Settantanni fa, 1950, l’atteggiamento arrogante di padroni e prefetti si scatena: 6 lavoratori uccisi a Modena

Settanta anni fa … era il 9 Gennaio 1950. Anni duri: la confindustria imprenditoriale, le forze politiche che l’affiancavano e le istituzioni statali, erano impegnate a far arretrare il movimento operaio. Gli strumenti furono usati tutti, dalla repressione al licnziamento, all’arresto. Nel 1951 oltre 2 milioni di disoccupati e altri 4 milioni “occupati marginali”. Repressione. “Tra il 1949 e il 1951 Pci, Psi e Cgil corsero un serio rischio di vedere legalmente limitata la prpria libertà di organizzazione e di riunione. La repressione poliziesca e i conseguenti procedimenti legali contro le organizzazioni di sinistra raggiunsero un livello che non venne mai più superato” [Ginsborg, Storia d’Italia ’43- ’88].

Tra il 1946 e il 1952 circa 75.000 operai, occupati nelle aziende dell’Iri, persero il posto di lavoro. furono licenziati o emarginati gli attivisti più conosciuti e vennero assunti operai giovani, spesso provenienti dalle campagne. l’orario di lavoro andava aumentando, raggiungendo le 12 – 15 ore; era aumentato anche l’impiego di ragazzi sotto i 14 anni. Le denunce fioccavano non solo per scioperi e cortei e picchetti, ma anche per aver diffuso l’Unità, per aver affisso manifesti e perfino per aver partecipato a riunioni o assemblee.

In questo clima avviene il massacro di 6 operai.

“La Prefettura in merito ai gravi incidenti di stamane ha diramato questo comunicato:          […] “All’improvviso, alcune migliaia di operai, fatti affluire anche dalla provincia e dalle zone limitrofe, il che dimostra la preordinazione del piano, assaltavano le forse di polizia presidianti gli stabilimenti in agitazione e precisamente: “Fonderie Riunite”, “Maserati”, “Zanasi”, “Vignone” e alcuni stabilimenti della provincia, usando armi da fuoco, bombe a mano, martelli, sassi e bastoni. Le forse di polizia, per evitare di essere sopraffatte, rispondevano al fuoco, dopo numerosi tentativi di persuasione riusciti vani. Negli incidenti si sono avute le seguenti perdite: sei operai dimostranti rimanevano uccisi e numerosi feriti. Tra le forze dell’ordine risulta ferito gravemente un sottoufficiale da arma da fuoco; un carabiniere e numerosi agenti contusi”.

Nel processo si accertò l’assenza di scontri fra polizia e manifestanti; la premeditazione delle forze dell’ordine di agire con la forza; l’assenza di atti di resistenza alle forze dell’ordine da parte dei manifetanti. Fu stabilito il risarcimento da parte dello Stato ai famigliari delle vittime.

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