16 febbraio 1936 vittoria repubblicana nelle elezioni in Spagna…

16 febbraio 1936 vittoria repubblicana nelle elezioni in Spagna, poi…il golpe (quanto poco servono le urne per la riscossa di classe!)

Scriveva Carlo Rosselli nell’estate del 1936: «A quasi cinque anni dalla nascita della Repubblica (nel 1931 a seguito dell’abbandono di re Alfonso XIII ) la società spagnola non ha mutato la sua “sostanza profonda”: l’aristocrazia terriera e la borghesia industriale e finanziaria, sono contrarie ad ogni riforma, che riduca i loro secolari privilegi, avvinghiate alle loro immense ricchezze e risolute a difenderle con ogni mezzo, compreso il sollevamento militare. Le classi subalterne delle campagne e delle fabbriche, reclamano meno disumane condizioni di vita, di lavoro, di salario, la questione agraria resta irrisolta, i baschi e i catalani reclamano l’autonomia regionale, il potere del clero è stato appena scalfito. Una massa enorme di quattro milioni di braccianti e contadini poveri (la maggioranza dei quali riceve tre pesetas di salario per dodici o quattordici ore giornaliere di lavoro, quando ci vuole una peseta per comprare un chilo di pane) non riesce a soddisfare i bisogni più elementari ed è esasperata dai soprusi dei latifondisti, tre milioni di operai sopravvivono con paghe da fame. La situazione, secondo Hugh Thomas (“Storia della guerra civile spagnola” ), era questa: da una parte c’erano i padroni della potenza economica della Spagna, guidati dall’esercito, e appoggiati dalla Chiesa, incarnazione delle glorie d’un tempo. Tutti costoro si credevano sul punto di essere sopraffatti»
I più accaniti paladini “della patria, dell’ordine e della proprietà” erano i cardinali, i vescovi, i preti e la maggior parte degli alti ufficiali, formatisi nella guerra coloniale marocchina del 1923-27, professavano idee apertamente reazionarie e costituivano una mortale minaccia per la fragile democrazia spagnola. I più ostili alle istituzioni repubblicane erano i generali che organizzarono il “pronunciamento” o “l’alzamientoFrancisco Franco, Emilio Mola (governatore militare del Marocco spagnolo e comandante in capo dei servizi di sicurezza nel ’30), Gonzalo Queipo de Llano e José Enrique Varela, ma l’ideatore e leader del golpe fu il generale “carlista” José Sanjurjo, amnistiato dopo aver tentato di rovesciare, nel ’32, il Governo di Manuel Azaña, Sanjurjo morì tre giorni dopo l’inizio del pronunciamento in un incidente aereo.
Le elezioni generali del 1933 registrarono la vittoria di una coalizione di centro-destra dei conservatori cattolici della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA). Il nuovo governo cancellò le riforme avviate nei tre anni precedenti e questa scelta portò ad una serie di scioperi generali a Valencia e a Saragozza, a scontri di piazza a MadridBarcellona e ad una sollevazione dei minatori nelle Asturie, che venne repressa con la forza dall’esercito.
Dopo una serie di crisi governative, le combattute elezioni del 16 febbraio 1936, portarono al potere la coalizione del Fronte Popolare (comprendeva il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), l’Unione Generale dei Lavoratori (UGT), il Partito Comunista di Spagna (PCE), il Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) ed i repubblicani della Sinistra Repubblicana (IR, Izquierda Republicana, guidata da Azaña) e l’Unione Repubblicana (UR), guidata da Diego Martínez Barrio.
Questo patto venne appoggiato dai nazionalisti galiziani e catalani e dai sindacati anarchici, come la Confederazione Nazionale Lavoratori (CNT). In maggio Azaña viene eletto presidente della Repubblica e la guida del Governo passa a Santiago Casares Quiroga. Ma le tensioni di classe interne esplodono, e il paese si avvia verso una guerra civile: cresce il numero dei morti ammazzati e dei conflitti: nelle campagne dell’Andalusia e della Mancia, i braccianti occupano le terre dei latifondisti, nei villaggi molte chiese, simbolo dell’oppressione, vengono date alle fiamme, nelle città i paramilitari della Falange e di altri raggruppamenti fascisti (pistoleros) aggrediscono e uccidono chiunque manifesti idee progressiste, assaltano le abitazioni degli esponenti del Fronte popolare, compresa quella del leader socialista Francisco Largo Caballero. Richieste di aumenti salariali e riduzione di orario incalzano, gli industriali del settore meccanico rifiutano di ripristinare la settimana lavorativa di 44 ore, che era stata abrogata durante il “biennio nero” (1933-35), suscita le proteste del proletariato di Barcellona, gli scontri fra gli operai e la polizia sono all’ordine del giorno.
La situazione precipita quando il capitano democratico José Castillo viene trucidato per strada dai pistoleros della Falange, in risposta un gruppo di militanti e studenti socialisti, guidati dal capitano della Guardia civile Fernando Condés, preleva il 13 luglio il capo dell’opposizione di destra, il cattolico, José Calvo Sotelo (già ministro delle finanze al tempo della dittatura di Miguel Primo de Rivera, il fondatore della Falange) e incitatore del pronunciamento militare e lo uccide.
L’ALZAMIENTO
Intanto, da Pamplona, capitale della Navarra carlista, il generale di brigata Emilio Mola, che comandava la locale guarnigione, unifica tutte le componenti della cospirazione nazionale e riesce a convincere i carlisti a insorgere unitamente alle Forze Armate. La festa di San Fermìn, che si svolge a Pamplona dal 7 al 14 luglio con le sfrenate corse dei tori nelle vie della città, in mezzo ai “sanfermines” che si conclude nell’ingresso alla Plaza de Toros, fu l’ideale occasione di copertura della cospirazione che assunse il nome di Alzamiento nacional. Il piano per il colpo di Stato era stato fissato dal Generale Mola, chiamato “El Director”. Gli epicentri della rivolta erano la Navarra con i Requetés, cioè la milizia carlista, all’estremo nord e i territori del Marocco spagnolo, dove era insediata la Legione Straniera, la forza d’élite dell’Esercito oltre alle truppe indigene denominate “Regulares“, a capo delle quali si pose il generale Francisco Franco.
Il 17 luglio i militari di stanza nel Marocco “spagnolo”, al comando di Franco passarono per le armi il generale “lealista” Romerales e massacrano i sostenitori del Governo e del Fronte popolare ed entrarono in territorio spagnolo.
Iniziava la “guerra civile spagnola” che terminerà il 31 marzo 1939 con la vittoria dei fascisti aiutati dalla Germania nazista e dall’Italia fascista; si instaurerà una dittatura feroce fino alla metà degli anni 70
Il 27 febbraio 1939, i governi di Gran Bretagna e Francia riconoscevano il regime franchista.

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