Dopo la piazza?

VIVA LA PIAZZA! MA DOPO?

Entusiasmo e grande solidarietà per i gagliardi scontri di Piazza Syntagma, così come quelli di piazza Tahrir. La grande ripresa delle rivolte di massa nelle piazze sembra dare il via a una stagione di rivoluzioni. Ed è proprio questa la parola che gli stessi rivoltosi pronunciano con convinzione, “rivoluzione”.

[No Fmi No altre misure]

Alcune vittorie le hanno raggiunte le piazze. In Egitto è stato mandato via Mubarak, uno squallido despota che occupava, da oltre 30 anni, il potere; in Grecia la piazza ha già sfiduciato due governi, e quello attuale di Papadimos non avrà vita facile.

Dunque vittoria dei movimenti? Certo un bellissimo risultato!

Ora però la piazza egiziana urla:”Mubarak l’abbiamo cacciato ma il mubarakismo è rimasto” e lo scontro si fa più duro. In Grecia dopo la grande giornata di domenica 12 febbraio, il governo ha approvato i diktat della troika (Fmi, Bce, Ue), ancora sacrifici tremendi.

Che fare? In Egitto e in Grecia si continuerà a lottare, ne sono certo e lo faranno nel modo in cui riterranno opportuno condurre la loro lotta, sicuri di poter contare sulla nostra piena solidarietà!

[i dirigenti sono assassini del popolo]

Poiché non abbiamo nulla da insegnare a chi si ribella contro l’ordine esistente, a questo punto il problema torna a noi nel caso in cui, anche nelle terre che abitiamo (all’interno di quei confini ridicoli e grotteschi che ancora esistono e che chiamiamo “stati”), ci troveremo dentro giornate di rivolte, ribellioni, sommosse, tumulti, moti…Speriamolo! Contiamoci!

Lavoriamoci!

Se dovesse avvenire, come continueremo? Penseremo che gli scontri in piazza siano decisivi? Decisivi per mandar via un governo, certo, e poi? Un altro lo sostituirà, e manderemo via anche quello; li manderemo via tutti finché un governo non accetterà le nostre condizioni: ossia niente sacrifici, via dall’EU e dall’euro, niente più diktat di banche, borse, finanziarie, ecc., ecc.

E noi accetteremo un governo che, con procedure solo formalmente differenti da quelle dei governi precedenti, collochi l’economia nazionale sempre dentro il sistema capitalistico mondiale, casomai senza “euro” e con le monete nazionali (sai che soddisfazione!), con un 20, 25% di inflazione, un robusto taglio alla spesa pubblica, una contrazione dei salari e dei diritti, delle pensioni e dello “stato sociale”, un’alta percentuale di disoccupazione giovanile, ecc., ecc.

Bravi! Avremmo fatto tutto questo (che so?: quelle gigantesche sommosse che hanno sconvolto l’Egitto e la Grecia), per farci governare dagli appartenenti alla squallida “borghesia nazionale” (ricordate questa categoria?) tipo Caltagirone, Evangelisti, Lauro, Colombo, Taviani, Rumor, e compagnia cantante? Da piangere!

Alcuni a questo punto diranno: “le mobilitazioni di massa non bastano, ci vuole il partito”. E qui si creeranno schieramenti di tifoserie tra chi vuole il partito e chi no! Onde evitare bagarre inutili, poniamo il problema da un altro angolo.

Partiamo più concretamente dal fatto che non vogliamo più delegare che siano altri a decidere sulla nostra vita, non vogliamo che il nostro vivere e morire sia condizionato dall’andamento del sistema dei profitti capitalistici, non vogliamo più dipendere dagli interessi degli speculatori, dei mercati, delle multinazionali, delle borse, delle banche e delle finanziarie, ma nemmeno delle piccole imprese e delle cooperative!… e allora?

Giovani o non-più-tali, abbiamo una sufficiente esperienza, maturata nella ricca esperienza di lotta in questo paese e non solo, per sapere che governi di “borghesia nazionalista” o “borghesia imperialista” sempre sotto quegli interessi porranno le nostre vite ( e spesso le nostre morti).

Non abbiamo altra alternativa se non quella di uscire dal sistema capitalista, non certo quella di uscire dalla crisi, che al contrario dobbiamo acuire, perché “la crisi” è il loro modo di ristrutturare/rafforzare il loro potere. Dobbiamo inventare e costruire altre relazioni economiche e sociali e interpersonali in modo che l’attività per mantenerci in vita, per vivere in piacevoli rapporti con chiunque e con l’ambiente, non sia la maledizione del lavoro salariato, ma sia attività libera e creativa.

E allora dobbiamo affrettarci a costruire le strutture autorganizzate del contropotere proletario all’interno delle quali far nascere il programma anticapitalista del XXI secolo e che, dopo tutti gli scontri in piazza che vorremo fare e che faremo, ci permetterà di urlare: “ora vi mandiamo via tutti perché abbiamo da costruire un’altra società, la nostra!”.

Fin qui saremo d’accordo in molte e molti, lo spero,… ma c’è ancora una piccola postilla: siamo disposte e disposti a buttar via tutti i ninnoli e i trastulli con cui finora la società capitalista ci ha inondato per comprare il nostro consenso o, se volete, la nostra non-opposizione?

Salvatore,   13 febbraio 2012

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3 risposte a Dopo la piazza?

  1. Gianni ha detto:

    .”…e dopo?” Bella domanda! se la fece anche Malatesta nel 1921!! E’ giusto farsela questa domanda, ma ancora più giusto è suggerire di autoorganizzarsi….tipo SOVIET, ALMENO QUELLI DOVREBBERO METTERE TUTTI D’ACCORDO. L’ inportante è avere iniziato e questi giovani compagni mi sembrano volenterosi in Italia come all’estero, ma on bisogna mettero loro furia, tanto per forza non si fa nemmeno l’aceto..figuriamoci le RIVOLTE! tI abbraccio Gianni

  2. Damiano ha detto:

    bella domanda, davvero…

    e non saprei proprio come rispondere – di sicuro lo schiacciasassi della crisi costringerà molti a rinunciare al possesso di merci ed alle aspettative oggi date x scontate…
    ciao,

  3. Pino ha detto:

    La domanda alla quale m’intriga trovare una risposta è : e allora?
    Perché la questione dei ninnoli non mi ha mai riguardato.

    Dobbiamo inventare e costruire altre relazioni economiche e sociali e interpersonali in modo che l’attività per mantenerci in vita, per vivere in piacevoli rapporti con chiunque e con l’ambiente, non sia la maledizione del lavoro salariato, ma sia attività libera e creativa.

    E allora quando incominciamo ad inventare e costruire?????

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