Dpo la sentenza di condanna ai poliziotti dei Nocs, il segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) scrive una lettera al Gazzettino di Padova.
Questa è la risposta del redattore del Gazzettino del 28/3/1984
Dpo la sentenza di condanna ai poliziotti dei Nocs, il segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) scrive una lettera al Gazzettino di Padova.
Questa è la risposta del redattore del Gazzettino del 28/3/1984
LE RIVELAZIONI DELL’EX CAPO DEI NOCS SALVATORE GENOVA
«Squadre di torturatori contro i terroristi rossi»
Padova: quei brigatisti seviziati alla Celere dopo la liberazione del generale americano
La polizia li chiamava «Vendicatori della notte» Erano specializzati nel pestaggio dei detenuti
di ENZO BORDIN
La fonte è il mattino di Padova di domenica 17.06.2007
LE RIVELAZIONI DELL’EX CAPO DEI NOCS SALVATORE GENOVA
A 25 anni di distanza dalla liberazione del generale americano James Lee Dozier (27 gennaio 1982) trova conferma l’ipotesi di squadre di polizia specializzate «in torture e sevizie degli arrestati» create alla fine degli anni Settanta. Dopo quanto affermato al processo per i fatti del G8 di Genova dal funzionario di polizia Michelangelo Fournier, ecco le rivelazioni di un altro poliziotto, Salvatore Genova, che ai tempi del caso Dozier, come capo dei Nocs, finì sotto processo a Padova con altre quattro «teste di cuoio». Continua a leggere
«Noi, contrariamente a quanto si crede, non siamo delinquenti «comuni»; questo modo di definirci è una generalizzazione borghese che ci pone nelle categorie del male al di là della storia per poterci colpire con disinvoltura […]. Innanzitutto la nostra realtà sociale di delinquenti ci accomuna nella lotta, perché la nostra realtà sociale di delinquenti è il carcere. […] Ed ora vediamo un po’ se è possibile distruggere le carceri borghesi o comunque liberarci della loro coercizione […]. Purtroppo ogni volta che ci siamo o ci mettiamo d’impegno per demolirle, ne siamo usciti e ne usciamo fuori demoliti, e ogni volta che qualcuno di noi evade (altroché delinquenti comuni! se veramente fossimo comuni, le alte sfere della società borghese dovrebbero darci, come minimo, asilo politico) gli danno la caccia […] e quando ci fanno uscire perché abbiamo scontato come delinquenti «borghesi» la nostra «brava» pena, come delinquenti «borghesi disordinati» subito e presto ci rimettono in prigione. Dunque è ancora chiaro e conseguente che per liberarci della maledetta coercizione del carcere dobbiamo sconfiggere prima le forze sociali che ci mettono in carcere, che sono le forze sociali dello Stato borghese, che in concreto il nostro carnefice e il carnefice delle masse popolari».
[Liberare tutti i dannati della terra, 1972]
Nella primavera del 1963, nelle fabbriche torinesi, uscì il giornale “Gatto selvaggio” con il sottotitolo “Giornale di lotta degli operai della Fiat e della Lancia”. Tra i promotori di particolare rilievo Romolo Gobbi e Romano Alquati. Il titolo è eloquente: “Nel sabotaggio continua la lotta e si organizza l’unità”. Si descrive la spontaneità-organizzata degli operai, al di fuori di partito e sindacato. Il nome era stato mutuato da una forma di lotta degli operai inglesi, caratterizzata “da una continua rotazione e cambiamento delle tattiche, dei tempi e dei metodi di lotta: in modo da dare il massimo danno al capitale col minimo dispendio operaio. […] Il gatto selvaggio non si sa dov’è, non si sa quando e non si sa come, improvviso, e gira sempre più rapidamente”.
In seguito alla pubblicazione del giornale, Gobbi venne condannato a dieci mesi di reclusione con l’accusa di istigazione a delinquere e al sabotaggio: “per me è un onore dire che sono stato condannato per apologia di reato, sono stato il primo italiano ad esserlo dalla fine del fascismo, poi vennero gli altri”.
Patrice Émery Lumumba nasce a Onalua, 2 luglio 1925 e viene ucciso nel Katanga il 17 gennaio 1961. E’ stato primo premier della neonata Repubblica Democratica del Congo, tra il giugno e il settembre 1960.
Da giovane aderisce al partito liberale, insieme ad altri notabili congolesi.
Il 5 ottobre 1958 a Léopoldville Lumumba partecipa alla fondazione del Movimento Nazionale Congolese (MNC), e in questa veste partecipa alla conferenza panafricana di Accra. Al ritorno riesce ad organizzare una riunione per rendere conto dei lavori della conferenza, nel corso della quale rivendica l’indipendenza di fronte a più di diecimila persone.
Questo volantino della Fiom distribuito ai cancelli che dava indicazioni di trovarsi alle cinque per fare i picchetti (vedi ultimo paragrafo), fu poi negato dalla stessa Fiom perché furono picchetti duri dai quali scaturì la volontà operaia di andare a Piazza Statuto (sotto la sede Uil) dove si ebbero tre giorni di scontri con la polizia.

Tutto inizia il 13 giugno con 24 ore di sciopero nazionale dichiarato dalle tre organizzazioni sindacali Fiom, Fim, Uilm. Altissime le percentuali in tutte le fabbriche, meno alla Fiat. Qui ha scioperato per la prima volta un reparto delle Ferriere. Gli operai Fiat dal 1955 erano esentati dagli scioperi contrattuali per evitare la repressione padronale che aveva azzerato l’organizzazione interna e la resistenza operaia. Il 19 giugno ancora alte percentuali. Alle Ausiliarie hanno scioperato al 70%,la Spaè quasi bloccata. Si dice che le astensioni sono grandi in tante sezioni della Fiat.
AGLI OPERAI DELLA FIAT
Operai della Fiat,
alle vostre spalle, senza consultare nessuno, le organizzazioni sindacali al servizio del padrone hanno concluso un accordo separato che tenta di liquidare la lotta e la forza operaia alla Fiat. Ancora una volta siete voi a dover decidere e dichiarare cosa volete e che cosa invece rifiutate. Ora dobbiamo vedere con chiarezza quale è la manovra padronale e quale deve essere la risposta operaia.
EVVIVA I TEPPISTI DELLA GUERRA DI CLASSE!
Abbasso gli adoratori dell’ordine costituito!
Non è mai avvenuto, nella storia del movimento operaio, nemmeno nei periodi di più vile opportunismo di partiti e sindacati, che gli operai che insorgono contro le sopraffazioni del capitale e dei suoi lacchè, e che, ricorrendo all’arma dello sciopero, non dimenticano che questo è appunto un’arma, un’arma di guerra sociale, fossero bollati come “teppisti” e come “provocatori” da quelli che sconciamente pretendono di rappresentarli.