Dove eravate voi tutti?

Soltanto trentacinque anni. Trentacinque anni di silenzio e omertà. Ora il giornalismo e  l’intellighenzia italiana devono accettare ciò che non sono stati capaci di accertare questa bronzea verità: nella lotta contro l’insorgenza armata lo Stato italiano e il sistema dei partiti ha usato la tortura! 

Non è vero che lo stato e le sue istituzioni hanno usato  i metodi democratici, come è stato troppe volte sbandierato da approssimati storici embedded, da magistrati tronfi, da cronachieri di “nera”, troppo nera. Continua a leggere

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16 febbraio 1936 vittoria repubblicana nelle elezioni in Spagna…

16 febbraio 1936 vittoria repubblicana nelle elezioni in Spagna, poi…il golpe (quanto poco servono le urne per la riscossa di classe!)

Scriveva Carlo Rosselli nell’estate del 1936: «A quasi cinque anni dalla nascita della Repubblica (nel 1931 a seguito dell’abbandono di re Alfonso XIII ) la società spagnola non ha mutato la sua “sostanza profonda”: l’aristocrazia terriera e la borghesia industriale e finanziaria, sono contrarie ad ogni riforma, che riduca i loro secolari privilegi, avvinghiate alle loro immense ricchezze e risolute a difenderle con ogni mezzo, compreso il sollevamento militare. Le classi subalterne delle campagne e delle fabbriche, reclamano meno disumane condizioni di vita, di lavoro, di salario, la questione agraria resta irrisolta, i baschi e i catalani reclamano l’autonomia regionale, il potere del clero è stato appena scalfito. Una massa enorme di quattro milioni di braccianti e contadini poveri (la maggioranza dei quali riceve tre pesetas di salario per dodici o quattordici ore giornaliere di lavoro, quando ci vuole una peseta per comprare un chilo di pane) non riesce a soddisfare i bisogni più elementari ed è esasperata dai soprusi dei latifondisti, tre milioni di operai sopravvivono con paghe da fame. Continua a leggere

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Togliendomi i mari…

Togliendomi i mari, la corsa e il volo

E dando al piede l’appoggio di una terra coatta,

che cosa avete ottenuto? Bel calcolo:

non potevate amputarmi le labbra che si muovono.

Osip Mandel’štam- Quaderni di Voronež, Mondadori, Milano, 1995

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Dopo la piazza?

VIVA LA PIAZZA! MA DOPO?

Entusiasmo e grande solidarietà per i gagliardi scontri di Piazza Syntagma, così come quelli di piazza Tahrir. La grande ripresa delle rivolte di massa nelle piazze sembra dare il via a una stagione di rivoluzioni. Ed è proprio questa la parola che gli stessi rivoltosi pronunciano con convinzione, “rivoluzione”. Continua a leggere

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Giovedì 17 febbraio 1977 Luciano Lama all’Università di Roma per ristabilire l’ordine

L’anno ’77 iniziò un mese prima, il 3 dicembre ’76, quando Franco Maria Malfatti, ministro istruzione, gettò sul tavolo le sue carte: la famigerata circolare che limitava la reiterazione degli esami, aumento delle tasse, soprattutto per i fuoricorso, tre livelli di laurea (diploma, laurea, dottorato di ricerca), reintroduzione del numero chiuso, ecc.

Il 24 gennaio ’77 a Palermo gli studenti occuparono la facoltà di Lettere, il 31 gennaio bloccate le attività didattiche presso le facoltà umanistiche di Torino, Cagliari, Sassari, Salerno. A Bologna, Milano, Padova, Firenze, Pisa si tenevano manifestazioni, cortei, assemblee.

2 febbraio ’77, all’Università La Sapienza di Roma una settantina di fascisti aggredirono un’assemblea di studenti. Respinti esplosero colpi di arma da fuoco. Guido Bellachioma venne gravemente ferito alla testa. L’indomani un corteo uscì dall’università, a via Solferino, nei pressi di via Sommacampagna, un gruppo di compagni si separò dal corteo e andò ad attaccare la sede del Msi da cui erano partiti gli aggressori il giorno prima. In piazza Indipendenza, da una 127 senza contrassegni scesero alcuni poliziotti con le pistole in pugno. Cominciò una sparatoria tra i poliziotti e due compagni, Paolo e Daddo e un poliziotto rimasero feriti gravemente. Continua a leggere

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La Giornata del Ricordo è “Revisionismo Storico”

Il Giorno del ricordo in Italia si celebra il 10 febbraio, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004,  in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Nel testo di legge si leggono le motivazioni:

« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale…» 

Un linguaggio razzista in una legge. Perché mettere «tragedia degli italiani» e poi «di tutte le vittime»? Come se ci fosse una gerarchia tra le vittime , quelle italiane “superiori” alle altre vittime?  Un brutto linguaggio appesantito dalle affermazioni di Giorgio Napolitano: «Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica» Continua a leggere

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Gare di Dimenticanza e Revisionismo

Tra la “giornata della memoria” (27 gennaio) e la “giornata del ricordo” (10 febbraio), si fa a gara per dimenticare i crimini del “tricolore” e  proporre una lettura revisionista dei massacri nella frontiera orientale.

[dalla nota introduttiva di Carlo Spartaco Capogreco al libro: “Renicci, un campo di concentramento in riva al tevere”]

[…] Auschiwitz esercitò il suo potente effetto assolutorio, anche nei confronti dell’internamento praticato dal regime fascista, al punto tale che quest’ultimo rimase per decenni pressoché assente dalla memoria degli italiani e dall’interesse della storiografia nazionale. Continua a leggere

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Egitto: la rivoluzione attacca i palazzi del potere

[assalto a una palazzina nei pressi del ministero degli Interni – 3 febbraio Il Cairo] Continua a leggere

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Wisława Szymborska – Torture

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture, di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano, e ci sono, solo la terra è
più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta. Continua a leggere

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Ad Aversa un museo degli orrori

Non sono orrori di qualche film di fantascienza, nemmeno di pratiche perverse risalenti a tempi oscuri o territori lontani. È l’armamentario che ancora oggi si utilizza nei 6 manicomi criminali (Opg) ancora in funzione in questo “bel paese”. Pratiche infami proposte consapevolmente dalle classi dirigenti, orrori che fanno parte della nostra cultura di base, della nostra costituzione materiale, del nostri valori condivisi (condivisi della stragrande maggioranza di questa popolazione). Orrori di cui siamo tutti e tutte responsabili, baluardi della nostra “sicurezza”! Continua a leggere

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