CIAO PROSPERO!

ProsperoStanotte (14 gennaio 2013) è morto Prospero Gallinari.

Una vita dedicata alla lotta di classe rivoluzionaria. Un compagno, un amico, un fratello per me e per quelle compagne e quei compagni che con lui hanno lottato, condividendo un percorso scabroso e difficile, mettendo in gioco la propria esistenza, per raccogliere e rilanciare la spinta rivoluzionaria che proveniva dal cuore stesso della classe operaia: le grandi fabbriche e le periferie metropolitane.

Ciao Prospero! Oggi non trovo altre parole per ricordare i tanti giorni, mesi, anni, passati insieme calpestando gli stessi metri del pavimento di una cella o le spianate di cemento dei cortili ingabbiati delle carceri speciali.

In quegli spazi angusti, in quelle gabbie, si camminava insieme, si  ricordava insieme, si ragionava insieme, si criticava e ci criticavamo; e si continuava a progettare percorsi rivoluzionari. Oggi altre braccia raccoglieranno quelle idee e su altre giovani gambe continueranno il cammino per farla finita con questo abominio di sfruttamento, oppressione e devastazione, per costruire una società che chiamavamo e continuiamo a chiamare: COMUNISMO!

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48 risposte a CIAO PROSPERO!

  1. Pingback: A Prospero Gallinari, volato via troppo presto « Polvere da sparo

  2. sergio falcone ha detto:

    Ho conosciuto Prospero Gallinari, una sera, a casa di Giovanni Russo Spena.
    Mi ha colpito di lui, pur da me così distante come posizioni politiche, l’integrità morale.
    Rara oggidì.
    La vita che viviamo non è quella vera. Comunque stiano le cose, è solo un passaggio di tempo.

  3. gianni ha detto:

    Apprendo con grande tristezza la notizia della morte prematura di Prospero Gallinari, un compagno col quale avrei potuto percorrere la lunga strada che porta al comunismo dei Soviet, traditi e sviliti nel loro profondo significato, da uomini ambiziosi amanti del potere e disprezzanti chi non la pensava come loro. Ciao Prospero, compagno a schiena diritta fino all’ultimo giorno. Gianni Landi

  4. Alessandro ha detto:

    Quando questi e altri compagni combattevano con le armi in mano, io ero appena adolescente, pur giá militando nell´area fra Lotta Continua e Potere Operaio. Non ne approvavo in pieno le scelte, mi pareva una fuga in avanti. Ma oggi..oggi che abbiamo sotto gli occhi la ferocia disumana del capitalismo delle multinazionali, oggi che vediamo come la povertá sia una arma di sterminio di massa, oggi a 55 anni inizio a credere che loro, pur con tutti gli errori che fecero nelle valutazioni politiche, e purtroppo anche in molti episodi di violenza inutili, avessero una visione premonitrice di quello che il capitalismo assassino ci sta preparando.
    Bollati come terroristi, quando in Italia l´unico terrorista é lo Stato, le stragi organizzate dai servizi deviati, con manovalanza fascista, bombe su treni e nelle banche a uccidere innocenti. Uno Ststo mafioso sin nei piú alti gradi, colluso con il Vaticano, con gli USA, dimentico dei piú elementari diritti di democrazia, uno Stato assassino che ancora oggi nel 2013 non sá fare i conti col proprio passato. Eppure sono i vincitori a scrivere la storia, falsa, di questa nostra povera nazione.

  5. Pingback: Prospero Gallinari, quando la Brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni « Insorgenze

  6. Rossa ha detto:

    Là, dov’era più umido
    fecero un fosso enorme
    e nella roccia scavarono
    nicchie e le sbarrarono
    alzarono poi garitte e torrioni
    e ci misero dei soldati, a guardia
    ci fecero indossare la casacca
    e ci chiamarono delinquenti
    infine
    vollero sbarre il cielo

    non ci riuscirono del tutto
    altissimi
    guardiamo i gabbiani che volano.

    (Sante Notarnicola, Favignana 1 giugno 1973)

  7. fabrizio ha detto:

    Un Combattente Rivoluzionario non muore,si addormenta dolcemente lasciando un filo ROSSO dietro di se… che la terra ti sia lieve…Ciao Prospero

  8. Pino ha detto:

    Oggi prima reazione SERIA di un gruppo di lavoratori sfruttati e sottomessi anche da 15 anni:
    dedicata a te COMPAGNO, alla tua integrità, alla tua fierezza, al nostro sogno…
    A pugno chiuso siempre!! Ciao Prospero!

  9. Stefano Munarin ha detto:

    Ad un compagno d’avanguardia che mai come ora è un esempio di lotta contro l’imperialismo delle multinazionali porgo il mio comune saluto.

  10. karl ha detto:

    Per fare una lotta armata bisogna armarsi con l’arma più potente: una seria e diffusa coscienza di classe, senza quella e senza che ve ne sia tanta, dentro le teste di tanti, ogni mitra e pistola non solo sono un’arma spuntata, ma anche un vantaggio in più per chi vuole attuare la repressione. E’ la diffusa coscienza di classe che serve a prevenire gli scoraggiamenti, le sconfitte e soprattutto le infiltrazioni e le strumentalizzazioni. Ma il popolo italiano che vota a maggioranza i guitti e i plutocrati, credo che ne resti indenne. Esso, infatti, mentre i brigatisti agivano e facevano appelli finiti nel vuoto, subiva quella mutazione antropologica e mediatica che Pasolini mise così bene in evidenza, che ha poi consentito agli stessi guitti e plutocrati di avere alte percentuali di consenso. Altro che i destinatari dei volantini delle BR! Non per niente fecero fuori lui che era un rivoluzionario vero, con possibilità serie di essere ascoltato e seguito. Mentre altri li hanno lasciati vivere, perché ritenuti fondamentalmente innocui.
    Prima di prendere un mitra, prendi sempre un libro e assicurati di non essere il solo a leggerlo. Perché come diceva il Che: “la rivoluzione comincia sempre dentro noi stessi” e “ciascuno di noi, da solo, non conta nulla”. Poi, dopo averlo ben letto e ben meditato, impara l’arte di mirare bene e mettila da parte, perché se sbagli tempo e luogo, non solo avrai fottuto te, ma anche tutti i tuoi compagni e avrai fatto avanzare di molto i loro nemici.
    Memento.

  11. paola ha detto:

    Ho solo sentito parlare di te dalle ‘politiche’ in carcere. Tutta la mia stima ed il mio rammarico xchè il mondo ha perso un altro grande uomo. Paola di Torino

  12. davide steccanella ha detto:

    E’ prevedibile che la sua morte, improvvisa, ma le condizioni di salute di Prospero Gallinari rendevano in verità miracoloso ogni giorno di sopravvivenza a far tempo da quel micidiale ferimento del 2 settembre 1979 in occasione del suo secondo arresto, indurrà i principali media nostrani a quelle solite e scontate considerazioni cui da sempre e vanamente egli stesso ha cercato fino all’ultimo di replicare. Era sforzo inutile infatti, quello di spiegare all’interlocutore di turno quella “storia” che lo aveva visto protagonista insieme a tanti e che poi di colpo si decise altrettanto collettivamente di rimuovere. Ci ha provato negli anni, sia da detenuto, sia da domiciliato sanitario, prima scrivendo insieme ad altri alcuni tra i più significativi documenti dal carcere, poi pubblicando due libri, uno su quella “altra parte”, quella dei tanti parenti dei tanti imprigionati politici di quegli anni della emergenza, e uno raccontando la propria storia di “contadino nella metropoli”, e infine accettando anche di rispondere ad alcune interviste di diversa ispirazione, l’ ultime della quali in un recente documentario francese, in gran parte dedicato alla operazione Moro. Velleità impossibile quella di Gallinari, e nonostante si trattasse in realtà di una persino banale richiesta neppure di rilettura ma di semplice lettura, lettura di un ben preciso periodo storico del quale tutti, se solo lo avessero voluto, avrebbero avuto strumenti e possibilità di comprenderne i significati e gli esiti, ma era appunto missione impossibile. Sorprendeva e spiazzava quella sua ferrea logica che rispondeva con pacatezza ma altrettanta efficacia a quelle solite obiezioni di rito che bisognava per forza fare a chi si era reso responsabile di azioni così cruente, pena, in caso contrario, la scomunica dell’intervistatore. Spiazzava qualsiasi interlocutore quel suo limitarsi a rispondere che la sua “storia” era perfettamente inserita nella “Storia” di quella significativa parte di novecento non solo italiano ma mondiale che aveva segnato la vita di tanti come lui e non solo di quelli come lui, come sempre accade in occasione dei grandi fenomeni storici. Aveva un gran bel raccontare Gallinari di quella sua infanzia contadina emiliana dove il padrone abitava la casa riscaldata e arredata che sovrastava quei poderi dove loro, i contadini, non solo lavoravano ma anche abitavano in condizioni disumane. Aveva un bel raccontare di quella insurrezione generale contro tutto quello che di male secolare c’era che era esplosa collettiva in ogni realtà, e che aveva indotto molti a sperare davvero in quella rivoluzione che fino a quel momento si era solo letta. Aveva un bel raccontare che negli anni della sua militanza armata persino le infermiere dell’ospedale dove fu ricoverato in fin di vita erano parte di quella insurrezione collettiva che faceva si che gli studenti universitari ascoltassero in pubblica assemblea un brigatista che parlava di politica durante il sequestro Moro. Aveva un bel raccontare che proprio quella più famosa operazione della storia della guerriglia urbana di quegli anni era una delle tante operazioni di una guerra assai più lunga e sofferta scatenata anni prima e durata per molti anni ancora, ed aveva un bel raccontare che anche le Brigate Rosse erano figlie di quel “clima”, così lo chiamava, che aveva visto le forze politiche della sinistra parlamentare arrivare quasi alla maggioranza dei voti, voti che non a caso si erano poi liquefatti proprio quando con la fine di quel “clima” anche la sua guerriglia armata era risultata sconfitta. Tentava poi di spiegare la “sua” guerra ed i “suoi” obiettivi che, come ogni guerra, non può certo soffermarsi sull’individuo, cosi come il soldato in trincea non può soffermarsi sul nome del nemico con cui si sta reciprocamente sparando addosso per la conquista ovvero la difesa della postazione strategica. Niente da fare, a Gallinari, cui non poteva essere riconosciuta la patente di soldato (anche se lo era), né quella di rivoluzionario quale pure era, non vene riconosciuta mai neppure quella di comunista quale lui si dichiarava, perché il Partito comunista ufficiale in Italia voleva governare con quella Democrazia Cristiana del governo fascista di Tambroni che nella sua città aveva determinato 5 morti sulla piazza. E così non è mai riuscito a spiegare quella sua storia, che era poi la Storia nostrana, o meglio lo ha fatto in molte occasioni e chiunque facilmente potrà verificarlo, ma è del tutto ovvio che per ragioni, altrettanto ovvie, tutto questo non ci sarà negli scritti ufficiali che lo evocheranno. La sua storia la sapranno sempre in pochi, quella che verrà insegnata sarà invece quella di un brutale assassino che un bel giorno decise, e non si sa bene perché, di diventare tale, e che un altro bel giorno ed altrettanto incomprensibilmente decise poi di non esserlo più. Del resto il mondo che allora non piaceva a Gallinari non è cambiato, le stesse se non peggiori ingiustizie di allora sono vigenti ancora oggi, e quindi credo che proprio Gallinari, che ai tempi ci aveva provato ed aveva perso, sarebbe oggi proprio l’ultimo a stupirsi di tutto ciò. Gli resta l’affetto dei compagni di allora ed il rispetto di chi si è semplicemente limitato ad ascoltare quello che ha detto o a leggere quello che ha scritto.

    • gianni ha detto:

      Non mi sembra giusto e non accetto le tue conclusioni in linea con la prassi politica del PCI, oggi Partito democratico. e che qualsiasi aggettivo qualitativo sarebbe riduttivo della opinione che molti di noi si sono fatti in tanti anni di partecipazione allo scontro di classe.
      Primo Levi sopravvisse nella speranza di testimoniare. Pisacane non doveva partire perché aveva poche speranze di vittoria. Lenin e compagni dovevano accettare lo Zar, considerata la fine che ha fatto il comunismo in Russia. I compagni vietnamiti morti a milioni per l’ideale comunista sono stati degli illusi …. e si potrebbe continuare a lungo. Bravo Davide! Bell’elogio funebre per tanti che hanno lasciato la vita in quegli anni o si sono rovinati l’esistenza marcendo nelle patrie galere. Gianni Landi

  13. francosenia ha detto:

    “Twitta” Gianni Riotta, su Twitter, a proposito di Gallinari che:
    “Colpisce toni ricordi brigatista Gallinari, scomparso oggi: tranne @GotorMiguel parlano di Resistenza e non di strage di innocenti a viaFani”
    Certo, non è che uno a Riotta possa chiedere più di tanto, ma credo che la considerazione, nella quale il giornalista fa professione di sgomento, meriti una piccola analisi, anche se ancora i funerali di Prospero non ci sono stati. Ma credo, valga ricordare come questo, nella nostra epoca di pensiero unico ci possa portare a fare raffronti ed analogie con altri funerali, ed altre epoche di pensiero unico. I funerali di Malatesta nella Roma fascista, e quelli di Kropotkin nella Russia bolscevica, ma anche quelli della Baader-Meinhof, a Berlino. Momenti in cui il racconto della sconfitta diventa la sottile vittoria del vinto. Come oggi, con Prospero, per Prospero, grazie a Prospero.

  14. enrico ha detto:

    Purtroppo sempre i meglio se ne vanno grazie compagno Prospero Gallinari per quello che hai fatto per noi, voglio dire una cosa cari compagni dobbiamo incominciare a fermentare le nostre idee, ed uscire allo scoperto bisogna farlo sia per noi per le future generazioni e sia per quelle persone come il compagno Prospero Gallinari ed altre persone che hanno perso la vita per la nostra libertà e per la nostra dignità di essere umani, solo così gli sforzi dei nostri compagni non saranno stati vani… Ciao compagno Prospero Gallinari

  15. Franco Senia ha detto:

    “Twitta” Gianni Riotta, su Twitter, a proposito di Gallinari che:
    “Colpisce toni ricordi brigatista Gallinari, scomparso oggi: tranne @GotorMiguel parlano di Resistenza e non di strage di innocenti a viaFani”
    Certo, non è che uno a Riotta possa chiedere più di tanto, ma credo che la considerazione, nella quale il giornalista fa professione di sgomento, meriti una piccola analisi, anche se ancora i funerali di Prospero non ci sono stati. Ma credo, valga ricordare come questo, nella nostra epoca di pensiero unico ci possa portare a fare raffronti ed analogie con altri funerali, ed altre epoche di pensiero unico. I funerali di Malatesta nella Roma fascista, e quelli di Kropotkin nella Russia bolscevica, ma anche quelli della Baader-Meinhof, a Berlino. Momenti in cui il racconto della sconfitta diventa la sottile vittoria del vinto. Come oggi, con Prospero, per Prospero, grazie a Prospero.

    franco

  16. amsicora nuoro ha detto:

    çiao compagno Prospero.un rosso fiore per te ciao

  17. gianni ha detto:

    …nessun commento…solo una grande tristezza…
    ciao Prospero

  18. morris ha detto:

    Se il fuoco rivoluzionario dovesse spegnersi mi auguro solo che sia la morte l’unico limite, con affetto…..Addio Compagno!

  19. Fbg Antoine parigi ha detto:

    Ciao prospero hasta siempre

  20. vittoria oliva ha detto:

    Gianni Riotta e quelli come lui “Twitta” quello che hanno sempre twttato, mi pare scontato. Pur con tutto il rispetto e la considerazione per il compagno e per i compagni che hanno fatto certe scelte, più che condivisibili nella prima parte della loro storia, almeno per me, resta il fatto che “la geometrica potenza” dell’operazione Moro, fu un passo falso e per il contesto delle organizzazioni e del movimento in quel preciso momento, e per il fatto molto semplice per un rivoluzionario : ” e che debbo essere rivoluzionario per poi ridurmmi a fare il carceriere?”: problema non da poco a mio vedere per un rivoluzioario, io mi riconosco di più in un attetabto come quello contro Carrero Blanco, se qui posso dire, senza ipocrisia come sempre faccio, quello che penso. E su questo dato che poi si innestano i riconoscimenti al nemico Kossiga, generalizzati tra l’alto! . Quale è la sostanza del problema? che ci si pone da “ceto politico” a “ceto politico”, sorvolando su quello che hanno subito da parte di Kossiga le masse e i quadri che non facevano parte della cerchia. Il rispetto vuol dire anche fare un pò di sana autocritica.
    E il fatto che ancora oggi si metta al centro il problema di quello che “twitta” il nemico mi pare una ulteriore conferma. Perchè che altro avrebbero dovuto twittare?
    vittoria

  21. ivano ha detto:

    …io l’ho conosciuto quando (primi ’90 sec. scorso) usufruì dei primi permessi e passò per radiondarossa a roma per delle interviste, la faccia… ricordo benissimo la faccia… ha la faccia di ki organizzarà qualcosa anche nell’alidilà …daje prospero!!!

    ((cribbio: come facciamo per sapere luogo e ora del funerale???))

  22. sergio falcone ha detto:

    Il comunicato del Laboratorio AQ16 di Reggio Emilia.

    Oggi è morto nella sua città natale Prospero Gallinari, era malato da tempo di cuore, aveva 62 anni. Condannato all’ergastolo per i trascorsi nella lotta armata, dal 1996 viveva in regime di detenzione domiciliare per le sue condizioni di salute incompatibili con il carcere, godeva di alcune ore libere al giorno per lavorare e uscire di casa. Prospero Gallinari era un comunista che partendo dalle file della figc reggiana negli anni ’60 prese molto sul serio il concetto di rivoluzione cercando una continuità storica con il movimento partigiano. Espulso dal PCI reggiano nel 1967 per aver listato a lutto la bandiera del partito fuori dal circolo cittadino Gramsci in onore della morte di Che Guevara, formò il collettivo dell’ “appartamento” e pochi anni dopo fondò insieme ad altri reggiani ed al gruppo di Renato Curcio le Brigate Rosse.

    Aldilà della biografia politica ufficiale oggi apparsa su molti quotidiani online, l’autobiografia pubblicata da Bompiani “Un contadino nella metropoli. Ricordi di un militante delle Brigate Rosse” rimane un documento storico molto importante per descrivere in maniera limpida, cruda e precisa tutta la vicenda sua personale e quella delle Brigate Rosse, libro a cui rimandiamo (e consigliamo) la lettura. Prospero era un militante rivoluzionario del quale rimarrà alla storia la coerenza di tutto il suo trascorso politico: il movimento a Reggio, la latitanza, gli scontri a fuoco, gli anni di carcere fino all’ammissione della sconfitta di una ipotesi rivoluzionaria che ormai in pieni anni 80 risultava aliena ad un mondo che cambiava repentinamente.

    Prospero era con noi sabato sera al Laboratorio aq16 durante una cena raccolta fondi, lo vogliamo ricordare così, sorridente a tavola con la sua compagna ed i suoi amici degli ultimi anni. Complesso ma interessante sarà spiegare ai ragazzi che manifestavano nei cortei studenteschi di quest’autunno e che oggi animano il centro sociale chi era quel signore sorridente che cenava con noi sabato sera, e quale era il fuoco che muoveva la generazione di militanti di cui faceva parte. Facile invece sarà spiegare a questi nuovi compagni di strada, nati negli anni in cui Prospero era in carcere da più di vent’anni, cosa cela la retorica che troppo spesso sentiamo dopo i cortei studenteschi e gli scioperi del precariato in merito al ritorno del clima anni ’70. Retoriche spesso utilizzate da chi i fantasmi della propria gioventù politica non li ha mai elaborati, rimossi per convenienza, creando ancor oggi presupposti per tentazioni inquisitorie nei confronti dei movimenti antagonisti ai diktat del capitale finanziario.

    Aldilà dei giudizi politici, troppo spesso banalizzati da un giornalismo main stream che vuole la complessità degli anni ’70 ridotta alla sola lotta armata, e la lotta armata ridotta alle sole Brigate Rosse, e le Brigate Rosse ridotte al solo caso Moro, ed il caso Moro ridotto ad una trama noir da best seller noi vogliamo ricordare Prospero come un uomo, un rivoluzionario del suo tempo che fece una scelta e la portò in fondo fino alla fine senza scorciatoie, con limpidezza pagando per intero questa scelta, consapevole che in guerra c’è chi vince e c’è chi perde.

    Ciao Prospero

    I compagni e le compagne del Laboratorio aq16

  23. sergio falcone ha detto:

    La testimonianza di Vainer Burani, suo avvocato ed amico.

  24. vittoria oliva ha detto:

    otimo video : è quello che metterò per salutare il compagno : la storia è finita la storia continua

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  28. Elisabetta Rota ha detto:

    Ciao compagno Prospero, che la terra ti sia leggera…….

  29. Pingback: Chi era Prospero Gallinari? « Insorgenze

  30. domopak ha detto:

    Gallinari non si lascio’ mai estorcere alcuna “confessione d’innocenza”

    (ANSA) – PARIGI, 15 GEN – ”Gallinari non si lascio’ mai estorcere alcuna ‘confessione d’innocenza”’: lo ha detto all’ANSA Oreste Scalzone, ex leader di Potere operaio che conosceva bene l’ex Br morto ieri. ”Quando si discuteva della sospensione per gravissimi motivi di salute della pena che stava scontando – dice Scalzone vissuto per molti anni a Parigi dove e’ ancora residente – ciò che faceva ostacolo, come un macigno, all’applicazione di questa misura di scarcerazione che la stessa legge prevedeva era la convinzione, asserita come certezza, dai Palazzi alle strade, che Prospero fosse stato attore diretto, anche materiale, dell’esecuzione dell’onorevole Aldo Moro. Questa tracimazione dal piano della ‘verità giudiziaria’ a quello detto nel lessico giuridico ‘verità storica’ è arbitraria, abusiva. Come si è visto poi, nel caso specifico l’illazione aveva un contenuto falso”. ”Nell’altalena di un’ipoteca radicale sul suo destino, questione “di vita o di morte” in senso stretto e immediato, a dire di tutte le perizie mediche – continua Scalzone – Prospero Gallinari non si lasciò mai estorcere alcuna ‘confessione d’innocenza’. Senza alcuna iattanza, Prospero taceva o rispondeva di non aver nulla da dire. La Storia è piena di chi per “interesse privato” e propensione istintuale, chiunque abbia praticato la decisione, l’impresa, il governo, il comando, ha preso su di sé la responsabilità terribile di causare, direttamente o indirettamente, la morte d’altrui. Condottieri, profeti, fondatori di città e d’imperi, sovrani. Una distinzione di tipo etico si può fare, tra chi è dotato di riflessività, consapevole delle sue responsabilità, e non pretende – a mezzo della falsificazione delle propagande – di far diventare ciò che intrinsecamente è “male”, intrinsecamente “Bene”, tra chi si trincera e si nasconde e chi non sfugge il senso tragico della propria responsabilità. Tra chi “manda”, e chi “va”. ”La ‘cifra’ etica di un Prospero Gallinari – conclude Scalzone – rende tanti irriducibili Soloni d’ogni taglia e bordo, dei nanerottoli. Vorrei, oggi, dedicargli una frase di Rousseau : ‘Sarà difficile ridurre all’obbedienza chi non ama comandare”’. (ANSA).

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    • gianni ha detto:

      Condivido il comunicato del laboratorio AQ16 di Reggio Emilia, citato da Sergio Falcone,ed è con quei sentimenti che ho presenziato al funerale di Prospero Gallinari, come molti di noi erano presenti al di là di tanti sofismi dei soliti “soloni”. E’ stato l’unico funerale al quale ho partecipato in vita mia con grande sofferenza, e sono contento di esserci stato perchè è stata una testimonianza di appartenenza a certi sentimenti che hanno segnata e guidata la nostra gioventù. Gianni Landi

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  43. maddalenarobin ha detto:

    L’ha ribloggato su LA STORIA PERDUTAe ha commentato:
    il 14 gennaio 2013 moriva da prigioniero Prospero Gallinari. Per ricordarlo oggi, dopo due anni, voglio pubblicare il saluto a lui scritto da Salvatore Ricciardi, suo compagno di organizzazione e di carcere

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