Ciao Prospero! un ricordo di Sandro

Questo è il saluto a Prospero del compagno Sandro Padula (ancora in carcere in regime di “semilibertà”) che sarà pubblicato domani su “Ristretti Orizzonti”

Gallinari: dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale

di Sandro Padula

 Quattordici gennaio 2013. Cielo grigio e piovoso.

“Stamattina è morto Prospero”, leggo in una mail.

 “La brutta notizia, – precisa qualche minuto dopo un amico al telefono – è confermata da Sante che vive a Bologna”.

Sante Notarnicola, l’autore del libro “L’evasione impossibile”, conosceva bene Prospero Gallinari, colui che si definì “un contadino nella metropoli” nell’omonimo testo di memorie.

Ex brigatista rosso, 62 anni, in sospensione della pena carceraria per motivi di salute dal 1996, Prospero abitava a Reggio Emilia e, pur essendo stato arrestato l’ultima volta nel 1979, non aveva nemmeno ottenuto la libertà condizionale, la cui istanza fu da lui indirizzata qualche anno fa al tribunale di sorveglianza di Bologna e mai discussa. Sì, mai discussa.

Della libertà condizionale, il beneficio che funge da ultimo tunnel penale prima della libertà, non ha visto nemmeno l’ombra.

La sospensione della sua pena carceraria in senso stretto corrispondeva ad una misura ibrida fra gli arresti domiciliari e la semilibertà: Prospero poteva uscire di casa, in alcuni orari prestabiliti della giornata lavorativa, ma non di notte.

Agli amanti dei misteri non fa scandalo la realtà italiana per cui dopo 3 decenni ci sono ancora dei detenuti politici. Fa scandalo se da ragazzino Prospero era un marxista-leninista ortodosso o se, nei primissimi anni ’70 e per breve tempo, ebbe dei rapporti con Corrado Simioni, il teorico della “superclandestinità” abbandonato al suo destino da tutti i militanti delle Br – nessuno escluso – perché ritenuto megalomane, maldestro e inconcludente.

Prospero ha maturato le proprie idee a Reggio Emilia in un determinato periodo storico e le ha sviluppate nelle metropoli operaie del Nord Italia, nell’esperienza carceraria fra il 1974 e il 1976 e poi, dopo un’evasione, a Roma.

Fu sempre fedele alle persone amiche, condividendo con loro la propria vita e dimostrandosi particolarmente sensibile anche nei momenti più difficili, ad esempio dopo la seconda carcerazione quando, assieme a Linda Santilli, scrisse il primo libro italiano sull’effetto estensivo della pena detentiva ai parenti dei detenuti: “Dall’altra parte: l’odissea quotidiana delle donne dei detenuti politici” (Feltrinelli, 1995).

Prospero sapeva che in una organizzazione politica come le Br le responsabilità erano collettive e rimase coerente rispetto a tale consapevolezza fino all’ultimo giorno della sua vita.

Nel 2009 ha elaborato la postfazione di “Andate e ritorni. Conversazioni tra passato presente e futuro” (Colibrì editore), un libro dell’ex br Loris Tonino Paroli a cura di Giovanna Panigadi e Romano Giuffrida e con prefazione di Renato Curcio.

Nel 2011 ha partecipato a “Ils étaient les Brigades rouges“, un documentario trasmesso a puntate in una televisione francese (vedasi l’estratto:http://www.dailymotion.com/video/xkua7m_extrait-du-film-ils-etaient-les-brigades-rouges_shortfilms#.UPVDHfI5gcY ).

Prospero resta quindi una figura limpida, una specie di libro multimediale aperto, per tutte le persone che, all’interno e all’esterno delle carceri, ne hanno conosciuto il coraggio, l’umiltà e l’altruismo.

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CIAO PROSPERO!

ProsperoStanotte (14 gennaio 2013) è morto Prospero Gallinari.

Una vita dedicata alla lotta di classe rivoluzionaria. Un compagno, un amico, un fratello per me e per quelle compagne e quei compagni che con lui hanno lottato, condividendo un percorso scabroso e difficile, mettendo in gioco la propria esistenza, per raccogliere e rilanciare la spinta rivoluzionaria che proveniva dal cuore stesso della classe operaia: le grandi fabbriche e le periferie metropolitane.

Ciao Prospero! Oggi non trovo altre parole per ricordare i tanti giorni, mesi, anni, passati insieme calpestando gli stessi metri del pavimento di una cella o le spianate di cemento dei cortili ingabbiati delle carceri speciali.

In quegli spazi angusti, in quelle gabbie, si camminava insieme, si  ricordava insieme, si ragionava insieme, si criticava e ci criticavamo; e si continuava a progettare percorsi rivoluzionari. Oggi altre braccia raccoglieranno quelle idee e su altre giovani gambe continueranno il cammino per farla finita con questo abominio di sfruttamento, oppressione e devastazione, per costruire una società che chiamavamo e continuiamo a chiamare: COMUNISMO!

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14 gennaio 1919, “l’ordine regna a Berlino”

RosaKarlGennaio 1919, la seconda ondata insurrezionale degli operai rivoluzionari

Il 15 gennaio 1919 vengono assassinati dagli sgherri del governo socialdemocratico Rosa Luxemburg (vedi qui) e Karl Liebknecht

Dopo il tentativo fallito dell’insurrezione di ottobre-novembre del 1918 che mise termine al Primo Grande Macello Mondiale (vedi qui), ma portò al governo la banda socialdemocratica che massacrò la rivolta operaia nel “natale di sangue” vedi qui.

Gli operai rivoluzionari tedeschi non volevano arrendersi, soprattutto non volevano che il potere della borghesia militarista e monopolista, con la copertura dei vertici socialdemocratici, si rafforzasse e consolidasse.

Per rilanciare l’offensiva decidono di uscire dalla SPD e fondare il KPD (Partito Comunista Tedesco) Il 1° Congresso di Fondazione si tenne dal 30 dicembre 1918 al 1° gennaio 1919.

Vi partecipano 112 delegati. Confluiscono nel nuovo partito lo Spartakusbund (Lega di Spartaco), gli IKD (Internationale Kommunisten Deutshlands) di Brema, i Radikalen di Amburgo, il Pc di Dresda e parte degli ISD (Internationale Sozialistische Deutshlands). Il primo scontro interno se partecipare o no alle elezioni fu vinto dagli astensionisti con 62 voti contro 23. la mozione astensionista che fu lanciata al grido:

LA NOSTRA TRIBUNA È LA STRADA!”.

Rosa Luxemburg al Congresso afferma:«Noi dobbiamo conquistare il potere politico non dall’alto ma dal basso… io non  mi accingo a profetizzare quanto tempo occorre per questo processo … La vittoria di Spartaco non si colloca al principio, ma alla fine della rivoluzione».

Ebertgustav-noskeIntanto le classi dominanti, col decisivo appoggio dell’apparato socialdemocratico e dei vertici sindacali, preparano la loro controffensiva dopo i movimenti rivoluzionari del 1918, Così al governo, a Ebert si affianca un altro uomo forte: Gustav Noske, ancor più macellaio dell’altro.

L’occasione per la rivolta è la rimozione a Berlino, il 4 gennaio, del capo della polizia Emil Eichhorn (USPD), che non era disponibile per una campagna repressiva. Ne seguono manifestazioni grandiose, per il reintegro di Eichhorn, per il disarmo dei Freikorps e l’armamento del proletariato. Ma sono manifestazioni che vanno oltre, molto oltre le indicazioni dei dirigenti del KPD.

Come il 9 novembre 1918, anche la domenica del 5 gennaio 1919, centinaia di migliaia di persone affluirono nel centro di Berlino, molte delle quali armate. Nel pomeriggio occuparono le stazioni ferroviarie di Berlino, ed occupano il quartiere della stampa ed i giornali borghesi che nei giorni precedenti avevano esortato al dispiegamento di altri Freikorps, ma anche invitato ad uccidere gli Spartachisti.

A questo punto il KPD costituisce un “Comitato rivoluzionario” composto da 52 membri, guidato dal triunvirato Liebknecht, Ledebour, Scholze. Il 9 gennaio il Comitato rivoluzionario fa appello all’insurrezione, ma non ha pronto un piano insurrezionale, né c’è tanta convinzione da parte dei dirigenti spartachisti. Rosa Luxemburg, come la maggioranza dei capi della KPD, riteneva che una rivolta insurrezionale in quel momento non avesse possibilità di vittoria e si espresse contro. Tuttavia vi partecipò con gli altri dirigenti del KPD ,come è costume dei comunisti di fronte a un’insorgenza operaia. L’iniziativa e la volontà insurrezionale era scaturita dal Comitato Operaio di Berlino, che voleva riscattare la sconfitta del novembre del 1918.

Ma il meccanismo della più feroce repressione era stato ben preparato e oliato dal governo socialdemocratico. Difatti, dal giorno prima le truppe governative attaccarono ogni punto di forza degli operai rivoluzionari. Centinaia furono uccisi.

marinaiDa parte dei rivoluzionari il lavoro politico sull’esercito non fu condotto adeguatamente, al punto che perfino la Divisione della Marina del Popolo (quella della rivolta del 1918) si dichiarò neutrale. Gli altri reggimenti stanziati a Berlino rimasero in maggioranza dalla parte del governo.

Gustav Noske da pochi giorni commissario del popolo per l’Esercito e la Marina, il 6 gennaio affermò con cinismo: «Da parte mia, se qualcuno deve fare il macellaio, io non fuggo la responsabilità». E non tentennò ad allearsi con il Comando supremo dell’Esercito e con i Freikorps nell’usare le truppe fasciste per massacrare la classe operaia berlinese.

spartachistiindexIl 10 gennaio a Brema venne proclamata la “Repubblica dei Soviet”. L’intervento dei Freikorps la stroncò con centinaia di morti. Il 14 Rosa scrisse su Die Rote Fahne  «‘L’ordine regna a Berlino’, l’insurrezione è stata sconfitta, forse non era matura né organizzata, mancava il collegamento tra centri rivoluzionari», ma «dalla sconfitta di oggi fiorirà la futura vittoria» e continua «Non è un partito che vuole arrivare al potere per mezzo o sopra la massa operaia. [Esso] è solamente la parte più cosciente e decisa del proletariato»   «[un partito rivoluzionario] non prenderà mai il potere governativo se non appoggiato dalla chiara e inequivocabile volontà della stragrande maggioranza delle masse proletarie tedesche, se non con la loro adesione cosciente alle sue prospettive, ai suoi metodi di lotta [dunque] la nostra vittoria non sta all’inizio, ma alla fine della rivoluzione: coincide con la vittoria delle stragrandi masse del proletariato socialista».

(Rosa- Che cosa vuole lo Spartakusbund?) 

Più che una sconfitta sarà un massacro: Berlino, Dresda, Stoccarda, Amburgo, Düsseldorf, Lipsia, Duisburg; nella Ruhr, Noske fa assassinare anche operai di base Groszdel suo partito SPD perché insieme a quelli del KPD e USPD chiedevano la socializzazione di miniere e acciaierie … sarà un bagno di sangue.

La mano che assassinò Rosa e Karl fu della “Divisione di fucilieri della Cavalleria di Guardia” (Garde-Kavallerie-Schützen-Division). Il loro comandante, il capitano Waldemar Pabst, permise che venissero brutalmente massacrati con colpi dei calci dei fucili e poi uccisi. Il cadavere di Rosa Luxemburg fu gettato presso il ponte Lichtenstein nel Landwehrkanal di Berlino, dove fu trovato solo il 1° giugno 1919.

Gli scontri non si fermano. Il 24 febbraio sciopero generale nella Germania centrale, il 25 spartachista-1in Sassonia. A Berlino lo sciopero parte il 3 marzo, ovunque intervengono i mercenari di Maercker con i Freikorps su mezzi blindati che sparano con le mitragliatrici sugli operai. Sarà questa la “settimana di sangue” della tentata insurrezione dei primi mesi del 1919 dal 3 all’8 marzo ci saranno circa 3.000 morti (1.200 secondo il governo). Ma ancora il 7 aprile a Monaco di Baviera si proclama la “Repubblica dei Consigli”. Diversi assalti delle truppe mercenarie saranno necessari e centinaia di morti, e il 2 maggio Monaco viene conquistato dalla reazione fascista delle truppe prussiane e dei Freikorps. Il KPD viene messo fuori legge.

In quegli stessi giorni, il 21 marzo 1919 fino all’inizio di agosto dello stesso anno in Ungheria si instaurava la Repubblica dei Consigli (Béla Kun, György Luchás) che fu schiaccita, oltre che dai propri errori, dagli eserciti romeni e cechi cui seguirà il “terrore bianco” dell’ammiraglio Miklós Horthy.

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Alessandria, Casa Circondariale di Piazza Don Soria

Aless-2Giovedì pomeriggio (10 gennaio), intorno alle ore 13 un cittadino romeno di 26 anni, in cella per l’accusa di rapina in un negozio di  Como, si è arrampicato sul tetto dell’istituto penitenziario.

«Continuava a ripetere che era innocente e che non aveva nulla a che fare con quella rapina. A un certo punto ci ha detto che voleva uscire dal carcere da uomo libero, oppure con i piedi davanti. Ci ha raccontato che da tempo i genitori hanno smesso di cercarlo e che è papà di un bambino di meno di un anno che non ha neppure visto nascere. Che non avrebbe soldi per pagare un avvocato, ma vorrebbe chiarire la sua posizione».

Aless-3Così ha raccontato il responsabile dei Vigili del Fuoco intervenuto per far desistere il detenuto, coadiuvato dall’educatrice del carcere. A convincerlo è stata soprattutto la telefonata del dirigente della Squadra Mobile di Alessandria che, in vivavoce, ha garantito al ragazzo un colloquio per l’indomani mattina con il giudice di Sorveglianza a cui il detenuto potrà illustrare tutte le sue ragioni.

Alle ore 16,00 il detenuto è sceso dal tetto. Il carcere di Piazza Don Soria ha una presenza di 395 a fronte di una capienza di 260 posti.

cellaIl carcere di Alessandria, proprio questo in piazza Don Soria, l’altro carcere di Alessandria è quello di San Michele (dove nello stesso giorno due detenuti maghrebini hanno tentato di darsi fuoco), 39 anni fa, il 9 maggio 1974, avvenne una svolta nello scontro tra movimento dei detenuti in rivolta e Stato:

di fronte a un’ennesima rivolta, nella quale i detenuti avevano preso in ostagio alcuni operatori: sei insegnanti, un medico, 2 brigadieri e 4 appuntati. Dopo due giorni di trattative da Roma arrivò l’ordine di procedere con un’azione di forza che sfociò nella sparatoria in infermeria.

L’epilogo fu drammatico. Nella rivolta persero la vita sette persone. A guidare l’assalto al carcere fu il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Vedi il Post che ricorda la repressione nel 1974  QUI

 

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La “democrazia” del XXI secolo

marxIn questo inizio di 2013 finalmente siamo venuti a conoscenza di importanti innovazioni nel campo della democrazia degli stati moderni: oggi prima ti massacrano poi ti risarciscono!

Così avviene per le carceri disastrate in Italia, così per le torture di Abu Ghraib.
[agenzie] “5.280.000 dollari per risarcire 71 ex prigionieri iracheni torturati Abu-0nel carcere di Abu Ghraib e in altri centri di detenzione a conduzione americana in Iraq”.
Ma c’è una differenza: la Corte europea ha condannato lo Stato italiano per il sovraffollamento carcerario! Lo Stato Usa non è stato condannato, hanno condannato le aziende private di contractor. Anche la tortura è privatizzata!
[agenzie] è il primo caso in cui un’azienda privata americana, la cui sussidiaria è stata accusata di aver collaborato alla tortura dei detenuti ad Abu Ghraib, ha accettato di patteggiare per chiudere la causa. La Engility Holdings Inc., che ha sede a Chantilly in Virginia, ha così tacitato le richieste delle 71 vittime, rinchiuse tra il famigerato carcere a Baghdad e altri centri in Iraq. Un’altra azienda di contractor civili, la Caci, andrà a processo per un caso analogo in estate.
Abu-1La causa è stata intentata nel 2008 alla corte federale di Greenbelt, in Maryland, e accusa l’azienda di non aver preso provvedimenti nei confronti degli abusi e torture compiuti dal proprio personale sui prigionieri, né di aver informato gli Stati Uniti o le autorità irachene.
Finora le aziende di sicurezza private hanno sostenuto di non poter essere ritenute responsabili per casi simili, lavorando fianco a fianco con le forze armate americane che godono di immunità per cause legali scaturite dalla loro attività in zone di guerra. A maggio, però, la corte d’appello di Richmond, in Virginia, ha segnato un cambio di rotta, sostenendo di non poter accettare la richiesta di archiviazione avanzata dalle aziende di contractor privati finite sotto accusa, richiedendo più informazioni.
Ora gli occhi sono puntati sulla Caci di Arlington, in Virginia, che andrà a processo in estate: Abu-3sono quattro gli iracheni che hanno chiesto un risarcimento all’azienda che forniva personale per gli interrogatori dei prigionieri.
Il commento del portavoce di Amnesty Italia: ”Bene risarcimento da un’azienda di contractor, ma il silenzio dell’amministrazione Usa è molto grave’‘. Obama deve rimediare al fallimento del primo mandato: ”Aveva promesso di chiudere Guantanamo entro il 2010 ed ha mancato all’impegno. L’11 gennaio ricorrono undici anni dall’apertura di questo luogo di torture: Guantanamo è ancora aperto con 166 persone rinchiuse illegalmente

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Il Festival dell’Ipocrisia!

Per chi ha stomaco e nervi saldi, trovate una rassegna stampa completa per leggere tutto quello che politici, ministri, magistrati, giornalisti e compagnia cantante (stonata) hanno scritto sui quotidiani, commentando la sentenza di condanna emessa dalla Corte europea, per trattamenti inumani e degradanti imposti alle persone che questo stato sbatte in galera.

la Rassegna stampa completa si può leggere  QUI

Di seguito mettiamo soltanto la prima, quella riportata su Il Sole 24 Ore

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Ringrazio l’amico e compagno Sandro P. per la paziente opera della Rassegna Stampa.
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QUANTA CONFUSIONE SUL CARCERE!

Le carceri sono indecenti, orrende e sottopongono le detenute e i detenuti a “condizioni inumani e degradanti”. Stavolta a dirlo è la Corte europea dei diritti dell’uomo, non i soliti estremisti-sovversivi. E allora che fare?

Piranesi-1Dunque molti e molte si porranno onestamente il quesito. Vedremo stilare elenchi di richieste e di rivendicazioni le più varie, utili, a detta di ciascun estensore del pacchetto rivendicativo, di alleviare la pena e, udite!, udite!, di renderla perfino gradevole e ovviamente rieducativa e risocializzante.

Noi, che della galera ne abbiamo fatto una scorpacciata ci domandiamo: come fanno menti così perverse a immaginare che sia possibile la permanenza “gradevole” in un luogo che ti toglie quanto di più prezioso ha un essere umano: la libertà?

Ma lasciamo stare! Ciascuno ha sullo stomaco il pelo che si merita.

Il problema non appartiene alla sfera morale (su cui ciascuno può dire la sua) ma a quella prosaica della fattibilità. Ossia che, se si vuole combattere la sofferenza inferta a chi viene sbattuto in galera, bisogna escogitare qualcosa che la sofferenza la diminuisca concretamente, realmente.

Dunque queste carte rivendicative che ciascun “soggetto politico” o “umanitario” stilerà dovranno essere presentate alle autorità competenti (Ministero della giustizia- Dipartimento Amministrazione Penitenziaria- Governo- Parlamento). A questi probabili estensori di pacchetti rivendicativi dovremmo ricordare, enumerandoli, i fattori –connessi alla reclusione- che provocano sofferenza ; stilare un elenco di tutto ciò che produce sofferenza in carcere. Vogliamo provarci? (solo un breve sunto, altrimenti vien fuori un’enciclopedia)

Ciò che provoca sofferenza è, oltre la mancanza di libertà, l’impossibilità di fare piranesi-2operazioni che riguardano il tuo corpo nel tempo che tu vuoi. Questo provoca sofferenza; l’impossibilità di gestire i tuoi ritmi quotidiani veglia/sonno; l’impossibilità di nutrirti nei tempi e nei modi che decidi; l’impossibilità di movimento; l’impossibilità di avere relazioni umane con persone da te scelte; l’impossibilità di fare la doccia quando vuoi, l’impossibilità di avere relazioni affettive; l’impossibilità di avere relazioni sessuali; l’impossibilità di parlare di ciò che si vuole, di fare ciò che si vuole, di leggere ciò che si vuole, di ascoltare ciò che si vuole… insomma l’impossibilità di vivere…che va dalla “Conta” della mattina, quando intorno alle 6 entrano in cella per sbattere le sbarre rumorosamente svegliandoti di soprassalto, fino alla sera quando, intorno alle 23, dopo aver fatto l’ennesima “Conta” spengono le luci ed ti “finiscono” la giornata! Possiamo aggiungerci le “squadrette” con i pestaggi; gli “sballi” ossia i trasferimenti improvvisi alle 5 di mattina ad altre carceri distanti centinaia di chilometri, che distruggono le relazioni che hai costruito e devi ricominciare da capo; e il peggiore di tutti: l’isolamento che uccide!!!

Il sovraffollamento, la mancanza di igiene, l’intonaco che cade …e le altre storture del carcere aumentano la sofferenza ma non è che ne creano di nuove.

È il carcere stesso erogatore di sofferenza…e allora che si può fare?

Il carcere si deve criticare, condannare, biasimare, deplorare… continuamente, ogni momento, ogni giorno. Solo così il carcere diventa un po’ meno “feroce”!

Solo mettendo il carcere sul banco degli accusati, ribaltando quindi il suo operare; mettendo in discussione la sua utilità, se ne attenua la sua ferocia…

Non si ottiene granché cambiando i regolamenti. Da considerare che il Regolamento Penitenziario vigente è del 2000 e prevede tante belle cose che nessuno ha mai visto in galera! E allora? Allora non serve molto rivolgersi alle istituzioni con un elenco di “rivendicazioni”. Il carcere va distrutto, e non nelle mura, prima ancora va distrutto nella testa e nella cultura (sub-cultura) degli uomini e delle donne di questo triste paese.

…Saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro…

MURO«Il carcere si può definire lo specchio della società che lo contiene e i carcerati la sua immagine.
Il carcere è anche la negazione più assoluta delle esigenze e delle necessità fisiologiche e caratteriali                              dell’individuo che col tempo finiscono anche per comprometterne il suo equilibrio psichico».

[carcere di Volterra, 9 marzo 1971]

Vedi Post precedente   qui

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Tre metri quadrati a detenuto: lo Stato italiano condannato!

ammucchiati!

Ore 13, 55, Strasburgo, la Corte europea dei diritti umani emette la sentenza contro lo stato italiano per violazione dell’Art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo «trattamenti inumani e degradanti».

È l’ennesima condanna che lo Stato italiano subisce perché non rispetta una carta dei diritti che pure ha sottoscritto più volte.

La Corte inoltre «invita l’Italia a risolvere il problema strutturale del sovraffollamento delle carceri, incompatibile con la Convenzione Ue» La condanna della magistratura di Strasburgo avviene a seguito della denuncia di 7 detenuti nell’istituto penitenziario di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. I detenuti erano rinchiusi in gruppi di 3 in celle di 9 metri quadrati, ovvero scontavano la loro condanna in uno spazio inferiore ai 3 metri quadrati, senza acqua calda e in alcuni casi privi di illuminazione insufficiente.

Tre metri quadrati per detenuto, meno della metà dei metri quadrati imposti dalle norme UE per l’allevamento dei suini! Vedi post del 5 marzo scorso qui

La Corte ha ingiunto all’Italia di porre rimedio alla questione entro un anno e pagare ai 7 detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Allo stato attuale sono più di 550 i ricorsi presentati da altri reclusi che sostengono di essere costretti in celle dove avrebbero non più di 3 metri quadrati a disposizione.
La Corte ha infine osservato che nella fattispecie, i due penitenziari, in grado di accogliere non oltre 178 detenuti, nel 2010 ne ospitarono 376, toccando un picco massimo di 415 detenuti.

Alcune considerazioni:

La Corte europea ha il potere di emettere soltanto sanzioni economiche verso i paesi trasgressori. Non ha facoltà di imporre scelte politiche di alcun genere, se non quelle di carattere economico e monetario, come il governo Monti ci ha abbondantemente dimostrato. Le sanzioni economiche, come questa, non preoccupano granché il governo perché queste multe vengono pagate con i soldi pubblici, ovvero sono soldi che vengono sottratti alle spese per la manutenzione delle altre carceri. Quindi sottratti ad altri detenuti e detenute. Sarebbe stato divertente se i ministri dei governi responsabili avessero dovuto sborsare i soldi di tasca loro. Ma non illudiamoci: nessun parlamento varerà mai una legge in grado di andare contro gli interessi di chi le leggi le scrive e le promulga.

Non è questa, dunque, la strada da percorrere. Queste iniziative sono utili per sbattere sotto gli occhi di tutti quelli che si definiscono “democratici” e “rispettosi dei diritti” quante stupidaggini dicono e pensano. Utile a far smettere a tutti e tutte la insulsa pantomima, il balletto di corte, nel definire questo paese un paese democratico, talmente democratico che esporta un po’ di democrazia, casomai con bombe a grappolo e altri strumenti di morte.

La strada da percorrere è rimboccarci le maniche e iniziare un percorso di lotta per farla finita col giudizio penale.

Organizzarci fuori e dentro le carceri per denunciare ogni giorno l’abominio del sistema penale e di quello carcerario, e cominciare a svuotare le galere con ogni mezzo.  

             o così…                                                                             o così…

mucchio1          mucchio-2

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Ci sono voluti 30 anni per dire che lo Stato italiano torturava i suoi oppositori politici

Ma come? Ci avevano detto che:

“Negli anni 70 lo Stato aveva battuto la sovversione con gli strumenti democratici…”

Ma era proprio vero?   mmmh!!!   … bugiardi e ipocriti, voi e chi vi dà retta !!! 

Ecco la TORTURA democratica! :

Corriere della sera dom 6 gennaio 2013TortSulla tortura negli anni 70 e 80 vedi anche: quiquiquiquiqui  e  qui

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Anche il 2013 nelle galere si apre all’insegna della morte e dell’isolamento

sovraffCarcere “Ucciardone” di Palermo. Uno dei carceri più sovraffollati (345 posti, presenze: 600 persone). Giuseppe P., 58 anni, operaio edile, incensurato, da alcuni mesi si trovava in isolamento in cella. Si è impiccato con un lenzuolo. La scorsa estate aveva tentato, non riuscendoci, lo stesso gesto.

Carcere “San Pietro” di Reggio Calabria (433 detenuti a fronte di una capienza di 149). Un detenuto di 50 anni, ha tentato il suicidio nella sua cella, non riuscendoci. L’uomo, in cella in isolamento, era in osservazione psichiatrica da poco rientrato dalla comunità terapeutica esterna. Molto probabilmente imbottito di psicofarmaci.

In entrambe le situazione i detenuti erano in isolamento. È proprio l’isolamento la condizione di peggiore sofferenza per chi si trova in carcere (e non solo). È la condizione nella quale di fronte a momenti di depressione non trovi altra via di uscita.

rivolteCostringere un detenuto o una detenuta in isolamento carcerario significa sottoporlo a tortura. Lo ha ribadito più volte Amnesty International ed anche la Commissione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite.

Tra isolamento e uso smisurato di psicofarmaci stanno trasformando le carceri in lager manicomiali.

Abolire l’isolamento di qualsiasi tipo!

Abolire l’uso degli psicofarmaci!

Abolire il carcere e il sistema penale!

AmnistiaAMNISTIA  E  INDULTO  ORA!

sull’Amnistia vedi anche i post qui  qui

 

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