1962, 50 anni, mezzo secolo è passato da quell’anno che ha segnato una svolta nel novecento, ha dimostrato che è possibile ribellarsi, è possibile vincere!

1962

50 anni, mezzo secolo è passato da quell’anno che ha segnato una svolta nel novecento, ha dimostrato che è possibile ribellarsi, è possibile vincere!

Le lotte di liberazione dal colonialismo compivano l’ultimo balzo con l’entusiasmante vittoria della rivoluzione algerina e ….iniziavano il percorso discendente stritolati tra burocratizzazione, corruzione, subalternità alle multinazionali e agli stati ex-colonizzatori, non riuscendo a mantenere la promessa di una “nuova società” basata sulla partecipazione delle masse al governo del paese.  Le borghesie nazionali continuavano quello stesso sfruttamento e repressione delle classi subalterne, operaie e contadine, che erano state le protagoniste delle rivoluzioni anticoloniali e che avevano pagato un costo altissimo.  Nei paesi industrializzati europei, nei primi anni 60, dopo il periodo della ricostruzione post-bellica inizia un percorso di lotta che assume, via via, caratteri rivoluzionari o comunque di radicali trasformazioni degli assetti interni e di quelli internazionali, ma soprattutto delle relazioni economiche-sociali.

Non ci sarebbe stato il sessantotto se non ci fosse stato un sessantadue così sovversivo.

A cinquant’anni da quel meraviglioso sessantadue cerchiamo di ripercorrere gli avvenimenti salienti di quel annus mirabilis che aprì uno spazio enorme alle possibilità rivoluzionarie, sottolineando potenzialità e difficoltà.

In Vietnam, un territorio su cui si concentravano tutte le tensioni antimperialiste e quelle prodotte dalla “guerra fredda” tra Usa e Urss. In Vietnam una resistenza popolare guidata da un fronte di liberazione, Fln, con all’interno un partito comunista si contrapponeva all’esercito più forte del mondo, quello statunitense che appoggiava i governi “fantoccio” sudvietnamiti screditati e destabilizzati da frequenti golpe. Il Fln del Vietnam era appoggiato dal governo di Hanoi nel nord-Vietnam ed anche dall’Urss e dalla Cina che pur nella litigiosità di quegli anni erano “costrette” ad appoggiare i guerriglieri vietcong. All’inizio dell’anno, il 12 gennaio 1962 che, con l’Operazione Chopper (vedi post, appresso), lo scontro si innalzò.

Un’altra grandiosa lotta di liberazione nazionale giungeva a conclusione. L’Algeria conquistava la sua indipendenza: nel marzo 1962 si conclusero gli accordi di Evian  che segnarono la sconfitta del colonialismo francese costretto a lasciare l’Algeria. (vedi post appresso)

Il quadro internazionale ci presentò un altro momento di grande tensione: la crisi dei missili a Cuba iniziò il 15 ottobre 1962 durò tredici giorni portando le due potenze, Usa e Urss,  sull’orlo del confronto militare con l’uso di armi atomiche.

Nel 1962 la gran parte dei paesi africani avevano conquistato la loro indipendenza dal colonialismo.  Il 1 luglio 1962 anche il Ruanda e il Burundi ottennero la piena indipendenza dopo le prime elezioni libere nel paese

[La decolonizzazione era stata conquistata nella colonia britannica della Costa d’oro nel 1957, prendendo il nome di Ghana, nel 1958 fu la volta della Guinea francese che rifiutò di entrare a far parte della Comunità franco-africana. Il 1960 fu l’anno delle indipendenze: Alto Volta (Burkina Faso), Camerun, Centrafrica (già Oubangui-Chari), Ciad, Congo, Costa d’avorio, Dahomey (poi Benin), Gabon, Madagascar, Mauritania, Niger, Senegal, Sudan (poi Mali), Togo. Sempre nel 1960 raggiunsero l’indipendenza anche il Congo belga (poi Zaire, poi ancora Congo), la Somalia (con l’unione di quella britannica e di quella ex italiana) e la Nigeria. Negli anni successivi seguirono le altre colonie britanniche: Sierra Leone e Tanganica (poi Tanzania) nel 1961, Uganda nel  1962, Zanzibar (poi federatosi al Tanganica) e Kenya nel 1963, Malawi (già Nyasaland) e Zambia (già Rhodesia del nord) nel 1964.  La minoranza bianca della Rhodesia del sud proclamò unilateralmente la propria indipendenza nel 1965, istituendo un regime di apartheid, solo nel 1980, a conclusione di una lunga guerra civile condotta dalla popolazione nera contro i coloni bianchi, la Rhodesia del sud abrogò la propria dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 1965 e ottenne l’indipendenza col nome di Zimbabwe.  Gambia, Botswana e Lesotho nel 1965-1966. Nel 1968 fu la volta di Guinea equatoriale (spagnola), Mauritius e Swaziland (britannici). Con la caduta del regime fascista in Portogallo, alla cui caduta contribuirono le colonie portoghesi, queste conquistarono l’indipendenza: la Guinea Bissau nel 1974, Angola e Mozambico nel 1975. La Spagna abbandonò nel 1975 il suo possedimento del Sahara, aprendo una crisi internazionale a causa dell’occupazione del Marocco della regione del Saharawi che frustrarono le aspirazioni indipendentistiche della popolazione locale. Nel 1977 la Francia concesse l’indipendenza a Gibuti. L’ultimo paese africano a conquistare l’indipendenza fu la Namibia, che nel 1990, a conclusione di una lunga lotta, si affrancò dall’occupazione sudafricana, sancita come mandato della Società delle nazioni, dopo la Prima guerra mondiale, poi non rinnovato dall’Onu]

*Viene giustiziato, per impiccagione, nel carcere Ramleh di Tel Aviv Adolf Eichmann, pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962.

La politica interna all’Italia vede l’inizio della fase storica dei governi di centrosìnistra: la Dc di Moro e Fanfani cattura il Psi di Nenni che subì una scissione alla sua sinistra da cui nacque il Psiup.

Le promesse del centro-sinistra si dimostrarono un guscio vuoto, man mano che si affievoliva il boom economico. Proprio quello sviluppo basato su bassi salari, supersfruttamento, rimesse degli immigrati e subalternità agli Usa e alla Nato.

*La nazionalizzazione dell’industria elettrica, tanto sbandierata, si tradsse in cospicui indennizzi alle aziende private (Edison, Sme, ecc);

*La riorganizzazione della scuola media unica, si fece attendere (1963) e non andò oltre a stabilire la frequenza obbligatoria fino a 14 anni, la limitazione del latino e l’abolizione delle scuole di avviamento al lavoro.

*L’istituzione delle Regioni, previste dalla Costituzione del 1946, dovette attendere il 1968.

Sul terreno minato dell’energia Enrico Mattei, colui che aveva fondato l’Eni nel 1953, rilanciando la vecchia Agip, morì in un incidente aereo il 27 ottobre a Bascapé (Pv). Inchieste, sospetti, teorie… ad oggi non c’è una verità chiara e condivisa, anche se in molti sono convinti essersi trattato di un omicidio compiuto dalle multinazionali del petrolio.

*Il democristiano Antonio Segni diventa presidente della repubblica italiana al Nono scrutinio, il 6 maggio 1962 con 443 battendo Saragat con334 voti.

*L’11 ottobre si apre a Roma il Concilio Vaticano II.

*Nelle elezioni comunali di Roma, la Dc vince con il 24% dei voti, segue il Pci con il 19% i fascisti del Msi arrivano al 13% e i socialisti non vanno oltre il 10%.

*A Napoli, nelle comunali, vince il Pdium (partito democratico di unità monarchica) dell’armatore e corruttore Achille Lauro col  31% dei voti, superando la Dc ferma al 27,82 %, il Pci col 20,94 e il Psi con l’8%.

Altri luoghi attiravano le masse, anche allora. Gli stadi e i concerti:

*Il campionato di calcio di serie A venne vinto dal Milan con 53 punti, seguono l’Inter 48, Fiorentina 46, Bologna 45, Roma 44, Atalanta 38, Torino 36, Palermo 35, Mantova 32, Sampdoria 30, Catania 30, Venezia 29, Juventus 20, L.R. Vicenza 28, Spal (Ferrara) 28, Padova, Lecco e Udinese retrocesse in serie B.

*La Coppa dei Campioni fu vinta dal Benfica di Eusebio che batté in finale il Real Madrid di Puskas per 5 gol a 3 (Eusebio 2 reti, Aguas, Coluna, Caves; per il Real: Puskas 3 reti)

*Il Premio Nobel per la letteratura fu conferito a John Steinbeck

*I Beatles, nell’agosto del 1962, con l’ingresso di Ringo Starr diviene definitiva la loro formazione storica. “Please Please Me” viene pubblicata nel gennaio 1963, ma fu registrate durante la seduta del 26 novembre 1962, scritta per intero da John Lennon e ispirata a “Only The Lonely” di Roy Orbison.

*Il 5 agosto l’attrice Marylin Monroe viene trovata morta nella sua casa a Brentwood a Los Angeles. Tante inchieste tante illazioni e un altro mistero mai chiarito.

PIAZZA STATUTO   siamo tutti teppisti/e

*Ma la vera svolta in questo paese avviene nei primi giorni di luglio 1962. In quella data inizia un percorso di antagonismo che porta vasti settori della classe operaia alla conquista dell’indipendenza dai sindacati collaborazionisti e dai partiti parlamentari, e alla conquista di un’autonomia dalli vincoli del capitalismo. I giovani operai, immigrati dalle regioni del sud del paese, impoverite, venivano gettati nei reparti della Fiat, inchiodati alle catene di montaggio e alle giostre, a ritmi di lavoro devastanti, in una città che li discriminava, scoprirono la ribellione collettiva e il 7 luglio 1962 si lanciavano contro la sede dell’Uil (in piazza Statuto a Torino) che aveva firmato un accordo separato con la Fiat sabotando la lotta operaia in crescita. Quei giovani operai, definiti “teppisti”  impegnarono per tre giorni scontri con la polizia: « La notizia di piazza Statuto arrivò inattesa come una grandinata estiva. Infatti era luglio, e i pochi giorni di ferie si facevano per strada. La cronaca di quei fatti l’ha racconta Dario Lanzardo: Tutto inizia il 13 giugno con 24 ore di sciopero nazionale dichiarato dalle tre organizzazioni sindacali Fiom, Fim, Uilm. Altissime le percentuali in tutte le fabbriche, meno alla Fiat. Qui ha scioperato per la prima volta un reparto delle Ferriere. Gli operai Fiat dal 1955 erano esentati dagli…» [da pag. 87 di Maelstrom]

Vedi i post:

https://contromaelstrom.wordpress.com/2011/06/25/la-rivolta-di-piazza-statuto-la-cronaca-della-rivolta/

https://contromaelstrom.wordpress.com/2011/06/25/la-rivolta-di-piazza-statuto-volantino-del-6-luglio-1962-di-quaderni-rossi/

https://contromaelstrom.wordpress.com/2011/06/25/rivolta-di-piazza-statuto-volantino-fiom/

https://contromaelstrom.wordpress.com/2011/06/25/la-rivolta-di-piazza-statuto-volantino-de-il-programma-comunista/

Il libro di Dario Lanzardo, La rivolta di piazza Statuto, è scaricabile interamente qui:

http://213.254.4.221/bess/index.jsp?req_page=view_page&bid=00000049&page_number=1&action=seek

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1962 un anno cruciale: prosegue l’offensiva antimperialista nei paesi occupati e colonizzati; inizia la riscossa operaia nei paesi industrializzati

1962

Il 1962 non poteva non iniziare in Vietnam il 12 gennaio 1962 con l’Operation Chopper

(il termine Chopper, nello slang statunitense vuol dire elicottero).                                            Fu la prima operazione di combattimento a coinvolgere in modo significativo e diretto le forze statunitensi durante la Guerra del Vietnam. Un mese prima nel dicembre del 1961, la marina statunitense aveva attraccato a Saigon dove aveva sbarcato 82 elicotteri da guerra CH-21 Shawnee con equipaggio americano che avrebbero dovuto supportare le forze armate sudvietnamite.  Gli elicotteri trasportarono un migliaio di paracadutisti sudvietnamiti 10 km a ovest di Saigon, in una località in cui si sospettava la presenza di una roccaforte vietcong. Presidente degli Stati Uniti era John Fitzgerald Kennedy in carica dal gennaio 1961.                          Con l’Operazione Chopper l’esercito americano sperimentò per la prima volta una tattica militare basata sulla mobilità aerea (la “cavalleria dell’aria“), che in seguito sarebbe diventata un elemento fondamentale dell’aggressione alla guerriglia vietnamita. Il precedente più importante era costituito dall’impiego di un battaglione di 12 elicotteri nel 1952, durante la Guerra di Corea. La tattica militare della “cavalleria aerea” procurò molte vittime tra i guerriglieri vietcong ma soprattutto tra la popolazione civile di villaggi vietnamiti, attaccati con armi incendiarie e napalm. Nonostante l’immane massacro, il più grande esercito del mondo fu sconfitto e il 30 aprile 1975 con l’ingresso delle forse guerrigliere del Fronte di Liberazione Nazionale a Saigon e la fuga degli statunitense e dei collaborazionisti.

Vedi la scheda Vietnam qui:

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Il 1962 è anche l’anno della conclusione vittoriosa della rivoluzione algerina

La classe dirigente francese e il suo governo dilaniato da contraddizioni interne e dall’offensiva delle forze del Fln algerino dovette accettare gli “accordi di pace”. Il presidente francese Charles De Gaulle, comprendendo che la partita in Algeria era perduta, avviò contatti col Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian). Il referendum si tenne il 1 luglio 1962: la quasi totalità della popolazione votò per l’indipendenza e per il Fln.                                                                                                                                                            Il 5 luglio 1962 il Governo provvisorio algerino decretò la giornata “festa nazionale dell’indipendenza“.

In Algeria la guerra di liberazione nazionale era iniziata il 1° novembre 1954 ed è continuata fino al 19 marzo 1962.  Oltre un milione e mezzo di morti da parte algerina, dei quali solo un sesto facevano parte del Fronte di Liberazione Nazionale e degli altri schieramenti indipendentisti, la gran parte delle persone uccise erano civili.

La prima azione messa in atto dagli indipendentisti algerini avvenne nelle prime ore della mattina del 1° novembre 1954, quando militanti del FLN eseguirono molteplici attacchi organizzati in varie parti dell’Algeria contro installazioni militari, posti di polizia, magazzini e mezzi di comunicazione, scatenando la dura reazione del ministro degli interni francese, il giovane socialista François Mitterrand, che affermò: ” la ribellione algerina può trovare un’unica forma terminale: la guerra“.

Mantenere l’occupazione francese dell’Algeria era voluto dei cosiddetti pieds-noirs, i coloni francesi stanziatisi nel paese fino dai tempi di Napoleone III che avevano evidenti interessi economici e finanziari nel territorio di quelli che chiamavano i “territori francesi d’oltremare”. Questa vasta porzione di abitanti (un milione di francesi a fronte di sette milioni di algerini), praticava un’effettiva politica di segregazione nei confronti della massa di popolazione araba, costretta a vivere in condizioni di permanente inferiorità politica e sociale, oltreché giuridica.

Gli indipendentisti algerini inizialmente non erano un fronte compatto. Inizialmente si formarono due correnti opposte anche militarmente: il FLN, che propugnava la restaurazione dello stato algerino “all’interno dei principi dell’Islam”, e il MNA (Mouvement National Algérien), di ispirazione socialista. Quest’ultimo aveva un forte radicamento nelle fabbriche e nei sindacati della scuola, oltre che nelle masse di lavoratori immigrati in Francia. Il MNA fu vittima di una spietata repressione voluta dalla piccola borghesia francese e algerina, che aveva il terrore che il processo rivoluzionario in Algeria potesse espandersi alla Francia, grazie alla massiccia immigrazione di lavoratori algerini. Il FLN risultò vincente nei confronti del MNA, forte del suo radicamento negli strati più poveri della popolazione e nelle campagne e grazie alla fondazione di associazioni professionali, organizzazioni studentesche e femminili.

Dal 1956, il FNL affiancato dall’ala militare (ALN, Armée de Libération Nationale), mise in pratica con successo la tattica della guerriglia, per evitare il contatto diretto con le truppe francesi, e arrivò a controllare ampi settori delle regioni dell’Aurès, della Cabilia e altre regioni montagnose intorno a Costantina e a sud di Algeri e Orano. Importante fu anche il fronte francese, dove i militanti algerini attuarono una serie di attentati a atti di sabotaggio contro le forze di polizia e le sedi governative. La risposta dell’esercito francese fu l’impiego massiccio del bombardamento dei villaggi, il rastrellamento di oltre 2 milioni di algerini e la loro deportazione in veri e propri campi di concentramento con un uso massiccio della tortura. Un atteggiamento brutale delle forze armate francesi, che ricordava troppo da vicino i metodi usati dai nazisti durante la Resistenza, fu fortemente condannato e criticato dalla sinistra francese e dall’opinione pubblica in generale, legittimando ulteriormente la lotta del popolo algerino.

Le sorti della guerra ebbero un’improvvisa svolta nel 1958, quando un putsch di generali guidati da Massu e Dalan, critici nei confronti del governo francese, provocò la caduta della Quarta Repubblica e costrinse il presidente Coty a richiamare al potere il generale de Gaulle. Questi modificò la costituzione, accrescendo i poteri dell’esecutivo (Quinta Repubblica), ma, anziché proclamare la guerra ad oltranza per l’ “Algeria francese”, avviò contatti coi “ribelli” del Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian).

Durante i tre mesi che trascorsero tra il cessate il fuoco ed il referendum sul futuro dell’Algeria, l’Organisation armée secrète (OAS), una società segreta francese a carattere paramilitare e fascista che fece del terrorismo la sua arma preferita, riscuotendo vasti consensi nelle file dell’esercito, tentò di provocare una rottura della tregua ottenuta dal FLN. Nel solo mese di marzo 1962 l’OAS fece esplodere una media di 120 ordigni al giorno, non risparmiando nemmeno ospedali e scuole. Alla fine i fascisti dell’OAS fallirono nei loro obiettivi e dovettero accettare una tregua col FNL il 17 giugno 1962. Nello stesso mese, più di 350.000 coloni abbandonarono l’Algeria.

In Francia in questi giorni si ricorda quella pagina “nera” vedi: 

L’énorme mensonge de la Guerre d’Algérie

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Prigionieri politici colombiani decretano sciopero della fame in vari penitenziari del paese

I guerriglieri colombiani detenuti in alcuni istituti  carcerari del paese hanno dichiarato il 20 marzo giornata nazionale di sciopero della fame in segno di protesta contro la decisione del ministro della Giustizia Juan Carlos Esguerra di concedere l’autorizzazione a una visita di verifica nelle prigioni da parte di una Commissione Internazionale di Osservazione della Situazione dei Diritti Umani negli Istituti Carcerari e della Situazione delle Prigioniere e Prigionieri Politici in Colombia. La Commissione era integrata, tra gli altri membri, dall’ex senatrice Piedad Cordoba, portavoce di Colombiane e Colombiani per la Pace. Il ministro colombiano ha inoltre negato l’esistenza di prigionieri politici nel paese. Il riconoscimento di un conflitto sociale e politico da parte del governo, sarebbe un segnale importante di volontà di risoluzione dello stesso. Le FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia,  avevano  chiesto la visita negli istituti penitenziari come condizione per la liberazione di 11 membri delle forze di sicurezza dello Stato  che si trovano  ancora nelle loro mani.  Nelle prigioni colombiane ci sono oltre 8.000 prigionieri politici . (A.M.)

Per saperne di più e leggere il comunicato delle prigioniere e dei prigionieri politici colombiani vai qui

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1982 Crisi-Repressione-Tortura-Lotte nelle prigioni europee

…E IN GERMANIA….

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18 marzo 1871: i proletari armati di Parigi fondano la Comune

MA NON COMMEMORIAMO !

Che non succeda che la commemorazione  impedisca la riattivazione. Conviene ingegnarsi per quest’ultima. A tornare a quanto è stato vivo anche se sconfitto.  (Alain Badiou )

Se la Comune fosse battuta, la lotta sarebbe soltanto rimandata. I princìpi della Comune sono eterni e non possono essere distrutti; saranno sempre rimessi all’ordine del giorno, fin quando la classe operaia non avrà ottenuto la sua liberazione.       [Karl Marx, Sulla Comune]

La rivoluzione della Comune di Parigi durò 72 giorni                                    Poi fu annegata nel sangue…

La rivoluzione sovietica in Russia durò 72 anni

Poi annegò nella burocrazia e nel mito del denaro e del potere statale … poi.. tante altre… e continuiamo!!!

 

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Occupazione statunitense in Vietnam: 44 anni fa, il massacro di My Lai

1968, nonostante le enormi forze in campo, quasi 500.000 uomini dotati dei mezzi di distruzione più moderni, aumentavano le difficoltà dell’esercito statunitense di aver ragione della guerriglia sud vietnamita. Gli strateghi Usa erano sull’orlo di una crisi di nervi. Nervosismo che contagiava gli ufficiali sottoposti. Così il 16 marzo 1968, dopo uno scontro con i guerriglieri, i soldati statunitensi della Compagnia Charlie, della 11a Brigata di Fanteria Leggera, agli ordini del tenente William Calley, scornati ancora una volta, vagando per la giungla, carichi di furore omicida e di razzismo, arrivarono al paesino di My Lai, a 840 chilometri a nord di Saigon, vicino al villaggio di Song My (la strage è difatti conosciuta come: il massacro di Song My). Non vi trovarono guerriglieri, così uccisero circa 400 civili: vecchi, donne e bambini furono mitragliati, fu appiccato il fuoco alle case e uccisi gli animali. I pochi superstiti, vennero uccisi con un colpo di pistola alla testa. E poi, tutti e tutte giù nella fossa comune.

Questa strage, nascosta sotto le parole di un cablogramma: “in uno scontro a fuoco uccisi 90 vietcong”, venne fuori alcuni anni dopo grazie a una serie di confessioni degli stessi soldati americani e sud vietnamiti. Dalle testimonianze che si susseguivano l’orrore che emergeva superava ogni immaginazione. Si raccontò di ragazze stuprate e poi tagliate in due, di donne incinta cui veniva aperta la pancia per estrarne il nascituro e gettarlo nei cespugli. Di capanne incendiate impedendo agli occupanti di uscire. Da un mucchio di cadaveri si vide uscire carponi un bambino di pochi mesi, il tenente William Calley con un calcio lo gettò nel mucchio e gli sparò in testa.

Negli Stati Uniti vi fu un’inchiesta e, come in tutti i regimi militari, si trovò il capro espiatorio, per assolvere i vertici dell’esercito e del governo, nella figura del macellaio di turno, il tenente William Calley. Questi fu condannato all’ergastolo, ma il presidente  Lyndon Johnson gli commutò la pena in 3 anni e mezzo. Calley fece un paio d’anni agli arresti domiciliari e la cosa finì lì.

Non finì però tra le donne e gli uomini coscienti: manifestazioni attraversarono le città di tutti i paesi. Gli scontri con la polizia si moltiplicarono ovunque sotto le ambasciate statunitensi. Negli Usa il movimento contro la guerra assunse un carattere ancor più radicale, fino ad arrivare alla “lotta armata rivoluzionaria” dei Weather/wo/men (Weather Underground Organization) attiva dal 1969 al 1976 che affiancarono il movimento rivoluzionario del Black Panther Party. Nei paesi europei centinaia di sedi di multinazionali Usa furono colpite, i governi europei avevano sempre più difficoltà a sostenere l’occupazione statunitense del Vietnam di fronte alle proteste continue e crescenti, fino tensioni rivoluzionarie.

La guerriglia vietnamita prese maggior forza e determinazione. L’offensiva del Tet (capodanno vietnamita) in corso dal 30-31 gennaio 1968, prese maggior vigore. Il 30 aprile 1975 le forze rivoluzionarie sud vietnamite entrarono vincitrici a Saigon.

Da allora, quando durante un corteo o una manifestazione si rompe qualche vetrina, si brucia qualche automobile o si distrugge un bancomat e questa azione viene definita “violenta”, quell’accusa viene certamente o da un questurino o da un imbecille. Tuttavia l’insegnamento maggiore che se ne deve trarre dal comportamento della guerriglia vietnamita è questo: il punto non è vincere questa o quella battaglia, ma continuare, non fare un passo indietro ed essere disposti /e a pagarne il costo.

Vedi la scheda sulla guerra in Vietnam qui

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Ho visto “Cesare deve morire”

Ho visto il film “Cesare deve morire” 

L’ho visto e ho di nuovo sentito il rumore dei chiavistelli, delle porte metalliche chiuse con forza, degli scarponi che calpestano corridoi, delle vasche di cemento chiamate “passeggi”, delle sbarre, delle ferraglie e dei cancelli. Di nuovo le narici hanno avvertito il puzzo di quelle celle polverose e umide, dai muri scrostati, dai tavolini sbocconcellati e dalle brande inospitali che hanno ospitato i miei incubi per diecimila notti. Ho rivisto quelle facce dure, le loro, le nostre, ho riconosciuto la mia, che pensavo di aver mescolato tra le altre, da quando sono fuori. Ci si riconosce tra i segnati dalla galera, altri non se ne accorgono, forse, ma noi ci si riconosce al volo. I solchi profondi della galera che segnano il viso sono indelebili come i segni della salsedine sui volti marinai. E’ il segno del passaggio del tempo della galera, tempo che non passa, tempo in compagnia delle tue passioni senza speranza, sempre più aspre, sempre più acute, i tuoi nervi, sempre più scoperti e urlanti.                                                                                                                   Dentro quelle celle, quegli spazi, quelle angustie, non hai il sedativo delle tante occupazioni che saturano la tua quotidianità quando sei “fuori”. Gli impegni “sociali” che maledici mille volte dicendo che ti sottraggono tempo per stare con te stesso, lo dici, ma menti, lo sai che menti. Sono proprio quelle faccende  che occupano la tua giornata la tua salvezza, altrimenti come faresti a placare e silenziare la tua vera natura, a occultare le tue passioni profonde. Quei rituali sono un balsamo per i tuoi nervi, un silenziatore e rendono il tuo vivere e i tuoi gesti socialmente compatibili. Ti impediscono di stare con te stesso troppo a lungo di ascoltare le tue passioni che urlano, di dar retta ai tuoi impulsi. Ti consentono di essere una persona accettata nella comunità.

In carcere no! Non hai questi impegni, te ne accorgi in quelle celle quanto conti l’assenza della quotidianità, dei gesti inutili, ripetuti e talmente regolari da essere condivisi, in carcere tutto ciò è malamente surrogato dai ritmi martellanti della giornata galeotta, sballottati di qua e di là fra ordine e minacce, tra un futuro che non c’è un vuoto presente.

Il teatro fatto in carcere con i detenuti ha avuto sempre un grande successo. I carcerati sono grandi attori e lo devono essere per non finire stritolati dalla galera. È una verità conosciuta da quando qualcuno ha cominciato a far “recitare” i carcerati.

I fratelli Taviani hanno capito una cosa in più: hanno capito cosa fa di un uomo un carcerato! L’hanno capito e l’hanno rappresentato. Il posto più adatto per far recitare il carcerato non è l’apparato scenico di un teatro, interno o esterno a un edificio chiamato carcere. Il luogo d’elezione per recitare è il non-spazio del carcere, la cella, la branda, il corridoio, il passeggio, ferro, cemento, ruggine, polvere, sudore stantio, sporcizia, freddo e sudore …assenza del tepore umano del sesso e dell’affetto. Lì si compie la tragedia dell’uomo, un uomo-nudo, senza orpelli né mediazioni sociali. La tragedia tra uomo libero e uomo sottomesso al potere, l’essenza di ogni tragedia.

Resta una domanda da fare. Una domanda che non avrà risposta: non siete anche voi, uomini “liberi”, sballottati di qua e di là fra ordini e minacce, tra un futuro che non c’è un vuoto presente… e allora chi “recita” di più, noi carcerati (passati e presenti) o voi?

=salvatore=

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11 e 12 marzo 1977, assassinio Lorusso e risposta del movimento

35 anni fa… a Roma, la notizia arrivò nelle primissime ore il pomeriggio dell’11 marzo del 1977, da Radio Città Futura

«…Qui Radio Città Futura, abbiamo appena ricevuto una telefonata da Radio Alice che ci ha dato le ultime notizie. La situazione a Bologna è questa: un compagno è stato ammazzato dai carabinieri. La meccanica degli incidenti, ancora da verificare completamente, dovrebbe essere la seguente. Il tutto è iniziato quando 5 o 6 compagni sono entrati in un’assemblea di Comunione e Liberazione (CL), e sono stati cacciati a pugni e calci. C’è stato un corteo immediato di risposta, che è arrivato sotto la facoltà di anatomia dove era in corso l’assemblea.  Vengono scanditi slogan. Immediatamente il rettore Rizzoli chiama la polizia. Che permette l’uscita dei ciellini dalla facoltà, prima opponendo uno sbarramento e, in seguito, ben sicuri di non coinvolgere nessun ciellino, con cariche e colpi di lacrimogeni ad altezza d’uomo. All’angolo tra via Bortolotti e via Irnerio, i Ps e i carabinieri hanno esploso raffiche di mitra. In via Mascarella i compagni per difendersi hanno lanciato un paio di bottiglie molotov contro una colonna dei carabinieri. Dal camion è sceso un carabiniere che, inginocchiandosi e presa la mira, ha sparato una decina di colpi contro i compagni che fuggivano. È qui che cade il compagno ferito a morte. Non sappiamo ancora il nome gli scontri continuano. Appena avremo notizie, interromperemo i programmi per darvele, comunque per tutti i compagni l’appuntamento è alla casa dello studente alle 15 per le iniziative da prendere e per discutere del corteo di domani pomeriggio». Continua a leggere

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Sabato 10 marzo sotto il carcere di Velletri

http://www.inventati.org/rete_evasioni/

Quanta rabbia abbiamo provato alla notizia della condanna di Lorenzo e Giuseppe?
Quanta altra sapendo che Giovanni doveva ancora rimanere in carcere?
Oggi come oggi, ribadire, gridare e far sentire concretamente che nessuno/a è solo/a è indispensabile.

Per Sabato 10 marzo alcuni/e compagni/e si sono fatti/e promotori e promotrici di un presidio sotto il carcere di Velletri, per portare un saluto a Giovanni, che in una delle sue lettere, ci ha detto chiaramente: “Se venite nel piazzale e vi mettete vicino ai due alberi, riesco anche a vedervi…”
Tocca fare un piccolo sforzo, che in fondo è una cazzata per chi lotta per le proprie libertà e quelle di tutti/e.
Sveglia un po’ prima e tutti/e a Velletri.
Per chi vuole c’è un appuntamento per andare insieme da Termini alle 9.30 e prendere il treno regionale delle 10.07.

Durante il presidio allestiremo un gazebo dove raccoglieremo libri, materiali, messaggi, lettere, riviste, disegni, poster, manifesti, magliette, insomma qualsiasi cosa tu voglia far arrivare ai ragazzi che sono al momento privati della loro libertà, per far sentire vicinanza e solidarietà…

Se ne colpiscono alcuni/e, per mettere paura a tanti/e ed è in tanti/e che bisogna rispondere.

Perchè nessuno/a rimanga solo/a, ci vediamo sotto il carcere di Velletri alle ore 11.

TUTTE LIBERE ! TUTTI LIBERI !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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