa la natura,

Se gli astri son pur terra, fuoco e mare?

La santa asinità di ciò non cura;

Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare,

Aspettando da Dio la sua ventura.

Nessuna cosa dura,

Eccetto il frutto de l’eterna requie,

La qual ne done Dio dopo l’essequie.

[Giordano Bruno, Cabala del Cavallo Pegaseo- sonetto d’apertura dell’opera)

                                          Ciao Giordano !!!  

In questi giorni passate dalle parti di Campo de’ Fiori per salutare un grande filosofo e per riflettere su quale sarebbe stata la storia, in queste terre, se la scure reazionaria della Chiesa non fosse calata vigliaccamente sul grande rinnovamento.

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Corteo 15 febbraio a Roma, libertà per Öcalan e per tutti e tutte prigionieri politici

Difendiamo il Rojava per la libertà e la pace in Medio Oriente

Il 15 febbraio 1999 il leader curdo Abdullah Öcalan veniva rapito in Kenya dai servizi segreti turchi. Da allora è detenuto nell’isola-prigione di Imrali. Per chiedere la sua liberazione e la fine dei conflitti militari nell’area sabato prossimo ci saranno manifestazioni in diverse città europee. A Roma appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica

Da 21 anni il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è sequestrato nell’isola-carcere di Imrali, in condizione di totale isolamento. Lo scorso anno, grazie alla pressione esercitata dallo sciopero della fame iniziato dalla deputata dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli) Leyla GÜVEN e sostenuto da migliaia di prigionier* politic*, per pochi mesi i famigliari e gli avvocati sono riusciti ad avere accesso all’isola di Imrali. Ciò è durato poco. Dal 12 agosto 2019, Öcalan e gli altri tre prigionieri sono nuovamente isolati dal mondo esterno.

Negli incontri che in quel breve periodo si sono svolti, Abdullah Öcalan ha fatto ancora una volta concrete proposte per una soluzione politica della questione curda e dato la sua disponibilità per contribuire a un processo che, sulla base della democratizzazione, porti la pace in Medio Oriente, dimostrando di avere un ruolo importante nel far fronte alla situazione attuale che vede venti di guerra ancora più forti e che coinvolgono sempre più territori, dalla Siria fino alle porte di casa dell’Italia e dell’Europa, in Libia.

La proposta di un sistema democratico multietnico basato sulla parità di genere e sull’ ecologia, come quello realizzato nel Nord-Est della Siria, dove tutti i popoli della regione hanno combattuto per ricercare un modello amministrativo laico, democratico ed egualitario fa paura alle potenze regionali. L’ esperimento del Confederalismo Democratico va quindi difeso dall’ invasione turca e dalla pressione delle potenze globali.

Intanto in Turchia aumenta la repressione con il preciso obiettivo di mettere a tacere qualsiasi opposizione democratica. Occupando interi territori in Medio Oriente, Erdogan sta distruggendo la storia e l’identità culturale, provocando esodi di massa di intere popolazioni. Catastrofi umanitarie, come quelle provocate in Siria (ad Afrin prima, a Serekaniye e Gire Spi ora) invase, saccheggiate e occupate da turchi e alleati jihadisti sono la dimostrazione della barbarie del regime di Erdogan che espande le sue mire a tutta l’area del Mediterraneo orientale. L’ invio di mercenari islamisti in Libia è uno strumento col quale esercitare maggiore pressione sull’ Europa, giocando la carta dei profughi e delle risorse energetiche.

È ora più che mai necessario, per la pace in Medio Oriente, far sentire la nostra voce contro il fascismo neo-ottomano di Erdogan. Porre fine all’ isolamento di Abdullah Öcalan significa dare una prospettiva di pace e di democrazia a tutti quei territori martoriati da decenni di guerra, distruzioni e milioni di profughi.

Il 15 febbraio, da Strasburgo a Roma, si terrà la annuale manifestazione europea per chiedere la sua liberazione.

Difendiamo il Rojava per la libertà e la pace in Medio Oriente

Libertà per Ocalan e per tutte e tutti i prigionieri politici

Ufficio Informazione del Kurdistan in Italia , Comunità Curda di Italia , Centro Socio-Culturale Curdo ARARAT, Rete Kurdistan Italia

(da Dinamo Press)

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C’è del revisionismo storico nel “Giorno del ricordo”

Il “Giorno del Ricordo” cerca di nascondere i crimini del colonialismo italiano

Il Giorno del ricordo in Italia si celebra il 10 febbraio, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004,  in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Nel testo di legge si leggono le motivazioni:

« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale…» 

Un linguaggio razzista in una legge. Perché mettere «tragedia degli italiani» e poi «di tutte le vittime»? Come se ci fosse una gerarchia tra le vittime , quelle italiane “superiori” alle altre vittime?  Un brutto linguaggio appesantito dalle affermazioni di Giorgio Napolitano: «Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica»

Leggi tutto

Altri articoli sul “giorno del ricordo”  qui   qui    qui  e  qui

Qui  una intervista della storica Alessandra Kersevan sul “Revisionismo storico” a proposito del “giorno del ricordo”
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Quali sentimenti verso il carcere?

Da molte parti oggi si parla di carcere, ma se ne parla come di un qualcosa che esiste, più o meno, da sempre e che è possibile soltanto migliorarlo, attenuando le tremende sofferenze che produce.

E’ TUTTO FALSO! Non è vero che il carcere è sempre esistito! Non è vero che è l’unica sanzione possibile! non è vero che non si può togliere di mezzo e riprendere il percorso millenario dell’umanità di ricercare un diverso modo di mantenere l’aggregato sociale coeso e solidale. senza che debba voler sbranarsi a vicenda.

Per questo ODIO IL CARCERE perché

*dal 2000 ad oggi, dentro quelle mura, hanno trovato la morte 3.019 persone di cui 1.107 per suicidio; 4 morti dal 1° gennaio (dati al 23 gennaio 2020);
*oltre il 60% delle persone rinchiuse in carcere viene invogliata ad ingerire psicofarmaci, ossia “la droga di stato”, con effetti devastanti;
*oltre il 70% delle persone recluse, una volta uscite dl carcere, sono costrette a riprendere l’attività illegale perché altre possibilità sono loro negate;
*il 100% delle persone recluse, oltre la libertà, in carcere perde anche la dignità;
*da 50 a 60 bambine e bambini inferiori a tre anni devono stare in carcere se vogliono accompagnarsi con la madre;
*in questo paese oltre l’ergastolo, che è pena anticostituzionale, esiste anche l’ergastolo ostativo, ancor più anticostituzionale (condannato anche dalla Corte europea), che funziona come la tortura: viene interrotta solo quando la persona detenuta inizia a fare il delatore: è una punizione di scambio;
*i dati del ministero dicono che circa il 70% delle persone detenute che escono dal carcere, tornano a fare quello che li ha portati in carcere. La rieducazione è un fallimento

Dal 2001 la repressione contro i movimenti sociali ha segnato una forte accelerazione.  E’ urgente comprendere  le dinamiche che alimentano la repressione. che prende forma e peso non da un impennata di reati e crimini contro la persona, che sono in netta diminuzione, ma da una deliberata scelta politica, come parte del complesso sistema di potere per il controllo sociale, necessario al mantenimento dell’ordine capitalistico. Non c’entra nulla l’astratta e rigorosa applicazione della legge, non c’entra nulla l’ideologia della “legalità”, è il potere repressivo che costruisce un vero e proprio “nemico pubblico” contro il quale opera per mobilitare tutte le forze sociali disponibili e che assume, di volta in volta il volto dell’albanese, dello zingaro, del maghrebino, del rumeno, ecc. Tutto questo al fine di occultare i gravi problemi sociali come: l’aumento delle disuguaglianze prodotte da un aumento dello sfruttamento: l’aumento della disoccupazione prodotta da un aumento dello sfruttamento; l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi sociale che ciascuna e ciascuno rincorre nella sua vita.

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Presidio carcere Udine di ieri, volantino distribuito

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ CON I DETENUTI DEL CARCERE DI VIA SPALATO – UDINE

28 GENNAIO 2020

Stamattina ci troviamo qui, presso la Direzione del Distretto sanitario di Udine, in solidarietà con i prigionieri del carcere di via Spalato, che negli scorsi mesi hanno denunciato le gravissime carenze dell’area sanitaria, educativa e psicologica.

Ci troviamo per protestare qui al Distretto sanitario perché è al direttore di questa struttura che spetta la responsabilità delle funzioni di tutela dei/delle pazienti e di vigilanza sull’opera del personale sanitario operante nel carcere.

In particolare i detenuti ci informano che, da parte del personale sanitario interno alla prigione, ci sono gravi e immotivati ritardi nell’intervenire tempestivamente, quando cioè ci si sente male, e che l’infermeria non è presidiata sulle 24 ore né sui 7 giorni, e questo significa che chi si sente male fuori dall’orario di apertura deve essere ogni volta accompagnato dalle guardie in ospedale (e di conseguenza, attendere che le guardie siano disponibili). Ci sono detenuti con stomia che devono aspettare il ritiro della sacca dalla mattina alla sera. Vengono somministrati psicofarmaci senza consenso.

Una situazione di grave carenza la viviamo anche fuori dalle mura del carcere, noi “prigionieri sociali” non reclusi, prigionieri di una società dove il settore sanitario viene chiamato White Economy ed è considerato un settore produttivo a sé stante.

Dove ormai i costi tra prestazioni sanitarie offerte dal settore pubblico con la lievitazione del ticket e dal settore privato sono quasi i medesimi.

La sanità non è più un apparato che tende a garantire la tutela della salute a tutta la popolazione, in modo omogeneo e gratuito, bensì un settore dell’ingranaggio economico in cui la funzione sanitaria è ridotta e sorretta da funzioni più redditizie (ricerca e università).

Inoltre le persone recluse in via Spalato ci informano che gli psicologi e gli educatori, figure che dovrebbero occuparsi di rendere più veloci le pratiche relative alle misure alternative al carcere (ricordiamo che a Udine sono recluse solo persone con pene inferiori ai 5 anni) stiano facendo di tutto per ingannare ed impaurire i detenuti appartenenti alle fasce più deboli della società, manipolando le relazioni e condizionando il trattamento.

A Udine come anche a Tolmezzo, dalle carceri trapelano squarci di una stessa realtà di repressione e pratiche di tortura (ricordiamo l’esposto del Garante nazionale Mauro Palma per gli abusi che si sono verificati il 19 maggio 2019 nel carcere di alta sicurezza del capoluogo carnico, dove le guardie hanno utilizzato un idrante per oltre un’ora contro un prigioniero là detenuto, lasciandolo nella cella allagata per tutta la notte): e sono frammenti che vanno a comporre un unico processo, di selezione ed esclusione, volto a spingere costantemente verso il basso il costo della forza-lavoro: da un lato produrre larghe fasce di società utilizzabili come manodopera precaria e malpagata, dall’altro gestire le eccedenze escluse attraverso la sfera penale, diventata a sua volta un nuovo campo di investimento produttivo.

Oggi i tassi di carcerazione sono in aumento perché il legislatore ha prodotto nuove tipologie di reato e aggravanti per chi desterebbe allarme sociale. In proposito diamo una cifra, relativa certo a una situazione più estrema di quella italiana ma che dà un’idea di ciò di cui stiamo parlando: la popolazione carceraria degli Stati Uniti è di 2 milioni e 300 mila persone… un numero pari al totale dei lavoratori occupati nel settore agricolo (e industrie affini) di quel Paese!

In questa ottica di selezione/esclusione vanno inserite pure tutte le strutture per internare gli immigrati privi di documenti in regola, i Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), autentici lager. E, scendendo a catena, tutta l’ambigua galassia dell’accoglienza ai rifugiati, vera e propria fabbrica di forza-lavoro a costo zero, una sfera dove si sperimentano nuovi obbiettivi di docilità: non solo attraverso il controllo e lo sfruttamento, ma con l’interiorizzazione di norme comportamentali e standard di vita imposti, da rispettare per non ripiombare nel pantano della clandestinità.

CONTRO SFRUTTAMENTO E CONTROLLO! SOLIDARIETÀ AI PRIGIONIERI DELLA GALERA DI UDINE! SANITÀ E CURE PER I PROLETARI E LE PROLETARIE! FUORI IL CARCERE E IL CAPITALE DALLE NOSTRE VITE! CHIUDERE TUTTI I CPR! SOLIDARIETÀ AI PRIGIONIERI DEL CPR DI GRADISCA! RICORDANDO VAKHTANG ENUKIDZE, PERCHÉ L’ENNESIMA MORTE DI STATO NON PASSI SOTTO SILENZIO!

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Contatti:  liberetutti@autistiche.org

Associazione “Senza Sbarre”    Casella Postale 129    34121 Trieste

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“er mejo Bullo”

C’è chi dice ch’io so’ un prepotente
perché so’ un bullo dar gaiardo e bello
ma nun m’importa, nun me serve gnente,
chi vo’ parlà co’ me, cacci er cortello.

Chi è che nun conosce er mejo bullo?
Eh! M’ha lodato tanto er Messaggero,
e puro Libero cor Giornale er Tempo
e poi La Verità, ma è tutto vero.

Ar Norde poi ciò fatto er noviziato
ma er lombardo vessillo l’ho buttato
me so’ cucito addosso er tricolore
e adesso ognuno m’ha da rispettà.

So’ conosciuto a ‘gni sobborgo e foro
si nomini er bulletto, ecchime qua
so er mejo bullo e m’hai da lassà perde
si nun me riverisci hai da tremà.

Sono li campanelli a chi me pare
odio zozzi africani, so mejo l’italiani
amo i Brambilla cor loro conto n’banca
‘gni sempre dico er vero, mica l’infamità.

Vojo tutto er potere sopra e sotto
e l’ordine assoluto, no er casotto,
e chi nun ce vo sta se n’ha d’anna’.

Perché io puzzo, e puzzo forte
se voi puzza’ co me vieni alla morte.

Ma no! Che dico, mica c’hai creduto!,
un ber po’ d’odio, lo sai, me so’ vennuto
ma quale morte!, poltrone se pijamo
e i sordi ai padroni j’aumentamo.

So’ puro un po’ razzista e me n’avanto,
pe’ gnente de informavve me vergogno,
noi leghisti, lo sai, duro ‘o portamo
e puro lungo, lungo como un ramo,

voi sape’ come faccio a fa er coatto?,
si nun c’hai gnente da fa, mo te lo canto …
… attacca Carcidò

Fior de cojone
se credono che so’ er novo che ariva
ma so stato vent’anni a llargo Chigi
insieme ar centro destra, tutti bigi
er popolo che voi, nun lo capiva
fior de cojone
a fa’ er coatto, ce lo sai, me piace
me sento quasi un re e so’ felice
becco ‘n sacco de voti a profusione
fior de cojone

=*=*=

n.b. Liberamente adattata da Ettore Petrolini: “Giggi er Bullo”
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27 Gennaio, giorno della memoria

Nascita dei campi di concentramento e di sterminio

La nascita dei Campi di concentramento, in epoca moderna, inizia con la seconda guerra anglo – boera (olandesi), combattuta per il dominio del Sudafrica nel 1899-1902. Fu il generale britannico Horatio Kitchener che progettò e fece costruire nel Marzo 1901 dei campi di concentramento (concentration camp) in cui fame e malattie la facevano da padroni. Dei centomila deportati, 26.000 tra donne e bambini boeri ed altrettanti e forse più indigeni morirono. Strategia criminale, consueta per l’impero britannico, cui si affiancò la strategia della terra bruciata (scorched earth): circa 30 mila fattorie furono incendiate, le coltivazioni distrutte e i capi di bestiame sottratti o uccisi, rastrellamenti, deportazione dei civili, distruzioni del territorio e campi di concentramento per vincere la resistenza boera.

Marzo 1933 nasce il primo campo di concentramento nazista a Dachau, su iniziativa di Heinrich Himmler. Ne seguirono 15.000 secondo alcune stime, ma forse anche di più, accompagnati da fosse comuni, forni, e tutte le nefandezze che conosciamo.

I primi che vennero internati nei campi di concentramento furono gli oppositori politici (comunisti, socialisti, anarchici) e nessuno/a si allarmò; poi vennero gli asocialen quelli/e che non accettavano il lavoro, i non produttivi, i lavativi e nemmeno a questo punto si allarmarono; subito dopo zingari, omosessuali, i ladri, i disabili, insomma tutti quelli che non erano utili alla produzione per fare la Grande Germania e ancora la gran parte della popolazione era d’accordo. Poi arrivarono gli ebrei e la gran parte dei cittadini accettò perché era stata convinta che ostacolavano la crescita economica.

Ai giorni nostri, con finanziamenti e armamenti europei, con il governo italiano in testa e l’accordo della grandissima parte del parlamento, si ripristinano in Libia i Campi di concentramento per le popolazioni africane che fuggono da guerre, fame e carestie. Precedentemente il governo Berlusconi aveva ottenuto campi simili negli accordi con Gheddafi.

Questi sono i più conosciuti, ma ricordiamo anche quelli in Algeria prodotti dall’occupazione francese, quelli in Libia realizzati dall’occupazione fascista italiana progettati da Rodolfo Graziani, e tantissimi altri, frutto della civiltà capitalistica imperialista di questa bella Europa!

*Come mai il campo di sterminio si è prodotto nel cuore dell’Europa, nel paese con il più alto livello di scolarizzazione e di cultura e con una società civile organizzata e consapevole?

*Che cosa è stato il nazismo? Una banda di pazzi, oppure un movimento politico appoggiato e finanziato dall’imprenditoria multinazionale e dal sistema bancario e osservato con ammirazione dal capitalismo mondiale. Per il capitale si trattava di rimettere in moto l’economia e la produzione di armi, fattore di altissimi profitti. E poi la guerra. La prima guerra mondiale aveva lasciato in sospeso rancori, vecchie ruggini e feroci rivalse. Aveva dimostrato che distruggere permette poi di fare affari d’oro nella ricostruzione.

*Una domanda centrale: su quali principi nasce il campo di concentramento? Da dove nasce la volontà di rinchiudere, deportare e sopprimere persone che non rispettano le regole, che non obbediscono a un ordine rigido utile a creare profitti per i ricchi e accumulazione capitalista? Se analizziamo bene il campo di concentramento troveremo che ha molto in comune col carcere! Le finalità sono le stesse: individuare i soggetti ribelli, quelli/e non adeguati all’ordine produttivo ed espellerli, deportarli in luoghi chiusi e separati dove non c’è vita; producendo in loro smarrimento, confusione, devastazione, annientamento. E’ la morte sociale prima della morte fisica. Questo è il carcere, è questo il campo di concentramento. La differenza è che il secondo porta alle estreme conseguenze il processo di annientamento.

e oggi?:

Attualmente vediamo sotto i nostri occhi i Cpr (Centri per il rimpatrio; prima CIE e prima ancora CPT), dove è stato ammazzato qualche giorno fa un ragazzo georgiano di 38 anni Vakhtang Enukidze. Sono spazi destinati alla detenzione amministrativa. Sono luoghi di privazione della libertà personale riservati a cittadini provenienti dai paesi non U.E. risultati, al controllo delle forze dell’ordine, irregolari.

Nella seduta parlamentare del 19 novembre 1997, presieduta da Luciano Violante, c’è stata la votazione nominale sul ddl n. 3240, (poi approvato con legge Legge n. 40/98 il 6 marzo 1998) disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (in relazione alla creazione dei Cpt), la grandissima parte dei parlamentari votò a favore, la destra voleva restrizioni ulteriori. Voti favorevoli alla legge si sono avuti anche dai parlamentari di Rifondazione Comunista e dei Verdi.

Rifondazione Comunista:

Bertinotti Fausto – Assente
Boghetta Ugo – Favorevole
Bonato Francesco – Favorevole
Cangemi Luca – Assente
De Cesaris Walter – Favorevole
Giordano Francesco – Favorevole
Lenti Maria – Favorevole
Malavenda Mara – Assente
Malentacchi Giorgio – Favorevole
Mantovani Ramon – Favorevole
Nardini Maria Celeste – Favorevole
Pisapia Giuliano – Favorevole
Rossi Edo – Favorevole
Santoli Emiliana – Assente
Valpiana Tiziana – Favorevole
Vendola Nichi – Favorevole

Verdi:

Boato Marco – Favorevole
Cento Paolo – Favorevole
Corleone Franco – Assente
De Benetti Lino – Favorevole
Galletti Paolo – Favorevole
Gardiol Giorgio – Favorevole
Leccese Vito – Favorevole
Mattioli Gianni Francesco – Assente
Pecoraro Scanio Alfonso – Assente
Procacci Annamaria – Favorevole
Scalia Massimo – Favorevole
Turroni Sauro – Favorevole

=*=*=*=

Un’ultima considerazione: abbiamo sentito i discorsi dei leader mondiali in questi giorni per ricordare l’orrore della shoah, perché non debba mai più ripetersi. Ci potete spiegare come mai molti esponenti politici sovranisti europei come l’ungherese Viktor Orban, Matteo Salvini, l’olandese Geert Wilders, l’austriaco Kurz, e tanti altri, in realtà razzisti e con venature fasciste, più o meno marcate, si sono recati in pellegrinaggio in Israele, assicurando sostegno economico e militare al governo di quel paese, mentre nel proprio paese, questi esponenti politici finanziano, sostengono e fomentano i gruppi dichiaratamente fascisti che praticano azioni, scritte e linguaggi razzisti e antisemiti?

 

 

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Il grande imbroglio della proprietà della casa

Se ne sono accorti anche loro!

“Loro” sono i capitalisti, lo spiega bene The Economist quando ci racconta di un “danno collaterale” notevole che ha accompagnato quel grosso imbroglio che ha addomesticato ampi settori della classe lavoratrice in Europa occidentale e Stati Uniti. Il grosso imbroglio è stato il mito della proprietà della casa con cui sono state indottrinate le classi lavoratrici, conquistandole a tal punto che, governi e banchieri, insieme a palazzinari e con la connivenza di sindacati e partiti di sinistra, hanno potuto osservare, soddisfatti, milioni e milioni di lavoratori e lavoratrici passare un’intera vita sotto la mannaia del pagamento del mutuo. Donne e uomini assillati dal terrore di non riuscire a pagare il debito, quella sorta di pedaggio per entrare nella combriccola dei proprietari, ma dalla porta di servizio, e vedersi portar via la casa, come poi è avvenuto nella crisi dei subprime del 2007 e negli anni successivi. Una vita regalata ai padroni e consociati, che ha narcotizzato la volontà di lotta e il desiderio di cambiamento di lavoratrici e lavoratori. Possiamo con tristezza riallacciarsi alle affermazioni di Engels quando accusò la classe operaia inglese di “essersi venduta per un piatto di lenticchie”, e completare la frase, stavolta rivolgendoci alla classe operaia occidentale, tra cui ci siamo noi stessi, che si è venduta per qualche mattone e un po’ di cemento. Una proprietà irrisoria, però sufficiente a farci assimilare tutte le grullerie dei proprietari, come il razzismo, la sottocultura forcaiola, la richiesta di guardie nei quartieri per tutelare la “proprietà”, l’appoggio a politici squallidi di destra, come vediamo da tempo.

L’imbroglio è riuscito, ma ha avuto degli “effetti collaterali”, come quelli che racconta The Economist.

Non crediate però che la battaglia contro la squallida fandonia della corsa alla proprietà della casa non ci sia stata. La battaglia è stata combattuta prevalentemente nel sindacato che spingeva per l’adesione nei luoghi di lavoro, la sinistra sindacale (in cui militavo) proponeva la richiesta di edilizia popolare inserita in piani urbanisti per una città vivibile, con affitti al 10% del salario e case per i senza reddito. Battaglia dura, che abbiamo perso, che però è stato uno dei motivi che ha causato la rottura con la dirigenza Cgil in ferrovia e in altri settori e la nascita dei Cub e degli altri organismi autogestiti.

Di questa battaglia, anche se perduta, possiamo andare fieri, alcuni elementi di fondo sono stati ripresi dai movimenti di lotta per la casa. Si tratta di ampliarli e rilanciarli a tutto campo: la lotta non è finita!!!

The Economist  jan 16th 2020

La proprietà della casa 
è il più grande errore di 
politica economica dell'Occidente
È un'ossessione che mina la crescita, l'equità e la fiducia pubblica nel capitalismo
LE ECONOMIE POSSONO subire sia incidenti improvvisi che malattie croniche. I mercati immobiliari nel mondo ricco hanno causato entrambi i tipi di problemi. Un trilione di dollari di mutui in rovina hanno fatto saltare in aria il sistema finanziario nel 2007-08. Ma altrettanto perniciosa è la disfunzione strisciante che l’edilizia abitativa ha creato nel corso di decenni: città vibranti senza spazio per crescere; proprietari di case anziani che siedono in case semivuote che desiderano proteggere la propria vista; e una generazione di giovani che non possono permettersi facilmente di affittare o comprare e pensano che il capitalismo li abbia delusi. Come spiega il nostro rapporto speciale di questa settimana, gran parte della colpa risiede nelle politiche abitative deformate che risalgono alla seconda guerra mondiale e che si intrecciano con un’infatuazione della proprietà domestica. Hanno causato uno dei fallimenti economici più gravi e duraturi del mondo ricco. È urgentemente necessaria una nuova architettura.
Alla base di questo fallimento c’è la mancanza di costruzione, specialmente vicino alle città fiorenti in cui i lavori sono abbondanti. Da Sydney a Sydenham, le normative complicate proteggono un’élite di proprietari di case esistenti e impediscono agli sviluppatori di costruire i grattacieli e gli appartamenti richiesti dall’economia moderna. Gli affitti elevati risultanti e i prezzi delle case rendono difficile per i lavoratori trasferirsi dove si trovano i lavori più produttivi e hanno rallentato la crescita. I costi complessivi delle abitazioni in America assorbono l’11% del PIL, in aumento dall’8% negli anni ’70. Se solo tre grandi città – New York, San Francisco e San Jose – allentassero le regole di pianificazione, il PIL americano potrebbe essere superiore del 4%. Questo è un premio enorme.
( qui c’è il testo originale, scusate la mia traduzione approssimata, ma il concetto è chiaro, molto chiaro, tanto chiaro da non metterlo via con leggerezza)
The horrible housing blunder
Home ownership is the West’s biggest economic-policy mistake
It is an obsession that undermines growth, fairness and public faith in capitalism
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Taser: via libera del Consiglio dei ministri all’uso della pistola elettrica

Taser, via libera del Consiglio dei ministri: la pistola elettrica entra nelle dotazioni delle forze di Polizia

«Riteniamo un grave errore quello del governo che, nel Consiglio dei Ministri tenutosi ieri, ha dato il via libera alla dotazione stabile per tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine della pistola elettrica taser, un’arma pericolosa e potenzialmente mortale, come ci dimostra la realtà dei paesi in cui è in uso». A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

La sperimentazione del taser era partita nel settembre del 2018 in dodici città su iniziativa dell’allora ministro dell’Interno Salvini. Secondo un’indagine della Reuters il taser ha provocato oltre mille morti nei soli Stati Uniti.

Il taser entra ufficialmente nelle dotazioni delle forze di Polizia: venerdì 17 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto di due articoli che va a modificare il regolamento che disciplina l’impiego della pistola a impulsi elettrici. Il prossimo passo è superare il vaglio del Consiglio di Stato, per poi tornare in Cdm per l’approvazione definitiva.

QUANDO LO STATO SPARA SULLA FOLLA

Le armi non letali come ingrediente della repressione

Le armi non letali e il loro uso contro i movimenti sociali

le novità in Italia e l’esempio della Francia –

Questo dossier è composto da diversi testi, materiali e video sottotitolati per cercare di presentare le armi non letali e le logiche che sottendono il loro impiego riflettendo sia sul contesto francese che su quello italiano.
Una versione del testo senza i materiali multimediali ma da leggere e stampare è disponibile in formato pdf

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La strage dei consiliaristi comunisti tedeschi 101 anni fa

101 anni sono passati da quella notte tra il 15 e il 16 gennaio 1919 in cui la compagna Rosa Luxemburg e il compagno Karl Liebknecht, e un numero enorme di attivisti/e comunisti del KPD (Partito Comunista di Germania) furono uccisi dalle formazioni Freikorps, Queste bande di criminali fascisti vennero utilizzati non da figuri dell’estrema destra, ma da Gustav Noske, il ministro della Difesa tedesco, e dirigente del SPD il partito socialdemocratico, spaventati dalla espansione del “movimento dei consigli” che si diffondeva in tutta la Germania, nelle fabbriche, tra l’esercito e nella marina tedesca.

Il 6 dicembre 1918 si esplicitò il piano del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert di schiacciare e distruggere gli operai insorti e le forze che li appoggiavano. Il governo ordinò che la Volksmarinedivision si trasferisse da Kiel a Berlino e si stabilisse nel castello della città. Intanto il 9 novembre al primo ministro e capo della socialdemocrazia, Friedrich Ebert, il Reichskanzler, principe Maximilian von Baden, aveva trasferito i propri poteri per tacitare le masse. Ebert pretese lo scioglimento della la Volksmarinedivision e il suo ritiro dal Castello, e Otto Wells, comandante della città di Berlino, rifiutò di pagare ai marinai lo stipendio arretrato. Ebert chiese la convocazione affrettata di un Congresso Nazionale dei Consigli, quando ancora la SPD aveva la maggioranza, ebbe luogo dal 16 al 20 dicembre 1918. Ebert riuscì a imporre rapide elezioni per un’Assemblea Nazionale che doveva dar vita a una costituzione per un sistema parlamentare, marginalizzando così il movimento dei consigli che richiedeva una Repubblica Socialista. Il 23 dicembre i marinai occuparono la cancelleria del Reich, tagliarono le linee del telefono, misero il Consiglio dei Commissari del Popolo agli arresti domiciliari e presero prigioniero Otto Wells. Ma diversamente da quanto si erano aspettati gli Spartachisti, non utilizzarono la situazione per eliminare il governo Ebert, bensì insistettero soltanto per avere ancora il loro salario. Ebert, con truppe fedeli al governo, la mattina del 24 dicembre diede l’ordine di attaccare il Castello. Per assicurarsi l’appoggio dell’esercito al suo governo, Ebert aveva fatto un patto col generale Wilhelm Groener (successore di Ludendorff il lurido complice di Hitler nell’organizzazione del Putsch della Birreriail 9 novembre 1923 a Monaco), garantendo le gerarchie militari che non avrebbe riformato l’esercito e avrebbe mantenuto gli alti gradi al loro posto. Nonostante ciò i marinai resistettero con successo a questo attacco, sotto la guida del loro comandante Heinrich Dorrenbach. Nello scontro persero la vita circa 30 persone tra soldati e civili: fu il “Natale di sangue di Ebert.

Per riprendere l’offensiva di classe, Rosa, Karl e altri/e decisero di dar vita al KPD  e il 1° Congresso di Fondazione si tenne dal 30 dicembre 1918 al 1° gennaio 1919, per dar seguito alla Lega Spartachista (Spartakusbund ) dell’11 novembre 1918. Il nucleo dirigente del movimento spartachista erano: Rosa Luxemburg, Hermann Duncker, Hugo Eberlein, Julian Marchlewski, Franz Mehring, Karl Liebknecht, Ernst Meyer, Wilhelm Pieck e altri/e. Il nome intendeva esprimere un maggior livello di organizzazione e una presa di distanza dall’USPD (Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands), Partito Socialdemocratico Indipendente Tedesco, nelle cui fila erano entrati 45 deputati dell’SPD nel marzo 1917 dopo essere stati espulsi dal partito perché contrari alla continuazione della guerra.

Il 15 Gennaio 1919 Rosa Luxemburg, Liebknecht e Wilhelm Pieck vennero catturati e condotti presso l’hotel Adlon di Berlino. Dopo essere stati massacrati, i corpi inermi della Luxemburg e di Liebknecht vennero trasportati lontano su una jeep militare, fucilati e gettati in un canale, Pieck riuscì a trovare la via della fuga. Era il 15 gennaio 1919. Il corpo di Rosa fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità impedirono che fosse sepolto a Berlino, per timore di manifestazioni e incidenti.

Ecco alcuni scritti di Rosa dal carcere. A queste righe ho aggiunto alcune parole di Hannah Arendt che anni dopo ha ben colto gli elementi di fondo del pensiero della Luxemburg, entusiasmandosene.

[Rosa Luxemburg, “Juniusbroschüre” Scritto nell’aprile 1915, Pubblicato a Zurigo nel febbraio 1916]:

«[…] Le rivoluzioni non vengono “fatte”, e grandi movimenti popolari non vengono inscenati con ricette tecniche tratte pronte dalle istanze di partito. Piccoli circoli di congiurati possono “preparare” per un determinato giorno e ora un putsch, possono dare al momento buono alle loro due dozzine di aderenti il segnale della “zuffa”. Movimenti di massa attivi in grandi momenti storici non possono essere guidati con questi stessi metodi primitivi. Lo sciopero di massa “meglio preparato” in certe circostanze può miserevolmente fallire proprio nel momento in cui una direzione di partito gli da “il segnale di via”, o afflosciarsi dopo un primo slancio. L’effettivo svolgimento di grandi manifestazioni popolari e azioni di massa in questa o in quella forma, è deciso da tutta una serie di fattori economici, politici e psicologici, dal livello di tensione del contrasto di classe, dal grado di educazione, dal punto di maturazione raggiunto dalla combattività delle masse, elementi tutti imponderabili e che nessun partito può artificialmente manipolare. Ecco la differenza tra le grandi crisi storiche e le piccole azioni di parata che un partito ben disciplinato può in tempi di pace pulitamente eseguire con un colpo di bacchetta delle “istanze”. Ogni ora storica esige forme adeguate di movimento popolare: essa stessa se ne crea delle nuove, improvvisa mezzi di lotta in precedenza sconosciuti, vaglia e arricchisce l’arsenale popolare, incurante di qualsivoglia prescrizione di partito».

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[Hannah Arendt, Sulla Rivoluzione (1963), Edizioni di Comunità, Milano 1983, pp. 305-306]:

«[…] L’aspetto più sconcertante dei consigli era che essi attraversavano non solo tutte le linee dei partiti, e riunivano membri di diversi partiti, ma che questa appartenenza partitica non aveva alcuna importanza. Erano insomma gli unici organi politici aperti ai cittadini che non appartenevano a nessun partito. Perciò entravano inevitabilmente in conflitto con tutte le assemblee, coi vecchi parlamenti non meno che con le “nuove assemblee costituenti”, per la semplice ragione che queste ultime, anche nei loro settori più estremisti, erano pur sempre figlie del sistema partitico. In questa fase, ossia nel bel mezzo della rivoluzione, erano i programmi di partito che più di qualsiasi altra cosa dividevano i consigli dai partiti; perché questi programmi, per rivoluzionari che fossero, erano tutti “formule preconfezionate” che non richiedevano azione, ma esecuzione – “di essere messe energicamente in pratica”, come puntualizzava Rosa Luxemburg, con la sua straordinaria chiarezza di idee sulla posta in gioco».

Queste sono alcune parole che Karl Liebknecht ripeteva spesso:   “il nemico principale è in casa nostra!

per approfondire su Rosa, Karl e le vicende di quel periodo vedi qui, qui, qui, qui, e qui,
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