Iniziava l’anno 1971…

Con questa “scommessa” i prigionieri 40 anni fa davano il Buon Anno … a lor signori

…oggi diamo il Buon Anno così…

 

…sarebbero fuggiti facendo un buco nel muro e poi riuscendo a calarsi dal muro di cinta con un lenzuolo usato come corda.  Così una prima ricostruzione dell’accaduto nel carcere Don Bosco di Pisa dove due detenuti sono evasi, purtroppo uno è stato preso subito.

 

AMNISTIA  ORA!!!

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Quando le “streghe” erano tante…

Il 18 gennaio 1976, Renato Curcio, militante delle Brigate Rosse viene arrestato per la seconda volta, dopo l’evasione dal carcere di Casale Monferrato di un anno prima (del 18 febbraio 1975) insieme a Nadia Mantovani in un appartamento a Via Maderno, a Milano.  L’arresto avviene dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri, e Curcio rimane ferito. Nei pressi della base vengono arrestati anche i compagni Angelo Basone, morto due giorni fa, vedi questo post, Vincenzo Guagliardo e Silvia Rossi Marchesa.

Nadia Mantovani nata in provincia di Mantova, studentessa di medicina all’università di Padova, militò prima in Autonomia Operaia e poi entrò nelle Brigate Rosse, col nome di battaglia di “Giulia“. Il 15 maggio 1975, nell’ambito di una serie di azioni concertate per quel giorno dalle Brigate Rosse, viene accusata di aver partecipato all’assalto alla sede della Democrazia cristiana di Mestre.

Il 19 gennaio ’76, il giorno dopo gli arresti del 18, i giornali si scatenarono nelle più bieche e indegne considerazioni che prendevano di mira Nadia, la donna. Come poteva aver scelto autonomamente la lotta armata? Era sicuramente “per amore”! O forse per rifarsi della sua “non avvenenza” fisica! E giù con lo squallido e desolante linguaggio fascista e maschilista della sottocultura borghese italiota.

Le compagne che militavano nell’area dell’autonomia milanese, scrissero sulla rivista “Rosso” un bellissimo volantino che orgogliosamente  rispondeva e frantumava le meschinità mediatiche  (Sul n. 6 di “Rosso giornale dentro il movimentodel 14 febbraio1976 a pag.8)

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                                          L’intera pagina 8 di “Rosso ” del 14 febbraio ’76 è qui sotto:

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Ciao Compagno Angelo

E’ morto ieri il compagno Angelo Basone, comunista, rivoluzionario, ha lavorato come operaio alla Fiat alle Presse di Mirafiori, eletto delegato dai lavoratori, ha aderito e partecipato alle Brigate Rosse. Arrestato è stato prigioniero politico per molti anni.nelle carceri speciali.
Era immigrato da ragazzo a Torino, come decine di migliaia di altri ragazzi del sud, dalla Sicilia (non dalla Puglia come avevamo erroneamente scritto) per fornire forza lavoro a basso costo e docile nelle fabbriche capitaliste. Così credevano padroni e preti, ma così non è stato. Angelo, come migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di lavoratori come lui hanno costruito un percorso rivoluzionario che, per la prima volta dal secondo dopoguerra, ha posto all’ordine del giorno la costruzione di una società comunista. E ciò ha fatto paura ai padroni. Talmente paura che lo Stato ha dovuto usare la tortura, le carceri speciali, i tribunali speciali e secoli di galera per fermarlo.
Uscito di carcere, Angelo era andato a vivere a Firenze.

Ciao compagno Angelo, che la terra ti sia leggera, ma il tuo ricordo per noi sarà pesante e duraturo.        (in entrambe le foto, Angelo è a destra di RenatoCurcio)

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Dal carcere all’invasività del controllo psichiatrico. Verso un controllo sociale totale

Il controllo psichiatrico.

Partiamo da un dato di questi giorni. Un dato non ufficiale, non ancora, ma rilevato dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria, dai secondini insomma, per sottolineare la pesantezza del loro “lavoro”. Sfogliando le cartelle mediche degli attuali 68.000 detenuti nelle carceri italiane, hanno rilevato che circa 22.000 sono dichiarati “con disturbi mentali” e 7.500 particolarmente gravi. 22.000 sono un terzo dei detenuti, uno su tre. Prima considerazione: il sistema detentivo disturba l’equilibrio umano, è un fatto. Seconda considerazione: chi trasgredisce la legge, chi delinque, è un disadattato, e un disturbato mentale. Da curare quindi, da rinchiudere per curare.

Non è una novità. Negli anni Settanta, alcuni cialtroni funzionari di Stato e scribacchini hanno provato a dimostrare che i rivoluzionari, i cosiddetti “terroristi” erano persone “disturbate di mente”. In Germania il progetto fu portato avanti con maggior ferocia. Lo Stato della Germania Ovest, zeppo all’incredibile di personaggi riciclati dal regime nazista, infierì con tale violenza contro i compagni e le compagne in particolare della Raf (Rote Armee Fraktion), per dimostrare l’indimostrabile “suicidio” dei compagni assassinati dagli sgherri di Stato nelle prigioni tedesche nel 1976 e nel 1977. In questo goffo tentativo alcuni “scienziati di Stato” sequestrarono il cervello della compagna Ulrike Meinhof  per “studiarlo” all’Istituto di psichiatria e medicina psicosomatica dell’ Università di Magdeburgo e confrontarlo con il cervello di alcuni serial-killer.

Cento anni prima avevano fatto la stessa cosa col cervello di Giovanni Passannante che il 17 novembre1878, a Napoli, attentò alla vita del re d’Italia Umberto I, ferendolo leggermente. Anche il cervello e il cranio di Passannante furono conservati al Museo criminale. (Ci sono state proteste e iniziative negli ultimi anni per togliere questa vergogna sia in Germania che in Italia, ma non so, a tutt’oggi, con che esito).

Dunque i sovversivi, i rivoluzionari sono “malati mentali”, ma anche i delinquenti, i nomadi, i diversi, chiunque non adegui il proprio comportamento all’ordine esistente del “sistema di vita migliore che ci sia”. Questi vanno classificati in vere e proprie classi di individui anormali, da correggere con l’ausilio della medicina, che in questo caso è la “medicina psichiatrica”.

Questa orribile storia inizia circa 150 anni fa. …. «in una grigia e fredda mattina del dicembre 1870, analizzando il cranio del brigante Villella…mi apparve tutto ad un tratto, come una larga pianura sotto un infiammato orizzonte, risolto il problema della natura del delinquente, che dovea riprodurre così  ai nostri tempi i caratteri dell’uomo primitivo giù giù fino ai carnivori».  Sono parole di Cesare Lombroso che metteva a punto la sua “scoperta”. In realtà era il prodotto del pensiero positivista del XIX secolo.

L’esigenza di maggior controllo era sorta agli stati liberali dell’Ottocento per una maggiore governabilità della  società sempre più industrializzata e urbana, altamente produttiva al cui interno di intrecciavano in continuazioni relazioni economiche assetate di profitto. Necessitavano dunque istituzioni funzionali al bisogno di un nuovo modello di controllo sociale.

Servivano istituzioni, quindi strutture, ma soprattutto tecniche di controllo.  Il manicomio criminale, si colloca al centro di questa vicenda, come perno attorno al quale ruotò la dinamica della costituzione di nuovi saperi funzionali all’esercizio ed alle esigenze del potere.

Assumono quindi sempre più importanza i sistemi di conoscenza degli specialisti dei comportamenti umani  E’ attraverso la figura del medico che la follia diventa malattia mentale.

«Foucault, nell’analizzare questa fase, giungerà ad affermare che le scienze umane, e in particolare quelle legate alla psichiatria, pur non avendo contribuito ad una oggettiva conoscenza degli esseri umani, hanno tuttavia ottenuto una notevole importanza e un grande potere nella nostra civiltà […]. Infatti l’indagine sul perché e sul modo in cui questa inconsistenza scientifica abbia potuto diventare una componente essenziale del potere moderno costituisce il centro tematico delle ultime opere di Foucault» (H.L. Dreyfus e P. Rabinow, La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verità e storia del presente, Firenze, Ponte alle Grazie, 1989, pp. 33-34.)

Più che alle istituzioni (strutture, muri, edifici, sbarre), dunque, Foucault guardava alle tecniche. Al centro del problema, infatti, egli non pose i manicomi o le prigioni, ma la disciplina ed il suo funzionamento che agisce a partire dal controllo sul corpo: «Il corpo umano entra in un ingranaggio di potere che lo fruga, lo disarticola e lo ricompone. Una “anatomia politica” che è anche una “meccanica del potere”, va nascendo» ( M. Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Torino, Einaudi, 1976, p. 150).

Le corporazioni dei medici imposero la loro tecnica perché erano riusciti a produrre una rappresentazione della follia adatta alle esigenze dei nuovi rapporti di potere.

Nello stesso periodo cominciano a prender forma i primi istituti.  All’inizio dell’ottocento fu per prima la Francia, sulla spinta dei due padri della sichiatria moderna Pinel ed il suo allievo Esquirol, ad avviare la costruzione di istituti pubblici destinati ad ospitare degli alienati seguita da Germania, Inghilterra e Stati Uniti.   Il Regno d’Italia aveva avuto in eredità dagli Stati pre-unitari almeno tre manicomi civili: quello di Aversa, quello di Palermo e quello di S. Lazzaro a Reggio Emilia.  Nel 1872 fu riconvertito alla custodia dei pazzi pericolosi lo Stabilimento penale di Aversa.

Cesare Lombroso aveva cominciato a parlare della necessità di manicomi criminali già dal 1865 dalle pagine della Gazzetta medica italiana: «E’desiderabile che sorga da noi, pei casi più difficili, quella stupenda istituzione dei manicomi criminali, la quale può torre alla società, al giudice ed anche al perito, il pericolo, il rimorso, di condannare un malato o di assolvere un colpevole. Ivi si manderebbero tutti i casi di rei maniaci e maniaci rei, si terrebbero custoditi tutta la vita; e la società ne resterebbe molto meglio guardata che nol sia dagli ergastoli, dai quali esce il reo punito, ma non guarito, con la tendenza irresistibile alla recidiva ed anzi all’impeggioramento» (C. Lombroso, La medicina legale delle alienazioni mentali studiata col metodo esperimentale).

Il progetto di legge sui manicomi criminali fu presentato alla Camera il 15 marzo 1881 dal ministro dell’Interno Depretis. Il progetto era formato da 36 articoli. Anzitutto si distinguevano le categorie dei giudicati e dei giudicabili ed in ordine ai primi, qualora la pazzia fosse sopraggiunta durante la condanna si sarebbero senz’altro destinati ai manicomi criminali. Sul progetto Depretis, Lombroso naturalmente, espresse entusiasti commenti.

Per la categoria dei non imputabili, l’articolo 30 prevedeva la possibilità di destinarli ai manicomi criminali solo quando il Tribunale, sentito obbligatoriamente il parere di almeno due alienisti (Medico specialista in malattie mentali, psichiatra), avesse riconosciuto che il vizio congenito o acquisito non fosse transitorio e rappresentasse un reale e continuo pericolo per la sicurezza sociale… le esigenze di difesa sociale prevalevano ancora una volta sui diritti dei cittadini. Peggiore era il sistema inglese dove la reclusione durava fino al beneplacito del Re e quindi il più delle volte era perpetua. Finita la pena, se il vizio di mente ed il pericolo per la società perdurasse, il Tribunale, sentito il parere del medico dello stabilimento ed eventualmente anche quello di altri alienisti, poteva, con ordinanza, decidere sulla permanenza nel manicomio criminale fino a completa guarigione (mai!) oppure propendere per l’affidamento alla famiglia o al manicomio civile.

Con la costituzione dei manicomi criminale e delle leggi che ne regolano l’internamento, il sapere medico degli psichiatri entra con forza nei tribunali  nel momento in cui lo Stato ha sempre più bisogno di reprimere e controllare i comportamenti antisociali, che la scienza freniatrica (individuazione e terapia della malattia mentale, sinonimo di psichiatria) aveva progressivamente collocato nell’ambito delle manifestazioni psicopatologiche.

In Italia dalla metà degli anni Settanta i “manicomi criminali” hanno cambiato nome: Ospedali psichiatrici giudiziari.

Ma per questa scuola (positivista), i manicomi criminali dovevano rappresentare solo un tassello nel mosaico degli istituti di controllo e di sicurezza sociale, un mosaico che doveva estendersi a tutta la società…. e ci stiamo arrivando!!!

CONTRO IL CONTROLLO PSICHIATRICO

ABOLIAMO TUTTE LE GALERE….  AMNISTIA ORA!!!

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Il “pacchetto svuota carceri” NON svuoterà un bel nulla!

Analizziamo da vicino  il cosiddetto “pacchetto svuota carceri” che NON svuoterà un bel nulla!

1-Decreto legge emergenza carceri, subito fuori in 3.300. Così titolano i giornali, ma NON è vero! Si tratta dell’innalzamento da12 a18 mesi del residuo della pena detentiva, che può essere scontata a casa anziché in carcere. Ma questa possibilità si avvera attraverso la decisione del magistrato di sorveglianza e quindi usciranno non più di 100 persone al mese, cioè nulla!

2-Per bloccare il fenomeno (che non è un “fenomeno” ma la volontà forcaiola dello Stato) dei 21 mila ingressi l’anno in carcere per non più di tre giorni. Così il decreto: “Nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo dovrà essere tenuto entro, e non oltre, le 48 ore dall’arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l’udienza nelle successive 48 ore. Viene introdotto il divieto di condurre in carcere gli arrestati per reati di non particolare gravità prima della loro presentazione dinanzi al giudice per la convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo. L’arrestato dovrà essere custodito dalle forze di polizia”.  Si tratta di tenere le persone arrestate per lunghissime 48 ore nelle celle di sicurezza di caserme e commissariati. E’ una decisione criminale! E’ vera e propria tortura! Ma si rendono contro questi “tecnici” di cosa stanno parlando? Ma si ricordano i casi Marcello Lonzi, Stefano Cucchi e tanti altri e altre che hanno conosciuto bene le celle di sicurezza.

3-Naufragato il tentativo di “depenalizzare” alcuni comportamenti. Resta perfino il reato di “vilipendio

4- “Per i reati con una pena massima fino a 4 anni sarà possibile a discrezione del giudice applicare la condanna alla «reclusione detentiva ai domiciliari».                       In Italia è bloccata l’attuazione delle “misure alternative”  a causa della Legge Cirielli (che vieta il beneficio per i recidivi) e a causa delle continue campagne stampa sulla cosiddetta “sicurezza”

5-Stanziamento di 57 milioni di euro per completare delle opere che sono già a buon punto di realizzazione, come alcune carceri costruite per 3/4 o alcuni padiglioni per l’ampliamento che sono realizzabili con questi soldi.    Quindi ancora incremento del “Business penitenziario “.

 

Mobilitiamoci, nelle carceri e fuori per l’AMNISTIA!

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Cos’è un Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG)?

Gli Opg Ospedali Psichiatrici Giudiziari, prima chiamati “manicomi criminali”, sono strutture di internamento che dipendono dal ministero della Giustizia.
L’internamento è una misura di sicurezza di tipo detentivo prevista dal nostro ordinamento giuridico.

Vi sono rinchiusi 1.535 detenuti (capienza regolamentare di 1.322 posti) che si trovano nei 6 opg funzionanti (Aversa, Napoli Sant’Eframo, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino), La stragrande maggioranza, ben 1.305, sono detenuti internati, né detenuti in attesa di giudizio né da condannati in via definita, L’internato/a non deve scontare una pena relativa ad un reato commesso, ma si trova in un Opg in ragione di una valutazione di pericolosità sociale da parte di un perito o di un esperto (medico psichiatra), comunque sempre su decisione del giudice.
Oltre ai 1.535 in Opg, altri 484 internati sono invece sparsi in case lavoro o case di custodia e case di cura perché soggetti a misure di sicurezza in quanto per lo più considerati delinquenti abituali o professionali.
Negli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) vengono assegnati:                                 
* gli internati prosciolti per infermità mentale (art. 89 e segg. c.p.) sottoposti al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (art. 222 c.p.)
* detenuti assegnati alla casa di cura e custodia previo accertamento della pericolosità sociale (art. 219 c.p.)
* persone sottoposte alla misura di sicurezza provvisoria in ospedale psichiatrico giudiziario (art. 206 c.p.)
* detenuti/e dichiarati minorati psichici (art. 111 D.P.R. 230/2000 – Nuovo regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario)
* detenuti imputati soggetti a custodia preventiva sottoposti a perizia psichiatrica (art. 318 c.p.p.)
* internati con infermità mentale sopravvenuta per i quali sia stato ordinato l’internamento in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e custodia (art. 212 c.p.)
* detenuti condannati con sopravvenuta infermità di mente (art. 148 c.p.)
* detenuti cui deve essere accertata l’infermità psichica qualora non sia possibile sottoporli ad osservazione presso l’istituto penitenziario in cui si trovano od in altro istituto della medesima categoria (art. 112 c.2 D.P.R. 230/2000 – Nuovo regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario).

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Chi vuol vedere l’ormai famoso video sugli OPG girato a seguito della commissione del  Senato presieduta da Ignazio Marino, la può vedere a questo link (min. 17.41):

http://www.notizie.me/video-shock-lorrore-degli-ospedali-psichiatrici-giudiziari-presa-diretta-20032011/

VANNO CHIUSI IMMEDIATAMENTE!!!

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Inizia il 2012 carcerario con DUE morti: fermiamo questo massacro! AMNISTIA ora!

Detenuto si è impiccato in ospedale a Genova, aveva 54 anni in attesa di giudizio, era ricoverato all’ospedale Villa Scassi di Genova perché aveva tentato di darsi fuoco.

letti di contenzione

Internato nrll’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto
Nell’ Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Barcellona Pozzo di Gotto questa notte e’ morto un internato di 56 anni.
”L’uomo, originario della Calabria – denuncia l’associazione Antigone – era da tempo gravemente malato e in condizioni di salute precarie, costretto a far ricorso alle bombole ad ossigeno”. Con questa sono undici le morti avvenute nei sei Ospedali psichiatrici giudiziari nel 2011

 

camicia di forza in un Opg
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Buon anno alle compagne e a tutte le donne!

Che il 2012 sia l’anno del martello?   Forza compagne!!!

…spazzar via il patriarcato e il capitalismo!!!

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La solidarietà nel mondo con i/le prigionieri/e – contro ogni carcere

Elenco (incompleto) di alcune mobilitazioni nel mondo contro  il  carcere          in questo fine 2011

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PRESIDIO fuori dal CARCERE di BERGAMO

via Gleno, davanti al campo sportivo

SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ CON I DETENUTI/E  RINCHIUSI,
TORTURATI E SOTTOMESSI NELLE GALERE,
NEI LAGER (C.I.E.) CENTRI D’IDENTIFICAZIONE E D’ESPULSIONE
E NEGLI OSPEDALI PISCHIATRICI
 fuoco a tutte le galere!   la libertà non è un dono, è un diritto!

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New Year’s Eve Noise Demos Against The Prison-Industrial Complex
http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2012/01/occupy-wall-street-new-years-eve-noise.html

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31 DICEMBRE: PRESIDIO SOTTO AL CARCERE (COSENZA)
31 DICEMBRE ORE 18 @ PIAZZALE ANTISTANTE CASA CIRCONDARIALE COSENZA, VIA POPILIA 17
PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ AI RECLUSI NELLE GALERE DI STATO.
ANCORA UNA VOLTA, CI RITROVEREMO A URLARE LA NOSTRA RABBIA CONTRO IL CARCERE, STRUTTURA AUTORITARIA CHE CANCELLA LA DIGNITA’ E LA LIBERTA’ UMANA.
“FUORI SI VIVE D’INDIFFERENZA, DENTRO SI MUORE DI CARCERE”
FUOCO ALLE GALERE!
COSENZA CONTRO IL CARCERE
ANARCHICHE ED ANARCHICI
REBEL FANS COSENZA
COSENZA VECCHIA
CPOA RIALZO

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Carcere di ANCONAMontacuto  Rivolta e Solidarietà

31 dicembre  2011 Presidio di Solidarietà sotto il carcere di Ancona- Montacuto dalle 20 in poi. Microfono aperto a tutti

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Moron de la Frontera 24-12- 2011

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Action de solidarité avec nos camarades emprisonné.e.s à la prison de Bordeaux-Gradignan – 31 décembre 2011

http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2012/01/lechatnoiremeutier-action-de-solidarite.html

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Nel mondo sono incarcerati/e  tra 10 e 15  milioni di persone! Private della libertà Vergogna!

ABOLIAMO  LE  GALERE !

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Bello come una prigione che brucia

http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2012/01/lechatnoiremeutier-toulouse-beau-comme.html

http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2012/01/lechatnoiremeutier-belgique-les-prisons.html

http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2012/01/lechatnoiremeutier-grece-rassemblement.html

 

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