Il 1962 è anche l’anno della conclusione vittoriosa della rivoluzione algerina

La classe dirigente francese e il suo governo dilaniato da contraddizioni interne e dall’offensiva delle forze del Fln algerino dovette accettare gli “accordi di pace”. Il presidente francese Charles De Gaulle, comprendendo che la partita in Algeria era perduta, avviò contatti col Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian). Il referendum si tenne il 1 luglio 1962: la quasi totalità della popolazione votò per l’indipendenza e per il Fln.                                                                                                                                                            Il 5 luglio 1962 il Governo provvisorio algerino decretò la giornata “festa nazionale dell’indipendenza“.

In Algeria la guerra di liberazione nazionale era iniziata il 1° novembre 1954 ed è continuata fino al 19 marzo 1962.  Oltre un milione e mezzo di morti da parte algerina, dei quali solo un sesto facevano parte del Fronte di Liberazione Nazionale e degli altri schieramenti indipendentisti, la gran parte delle persone uccise erano civili.

La prima azione messa in atto dagli indipendentisti algerini avvenne nelle prime ore della mattina del 1° novembre 1954, quando militanti del FLN eseguirono molteplici attacchi organizzati in varie parti dell’Algeria contro installazioni militari, posti di polizia, magazzini e mezzi di comunicazione, scatenando la dura reazione del ministro degli interni francese, il giovane socialista François Mitterrand, che affermò: ” la ribellione algerina può trovare un’unica forma terminale: la guerra“.

Mantenere l’occupazione francese dell’Algeria era voluto dei cosiddetti pieds-noirs, i coloni francesi stanziatisi nel paese fino dai tempi di Napoleone III che avevano evidenti interessi economici e finanziari nel territorio di quelli che chiamavano i “territori francesi d’oltremare”. Questa vasta porzione di abitanti (un milione di francesi a fronte di sette milioni di algerini), praticava un’effettiva politica di segregazione nei confronti della massa di popolazione araba, costretta a vivere in condizioni di permanente inferiorità politica e sociale, oltreché giuridica.

Gli indipendentisti algerini inizialmente non erano un fronte compatto. Inizialmente si formarono due correnti opposte anche militarmente: il FLN, che propugnava la restaurazione dello stato algerino “all’interno dei principi dell’Islam”, e il MNA (Mouvement National Algérien), di ispirazione socialista. Quest’ultimo aveva un forte radicamento nelle fabbriche e nei sindacati della scuola, oltre che nelle masse di lavoratori immigrati in Francia. Il MNA fu vittima di una spietata repressione voluta dalla piccola borghesia francese e algerina, che aveva il terrore che il processo rivoluzionario in Algeria potesse espandersi alla Francia, grazie alla massiccia immigrazione di lavoratori algerini. Il FLN risultò vincente nei confronti del MNA, forte del suo radicamento negli strati più poveri della popolazione e nelle campagne e grazie alla fondazione di associazioni professionali, organizzazioni studentesche e femminili.

Dal 1956, il FNL affiancato dall’ala militare (ALN, Armée de Libération Nationale), mise in pratica con successo la tattica della guerriglia, per evitare il contatto diretto con le truppe francesi, e arrivò a controllare ampi settori delle regioni dell’Aurès, della Cabilia e altre regioni montagnose intorno a Costantina e a sud di Algeri e Orano. Importante fu anche il fronte francese, dove i militanti algerini attuarono una serie di attentati a atti di sabotaggio contro le forze di polizia e le sedi governative. La risposta dell’esercito francese fu l’impiego massiccio del bombardamento dei villaggi, il rastrellamento di oltre 2 milioni di algerini e la loro deportazione in veri e propri campi di concentramento con un uso massiccio della tortura. Un atteggiamento brutale delle forze armate francesi, che ricordava troppo da vicino i metodi usati dai nazisti durante la Resistenza, fu fortemente condannato e criticato dalla sinistra francese e dall’opinione pubblica in generale, legittimando ulteriormente la lotta del popolo algerino.

Le sorti della guerra ebbero un’improvvisa svolta nel 1958, quando un putsch di generali guidati da Massu e Dalan, critici nei confronti del governo francese, provocò la caduta della Quarta Repubblica e costrinse il presidente Coty a richiamare al potere il generale de Gaulle. Questi modificò la costituzione, accrescendo i poteri dell’esecutivo (Quinta Repubblica), ma, anziché proclamare la guerra ad oltranza per l’ “Algeria francese”, avviò contatti coi “ribelli” del Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian).

Durante i tre mesi che trascorsero tra il cessate il fuoco ed il referendum sul futuro dell’Algeria, l’Organisation armée secrète (OAS), una società segreta francese a carattere paramilitare e fascista che fece del terrorismo la sua arma preferita, riscuotendo vasti consensi nelle file dell’esercito, tentò di provocare una rottura della tregua ottenuta dal FLN. Nel solo mese di marzo 1962 l’OAS fece esplodere una media di 120 ordigni al giorno, non risparmiando nemmeno ospedali e scuole. Alla fine i fascisti dell’OAS fallirono nei loro obiettivi e dovettero accettare una tregua col FNL il 17 giugno 1962. Nello stesso mese, più di 350.000 coloni abbandonarono l’Algeria.

In Francia in questi giorni si ricorda quella pagina “nera” vedi: 

L’énorme mensonge de la Guerre d’Algérie

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