63 anni fa il massacro operaio di Marcinelle

Il lavoro capitalistico uccide: circa 6.000 uccisioni ogni giorno. E’ inutile lamentarsi. Questo è il capitalismo, finché non lo spazziamo via! Organizziamoci!!!

Sui morti lavor e su Marcinelle ascolta  qui (21 secondi);  qui ( 3 minuti)  e  qui (4 minuti)

Marcinelle

 

 

 

 

 

 

 

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Dieci anni fa veniva ucciso da un TSO Mastrogiovanni

Dieci anni fa il 31 luglio 2009, veniva arrestato per un nonnulla Francesco Mastrogiovanni, aveva 58 anni e faceva l’insegnante della scuola elementare.

Con un vasto spiegamento di forze dell’ordine, nemmeno fosse un pericoloso killer, è stato catturato nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio, Tso.

Concretamente è stato legato mani e piedi a un letto di contenzione per 82 ore, senza un attimo di libertà, ha potuto mangiare una sola volta all’atto del ricovero, ha assorbito poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo da cosa non è dato sapere, Francesco non aveva manifestato alcuna forma di aggressività, né di atti sconsiderati prima del ricovero.

La sua colpa, colpa per questo sistema autoritario, era di essere un anarchico e di aver cantato alcune canzoni anarchiche mentre le guardie cercavano di arrestarlo per nulla che aveva fatto.

Moriva il 4 agosto 2009, legato al letto di contenzione dopo 82 ore.

[21 giugno 2018] Il processo per la vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni è durata 9 anni. Ora arriva la sentenza della Cassazione che riduce la condanna per 6 medici e 12 infermieri coinvolti nel caso. La Corte ha ritenuto responsabili i medici e gli infermieri del reparto psichiatrico del “San Luca” di Vallo della Lucania per il sequestro di persona, mentre ha annullato la sentenza d’appello per il reato di omicidio.

La sua storia si può leggere nel precedente post

La storia completa e dettagliata dell’arresto e morte di Mastrogiovanni è su Internazionale
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Bendare gli arrestati… non è una novità!

Esplosione di garantismo e amnesia della memoria

Giusta l’indignazione per la foto del ragazzo americano, sospettato dell’omicidio del carabiniere, bendato e costretto a tenere le braccia dietro la schiena con i polsi stretti dalle manette. in caserma!

Molti hanno sottolineato che uno dei principi cardine della nostra democrazia è il rispetto della dignità umana.

Hanno anche ricordato che è stato un abuso dei mezzi di costrizione e aggiungono che la ricerca della verità non può e non deve mai far venire meno il rispetto delle regole perché l’Italia è un Paese dove i diritti di tutti, anche di chi è in custodia (arrestati, detenuti), sono garantiti. E nessuno deve abusare dei propri poteri di custodia, perché nessun fine giustifica i mezzi.

Bene fa piacere sentire queste affermazioni garantiste. Ce n’è bisogno soprattutto di questi tempi, quando si sente un vice primo ministro evocare i “lavori forzati” ripudiati dalla Costituzione e dalle tante lotte grandiose in questo e in altri paesi.

Quello che preoccupa è l’assenza di memoria, una ampia amnesia.

È così difficile rammentare che bendare o incappucciare la persona arrestata e ammanettarla dietro la schiena è stata la consuetudine delle forze dell’ordine in questo Paese negli anni Settanta e Ottanta e anche successivamente? Soprattutto se le persone arrestate erano sospettate di essere sovversivi, antagonisti o attivi nella lotta rivoluzionaria. Incappucciamento che non si limitava alla durata di qualche minuto (come nel caso del ragazzo statunitense), ma per giorni e giorni, quanti ne erano consentiti alle forze dell’ordine dalle Leggi Speciali.

A me è successo per sette giorni consecutivi restare incappucciato, dal giorno dell’arresto, 27 maggio 1980, in Via in Selci (Comando Legione Carabinieri di Roma) incappucciato e rimasti lì per 7 giorni, finché è venuto il magistrato e quindi trasferito a Rebibbia. E anche qui condotto incappucciato al punto da suscitare lo stupore della guardia penitenziaria dell’Ufficio matricola nel vedersi consegnare una persona così conciata. Anche a altre e altri e ,,,  poco  dopo… , incontrano la tortura..

Certo, direte tutti e tutte, altri tempi. Ma come diceva qualcuno di cui ricorre , proprio oggi, il centenario della nascita (Primo Levi), se è successo una volta, può succeder ancora, a meno che non si sia criticato radicalmente il meccanismo politico che l’ha prodotto e ribaltate le basi istituzionali su cui questo orrore può essere compiuto. Questa critica in questo Paese non c’è stata!

Siamo al paradosso che oggi molte forze politiche stanno lavorando per reintrodurre emergenze e leggi speciali analoghe a quelle di quei periodi.

La soluzione sta qui:

NO alla REPRESSIONE!        NO al CARCERE! 

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Guerra ai mendicanti, ma anche coppa del mondo!

Qualche giorno fa, sabato 27 luglio 2019, si è aperto a Cardiff (al Bute Park) nel Regno Unito il 17° torneo internazionale di calcio: La Homeless World Cup, il campionato al quale possono partecipare esclusivamente squadre composte da senzatetto (homeless). Il campionato durerà fino al 3 agosto 2019.

I media ci informano che oltre 500 giocatori rappresenteranno 51 Nazionali per un totale di 64 squadre provenienti da tutto il mondo: come nelle ultime edizioni. Ci saranno 48 team che scenderanno in campo per la competizione maschile/mista, per contendersi sei trofei a disposizione; mentre la competizione femminile vedrà partecipare 16 squadre per due categorie.

Nel 2009 la città ospitante è stata Milano.

L’idea di organizzare un torneo di calcio per senzatetto venne a Mel Young, cofondatore della Big Issue Scotland, e Harold Schmied, editore della Megaphon, durante l’International Network of Street Papers Conference tenutasi a Città del Capo nel 2001.

Fin qui le cronache

Devo confessare che non ne sapevo nulla e non immaginavo che dei big riuscissero a fare profitti perfino sugli “ultimi”, sui mendicanti, sui senzatetto. È un errore pensare che il capitalismo abbia dei limiti; non ne ha nessuno. È in grado di fare affari su tutto, senza la minima attenzione a ciò che può provocare: dallo sterminio di milioni di esseri umani, alla distruzione dell’ambiente. È sufficiente osservare lo spazio mediatico offerto ai “Giochi Paralimpici, o Paraolimpiadiequivalenti dei Giochi olimpici per atleti con disabilità fisiche, fissati dalla legge n. 189 del 15 luglio 2003 “Norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili”. Nella pratica, contrariamente al titolo della legge, abbiamo visto un proliferare di inni nazionali, bandiere, ori e argenti, conditi con commenti pieni di prosopopea nazionalistica, ma nelle periferie delle città e anche nei quartieri del centro non abbiamo visto campetti e attrezzature per disabili e scivoli per accedere a negozi, bar e nemmeno ai marciapiedi, non parliamo dei mezzi pubblici. Si ignorano i veri problemi delle persone con disabilità ma si lancia una piccola élite di queste nella società dello spettacolo, nella speranza di far dimenticare le deficienze della politica e dello stato.

La Homeless World Cup, ci dimostra che i big sanno fare business e profitti anche sugli ultimi: gli homless, i senzatetto. Quelle persone, i “miserabili”, descritti magistralmente da Victor Hugo, persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà – la cui condizione non era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, né Luigi XVIII, in Francia e ovunque in Europa.

Quando hanno cominciato ad alzare la testa, con proteste e rivolte, questi poveri sono diventate le classi pericolose.

Possiamo immaginare quanta ripugnanza e disprezzo homeless e senza tetto possono nutrire per chi li ha dileggiati e perseguitati per secoli. Ripercorriamo il loro cammino in questa parte del mondo.

Nel 1717 in Francia il gesuita Andrea Guevarre, affronta il tema della “mendicità” per farla scomparire, individuando in queste masse diseredate il potenziale formarsi delle “classi pericolose. Si adoperò quindi per la reclusione dei poveri in modo da sopprimere la mendicità. Un’opera che Guevarre continuò nel regno Sabaudo a Torino tra il 1720 e il 1724 dirigendo l’Ospedale della Carità.

Col suo saggio del 1717, dal titolo “La mendicità sbandita col sovvenimento de’ poveri”, più volte ristampato nello stato sabaudo, offrì lo strumento a Vittorio Amedeo II per mettere in pratica una riforma sulla mendicità. L’individuazione dei poveri come “classi pericolose”, non solo da assistere ma da controllare. Da controllare per mezzo dell’assistenza. L’assistenza dei poveri veniva avocata a se dallo stato sabaudo, quell’assistenza tradizionalmente affidata alla chiesa e ai nobili privati.

Questo sistema centralizzato di assistenza doveva permettere, ed era questo l’obiettivo centrale, un controllo capillare di questa massa crescente di poveri che era, ogni momento, sul punto di esplodere, diventando una “massa pericolosa”.

L’obiettivo era ambizioso, una sorta di “Bossi-Fini” o di decreto sicurezza “Salvini” di quasi tre secoli prima: si trattava di instaurare un rigido controllo sull’immigrazione dei poveri dai piccoli borghi alla città dove era possibile praticare la mendicità. Il problema della povertà veniva centralizzato presso l’Ospedale della SS. Carità, funzionante come luogo di smistamento in cui i poveri potevano essere: ricoverati; condotti in carcere; oppure rispediti, con la forza, ai luoghi di origine.

Lo vediamo chiaramente: passano i secoli ma l’opera schifosa dei governi è la stessa!

Un sistema antesignano dei CIE, poi CPR. Lo scopo che si prefiggeva il provvedimento era di ridurre la mobilità dei poveri e il loro addensarsi nelle città. L’obiettivo non fu raggiunto del tutto, nonostante dispendio di forza ed energia, poiché le ragioni che spingevano i poveri a inurbarsi erano talmente profonde da essere inarrestabili. Allo stesso modo dell’immigrazione in questa fase.

Oggi si legge di volta in volta su un giornale locale, notizie di questo tipo:

La Provincia di Como»: Mendicanti, maxi retata in centro–Fermate e identificate 70 persone.

-Sassuolo Daspo per tre accattoni. Il sindaco: «disposto per ragioni di sicurezza e decoro urbano».

Il francese Guevarre non è stato il primo: la persecuzione e repressione della mendicità risale al XVI secolo nell’Inghilterra lanciata nella follia dell’industrializzazione accompagnata dall’esproprio delle terre dei contadini diventati, grazie a questi provvedimenti di rapina, dei senza proprietà, ossia proletari da far lavorare e sfruttare nei campi come braccianti o negli opifici come operai.

Così descrive questa fase Marx: [Il Capitale, libro I, cap 24] «Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l’espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D’altra parte, neppure quegli uomini lanciati all’improvviso fuori dall’orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l’Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. […] 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione.

Poi: Enrico VIII 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e « mettersi al lavoro » (to put himself to labour)…

Elisabetta, 1572: i mendicanti senza licenza e di più di 14 anni di età debbono essere frustati duramente e bollati a fuoco al lobo dell’orecchio sinistro …

Giacomo I. Una persona che va chiedendo in giro elemosina viene dichiarata briccone e vagabondo. I giudici di pace nelle Petty sessions (Tribunali locali.) sono autorizzati a farla frustare in pubblico e a incarcerarla, la prima volta per sei mesi, la seconda per due anni. …

Leggi simili in Francia, dove alla metà del secolo XVII si era stabilito a Parigi un reame dei vagabondi (royaume des truands). Ancora nel primo periodo di Luigi XVI (ordinanza del 13 luglio 1777) ogni uomo di sana costituzione dai sedici ai sessant’anni, se era senza mezzi per vivere e senza esercizio di professione, doveva essere mandato in galera. Analogamente lo statuto di Carlo V dell’ottobre 1537 per i Paesi Bassi, il primo editto degli stati e delle città d’Olanda del 19 marzo 1614, il manifesto delle Province Unite del 25 giugno 1649, ecc….

Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato….»

Nasce così «il grande internamento»: nel corso di pochi decenni migliaia di esseri umani furono rinchiusi in grandi istituzioni, che in Francia presero il nome di «ospedale» (“hôpital”), in Germania e in Olanda di «penitenziario» (“Zuchthaus”, “tukthuys”) e in Gran Bretagna di «casa di lavoro» e «casa di correzione, (“workhouse”, “correction house”)». Fonti storiche relative a diversi paesi d’Europa indicano che le persone internate erano perlopiù poveri vagabondi, mendicanti, gente senza lavoro o senza fissa dimora che commettevano delitti contro la proprietà.

Leggendo questi pezzi di storia siamo presi dallo sdegno: è una vergogna!, molti di noi urlano. Si certo, è una vergogna, ma rispondiamo silenziosamente a questa domanda: quanto questi provvedimenti, queste vergogne hanno condizionato la nostra cultura? Quanto “fastidio” ci dà chi non si conforma ai nostri “stili di vita”?; ed è molto diverso da “noi”; da noi produttori, da noi consumatori, da noi osservanti delle leggi? Ci danno “fastidio” i nomadi, i mendicanti, i rom e i sinti, i senza fissa dimora, quelli sporchi e fannulloni, quelli che vivono di piccoli furti e tanti, tanti che riteniamo troppo “diversi”.

È un fastidio che si manifesta con brutalità razzista per chi è dominato da un’ideologia reazionaria e nostalgica; è un fastidio leggero e contenuto per chi è progressista, decisamente democratico e di sinistra. Ma il fastidio c’è, viene respinto, rimosso, attenuato, ma c’è.

Dunque ne dobbiamo fare di strada! E tanta! In marcia!!!

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Commenti di fuoco sul carabiniere ucciso, poi il silenzio!

Venerdì 26 Luglio 2019, in mattinata comincia a circolare questa notizia:

carabiniere ucciso a Roma, l’identikit dell’assassino: nordafricano, alto 1.80, con le meches

Dopo un nanosecondo partono i commenti infuocati:

il vicepremier leghista Matteo Salvini è stato uno dei primi a commentare: «Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un carabiniere a coltellate – scrive il ministro – Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa».

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni vanno molto più in là: «La scorsa notte un carabiniere di 35 anni è morto ammazzato da 2 magrebini ancora latitanti, 8 coltellate di cui una dritta al cuore, a pochi passi dal Vaticano. Provo tanta rabbia e profonda tristezza, l’Italia non può più essere il punto di approdo di queste bestie. Vicinanza alla famiglia di questo servitore dello Stato e all’Arma dei Carabinieri, spero che questi animali vengano presi subito e che possano marcire in galera».

Daniela Santanchè non è da meno: «Ormai i carabinieri e gli italiani vengono dopo»

I politici sparano le loro sentenze puntando in alto. Salvini reintroduce il lavoro forzato, Di Maio chiede che i responsabili siano espulsi, ma quando e dove? La Meloni rinnega la specie di appartenenza: “Basta far approdare animali“. Il cretinismo del web esplode e si accavallano demenze su demenze fino alla imbecillità totale: “Colpa di Carola

passa qualche ora…

le agenzie cominciano a battere notizie di questo tipo: «Sono Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee i presunti assassini del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, il carabiniere di 35 anni ucciso a Roma nella notte fra giovedì e venerdì, con 8 coltellate  di cui una mortale al cuore. I due hanno confessato e si trovano ora in isolamento nel carcere di Regina Coeli. Nell’albergo in cui alloggiavano è stato trovato, nascosto in un controsoffitto, il coltello utilizzato per il delitto. I giovani fermati sono entrambi cittadini americani e hanno, rispettivamente, 19 e 20 anni. Sono stati loro, come si legge anche nel decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, a sferrare le coltellate che hanno ucciso il vicebrigadiere».

Poche righe, che hanno il potere di ottenere il silenzio più totale! Tutte e tutti zitti! E chi si azzarda a dire alcunché sugli americani statunitensi? Non certo questa specie selezionata di codardi e cacasotto!

Eccoli lì i coraggiosi censori … eroi di meschini sfondoni! Ora tacciono, dopo aver smontato in fretta e furia il palco della forca, (ma è lì pronto, verrà rimontato alla prossima occasione). Nessuna correzione delle porcate e degli strafalcioni detti con mediocre spocchia.

Il commento lo lasciamo a ciascuna e ciascuno di voi.

È triste verificare che nei social c’è tanta di quella feccia che ci sguazza dentro; e allora perché frequentarli? Più o meno come nella politica, dove qualcuno dovrebbe ricordare al ministro degli interni che il “lavoro forzato” è stato abolito nelle carceri di questo paese da circa 70 – 80 anni. Forse il Salvini e la Meloni sono forestieri (di cultura certamente) venuti chissà da dove e chissà quando e si sono persi questo passaggio.

Che ci siano persone che annegano nelle corbellerie che dicono, non  stupisce. Ci sono sempre stati. La novità è che prima venivano liquidati con un “smetti di bere!”, oggi hanno un seguito notevole, bah!!!

Nelle prossime ore ne sapremo delle belle!

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Amara ironia. Bonafede: miglioriamo le carceri!

Battuto dall’Ansa poche ore fa:

Bonafede: stiamo lavorando per migliorare le carceri

ansa.it, 22 luglio 2019

Il sovraffollamento nelle carceri? “La situazione è molto complessa. Sto cercando un punto di equilibrio, ma la soluzione non è, come è stato fatto in passato, “apriamo le carceri”, perché il detenuto si trova spaesato senza un percorso di recupero alle spalle. Questo è un punto in cui secondo me in passato si è sbagliato. In quei casi il rischio di recidive è altissimo“.

Così il ministro di giustizia, Alfonso Bonafede, ha risposto a uno di ragazzi in platea alla presentazione della serie “Boez-Andiamo via” al Giffoni Film Festival. Su questo tema “stiamo lavorando a molti protocolli di collaborazione con i sindaci – ha aggiunto il Guardasigilli – per impiegare i detenuti in attività di pubblica utilità a Roma, Milano, Napoli, Palermo”.

E siccome nei nostri istituti spesso c’è poco spazio e si vive in condizioni di invivibilità, stiamo lavorando – ha concluso Bonafede – per mettere a posto gli spazi che abbiamo e per costruire nuovi istituti, più moderni, che consentano il rispetto della dignità di tutti”.                                =*=*=*=*=

Chiunque può commentare tali   mediocrità col sorriso trattenuto a stento.  In queste poche righe c’è il condensato  dell’incultura e della cialtroneria di chi non conosce nulla del sistema della pena carceraria e delle conseguenza devastanti che questa impone alle persone detenute.

Come si fa a dire che è sbagliato “aprire le carceri, perché il detenuto si trova spaesato senza un percorso di recupero alle spalle”. Ma dove vive questo personaggio, oggi ministro della giustizia? Ha mai sfogliato qualche libro valido scritto sulle prigioni?

Le politiche della “sicurezza” modello Salvini hanno riempito le galere nonostante la forte diminuzione dei reati, portando un sovraffollamento carcerario notevole (oltre 60.000 persone rinchiuse in celle che potrebbero reggerne a mala pena non più di 50.000) e ora propone la costruzione di nuovi carceri (non case di cui ci sarebbe bisogno) per far contenti i palazzinari alla Berlusconi, perché la costruzione di carceri porta profitti più consistenti. Allo stesso tempo propone di utilizzare la forza lavoro gratuita delle persone detenute a beneficio delle giunte delle grandi città che evitano di pagare un salario per i lavori necessari.

Che questo era l’obiettivo perseguito da questo governo forcaiolo lo sapevamo, ma non c’era bisogno di tale sciatteria per divulgarlo.

Vergognatevi!!!

ABOLIAMO TUTTE LE PRIGIONI

 

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46 anni fa, l’operazione israeliana “vendetta”

Il 21 luglio 1973 a Lillehammer una cittadina della Norvegia, un commando di killer israeliani, in parte del Mossad, incaricato dell’operazione ‘vendetta, uccide per errore il cameriere marocchino Ahmed Bouchiki, scambiato per il palestinese Alì Hassam Salameh, ritenuto il capo del gruppo che aveva operato a Monaco. Diversi componenti del commando israeliano sono arrestati dalla polizia norvegese, ma poi sulla vicenda calerà una cortina impenetrabile di silenzio imbarazzante. La vicenda fu sottratta alle leggi ufficiali degli stati e trattata dalle regole mafiose dei servizi segreti dell’imperialismo.

    L’operazione “vendetta” ribattezzata “Collera di Dio“, venne organizzata dai servizi segreti israeliani (Mossad) come rappresaglia in seguito all’attentato avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972 a Monaco di Baviera, [leggi il seguito]

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Cos’è il crimine?

CRIMINE!

È questa una parola molto pronunciata oggi da governanti e dai loro scribacchini. È una parola che evoca terrore e paura, fa schierare la popolazione dalla parte dei ciarlatani che spaventano con la previsione dell’estensione del crimine e la conseguente paura, ciò per addomesticare e annichilire i cittadini.

Prende corpo così il governo della paura, forma antica di imperio dei potenti per sottomettere i cittadini trasformandoli in sudditi passivi e imbelli.

Ma cos’è il crimine?

Nella lingua e cultura latina il crimen era una decisione giudiziaria, diventata in seguito accusa e, in epoca moderna, nelle codificazioni napoleoniche (codice 1810) andò a formare la tripartizione delle trasgressioni: crimini, delitti e contravvenzioni (adottata in seguito da molti altri ordinamenti di civil law, tra i quali quello italiano con il codice penale del 1865). Poi la categoria crimine non è stata ripresa né dal Codice Zanardelli del 1889 né dal codice penale vigente (Codice Rocco 1930 di epoca fascista), il termine “crimine” quindi non ha alcun significato giuridico.

E allora perché usarlo ancora?

È stato raccattato dai media e dai politici di bassa tacca, per farne uno strumento utile a terrorizzare la popolazione disattenta e ignorante. È diventato così un’ “arma di distrazione di massa”.

In omaggio alla lotta al crimine, che non vuol dire nulla, ma che nei media e nei comizi dei potenti vuol dire tutto, quella fascia di popolazione negligente, cui facevo riferimento prima, accetta le peggiori scelte dei governanti che sbraitano contro fantomatici “nemici” cui vengono addossate tutte le colpe possibili e impossibili; che decretano norme assurde che non servono a nulla, ma sono utili a militarizzare la società.

Vediamo adesso la realtà, che non sembra interessare questa fascia di popolazione che pende dalle labbra dei comizianti. La realtà è ben diversa dai pettegolezzi da social o da osteria.

Eccoli i dati, i numeri cui nessuno presta attenzione: le fonti ufficiali (Ministero dell’Interno) documentano che nei 365 giorni dell’anno (i dati sono del 2016) si sono consumati 19 omicidi “a scopo di furto o di rapina[fonte: Avvenire del 29 marzo 2019]. Negli anni successivi sono diminuiti ma il Ministero non ci dice di quanto.

Nello stesso numero del giornale, Avvenire, sono riportati i dati della stagione venatoria 2017-2018. Nelle attività della caccia, le armi da fuoco hanno ucciso 31 persone (e ferito altre 96) che attraversavano il territorio o semplicemente passeggiavano nei boschi. Qualcuno di voi ha sentito polemiche o arrabbiature sui morti dovuti alla mania di seguire le orme della Dea Diana Cacciatrice? Silenzio totale!

Andiamo ad altra fonte: l’Inail. Le morti sul lavoro nel 2018 sono 704 gli infortuni mortali accertati sul lavoro dall’Inail nel 2018, di cui 421 (circa il 60%) “fuori dall’azienda”, a fronte di 1.218 denunce complessive. Sugli infortuni accertati c’è stato un aumento del 4% rispetto al 2017.

Dal Ministero della giustizia si viene a sapere che nelle carceri italiane che dovrebbero rieducare e reinserire nella società, secondo la Costituzione, hanno prodotto nel 2018 ben 148 morti di cui 67 per suicidio.

Infine, Sulla strada: nel 2012 sono stati 186.726 gli incidenti stradali con 264.716 feriti  e  3.653 morti.

Fermiamoci qui, è inutile continuare a snocciolare dati, e invitiamo alla riflessione. È un confronto che può fare chiunque, a parte la discordanza delle date  (non è facile trovare dati certi per lo stesso anno nelle diverse situazioni, però non cambia di una virgola il ragionamento). L’interrogativo è sconvolgente: possibile che ci interessano soltanto 19 morti per furti o rapine e ignoriamo allegramente tutte le altre morti? 31 per la caccia, 704 per il lavoro, 148 in carcere e 3.653 per la motorizzazione e le altre che non abbiamo elencato?

Possibile che l’attività del governo si occupi solo delle 19 persone, ignorando le altre, decretando allegramente sottrazione di libertà, di spazi e militarizzando le città soltanto per le 19 persone morte e non fa nulla per le altre? Oltretutto la realtà ci sbatte in faccia che le persone morte per furti o rapine sono in calo, mentre sono in crescita le altre morti.

C’è qualcosa che non va!

Non si possono ritenere persone sensate quelle che si fanno abbindolare da queste citrullaggini.

Si sa che, è stato costruito ad arte un clima di allarme sociale generalizzato che ha finito con il legittimare tra l’altro la criminalizzazione dei migranti e più in generale l’attuazione di politiche sempre più aspre e repressive in ambito penale. Alcuni la chiamano “economia della paura” ed ha la capacità di svilupparsi e convincere molta gente senza dover documentare i fatti, ignorandoli volutamente, che ha permesso alle istituzioni di trasformare azioni svolte lecitamente in azioni criminose semplicemente scrivendolo su un decreto. E il gioco è fatto!

Quello che stupisce è che questa “economia della paura” si sia potuta sviluppare in assenza di un incremento degli atti criminosi, al contrario, ha trovato terreno fertile nella diminuzione dei reati più gravi registrati, con la subdola manovra nel trasformare azioni e comportamenti di uso comune in reati perseguibili penalmente.

Si può concludere con l’affermazione di un grande studioso di queste questioni (Nils Christie): «il crimine non esista: solo gli atti esistono, atti cui spesso si attribuiscono diversi significati in diversi contesti… i nostri ‘dati’ sono gli atti e gli effetti che attribuiamo loro». Lo studioso prosegue con una azzeccata similitudine: «L’istituzione penale si trova in una situazione analoga a quella di Re Mida. Questi, per quanto ne sappiamo, trasformava in oro tutto ciò che toccava e perciò finì col morire di fame. Molto di quello che la polizia tocca e tutto quello che le prigioni toccano, si trasforma in crimini e criminali;». In conclusione se non si inverte la tendenza della deriva carcerocentrica, queste società si esauriranno per deperimento, finendo in mano a coloro che si caratterizzano sempre più decisamente come incapaci e incolte.

L’alternativa è l’ABOLIZIONE  DEL  CARCERE!

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Gli insegnamenti della Sea Watch

Gli avvenimenti di questi giorni, con lo sbarco dei 42 naufraghi dopo una permanenza di 15 giorni in mare, sopra una nave non attrezzata per lunghi soggiorni.

Finalmente a Lampedusa, a terra! Ma lo sbarco non è avvenuto grazie alla attività diplomatica e/o istituzionale, fosse per loro, i naufraghi sarebbero ancora in alto mare; la soluzione e la salvezza di queste persone sono dovute a un atto di autodeterminazione forte, compiuto dalla capitana   indispensabile per salvare le vite di queste persone e alleviare sofferenza tremende. Un atto coraggioso in disubbidienza degli ordini che la GdF e delle altre forze dell’ordine che lo avevano ricevuto dal governo e in rispetto di leggi spietate e criminali, approvate da chi non sa rispettare né i più elementari canoni umani, né quelli del mare.

È un avvenimento, quello della Sea Watch che permette di comprendere, a chi vuol capire, che il rispetto integralista della “legalità” è oggi il peggior crimine. Permette di capire che non saranno miseri decreti e regolamenti cinici a influire su un evento storico di flussi di migranti da aree del mondo verso altre aree. Un evento che caratterizza questa fase storica, come è avvenuto nei decenni a cavallo del XIX e XX secolo, quando a migrare oltre Atlantico erano i nostri progenitori; oppure nei decenni del secondo dopoguerra, quando emigrarono verso il nord Europa e il Nord Italia dal Sud ma anche dal Veneto verso la Lombardia e Piemonte, grandi masse di proletari e contadini.

Noi, popolo di migranti, oggi esprimiamo, per mezzo di questa classe dirigente, la peggiore cialtroneria intellettuale e politica che ci porta a essere considerati la feccia dell’umanità.

Solo una vasta ribellione, può salvarci!!!

Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo,

sono della stessa essenza.

Quando il tempo affligge con il dolore

una parte del corpo

le altre parti soffrono.

Se tu non senti la pena degli altri

non meriti di essere chiamato uomo.

Sa’dī di Shiraz [nome d’arte del poeta e letterato persiano AbūʻAbdu’l-lāh Musharrafu’d-dīn Musliḥ, 1213 – 1291. La sua poesia ha ispirato molti poeti occidentali. Brani delle sue poesie compaiono sui muri dell’edificio dell’ONU]

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L’inquieta realtà fa spavento!

Molte persone ci hanno chiesto, negli anni recenti, quando siamo tornati a calpestare le strade dopo decenni passati dietro le sbarre, perché la scelta delle armi?

La maggior parte delle risposte è venuta da quelli che non avevano fatto quella scelta, giornalisti, scrittori, sociologi, analisti vari.

Poi è trascorso del tempo e anche alcuni tra quelli che avevano fatto quella scelta hanno riconosciuto le proprie motivazioni nella risposta alle stragi fasciste, come piazza Fontana il 12 dicembre 1969.

Certamente l’immagine delle persone uccise nelle stragi, non solo piazza Fontana, anche Brescia 28 maggio 1974, o il treno Italicus nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, mentre questo transitava presso San Benedetto Val di Sambro, scuotevano la sensibilità e potevano condurre a scelte. Ma provate a confrontarle con le immagini di cui ci siamo cibati quotidianamente e che arrivavano dal Vietnam. Gli anni erano gli stessi, le immagini no

 

[altre immagini le potete trovare su internet]

 

 

Provate a guardarle. Provate a pensarvi in quell’età tra venti o trent’anni nel vedere queste immagini, provate a immaginarvi giovani pieni di voglia di dare un senso alla propria vita, non solo sopravvivere. Beh, in quel caso, non si hanno molte scelte da fare: o fuggi via e getti la testa nella nebbia fitta che ti impedisce di guardare la realtà, continuando una sopravvivenza fatta di lavoro, consumo e famiglia, oppure spalanchi gli occhi per vedere meglio e decidi che devi far qualcosa per fermare quelle atrocità.

E noi le nostre scelte le abbiamo fatte.

Forse è questo uno dei motivi del perché oggi ragazze e ragazzi non guardano la realtà, ma placano la passione sprofondando in una realtà virtuale, utile a non produrre sensazioni.

Certo se guardassero con attenzione i morti e le sofferenze prodotte dagli interessi e dalle dabbenaggini di politici al governo e all’opposizione, a soli fini propagandistici, queste immagini potrebbero smuovere la voglia di fare qualcosa di simile a ciò che abbiamo fatto noi.

 

 

Ma per ora loro guardano da un’altra parte, state tranquilli. Per ora!

note:

*è il massacro di My Lai nel quale sono stati uccisi 500 civili a sangue freddo dalla Compagnia Charlie, primo battaglione, 20° fanteria, della Divisone americana. Negli anni successivi, notizie di altre atrocità nella zona, sono filtrate nella stampa, spesso molti anni dopo il fatto. Per esempio, nel 2003, il quotidiano dell’Ohio Toledo Blade, ha rivelato una campagna di tortura e omicidi durante un periodo durato mesi, compresa l’esecuzione sommaria di due uomini ciechi da parte di una squadra di “perlustrazione” che si chiamava Squadra Tigre.

*[morte in Messico] Si chiamava Valeria, aveva 23 mesi. È annegata con le braccia al collo di sua papà, nel Rio Grande, il fiume che separa il Messico dagli Stati Uniti. «America sveglia», urla l’editoriale del New York Times, È un’immagine che resterà nella memoria. Oscar Alberto Martinez Ramirez, 25 anni, e la moglie Tania Vanessa Avalos, 21 anni, erano partiti da San Martin, un borgo di San Salvador. La famiglia stava quindi tornando dal ponte quando Martínez [il padre] si è fermato e guardando il fiume ha detto: ‘ecco dove attraverseremo’. Ha attraversato prima con la bambina e l’ha lasciata sul lato americano. Poi si è voltato a prendere la moglie, ma nel frattempo la piccola era caduta in acqua. Si è subito tuffato per provare la salvarla, ma la corrente li ha travolti entrambi.

*[il bambino] Alan Kurdi, un bimbo siriano di 3 anni adagiato sulla spiaggia della Turchia, lui ormai senza vita, nel settembre del 2015.

Storie che parlano di fughe non riuscite e di speranze soffocate.

*Alcuni mesi fa a Matamoros c’erano circa 1.800 persone in attesa di essere intervistate per l’asilo. Ora sono diventate circa 300, ma essendoci solo tre slot di interviste la settimana la coda è comunque molto lunga.

* due avvocati hanno accusato di “crimini contro l’umanità”: funzionari e politici perché avrebbero creato la “rotta migratoria più mortale del mondo”, lunga la quale sono morte 12.000 persone.

«Migliaia di migranti morti in mare»,

la Ue denunciata davanti alla Corte dell’Aja

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