11 e 12 marzo 1977, assassinio Lorusso e risposta del movimento

35 anni fa… a Roma, la notizia arrivò nelle primissime ore il pomeriggio dell’11 marzo del 1977, da Radio Città Futura

«…Qui Radio Città Futura, abbiamo appena ricevuto una telefonata da Radio Alice che ci ha dato le ultime notizie. La situazione a Bologna è questa: un compagno è stato ammazzato dai carabinieri. La meccanica degli incidenti, ancora da verificare completamente, dovrebbe essere la seguente. Il tutto è iniziato quando 5 o 6 compagni sono entrati in un’assemblea di Comunione e Liberazione (CL), e sono stati cacciati a pugni e calci. C’è stato un corteo immediato di risposta, che è arrivato sotto la facoltà di anatomia dove era in corso l’assemblea.  Vengono scanditi slogan. Immediatamente il rettore Rizzoli chiama la polizia. Che permette l’uscita dei ciellini dalla facoltà, prima opponendo uno sbarramento e, in seguito, ben sicuri di non coinvolgere nessun ciellino, con cariche e colpi di lacrimogeni ad altezza d’uomo. All’angolo tra via Bortolotti e via Irnerio, i Ps e i carabinieri hanno esploso raffiche di mitra. In via Mascarella i compagni per difendersi hanno lanciato un paio di bottiglie molotov contro una colonna dei carabinieri. Dal camion è sceso un carabiniere che, inginocchiandosi e presa la mira, ha sparato una decina di colpi contro i compagni che fuggivano. È qui che cade il compagno ferito a morte. Non sappiamo ancora il nome gli scontri continuano. Appena avremo notizie, interromperemo i programmi per darvele, comunque per tutti i compagni l’appuntamento è alla casa dello studente alle 15 per le iniziative da prendere e per discutere del corteo di domani pomeriggio».

Un’ora dopo si conoscono altri particolari. Il nome del compagno è Francesco Lorusso 25 anni di Lotta continua, ucciso verso le ore 13, Radio Alice ha dato la notizia alle 13,30.  Da numerosi testimoni è stato visto un carabiniere appoggiare il braccio a una macchina, prendere la mira con la pistola e colpire Francesco alla schiena. In tutta Bologna seguono scontri con la polizia e barricate intorno all’università; la libreria di CL  “Terra promessa” viene distrutta. Da Radio Alice la cronaca di quelle ore: «…tutti insieme abbiamo preparato le bottiglie molotov all’università, tutti insieme abbiamo disfatto il pavimento dell’università per procurarci i sampietrini, tutti insieme eravamo tutti con le bottiglie incendiarie, con i sampietrini in tasca, perché quella di oggi era una manifestazione violenta, era una manifestazione che tutti avevamo deciso di fare violenta…»

L’11 marzo pomeriggio alle19, a Roma, il movimento si riunisce in assemblea per decidere l’andamento della manifestazione del giorno dopo, 12 marzo, già convocata da tempo, a carattere nazionale e che, con questo assassinio, acquisterà un maggiore significato.

La manifestazione del 12 era stata convocata per dare una risposta antagonista al “governo delle astensioni”, per portare in piazza l’opposizione sociale.

Il 12 marzo, a Roma, inizia la mattina con lo sciopero e manifestazione degli studenti medi in Piazza della Repubblica, circa 9.000 partecipanti. La polizia lascia sfilare il corteo senza nessuna aggressione. La Federazione giovanile del Pci (Fgci) organizza un proprio corteo per prendere le distanze dal movimento e porta in piazza poco più di mille persone.

Alle 15,30 Piazza della Repubblica è già piena di manifestanti e circondata dalle forze di polizia che perquisiscono chi entra in piazza. Via Nazionale è chiusa da numerose fila di polizia, ed è presidiato ogni accesso al centro della città. Il corteo numerosissimo, oltre 100.000, parte verso le 17 e scende per Via Cavour, piazza Venezia. Gli scontri iniziano a Piazza Venezia e nei dintorni di Piazza del Gesù, sede della Dc, e proseguono per Piazza Argentina. I continui scontri frantumano il corteo in diversi spezzoni, che attaccano sedi politiche e commissariati e anche negozi di armi. Viene colpito il Tribunale militare, l’ambasciata diplomatica presso la Santa Sede del Cile golpista, danneggiate alcune macchine delle televisione, la sede de “Il Popolo” (giornale della Dc). Il corteo si ricompone sul lungotevere per dirigersi verso Piazza del Popolo. Gli scontri vanno avanti in vari punti della città fino a sera tardi.          La polizia presidia le stazioni per fermare e schedare chi cerca di tornare ai luoghi di provenienza.

Il giorno dopo, il13,  a  Bologna mille Cc con i blindati, occupano militarmente l’area dell’università. 131  gli arresti. Il ministro degli interno Cossiga vieta a Roma le manifestazioni per due settimane (che poi verrà prorogata fino a maggio dopo la morte del poliziotto Passamonti il 21 aprile).

Il Pci fa sapere la sua posizione, Pecchioli: «Non si può certo escludere che errori ed eccessi vi siano stati nel comportamento di questo o quel reparto di polizia. Resta tuttavia il fatto che ci troviamo di fronte a squadre eversive che usano armi da fuoco e puntano alla guerriglia».

Il quotidiano Il Manifesto, come si vede dalle prime pagine riportate dimostra la volontà di non voler capire.

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