Genova NON è finita! Non dimentichiamo!

Nei giorni dal 19 al 22 luglio 2001 a Genova la ferocia delle “forze dell’ordine” si abbatté sui manifestanti che contestavano il vertice dei potenti, il G8.

Nelle strade, alla Diaz, a Bolzaneto gli apparati statali chiarirono a tutti quale fosse, d’ora in avanti, lo spazio di azione dei movimenti di contestazione.

La stampa mondiale i giorni dopo:

Le Monde 24.07.2001 “Notte da incubo a Bolzaneto”, “Difficile immaginare tali comportamenti polizieschi in un Paese dellUnione europea“.

Frankfurter Allgemeine Zeitung  “violenza di Stato

Tagesspiegel L’Italia sulla via di un regime autoritario

The Observer  Il debutto di Berlusconi sulla scena mondiale è un bagno di di sangue, e così sarà ricordato per sempre

The Indipendent  Forse c’è stato un piccolo equivoco. Avevamo l’impressione che l’Italia fosse un membro rispettato dell’Unione Europea, il club esclusivo che si aspetta dai suoi soci alti standard in materia di diritti umani

Daily Telegraph 27.07.2001 “… trattamento da dittatura del Terzo Mondo

Washington Post 12.08.2001 [titolo] “Incarceration, Italian Style

Manifestazioni di protesta numerose e combattive si sono tenute in quasi tutte le grandi città del mondo, dal giorno successivo all’uccisione di Carlo Giuliani. Il 21 luglio a Parigi, Vienna, Berlino, Madrid, Ankara, Buenos Aires, San Paulo do Brasil, …

nei giorni successivi a: Dublino, Pamplona, Zurigo, Berna, Lugano, Manchester, Barcellona, Amsterdam e ancora Parigi…

commenti dei “politici”

Il ministro dell’interno dell’epoca Claudio Scajola affermerà – tra molte smentite- di aver dato, dopo la morte di Giuliani, l’ordine di sparare su chiunque avesse cercato di entrare nella “zona rossa” giustificandosi con la presenza a Genova di «200 mila scalmanati nelle cui fila potevano esserci infiltrati e le segnalazioni di attentati da parte di tutti i servizi di intelligence». [La Repubblica 16.02.2002]

Parlamento italiano: Documento conclusivo approvato dalla commissione di indagine conoscitiva sui “fatti accaduti a Genova nei giorni 19, 20, 21 e 22 luglio 2001 in occasione del vertice G8” (20.09.2001]: Il vertice del G8 ha «conseguito tutti gli obiettivi prefissati sia sotto l’aspetto dei contenuti, sia sotto l’aspetto logistico amministrativo, sia sotto quello della sicurezza e della tutela dell’ordine pubblico. […] Solo la connivenza di una larga parte dei manifestanti con i violenti avrebbe «reso impossibile il ricorso, per le Forze dell’ordine, alle consolidate tecniche di controllo dei cortei, prevenzione dei disordini, isolamento dei violenti e tutela dei dimostranti pacifici. […]».

Fassino: «Quanto è accaduto e sta accadendo in queste ore a Genova è gravissimo, pertanto i Ds hanno deciso che non andranno a Genova e rivolgono un invito a tutti di non partecipare alla manifestazione […]alla luce di quanto è accaduto e in queste condizioni non è più possibile garantire né le condizioni minime di sicurezza per le persone, né la rispondenza delle manifestazioni agli obiettivo politici e ai metodi nonviolenti che riteniamo discriminanti». [Il Giornale, 21.07.2001]

Le Forze dell’ordine

Siulp (sindacato di polizia unitario) esprimeva “un fermo e sentito ringraziamento agli esponenti del governo” per aver manifestato la propria solidarietà ai poliziotti impiegati a Genova

Il Sap (sindacato autonomo di polizia) il 22 agosto protesterà contro la decisione della magistratura di indagare sui 140 poliziotti presenti alla Diaz, accusando “chi spara nel mucchio”. Nel giorno degli interrogatori di alcuni agenti, sotto la procura, si svolgerà un presidio organizzato dal Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (coisp)

Il Cocer (rappresentanza del personale dei carabinieri) vogliamo “vedere garantita la tutela del nostro personale che non può rischiare oltre l’incolumità personale anche procedimenti penali e amministrativi o subire anche la sola condanna di una parte dell’opinione pubblica” (Micromega 4/2001)

Un poliziotto – “La tensione tra noi era alle stelle: per tutta la settimana precedente ci avevano detto che i manifestanti avrebbero avuto pistole, che ci avrebbero tirato sangue infetto e biglie all’acido. La sera di venerdì, dopo la morte di quel ragazzo, ci hanno detto che era morto anche un carabiniere”.

I diritti…

Amnesty International in una lettera al ministro dell’Interno italiano chiese una commissione indipendente per analizzare la tattica e i comportamenti della polizia e per esaminare le accuse di maltrattamenti e violenze sia in piazza, sia nelle caserme della polizia. Il governo e la maggioranza parlamentare ostacolarono una indagine indipendente (con i poteri di una corte di giustizia) sulle operazioni di polizia. Venne concessa soltanto (dopo pressioni interne e internazionali) una commissione conoscitiva che, per i limitati poteri, non poté far luce sulle versioni contrastanti dei funzionari di polizia su singoli episodi. I funzionari rimossi dai loro incarichi dopo Genova, hanno ottenuto tutti incarichi ancor più prestigiosi e remunerati. PROMOSSI!!

il movimento…

Come rispose il movimento a questa macelleria? Ci furono denunce, filmati, documentari, testimonianze, processi… poi…poi seguirono  altri controvertici:  dal 31 gennaio al 5 febbraio 2002 a Porto Alegre in Brasile e nel novembre dello stesso anno a Firenze.

Le parole d’ordine erano:  resistere alla pura e semplice globalizzazione dei mercati e a quelle istituzioni come il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale che la promuovevano.

Dunque dopo Genova… NON si inasprisce il conflitto MA si gettano le basi per una collaborazione tra i portavoce del “movimento” e le autorità preposte all’ordine pubblico (A Firenze era il prefetto Serra). Si stabilisce un tavolo tra vertici delle forze dell’ordine e Fse (forum sociale europeo). Questo si fa carico di un “inquadramento” dei manifestanti; fornisce le informazioni sul numero e sulle caratteristiche dei dimostranti; “garantisce” il comportamento dei manifestanti nel loro complesso. Si costruisce così quella “fiducia operativa” tra manifestanti e forze dell’ordine che è l’obiettivo strategico di ogni apparato statale.

Possiamo concludere che manganello, torture e tavolo di collaborazione hanno azzerato il movimento!! NON DIMENTICHIAMO!!!

 

Dieci compagne e compagni rischiano quasi 100 anni di carcere (Cassazione prevista per il 13 luglio). Saranno gli unici a pagare per un movimento molto vasto e differenziato che non ha saputo fare i conti con il livello di scontro imposto dall’avversario di classe, dai potenti del mondo!

Non possiamo accettare tutto ciò passivamente!

Campagna 10x 100…

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3 risposte a Genova NON è finita! Non dimentichiamo!

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  2. “Non ricordo chi ha detto che di vita non si muore”.
    (Carlo Giuliani)
    Questa frase di Carlo la dedico ai compagni che sono sotto processo perchè ribellarsi vuol dire vivere e la vita non si può mettere in catene. Liberi tutti!

  3. Pino ha detto:

    Un poliziotto – “La tensione tra noi era alle stelle: per tutta la settimana precedente ci avevano detto che i manifestanti avrebbero avuto pistole, che ci avrebbero tirato sangue infetto e biglie all’acido. La sera di venerdì, dopo la morte di quel ragazzo, ci hanno detto che era morto anche un carabiniere”.

    QUINDI: UTILIZZATI TUTTI!!!!

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