-
Articoli recenti
- Coronavirus nelle carceri. Appello per la sospensione pene a detenuti malati e anziani
- Sono persone NON palle da ping-pong alla frontiera greco-turca
- Recensione del libro: “Esclusi dal consorzio sociale”
- Iran: 54.000 persone detenute scarcerate e ai domiciliari per impedire il contagio
- Presidio ambasciata greca a Roma – Solidarietà alle persone migranti
Commenti recenti
Archivi
Categorie
-
Unisciti a 245 altri iscritti
Occupazione militare dell’Università di Roma 1977
Pubblicato in Repressione dello Stato
Contrassegnato 1977, blindati, carri armati, Cossiga, repressione, Unità nazionale, Università di Roma
2 commenti
Genova NON è finita! Non dimentichiamo!
Nei giorni dal 19 al 22 luglio 2001 a Genova la ferocia delle “forze dell’ordine” si abbatté sui manifestanti che contestavano il vertice dei potenti, il G8.
Nelle strade, alla Diaz, a Bolzaneto gli apparati statali chiarirono a tutti quale fosse, d’ora in avanti, lo spazio di azione dei movimenti di contestazione.
La stampa mondiale i giorni dopo:
Le Monde 24.07.2001 “Notte da incubo a Bolzaneto”, “Difficile immaginare tali comportamenti polizieschi in un Paese dellUnione europea“.
Frankfurter Allgemeine Zeitung “violenza di Stato“
Tagesspiegel “L’Italia sulla via di un regime autoritario“
The Observer “Il debutto di Berlusconi sulla scena mondiale è un bagno di di sangue, e così sarà ricordato per sempre“
The Indipendent “ Forse c’è stato un piccolo equivoco. Avevamo l’impressione che l’Italia fosse un membro rispettato dell’Unione Europea, il club esclusivo che si aspetta dai suoi soci alti standard in materia di diritti umani“
Daily Telegraph 27.07.2001 “… trattamento da dittatura del Terzo Mondo“
Washington Post 12.08.2001 [titolo] “Incarceration, Italian Style”
Manifestazioni di protesta numerose e combattive si sono tenute in quasi tutte le grandi città del mondo, dal giorno successivo all’uccisione di Carlo Giuliani. Il 21 luglio a Parigi, Vienna, Berlino,
Madrid, Ankara, Buenos Aires, San Paulo do Brasil, …
nei giorni successivi a: Dublino, Pamplona, Zurigo, Berna, Lugano, Manchester, Barcellona, Amsterdam e ancora Parigi…
commenti dei “politici”
Il ministro dell’interno dell’epoca Claudio Scajola affermerà – tra molte smentite- di aver dato, dopo la morte di Giuliani, l’ordine di sparare su chiunque avesse cercato di entrare nella “zona rossa” giustificandosi con la presenza a Genova di «200 mila scalmanati nelle cui fila potevano esserci infiltrati e le segnalazioni di attentati da parte di tutti i servizi di intelligence». [La Repubblica 16.02.2002]
Parlamento italiano: Documento conclusivo approvato dalla commissione di indagine conoscitiva sui “fatti accaduti a Genova nei giorni 19, 20, 21 e 22 luglio 2001 in occasione del vertice G8” (20.09.2001]: Il vertice del G8 ha «conseguito tutti gli obiettivi prefissati sia sotto l’aspetto dei contenuti, sia sotto l’aspetto logistico amministrativo, sia sotto quello della sicurezza e della tutela dell’ordine pubblico. […] Solo la connivenza di una larga parte dei manifestanti con i violenti avrebbe «reso impossibile il ricorso, per le Forze dell’ordine, alle consolidate tecniche di controllo dei cortei, prevenzione dei disordini, isolamento dei violenti e tutela dei dimostranti pacifici. […]».
Fassino: «Quanto è accaduto e sta accadendo in queste ore a Genova è gravissimo, pertanto i Ds hanno deciso che non andranno a Genova e rivolgono un invito a tutti di non partecipare alla manifestazione […]alla luce di quanto è accaduto e in queste condizioni non è più possibile garantire né le condizioni minime di sicurezza per le persone, né la rispondenza delle manifestazioni agli obiettivo politici e ai metodi nonviolenti che riteniamo discriminanti». [Il Giornale, 21.07.2001]
Le Forze dell’ordine
Siulp (sindacato di polizia unitario) esprimeva “un fermo e sentito ringraziamento agli esponenti del governo” per aver manifestato la propria solidarietà ai poliziotti impiegati a Genova”
Il Sap (sindacato autonomo di polizia) il 22 agosto protesterà contro la decisione della magistratura di indagare sui 140 poliziotti presenti alla Diaz, accusando “chi spara nel mucchio”. Nel giorno degli interrogatori di alcuni agenti, sotto la procura, si svolgerà un presidio organizzato dal Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (coisp)
Il Cocer (rappresentanza del personale dei carabinieri) vogliamo “vedere garantita la tutela del nostro personale che non può rischiare oltre l’incolumità personale anche procedimenti penali e amministrativi o subire anche la sola condanna di una parte dell’opinione pubblica” (Micromega 4/2001)
Un poliziotto – “La tensione tra noi era alle stelle: per tutta la settimana precedente ci avevano detto che i manifestanti avrebbero avuto pistole, che ci avrebbero tirato sangue infetto e biglie all’acido. La sera di venerdì, dopo la morte di quel ragazzo, ci hanno detto che era morto anche un carabiniere”.
I diritti…
Amnesty International in una lettera al ministro dell’Interno italiano chiese una
commissione indipendente per analizzare la tattica e i comportamenti della polizia e per esaminare le accuse di maltrattamenti e violenze sia in piazza, sia nelle caserme della polizia. Il governo e la maggioranza parlamentare ostacolarono una indagine indipendente (con i poteri di una corte di giustizia) sulle operazioni di polizia. Venne concessa soltanto (dopo pressioni interne e internazionali) una commissione conoscitiva che, per i limitati poteri, non poté far luce sulle versioni contrastanti dei funzionari di polizia su singoli episodi. I funzionari rimossi dai loro incarichi dopo Genova, hanno ottenuto tutti incarichi ancor più prestigiosi e remunerati. PROMOSSI!!
il movimento…
Come rispose il movimento a questa macelleria? Ci furono denunce, filmati, documentari, testimonianze, processi… poi…poi seguirono altri controvertici: dal 31 gennaio al 5 febbraio 2002 a Porto Alegre in Brasile e nel novembre dello stesso anno a Firenze.
Le parole d’ordine erano: resistere alla pura e semplice globalizzazione dei mercati e a quelle istituzioni come il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale che la promuovevano.
Dunque dopo Genova… NON si inasprisce il conflitto MA si gettano le basi per una collaborazione tra i portavoce del “movimento” e le autorità preposte all’ordine pubblico (A
Firenze era il prefetto Serra). Si stabilisce un tavolo tra vertici delle forze dell’ordine e Fse (forum sociale europeo). Questo si fa carico di un “inquadramento” dei manifestanti; fornisce le informazioni sul numero e sulle caratteristiche dei dimostranti; “garantisce” il comportamento dei manifestanti nel loro complesso. Si costruisce così quella “fiducia operativa” tra manifestanti e forze dell’ordine che è l’obiettivo strategico di ogni apparato statale.
Possiamo concludere che manganello, torture e tavolo di collaborazione hanno azzerato il movimento!! NON DIMENTICHIAMO!!!
Dieci compagne e compagni rischiano quasi 100 anni di carcere (Cassazione prevista per il 13 luglio). Saranno gli unici a pagare per un movimento molto vasto e differenziato che non ha saputo fare i conti con il livello di scontro imposto dall’avversario di classe, dai potenti del mondo!
Non possiamo accettare tutto ciò passivamente!
Campagna 10x 100…
Pubblicato in Movimenti odierni
Contrassegnato Amnesty International, Claudio Scajola, Cocer, Coisp, comportamenti polizieschi in un Paese dellUnione europea". Frankfurter Allgemeine Zeitung, Daily Telegrap, Fassino, G8, Genova 2001, Le Monde, manganello, Micromega, Porto Alegre, Sap, Siulp, Tagesspiegel, The Indipendent, The Observer, torture, Washington Post
3 commenti
ROBE DA MATTI 3 GIORNI CONTRO LA PSICHIATRIA
ROBE DA MATTI
3 GIORNI CONTRO LA PSICHIATRIA
Nel mondo odierno tutto deve essere controllato e controllabile da chi detiene le redini del sistema.
Anche il pensiero ed i comportamenti di ogni singolo individuo devono essere conformi alla funzionalità di questa realtà basata sullo sfruttamento e sulla produzione.
La psichiatria si é arrogata il potere di decidere cosa é giusto cosa é normale. Mira in seguito a etichettare i comportamenti, e definirne alcuni anormali, devianti. Offre esperti e cure a chi magari realmente avverte un disagio di vivere, senza nessun interesse per la sofferenza dei singoli, ma puntando a far rientrare chi considerato diverso nei binari dell’obbedienza.
Oggi come ieri la psichiatria ed i suoi medici sono pedine che ostacolano la libertà. E’ necessaria una riflessione, per riuscire a vivere la propria vita con le sue particolarità, sofferenze, problemi, senza affidarsi a chi punta a distruggere la singolarità. Magari costruendo un modo diverso di stare assieme, per superare difficoltà con la solidarietà, la condivisione e la vicinanza.
VENERDI’ 15 GIUGNO
c/o Spazio Libertario Sole e Baleno
Sobb.Valzania 27 (vicino a porta Santi) – Cesena
spazio.solebaleno@bruttocarattere.org
http://www.spazio-solebaleno.noblogs.org
ore 20.00 cena vegan
ore 21.30 discussione e riflessioni sulla psichiatria e su come farne a meno.
Con MARIA ROSARIA D’ORONZO, del centro di Relazioni Umane di Bologna (gruppo antipsichiatrico libertario) e CINO BOCCHI del telefono Viola di Piacenza.
a seguire un contributo dal collettivo Collettivo Antipsichiatrico di Bergamo sulla storia di Francesco Mastrogiovanni”
SABATO 16 GIUGNO
c/o C.S.A. Grottarossa
via della lontra 40 – RIMINI
tabularasarimini@gmail.com
ore 9 autogestione dellla salute:laboratori di yoga, yoga della risata e meditazione
ore 11 presidio informativo di fronte alla ausl di rimini
ore 13 pranzo vegan
(a seguire lezione aperta di fedenkrais)
ore 16 Assemblea pubblica scambi di esperienze, proposte pratiche e progetti a confronto
ore 18 proiezione di “Inventori di malattie ” di S. Montanaro
ore 19 apericena
ore 21 presentazione
“LA MALATTIA MENTALE NON ESISTE” con GIUSEPPE BUCALO
“dalla negazione della malattia mentale alle pratiche per un’autogestione individuale e collettiva delle esperienze extra-ordinarie. L’esperienza siciliana”.
A SEGUIRE CONCERTO IMPERDIBILE!!
DOMENICA 17 GIUGNO
c/o S.P.A. Lughè
via dell’industria 33 – LUGO DI ROMAGNA
ccpeperip@yahoo.it
http://www.lughe.altervista.org
ore 20.30 Aperitivo sfizioso e proiezione di “CODE DI LUCERTOLA” di VALENTINA GIOVANARDI documentario-inchiesta sui metodi e gli abusi della psichiatria di oggi.
A seguire approfondimento e discussione con EUGEN GALASSO del Centro di Relazioni Umane.
Trent’anni fa, il 13 maggio 1978, venne approvata la legge 180, chiamata anche legge Basaglia, che mise fine all’esistenza dei manicomi in Italia. E’ veramente scomparso il manicomio? L’ istituzione che l’ha sostituito è qualcos’altro o è solo il maquillage della vecchia galera per matti? Ancora oggi è possibile che un individuo venga strappato dalla propria quiete domestica e gettato a marcire, imbottito di farmaci, in qualche cantuccio materiato di disperazione e avulso dalla realtà? Quand’è che una vita non è piu vita? “Code di Lucertola è un viaggio. Un viaggio al termine di una notte maledettamente attuale, un viaggio che prende le mosse da questi interrogativi e si dispiega attraverso storie, volti, corpi martoriati e ingabbiati, luoghi, versi scaturiti da quel che grida e dissente in noi, visioni di un abisso radicato nel nostro essere ancora uomini.
Pubblicato in Carcere, Controllo psichiatrico
Contrassegnato Cino Bocchi, Eugen Galasso, Francesco Mastrogiovanni, Giuseppe Bucalo, Maria Rosaria D'Oronzo, Psichiatria, Tso
1 commento
Ciao Mara….
La mattina del 5 giugno 1975 un nucleo di carabinieri arriva alla cascina Spiotta, dove era tenuto Vallarino Gancia, sequestrato dalle Brigate Rosse. Durante lo scontro a fuoco che segue, Mara viene ferita. Un altro compagno riesce a fuggire verso il bosco, qualche minuto dopo, sente uno sparo. Margherita è stata giustiziata mentre era a terra. I risultati dell’autopsia dicono che Margherita è seduta a braccia alzate e che le è stato sparato un solo colpo di pistola sotto braccio sinistro: un colpo per uccidere.
[dal volantino delle Br per la morte di Mara]
“Ai compagni dell’organizzazione, alle forze sinceramente rivoluzionarie, a tutti i proletari. È caduta combattendo Margherita Cagol, “Mara”, dirigente comunista e membro del Comitato esecutivo delle Brigate Rosse. La sua vita e la sua morte sono un esempio che nessun combattente per la libertà potrà dimenticare. Fondatrice della nostra organizzazione, “Mara” ha dato un inestimabile contributo di intelligenza, di abnegazione, di umanità, alla nascita dell’autonomia operaia e della lotta armata per il comunismo. Comandante politico-militare di colonna, “Mara” ha saputo guidare vittoriosamente alcune fra le più importanti operazioni dell’organizzazione. Valga per tutte la liberazione di un nostro compagno dal carcere di Casale Monferrato. Non possiamo permetterci di
versare lacrime sui nostri caduti, ma dobbiamo impararne la lezione di lealtà, coerenza, coraggio ed eroismo! È la guerra che decide in ultima analisi della questione del potere: la guerra di classe rivoluzionaria. E questa guerra ha un prezzo: un prezzo alto certamente, ma non così alto da farci preferire la schiavitù del lavoro salariato, la dittatura della borghesia nelle sue varianti fasciste o socialdemocratiche. Non è il voto che decide la conquista del potere; non è con una scheda che si conquista la libertà. Che tutti i sinceri rivoluzionari onorino la memoria di “Mara” meditando l’insegnamento politico che ha saputo dare con la sua scelta, con il suo lavoro, con la sua vita. Che mille braccia si protendano per raccogliere il suo fucile! Noi, come ultimo saluto, le diciamo: “Mara”, un fiore è sbocciato, e questo fiore di libertà le Brigate Rosse continueranno a coltivarlo fino alla vittoria! Lotta armata per il comunismo”.
Una canzone per Mara
http://www.youtube.com/watch?v=05GjgGvi3fo&feature=related
Pubblicato in Formazioni Armate
Contrassegnato Brigate Rosse, Mara Cagol, Vallarino Gancia
2 commenti
A cinquantanni dall’aggressione Usa al Vietnam, nessun passo indietro di Obama
A partire dal 28 maggio di quest’anno e per i prossimi 13 anni, in tutti gli Stati Uniti verranno organizzate cerimonie, eventi, attività, per «onorare i reduci, i caduti, i feriti, i dispersi gli ex prigionieri di guerra, le loro famiglie e tutti coloro che hanno prestato servizio» nella guerra del Vietnam. Lo ha stabilito il presidente Barack Obama firmando oggi la «Proclamazione» che istituisce la commemorazione ufficiale del 50esimo anniversario del conflitto, che verrà celebrato l’11 novembre del 2025.
Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama, ha firmato la «Proclamazione» che istituisce la Commemorazione ufficiale del cinquantesimo anniversario del conflitto del Vietnam. L’evento verrà celebrato
fino all’11 novembre del 2025. Questo il sito dove è riportato il documento della Casa Bianca.
Nell’atto ufficiale vi è il «riconoscimento di un capitolo della nostra storia che non deve essere mai dimenticato»… «dopo cinquant’anni di divisioni è tempo che ci riuniamo tutti assieme come Americani: possiamo avere opinioni diverse sulle guerre, su tutte le guerre, non solo quella del Vietnam. Ma guai a usare il patriottismo come arma politica». Il Presidente Obama, davanti al Vietnam Memorial Wall, invita alla riconciliazione nazionale, celebrando il cinquantesimo anniversario di un conflitto che ha diviso gli Stati Uniti.
Era il 12 gennaio 1962, mezzo secolo fa, quando i primi elicotteri americani lanciarono truppe del Vietnam del Sud con l’Operazione Chopper (vedi qui)
Un’operazione che segnò l’inizio ufficiale della guerra. «Gli USA condussero in Vietnam una guerra lunga dieci anni, finché furono definitivamente sconfitti e costretti a ritirarsi nel 1975, dopo aver lanciato su quella terra infelice più bombe di quante ne fossero state usate in tutta la seconda guerra mondiale». [da Il Secolo Breve, di E.J. Hobsbawm]. Solo sul Vietnam del Nord gli Stati Uniti sganciarono il triplo delle tonnellate di bombe sganciate sull’Europa, sull’Asia e sull’Africa nella seconda guerra mondiale.
Un conflitto tragico, controverso, che influenzò la vita di una generazione di giovani americani, la società statunitense si divise tra fautori della guerra e critici radicali. Lo stesso avvenne nella gran parte dei paesi, in particolare nei paesi europei, dove la gioventù insorse contro l’arroganza, le infamie e i massacri dell’esercito Usa.
«Tutti noi abbiamo l’obbligo di rendere omaggio ai nostri eroi, appoggiare i nostri soldati e aiutare i nostri veterani» – afferma il Presidente Obama. Poi, parlando direttamente ai superstiti del Vietnam, assiepati davanti al presidente, Obama continua: «Voi avete fatto sempre il vostro dovere prendendo parte a uno dei capitoli più dolorosi della nostra storia», e ricordando le tante manifestazioni contro i reduci dal Vietnam, Obama chiarisce chi stava dalla parte giusta: «E’ stata una vergogna nazionale attaccarvi per una guerra che non avete iniziato voi. Siete stati trattati in modo profondamente ingiusto. Anche se qualcuno vi ha voltato le spalle, voi non avete mai voltato le spalle all’America». Davanti al Memorial dei 58.282 caduti nella guerra del Vietnam, a Washington DC, Obama ha assicurato che, d’ora in poi, gli Stati Uniti «entreranno in guerra solo se assolutamente necessario». È IL SOLITO RITORNELLO!
Davanti al Muro di marmo su cui sono incisi tutti i nomi dei 58.282 caduti, il Presidente Obama lancia un legame ideale tra chi si è salvato da quella tragedia e i
tanti militari che stanno tornando in questi mesi dall’Iraq e dall’Afghanistan, dalle guerre che gli Usa hanno esportato in molte aree del mondo insieme ai loro alleati. «Tanti di voi siete andati negli aeroporti ad accogliere i nostri soldati. A stringere loro le mani. Ora tutti assieme – afferma Obama – alziamoci in piedi e gridiamo: Welcome back home, welcome home, thank you». Bentornati a casa, grazie.
NON È CAMBIATO NULLA!
Vedi altri post sulla aggressione Usa al Vietnam qui, qui e qui
Pubblicato in Internazionalismo, Vietnam
Contrassegnato Hobsbawm, Obama, Operazione Chopper, Usa, Vietcong, Vietnam, Vietnam Memorial Wall
1 commento
Non permettiamo che sia una sentenza della Cassazione a dire l’ultima parola sulle manifestazioni di Genova 2001
Adesso condannateci tutti!
lettera-appello per le sentenze di Cassazione per devastazione e saccheggio per Genova 2001
Nel luglio del 2001 ci recammo a Genova in 300 mila per gridare ai potenti del G8 “un altro mondo è possibile”. Un mondo dove le scelte politiche non fossero dettate dalle banche e dagli speculatori e dove la voce dei molti non fosse azzittita dall’arroganza dei pochi. Arrivammo in una Genova blindata, sbarrata dalle inferriate, dove neppure gli abitanti potevano circolare senza permesso. In 300 mila invademmo le strade con i nostri bisogni e desideri. E con le idee ben chiare che quel modello di sviluppo capitalistico non ci andava bene; ci trovammo di fronte un potere armato che aveva preparato una gestione di piazza sanguinaria, culminata con l’omicidio di Carlo Giuliani. Lo stesso potere che costruiva le false prove per l’irruzione alla scuola Diaz e allestiva la camera di tortura di Bolzaneto. Oggi dopo 11 anni, c’è chi vorrebbe che di quelle giornate rimanessero solo delle sentenze dei tribunali: l’assoluzione per lo Stato e i suoi apparati e la condanna di 10 persone accusate di devastazione e saccheggio. 10 persone a cui vorrebbero far pagare il
conto, con 100 anni di carcere, per aver disturbato i piani dei potenti della terra. Un reato che prevede condanne dagli otto ai quindici anni e che risale al codice Rocco, emanato durante il regime fascista ed usato contro chi si opponeva alla dittatura. E’ così che oggi la magistratura lo applica con lo stesso intento.
Ma chi sono i veri devastatori e saccheggiatori? A 11 anni di distanza possiamo dire che allora avevamo ragione. Quel potere che si riuniva per decidere le sorti del mondo ha mostrato in questi anni quali fossero i suoi reali progetti: la globalizzazione secondo i dettami del neoliberismo, la devastazione e messa a profitto dei territori e l’accaparramento delle risorse (acqua, petrolio, sementi), il saccheggio delle nostre vite, le politiche di austerity che ci impoveriscono sempre di più, le truppe di occupazione nel nostro paese e in giro nel mondo. Mentre a pagare è sempre chi lotta dalle parte delle classi più deboli, gli organizzatori e gli esecutori dei massacri di Genova non solo non sono riconosciuti come responsabili ma vengono addirittura premiati. Ce lo dimostra anche la recente nomina a sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, di Gianni De Gennaro capo della polizia all’epoca del G8 di Genova.
Rimandiamo indietro ai veri devastatori e saccheggiatori le condanne che vogliono infliggerci. Lanciamo questo appello a tutti e tutte, alle e ai 300 mila che erano in piazza a Genova in quel luglio del 2001 e a quelle migliaia che non hanno smesso di lottare e sognare, per aprire da qui al prossimo 13 luglio, giorno dell’udienza in Cassazione per i compagni condannati; una campagna che ponga l’accento su quanto sia politica la scelta discrezionale della magistratura di ricorrere al reato di devastazione e saccheggio. Una campagna che non permetta che siano dieci capri espiatori a pagare per lotte che appartengono a tutti e tutte e che sappia costruire momenti di solidarietà e vicinanza. Una campagna comunicativa che utilizzi diversi strumenti e che sappia coinvolgere tutta la società in una battaglia di libertà. Invitiamo il movimento tutto, le
compagne e i compagni che da tutto il mondo animarono quelle giornate di Genova ad aderire alla campagna e muoversi su questi temi da qui alla data del 13 luglio.
LANCIO CAMPAGNA 11 giugno conferenza stampa davanti alla Cassazione in coincidenza con il processo per i fatti della Diaz
Appello del movimento romano riunitosi al Forte Prenestino in assemblea il 29.5.2012
Pubblicato in Movimenti odierni, Repressione dello Stato
Contrassegnato 2001, Carlo Giuliani, Cassazione, Diaz, Genova G.8, Gianni De Gennaro
1 commento
Giustizia: il “carcere duro” (41-bis) ha venti anni, ma oggi produce più suicidi che “pentiti”
La “Relazione sullo stato di attuazione della legge recante “modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario” (Triennio 2009-2011)” presentata il 9 marzo 2012 alla Camera dei Deputati dal Ministro per i rapporti con il Parlamento (Giarda) non è stata presa in debita considerazione dalla stampa nazionale ma fornisce dei dati statistici sul 41 bis che ci permettono di fare, sia pur in modo sintetico, un bilancio generale.
L’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, erede dell’abolito articolo 90 applicato ai detenuti per banda armata nei primi anni 80, viene approvato nel giugno 1992 in un cosiddetto “super decreto antimafia” Scotti-Martelli, come risposta alla strage che il 23 maggio di quel medesimo anno provocò la morte del giudice Giovanni Falcone e degli agenti della sua scorta.
Il testo precisa che i provvedimenti “cessano di avere effetto trascorsi tre anni dalla entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”. In realtà, il 41 bis subisce continue proroghe.
Fin dall’inizio, pur trattandosi di una misura che avrebbe dovuto essere limitata nel tempo, si manifestano molteplici dubbi sulla sua costituzionalità ma nel 2002, in piena cultura della “tolleranza zero” e della “guerra preventiva” propagandata dagli Usa di Bush junior, viene trasformato da articolo di una norma legislativa dell’emergenza in qualcosa di permanente (legge n. 279/2002) non solo per contrastare la “criminalità organizzata” ma anche il “terrorismo”.
La legge n. 94/2009, infine, produce “un rafforzamento del regime speciale, sia dal punto di vista della stabilità della sua applicazione (aumento della durata del provvedimento a quattro anni per la prima applicazione e a due per la proroga, riduzione delle possibilità di impugnazione, esclusione dell’annullamento parziale, unificazione della competenza nel Tribunale di Sorveglianza di Roma), sia dal punto di vista dell’irrigidimento delle regole di gestione (restrizione della socialità con gruppi composti da non più di quattro soggetti, rafforzamento delle misure logistiche, tra le quali il divieto di comunicazione tra appartenenti a diversi gruppi di socialità).” (“Relazione sullo stato di attuazione della legge recante “modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario” – Triennio 2009-2011).
Dopo le riforme dell’istituto effettuate prima dalla legge n. 279/2002 e poi dalla legge n. 94/2009 l’applicazione del regime detentivo speciale continua comunque a restare affidata alla discrezionalità amministrativa (del Ministero della Giustizia) e applicata non quando vi siano acclarate prove di pericolosità ma nella misura in cui “si presume” non vi sia un’interruzione dei rapporti fra la persona detenuta e le organizzazioni extralegali esterne al carcere.
Discrezionalità amministrativa e presunzione di pericolosità sociale colpiscono così non solo persone già condannate, alcune delle quali si riveleranno innocenti – come è successo ad alcuni ergastolani condannati per errore dell’omicidio del giudice Borsellino (19 luglio 1992) e scarcerati nell’ottobre 2011 – ma anche persone semplicemente imputate e non ancora condannate in via definitiva.
Nel frattempo il regime detentivo speciale si fa sempre più mastodontico e privo di quella pur minima, discutibile e temporanea necessità che avrebbe potuto esserci dopo le stragi mafiose del 1992-1993.
I tempi cambiano, la vecchia mafia viene sconfitta dalla mafia finanziaria in giacca e cravatta ben radicata nei mercati mondiali e nessuno se ne accorge. Per venti anni si ragiona come se ci fosse una sorta di effettiva e necessaria Emergenza contro la mafia agro-pastorale che non sa né leggere né scrivere! Fra il 1992 e il 2011, mentre il totale complessivo dei “Nuovi decreti di applicazione emessi nel corso dell’anno” è uguale a 2.320, la media annuale dei detenuti in articolo 41 bis è pari a 560, cifra quest’ultima in realtà mai raggiunta prima del 1999 e di gran lunga superata in anni recenti come il 2010 (680) e il 2011 (673).
I “collaboratori di giustizia” emersi dopo l’esperienza del carcere duro sono invece 200, in media 10 all’anno, cioè l’1,87% sul totale medio dei detenuti in 41 bis a fine di ogni anno del periodo considerato. Analizzando i dati disaggregati vediamo però che la media è superata nettamente solo nel 1993 (5,29%), nel 1996 (4,62%), nel 1995 (4,12%) e nel 1994 (3,15%).
Nel 1993, in particolare, mentre il numero di persone detenute in 41 bis (473) è chiaramente al di sotto della media ventennale, viene prodotta la quota record di 25 “pentiti” fra gli ex 41 bis.
Nel 2010, al contrario, quando si determina il maggior numero assoluto di persone sottoposte al 41 bis (680), i detenuti provenienti dal carcere duro e divenuti “collaboratori di giustizia” sono 8, quindi al di sotto della media.
Dopo la sovrapproduzione di “pentiti” verificatasi fra il 1993 e il 1996, il 41bis si rivela perciò inutile anche sotto il profilo della (in sé discutibile) produzione di “collaboratori di giustizia”.
Nel presente appare come un dinosauro del passato che, rimanendo in vita grazie alla formalizzazione giuridico-legislativa ordinaria di una parte della legislazione dell’emergenza antimafia, più cresce meno serve e meno serve più dimostra di essere un trattamento al di fuori di ogni rispetto della dignità individuale e della nostra intelligenza collettiva.
Oggi esiste una sovrapproduzione di persone detenute in 41 bis e di suicidi fra di loro. Il 41 bis ormai produce più suicidi che “pentiti”. Nel circuito carcerario italiano è la principale fabbrica della morte sociale, affettiva, relazionale e anche fisica. Nessuno, a partire dagli “intellettuali” che citano a sproposito Cesare Beccaria, faccia finta di non saperlo.
Sandro Padula Ristretti Orizzonti, 27 maggio 2012
Pubblicato in Carcere
Contrassegnato 41 bis, Beccaria, carcere, carcere duro, isolamento, suicidi
Lascia un commento
Presentazione Maelstrom a Scienze Politiche a La Sapienza
Venerdì 1 Giugno, alle ore 14:30, in Aula XIII nella facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza,
presentazione del libro Maelstrom di Salvatore Ricciardi
Con la presentazione di un libro come Maelstrom, vogliamo fermarci a riflettere collettivamente su cosa significhi riproporre questo metodo di lotta al giorno d’oggi. Combattere l’individualismo imperante, ritrovare quel sentimento di solidarietà
tipico di chi vive la stessa condizione di sfruttamento, riprendersi strade, piazze e quartieri, sottrarli alla logica del profitto e renderli di nuovo vivibili sono obiettivi che, per essere raggiunti, hanno bisogno di una forma organizzativa. Un tipo di organizzazione che ponga fin da subito, cioè fin dal momento della risposta agli attacchi del capitale, le basi per una nuova società.
Pubblicato in Recensioni, Presentazioni e dibattito sul libro Maelstrom
Contrassegnato La Sapienza, maelstrom, Scienze politiche, Università
1 commento
VIVE LE COMMUNE !
«La rivoluzione è di chi si alza col sole. Avanti!»
(Le cri du peuple – giornale della Comune di Parigi-18 Marzo 1871 – 28 Maggio 1871)
Il 28 maggio 1871, dopo 72 giorni, terminò un esperimento rivoluzionario per costruire una società diversa che influenzò profondamente i tentativi rivoluzionari successivi. La Comune, per l’importanza e la universalità dei principi
cui si ispirò, per il lungo assedio che sostenne, per il numero delle vittime, e per l’orrore delle rappresaglie, può certo considerarsi come uno dei più audaci tentativi che le classi subalterne abbiano mai fatto per emanciparsi.
Il 28 maggio 1871 gli ultimi combattenti della Comune soccombevano a forze soverchianti sulle pendici di Belleville. La borghesia mostrò quale crudeltà e vendetta mette in atto appena il proletariato osa levarsi davanti ad essa come classe con interessi propri, proprie rivendicazioni e un progetto di trasformazione sociale. Decine di migliaia furono i morti. Al cimitero di Père-Lachaise circa 5.000 persone furono fucilate in un sol giorno. Decine di migliaia i condannati e i deportati. Per tutti e tutte ricordiamo
Louise Michel…
Paul ELUARD (1951) : fuggiremo il sonno/ Prenderemo al volo/ l’alba e la primavera/ E prepareremo/ giorni e stagioni/ A misura dei nostri sogni.
[..] Il 26 marzo era stata eletta e due giorni dopo veniva proclamata la Comune di Parigi. [..] Il 30 marzo la Comune aveva abolito la coscrizione e l’esercito permanente e proclamato che la Guardia nazionale, nella quale dovevano arruolarsi tutti i
cittadini atti alle armi, sarebbe stata la sola forza armata […] Il primo aprile aveva deciso che lo stipendio più elevato di un impiegato della Comune, compreso quello dei suoi stessi membri, non dovesse superare i 6.000 franchi, quello di un operaio […] L’8 aprile era stato deciso di bandire dalle scuole i simboli religiosi, immagini, dogmi, preghiere, insomma “tutto ciò che rientrava nel campo della coscienza individuale”, e la misura era stata a poco a poco attuata. Le donne della Comune così si rivolgevano alle donne di Parigi: «Cittadine, sopporteremo più a lungo che la miseria e l’ignoranza facciano dei nostri figli dei nemici, che padre contro figlio, fratello contro fratello, vengano ad uccidersi fra loro sotto i nostri occhi per il capriccio dei nostri oppressori? Cittadine, noi vogliamo essere libere!… »
«I proletari della capitale, in mezzo alle disfatte, all’incapacità e ai tradimenti delle classi che governano, hanno compreso che era arrivata l’ora di salvare la situazione prendendo in mano la direzione dei pubblici affari.»
[Dichiarazione del comitato centrale della guardia nazionale. 19 marzo 1871]
Il 30 Maggio Marx leggeva al Consiglio generale lo scritto nel quale l’importanza storica della Comune di Parigi è esposta in tratti brevi, forti, ma così acuti e soprattutto così veri, come non si è mai più riusciti a fare in tutta la enorme letteratura sull’argomento:«Se la Comune fosse battuta, la lotta sarebbe soltanto rimandata. I principi della Comune sono eterni e non possono essere distrutti; saranno sempre rimessi all’ordine del giorno, fin quando la classe operaia non avrà ottenuto la sua liberazione» «All’alba del 18 marzo, Parigi fu svegliata da un fragore di tuono: ” Vive le Commune! “. Che cos’è dunque la Comune, questa sfinge che tormenta così seriamente lo spirito dei borghesi?»
(Karl Marx, Sulla Comune)
Pietro Kropotkin: «La Comune non poteva essere che un abbozzo iniziale. Nata
alla fine della guerra, accerchiata da due eserciti pronti a darsi una mano per schiacciare il popolo, essa non osò lanciarsi interamente sulla via della rivoluzione economica perché non procedette all’espropriazione dei capitali… e perché non spezzò neppure la tradizione dello Stato… ma è certo che se la Comune di Parigi avesse vissuto qualche mese ancora, sarebbe stata spinta inevitabilmente, per la forza delle cose, verso queste due rivoluzioni… »
Engels: «la cosa più difficile a capire è il sacro rispetto col quale ci si arrestò riverentemente davanti alle porte della Banca di Francia. Questo fu anche un grave errore politico. La banca in mano alla Comune valeva più di diecimila ostaggi. (..) occorreva prima di tutto l’accentramento più rigoroso, dittatoriale, di ogni potere nelle mani del nuovo governo rivoluzionario (..) La Comune dovette riconoscere sin da principio che la classe operaia, una volta giunta al potere, non può continuare ad amministrare con la vecchia macchina statale; che la classe operaia, per non perdere di nuovo il potere appena conquistato, da una parte deve eliminare tutto il vecchio
macchinario repressivo già sfruttato contro di essa, e d’altra parte deve assicurarsi contro i propri deputati e impiegati, dichiarandoli revocabili senza alcuna eccezione e in ogni momento. (..) lo Stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia; (..) Il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l’espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato. »
[Friedrich Engels, Introduzione all’edizione tedesca del 1891 della Guerra civile in Francia di Marx]
Michail Bakunin: «Io sono un partigiano della Comune di Parigi, che pur essendo stata massacrata, soffocata nel sangue, dal boia della reazione monarchica e clericale, non ne è diventata che più vivace, più possente nell’immaginazione e nel cuore del proletariato d’Europa, e soprattutto ne sono il partigiano perché essa è stata una audace, caratteristica negazione dello Stato. »
Pubblicato in Internazionalismo
Contrassegnato Bakunin, Belleville, Comune Parigi, Engels, Guardia nazionale, Kropotkin, Le cri du peuple, Louise Michel, Marx, Paul Eluard, Père Duchesne, Père-Lachaise, proletariato
1 commento







