Governo e Parlamento contrari a un’amnistia e ad un indulto, decidono di mantenere trattamenti degradanti pagando risarcimenti ai detenuti

I meccanismi della legalità internazionale consentono questo scambio vergognoso! Così uomini e donne del governo e del Parlamento di questo triste paese, non si sono posti la domanda di cosa vuol dire costringere donne e uomini a una reclusione fatta di sofferenza, degrado e annientamento, si sono proclamati contrari a un’amnistia e ad un indulto per ridurre il sovraffollamento. Sono invece disposti a pagare -con i soldi pubblici- i trattamenti inumani e degradanti che impone la loro furia sanzionatoria.

E così, la settimana scorsa, il 23 luglio, la Camera dei deputati ha approvato la conversione in legge del ”decreto carceri”: 305 sì, 110 no e 30 astenuti- i contrari: M5S lo ha chiamato “indulto mascherato” e la Lega ha accusato il governo di dare la “paghetta ai delinquenti”.

l43-corte-europea-strasburgo-130129195215_bigIl decreto stabilisce un “risarcimento” per i detenuti che hanno subito un trattamento che ha violato l’Art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani e riguarda, in pratica il “sovraffollamento”, ossia lo spazio insufficiente a disposizione di ciascun detenuto, 3 metri quadrati in cella. Il decreto passerà al Senato per l’approvazione definitiva la settimana prossima e diventerà legge dello stato. Ieri alle 18 in Commissione Giustizia del Senato è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto detenuti.

Il “risarcimento” consiste in una diminuzione della pena nella misura di 1 giorno di sconto per ogni 10 giorni passati in condizioni di sovraffollamento, oppure, se il detenuto è in fine condanna, 8 euro per ogni giorno di “trattamento inumano e degradante” subito.

Il decreto fa proprie anche le misure dei precedenti decreti come quella che se la condanna prevista è inferiore ai 3 anni, è vietato fare ricorso alla carcerazione preventiva, esclusi i reati di mafia, terrorismo, rapina, estorsione, stalking e maltrattamenti in famiglia.

Il governo con questo decreto cerca di evitare per il futuro sanzioni economiche della Corte europea dei diritti dell’uomo, come quella subita l’8 gennaio 2013 (sentenza Torreggiani, un ex detenuto nel carcere di Busto Arsizio che si rivolse alla Corte Ue) e scongiurare gli oltre 6.000 ricorsi presentati da altrettanti detenuti alla Corte europea.

Certo non sarà semplice l’interpretazione di questa norma. Si tratta di capire, caso per carcerecaso, quando le condizioni di detenzione di un detenuto hanno violato l’Art.3 della Convenzione. Assisteremo a contenziosi infiniti, che rimanderanno l’affrontamento serio del problema dell’abolizione del carcere.

Agli oppositori che hanno gridato all’indulto mascherato ha risposto Patrizio Gonnella di Antigone: «Chi parla di indulto oggi è in malafede, il decreto approvato in questi giorni è un tentativo di rimediare (con i soldi di tutti gli italiani) al disastro prodotto da leggi che hanno stipato le nostre carceri all’inverosimile. Curioso che molte critiche partano proprio da chi quelle leggi le promosse e le approvò». Il riferimento è alle nefaste leggi su immigrazione, ma anche su droghe e recidiva, (Bossi-Fini, Fini-Giovanardi, Cirielli).

Altre novità del decreto:

*riguardo alla giustizia minorile, il decreto ha rivisto le modalità esecutive dei provvedimenti limitativi della libertà personale nei confronti degli imputati e condannati minorenni che, nel corso dell’esecuzione, siano divenuti maggiorenni. Non più sino al compimento del 21° anno, ma fino ai 25 anni.

*inoltre il nuovo decreto carceri ha stabilito anche un aumento del personale di Polizia penitenziaria di 204 unità: è la differenza tra i 703 ispettori e vice ispettori in meno e i 907 tra agenti e assistenti in più.

Questa la culture imperante nel governo e nei parlamentari italiani: continuare a infliggere sofferenze e annientamento e poi… pagare il risarcimento.

Come a dire: prima ti ammazzo e poi ti risarcisco.

ABOLIRE  TUTTE  LE  GALERE !!!

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IN SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI LICENZIATI AL DEPOSITO IKEA DI PIACENZA

IL TORTO FATTO A UNO/A       …………      È IL TORTO FATTO A TUTTI/E       

180px-black_catan injury to one         …………      is an injury to all

IL 26 LUGLIO E’ STATA INDETTA UNA GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE IN SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI LICENZIATI AL DEPOSITO IKEA DI PIACENZA

Aiuta i lavoratori in lotta del Deposito Centrale IKEA

Consegna il coupon alle casse!

L’IKEA utilizza cooperative che sfruttano i lavoratori!

I lavoratori del Deposito Centrale IKEA di Piacenza, dipendenti (o falsi soci, in realtà dipendenti) stanno subendo in queste ore un attacco ai loro diritti che non ha precedenti. Durante la lotta dell’autunno-inverno 2012, che aveva portato al riconoscimento del contratto di lavoro, i facchini di Piacenza si erano riuniti in un piccolo ma combattivo sindacato di base, il S.I. Cobas. Hanno esercitato liberamente il diritto di sciopero ed il diritto a scegliersi un sindacato che li organizzasse, rifiutando il sindacalismo confederale da loro stessi considerato troppo morbido, se non connivente, con i soprusi aziendali.

Ora stanno pagando le conseguenze di quella scelta. La Cooperativa San Martino, che gestisce la movimentazione merci all’interno del deposito, ha infatti deciso di sospendere 33 lavoratori rei di aver fermato il lavoro per difendere un loro compagno pretestuosamente licenziato. Per una strana circostanza tutti e 33 i lavoratori risultano essere iscritti al S.I.Cobas e sindacalmente attivi. Tramite questa mossa la Cooperativa San Martino e, per suo tramite, IKEA, vuole sbarazzarsi dei lavoratori scomodi che preferiscono alzare la testa e lottare per i propri diritti invece di cedere al ricatto ed accettare condizioni lavorative e salariali a dir poco indegne. I lavoratori, sin da subito, hanno risposto uniti alle sospensioni: dapprima hanno scioperato, bloccando l’entrata e l’uscita delle merci. Per difendere i profitti di IKEA è intervenuta la celere che ha provato a sgomberare i picchetti con violentissime cariche. Il bilancio di una giornata di scontri tra operai e “forze dell’ordine” è stato di ben sette ricoveri tra i manifestanti, senza contare chi ha preferito non presentarsi in ospedale per non incorrere in possibili rappresaglie. A quel punto un corteo di mille lavoratori ha attraversato la città di Piacenza, in un atto di solidarietà senza precedenti. Ma tutto ciò non basta! la Cooperativa, nonostante un accordo conciliatorio siglato in Prefettura, ha deciso di licenziare diversi facchini. In queste ore, sono già 26 le lettere di licenziamento effettivamente recapitate. Ne arriveranno sicuramente delle altre.

L’immagine che la Cooperativa, IKEA, la Legacoop di Poletti, il PD piacentino, sostenuti da un apparato mediatico a dir poco forcaiolo stanno dipingendo questi lavoratori come nullafacenti che non possono lavorare. A questa immagine contribuiscono attivamente anche Cgil-Cisl e Uil, ben contente di potersi liberare dalla competizione con un Sindacato scelto dai lavoratori stessi.

Calpestati nella dignità, sfruttati, truffati nei loro salari.

ORA BASTA!

Gli operai stanno lottando:

1) per il ritiro totale dei licenziamenti e delle sospensioni;

2) per la possibilità di scegliere il proprio sindacato ed esercitare il diritto di sciopero

In questi mesi, sconfiggendo la paura, hanno dimostrato che è possibile organizzarsi e lottare.

Adesso serve il tuo sostegno. Occorre il tuo aiuto.

Occorre che altri operai, altri cittadini, facciano sentire la loro voce ad IKEA

Sostenere questa lotta significa sostenere la DIGNITA’ di tutti i lavoratori ed il diritto ad una esistenza migliore.

CONTRO PREVARICAZIONE E SFRUTTAMENTO! Consegna questa denuncia ad IKEA

Strappa e consegna alle casse il testo sottostante

Oppure commenta sulla pagina face book di Ikea Italia: https://www.facebook.com/IKEAItalia?fref=ts

Alla direzione di IKEA Italia Retail – Sede Principale strada Provinciale 208,3 – 20061 Carugate (MI)

IO SONO DALLA PARTE DEI LAVORATORI!

Solidale con i lavoratori della Cooperativa San Martino, in appalto con mansioni di movimentazione merci presso il Deposito Centrale IKEA di Piacenza.

Per oggi mi unisco alla denuncia, da domani non comprerò più nei vostri negozi.

Un cliente non indifferente

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Terrorizzare e reprimere: libretto stampabile ed ebook

Nel maggio scorso ho inserito nel blog un documento in tre parti scritto dai compagni di Prison Break Project su: Terrorizzare e reprimere. Il terrorismo come strumento repressivo in perenne estensione.

I tre post sono quiqui  e  qui

terrorismOra Prison Break Project ripropongono in versione integrale, con qualche aggiornamento, il testo d’analisi sull’uso politico del reato e dell’accusa di terrorismo, dopo la sua pubblicazione in tre parti avvenuta a maggio.

Il testo “Terrorizzare e reprimere. Il terrorismo come strumento repressivo in continua espansione” è disponibile al download  sia in versione libretto a5 impaginato, sia in formato pdf per una lettura sullo schermo.
Per avere in pochi minuti il libretto basta stamparlo su 10 fogli a4 fronte/retro e piegare poi a metà.

Sul loro blog http://prisonbreakproject.noblogs.org/ tutte le indicazioni per scaricarlo e stamparlo.

*buona lettura

 

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List of the 361 Palestinians Killed Between 7/8 and 7/20

List of the 361 Palestinians Killed Between 7/8 and 7/20

460_0___10000000_0_0_0_0_0_babywoundedThese are the names that have been confirmed by medical sources in Gaza. Over 2268 have been injured, including 657 children and 408 women, with some losing limbs and others disabled for life.

The majority of the wounded are children, according to the Ministry of Health. All of the casualties listed below are victims of Israeli bombs dropped on Gaza since Tuesday July 8th.

Killed Sunday 7/20

1. Salem Ali Abu Sa’ada, Khan Younis.
2. Mohammad Yusef Moammer, 30, Rafah.
3. Hamza Yousef Moammer, 26, Rafah.
4. Anas Yousef Moammar, 16.
5. Hosni Mahmoud al-Absi, 56, Rafah.
6. Mohammad Ali Moharab Jundiya, 38, Gaza.
7. Suheib Ali Jom’a Abu Qoura, 21, Rafah.
8. Ahmad Tawfiq Mohammad Za’noun, 26, Rafah.
9. Hamid Soboh Mohammad Fojo, 22, Rafah.
10. Osama Khalil Osama al-Hayya, Gaza.
11. Halla Saqer Abu Hayyen (Osama’s wife), Gaza.
12. Khalil Osama al-Hayya. (Their Child) , Gaza.
13. Tawfiq Marshoud, 52, Gaza City.
14. Fahmi Abdul-Aziz Abu Sa’id, 29, Central District.
15. Ahmad Tawfiq Mohammad Zannoun, 26, Rafah.
16. Hiba Hamed Sheikh Khalil, 14, Gaza City.

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Killed Saturday 7/19

1. Yahia Bassam as-Serry, 20, Khan Younis.
2. Mohammad Bassam as-Serry, 17, Khan Younis.
3. Mahmoud Rida Salhiyya, 56, Khan Younis.
4. Mustafa Rida Salhiyya, 21, Khan Younis.
5. Mohammad Mustafa Salhiyya, 22, Khan Younis.
6. Waseem Rida Salhiyya, 15, Khan Younis.
7. Ibrahim Jamal Kamal Nassr, 13, Khan Younis.
8. Rushdi Khaled Nassr, 24, Khan Younis.
9. Mohammad Awad Faris Nassr, 25, Khan Younis.
10. Ahmad Mahmoud Hasan Aziz, 34, Beit Hanoun
11. Sa’id Ali Issa, 30, Juhr ed-Deek, Central Gaza.
12. Raed Walid Laqan, 27, Khan Younis.
13. Mohammad Jihad al-Qara’, 29, Khan Younis.
14. Rafat Ali Bahloul, 36, Khan Younis.
15. Bilal Ismail Abu Doqqa, 33, Khan Younis.
16. Mohammad Ismail Sammour, 21, Khan Younis.
17. Eyad Ismael ar-Raqab, 26, Khan Younis.
18. Mohammad Atallah Odah Sa’adat, 25, Beit Hanoun.
19. Mohammad Rafiq ar-Rohhal, 22, Beit Lahia.
20. Mohammad Ziad ar-Rohhal, 6, Beit Lahia.
21. Mohammad Ahmad Abu Za’nouna, 37, Gaza City.

460_0___10000000_0_0_0_0_0_yasmeen_killed
Killed Friday 7/18

1. Majdi Suleiman Jabara, 22, Rafah.
2. Faris Juma’ al-Mahmoum, 5 months, Rafah. related article
3. Omar ‘Eid al-Mahmoum, 18, Rafah.
4. Nassim Mahmoud Nassier, 22. Beit Hanoun.
5. Karam Mahmoud Nassier, 20, Beit Hanoun.
6. Salmiyya Suleiman Ghayyadh, 70, Rafah.
7. Rani Saqer Abu Tawila, 30, Gaza City.
8. Hammad Abdul-Karim Abu Lehya, 23, Khan Younis.
9. Mohammad Abdul-Fattah Rashad Fayyad, 26, Khan Younis.
10. Mahmoud Mohammad Fayyad, 25, Khan Younis.
11. Amal Khader Ibrahim Dabbour, 40, Beit Hanoun
12. Ismail Yousef Taha Qassim, 59, Beit Hanoun.
13. Ahmad Fawzi Radwan, 23, Khan Younis.
14. Mahmoud Fawzi Radwan, 24, Khan Younis.
15. Bilal Mahmoud Radwan, 23, Khan Younis.
16. Monther Radwan, 22, Khan Younis.
17. Hani As’ad Abdul-Karim Shami, 35, Khan Younis.
18. Mohammad Hamdan Abdul-Karim Shami, 35, Khan Younis.
19. Husam Musallam Abu Issa, 26. Gaza.
20. Ahmad Ismael Abu Musallam, 14, Gaza City.
21. Mohammad Ismael Abu Musallam, 15, Gaza City.
22. Wala’ Ismael Abu Musallam, 13, Gaza City.
23. Naim Mousa Abu Jarad, 23, Beit Hanoun.
24. Abed Mousa Abu Jarad, 30, Beit Hanoun.
25. Siham Mousa Abu Jarad, 26, Beit Hanoun.
26. Raja’ Oliyyan Abu Jarad, 31, Beit Hanoun.
27. Haniyya Abdul-Rahman Abu Jarad, 3, Beit Hanoun.
28. Samih Naim Abu Jarad, 1, Beit Hanoun.
29. Mousa Abul-Rahman Abu Jarad, 6 months, Beit Hanoun.
30. Ahlam Mousa Abu Jarad, 13, Beit Hanoun.
31. Husam Musallam Abu Aisha, 26, Jahr al-Deek.
32. . Mohammad Sa’ad Mahmoud Abu Sa’da , Khan Younis.
33. Ra’fat Mohammad al-Bahloul, 35, Khan Younis.
34. Wala’ al-Qarra, 20, Khan Younis.
35. Abdullah Jamal as-Smeiri, 17, Khan Younis.
36. Ahmad Hasan Saleh al-Ghalban, 23, Khan Younis.
37. Hamada Abdullah Mohammad al-Bashiti, 21, Khan Younis.
38. Hamza Mohammad Abu Hussein, 27, Rafah.
39. Ala’ Abu Shabab, 23, Rafah.
40. Mohammad ‘Awad Matar, 37, Rafah.
41. Bassem Mohammad Mahmoud Madhi, 22, Rafah.
42. Ahmad Abdullah al-Bahnasawi, 25. Um An-Nasr.
43. Saleh ‘Zgheidy, 20, Rafah.
44. Mahmoud Ali Darwish, 40, Nusseirat, Central Gaza.
45. Yousef Ibrahim al-Astal, 23,Khan Younis.
46. Imad Hamed E’lawwan, 7, Gaza.
47. Qassem Hamed E’lawwan, 4, Gaza (brother of Imad)>
48. Sarah Mohammad Bustan, 13, Gaza.
49. Rezeq Ahmad al-Hayek, 2, Gaza.
50. Mustafa Faisal Abu Sneina, 32, Rafah.
51. Imad Faisal Abu Sneina, 18, Rafah.
52. Nizar Fayez Abu Sneina, 38, Rafah.
53. Ismail Ramadan al-Loulahi, 21, Khan Younis
54. Ghassan Salem Mousa Abu ‘Azab, 28, Khan Younis.
55. Ahmad Salem Sha’at, 22, Khan Younis.
56. Mohammad Salem Sha’at, 20, Khan Younis
57. Amjad Salem Sha’at, 15, Khan Younis.
58. Mohammad Talal as-Sane’, 20, Rafah.

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KIlled Thursday 7/17

1. Mohammad Mahmoud Al-Qadim, 22, Deir al-Balah.
2. Mohammad Abdul-Rahman Hassouna, 67, Rafah.
3. Zeinab Mohammad Sa’id al-‘Abadla, 71, Khan Younis.
4. Ahmad Reehan, 23, Beit Lahia.
5. Salem Saleh Fayyad, 25, Gaza City.
6. Abdullah Salem al-Atras, 27, Rafah.
7. Bashir Mohammad Abdul-‘Al, 20, Rafah.
8. Mohammad Ziyad Ghanem, 25, Rafah.
9. Mohammad Ahmad al-Hout, 41, Rafah.
10. Fulla Tariq Shuhaibar, 8, Gaza City. related article
11. Jihad Issam Shuhaibar, 10, Gaza City.related article
12. Wasim Issam Shuhaibar, 9, Gaza City.related article
13. Rahaf Khalil al-Jbour, 4, Khan Younis. related article
14. Yassin al-Humaidi, 4, Gaza City (died of earlier wounds). related article
15. Ismail Youssef al-Kafarneh, Beit Hanoun.
16. Hamza Hussein al-‘Abadala, 29, Khan Younis.
17. Abed Ali Ntheir, 26, Gaza City.
18. Mohammad Shadi Ntheir, 15, Gaza City. related article
19. Mohammad Salem Ntheir, 4, Gaza City. related article
20. Salah Saleh ash-Shafe’ey, Khan Younis.

Killed Wednesday 7/16

1. Mohammad Ismael Abu Odah, 27, Rafah.
2. Mohammad Abdullah Zahouq, 23, Rafah.
3. Ahmed Adel Nawajha, 23, Rafah.
4. Mohammad Taisir Abu Sharab, 23, Khan Younis.
5. Mohammad Sabri ad-Debari, Rafah.
6. Farid Mahmoud Abu-Doqqa, 33, Khan Younis.
7. Ashraf Khalil Abu Shanab, 33, Rafah.
8. Khadra Al-Abed Salama Abu Doqqa, 65, Khan Younis.related article
9. Omar Ramadan Abu Doqqa, 24, Khan Younis.related article
10. Ibrahim Ramadan Abu Doqqa, 10, Khan Younis.related article
11. Ahed Atef Bakr, 10, Gaza beach.related article
12. Zakariya Ahed Bakr, 10, Gaza beach.related article
13. Mohammad Ramiz Bakr, 11, Gaza beach.related article
14. Ismail Mahmoud Bakr, 9, Gaza beach. related article
15. Mohammad Kamel Abdul-Rahman, 30, Sheikh ‘Ejleen, Gaza City.
16.Husam Shamlakh, 23, Sheikh ‘Ejleen, Gaza City.
17.Usama Mahmoud Al-Astal, 6, Khan Younis. (died of wounds sustained earlier in attack on mosque)
18. Hussein Abdul-Nasser al-Astal, 23, Khan Younis.
19. Kawthar al-Astal, 70, Khan Younis.
20. Yasmin al-Astal, 4, Khan Younis.
21. Kamal Mohammad Abu ‘Amer, 38, Khan Younis.
22.Akram Mohammad Abu ‘Amer, 34, Khan Younis. (brother of Kamal, injured in same incident, then later same day died of his injuries)
23. Hamza Raed Thary, 6, Jabalia (was injured a few days ago in the incident in which many, including children, were killed while playing in the sand at the beach in Jabalia)
24. Abdul-Rahman Ibrahim Khalil as-Sarhi, 37, Gaza City.

Killed Tuesday 7/15:

1. Abdullah Mohammad al-‘Arjani, 19, Khan Younis.
2. Suleiman Abu Louly, 33, Rafah.
3. Saleh Sa’id Dahleez, 20, Rafah.
4. Yasser Eid al-Mahmoum, 18, Rafah.
5. Ismael Fattouh Ismael, 24, Gaza City.
6. Khalil Sh’aafy, Juhr Ed-Deek – Gaza.
7. Sobhi Abdul-hamid Mousa, 77, Khan Younis.

 

Killed Monday 7/14:

1. Adham Abdul-Fattah Abdul-‘Aal, 27
2. Hamid Suleiman Abu al-‘Araj, 60, Deir al-Balah.
3. Abdullah Mahmoud Baraka, 24, Khan Younis.
4. Tamer Salem Qdeih, 37, Khan Younis.
5. Ziad Maher an-Najjar, 17, Khan Younis.
6. Ziad Salem ash-Shawy, 25, Rafah.
7. Mohammad Yasser Hamdan, 24, Gaza.
8. Mohammad Shakib al-Agha, 22, Khan Younis.
9. Ahmed Younis Abu Yousef, 22, Khan Younis.
10. Sara Omar Sheikh al-Eid, 4, Rafah.
11. Omar Ahmad Sheikh al-Eid, 24, Rafah.
12. Jihad Ahmad Sheikh al-Eid, 48, Rafah.
13. Kamal Atef Yousef Abu Taha, 16, Khan Younis.
14. Ismael Nabil Ahmad Abu Hatab, 21, Khan Younis.
15. Boshra Khalil Zo’rob, 53, Rafah.
16. Atwa ‘Amira al-‘Amour, 63, Khan Younis

Killed Sunday: 7/13

1. Ezzeddin Bolbol, 25, Rafah.
2. Rami Abu Shanab, 25, Deir al-Balah.
3. Fawziyya Abdul-al, 73, Gaza City.
4. Mo’ayyad al-‘Araj, 3, Khan Younis.*
5. Husam Ibrahim Najjar, 14, Jabalia.
6. Hijaziyya Hamed al-Hilo, 80, Gaza City.
7. Ruwaida abu Harb Zawayda, 30, central Gaza.
8. Haitham Ashraf Zo’rob, 21, Rafah.
9. Laila Hassan al-‘Odaat, 41, al-Maghazi.
10. Hussein Abdul-Qader Mheisin, 19, Gaza.
11. Qassem Talal Hamdan, 23, Beit Hanoun.
12. Maher Thabet abu Mour, 23, Khan Younis – related article
13. Mohammad Salem Abu Breis, 65, Deir al-Balah
14. Moussa Shehda Moammer, 60, Khan Younis.
15. Hanadi Hamdi Moammer, 27, Khan Younis.
16. Saddam Mousa Moammer, 23, Khan Younis.

 

Killed Saturday 7/12

1. Anas Yousef Qandil, 17, Jabalia.
2. Islam Yousef Mohammad Qandil, 27, Jabalia.
3. Mohammad Edrees Abu Sneina, 20, Jabalia.
4. Abdul-Rahim Saleh al-Khatib, 38, Jabalia.
5. Husam Thieb ar-Razayna, 39, Jabalia.
6. Ibrahim Nabil Hamada, 30, at-Tuffah – Gaza City.
7. Hasan Ahmad Abu Ghush, 24, at-Tuffah – Gaza City.
8. Ahmad Mahmoud al-Bal’awy, 26, at-Tuffah – Gaza City.
9. Ali Nabil Basal, 32, at-Tuffah – Gaza City.
10. Mohammad Bassem al-Halaby, 28, western Gaza City.
11. Mohammad Sweity (Abu Askar), 20, western Gaza City.
12. Khawla al-Hawajri, 25, Nuseirat refugee camp.
13. Ola Wishahi, 31, Mabarra association for the disabled in Jabalia.
14. Suha Abu Saade, 38, Mabarra association for the disabled in Jabalia.
15. Mohammad Edrees Abu Sweilem, 20, Jabalia
16. Rateb Subhi al-Saifi, 22, Sheikh Radwan – Gaza City.
17. Azmi Mahmoud Obeid, 51, Sheikh Radwan – Gaza City.
18. Nidal Mahmoud Abu al-Malsh, 22, Sheikh Radwan – Gaza City.
19. Suleiman Said Obeid, 56, Sheikh Radwan – Gaza City.
20. Mustafa Muhammad Inaya, 58, Sheikh Radwan – Gaza City.
21. Ghassan Ahmad al-Masri, 25, Sheikh Radwan – Gaza City.
22. Rif’at Youssef Amer, 36, al-Saftawi.
23. Rif’at Syouti, western Gaza City.*
24. Nahedh Na’im al-Batsh, 41, Khan Younis.
25. Baha’ Majed al-Batsh, 28, Khan Younis.
26. Qusai Issam al-Batsh, 12, Khan Younis.
27. Aziza Yousef al-Batsh, 59, Khan Younis.
28. Ahmad No’man al-Batsh, 27, Khan Younis.
29. Mohammad Issam al-Batsh, 17, Khan Younis.
30. Yahia ‘Ala’ Al-Batsh, 18, Khan Younis.
31. Jalal Majed al-Batsh, 26, Khan Younis.
32. Mahmoud Majed al-Batsh, 22, Khan Younis
33. Majed Sobhi al-Batsh, Khan Younis.
34. Marwa Majed al-Batsh, 25, Khan Younis.
35. Khaled Majed al-Batsh, 20, Khan Younis.
36. Ibrahim Majed al-Batsh, 18, Khan Younis.
37. Manar Majed al-Batsh, 13, Khan Younis.
38. Amal Hussein al-Batsh, 49, Khan Younis.
39. Anas Ala’ al-Batsh, 10, Khan Younis.
40. Qusai Ala’ al-Batsh, 20, Khan Younis.
41. Mohannad Yousef Dheir, 23, Rafah.
42. Shadi Mohammad Zo’rob, 21, Rafah.
43. Imad Bassam Zo’rob, 21, Rafah.
44. Mohannad Yousef Dheir, 23, Rafah.
45. Mohammad Arif, 13, eastern Gaza City.
46. Mohammad Ghazi ‘Arif, 35, eastern Gaza City.
47. Ghazi Mustafa Arif, 62, eastern Gaza City.
48. Ahmad Yousef Dalloul, 47, Gaza.
49. Fadi Ya’coub Sukkar, 25, Gaza.
50. Qassem Jaber Odah, 16, Khan Younis.
51. Mohammad Abdullah Sharatha, 53, Jabalia.
52. Mohammad Ahmed Basal, 19, Gaza City.

 

Killed Friday 7/11

1. Wisam Abdul-Razeq Hasan Ghannam, 31, Rafah.
2. Mahmoud Abdul-Razeq Hasan Ghannam, 28, Rafah.
3. Kifah Shaker Ghannam, 33, Rafah.
4. Ghalia Thieb Ghannam, 57, Rafah.
5. Mohammad Munir ‘Ashour, 26, Rafah.
6. Nour Marwan an-Ajdi, 10, Rafah.
7. Anas Rezeq abu al-Kas, 33, Gaza City (doctor).
8. Abdullah Mustafa abu Mahrouq, 22, Deir al-Balah.
9. Mahmoud Waloud, 26, Jabalia
10. Hazem Ba’lousha, Jabalia.
11. Ala’ Abdul Nabi, Beit Lahia.*
12. Ahmed Zaher Hamdan, 24, Beit Hanoun.
13. Mohammad Kamel al-Kahlout, 25, Jabalia.
14. Sami Adnan Shaldan, 25, Gaza City
15. Salem al-Ashhab, 40, Gaza City.
16. Raed Hani Abu Hani, 31, Rafah.
17. Mohammad Rabea Abu- Hmeedan, 65, Jabalia.
18. Shahrman Ismail Abu al-Kas, 42, Al-Bureij.
19. Mazin Mustafa Aslan, 63, Al Bureij.
20. Mohammad Samiri, 24, Deir al-Balah.
21. Rami Abu Mosa’ed, 23, Deir al-Balah.
22. Saber Sokkar, 80, Gaza City.
23. Hussein Mohammad al-Mamlouk, 47, Gaza City.
24. Nasser Rabah Mohammad Sammama, 49, Gaza City.
25. Abdul-Halim Abdul-Mo’ty Ashra, 54, Deir al-Balah.
26. Sahar Salman Abu Namous, 3, Beit Hanoun.
27. Odai Rafiq Sultan, 27, Jabalia.
28. Jom’a Atiyya Shallouf, 25, Rafah.
29. Bassam Abul-Rahman Khattab, 6, Deir al-Balah

 

Killed Thursday 7/10:

1. Mahmoud Lutfi al-Hajj, 58, Khan Younis. (father of six killed)
2. Bassema Abdul-fatteh Mohammad al-Hajj, 48, Khan Younis. (mother of six killed)
3. Asma’ Mahmoud al-Hajj, 22, Khan Younis.
4. Fatima Mahmoud al-Hajj, 12, Khan Younis
5. Sa’ad Mahmoud al-Hajj, 17, Khan Younis.
6. Najla’ Mahmoud al-Hajj, 29, Khan Younis.
7. Tareq Mahmoud al-Hajj, 18, Khan Younis.
8. Omar Mahmoud al-Hajj, 20, Khan Younis.
9. Baha’ Abu al-Leil, 35, Gaza City.
10. Suleiman Saleem Mousa al-Astal, 17, Khan Younis.
11. Ahmed Saleem Mousa al-Astal, 24, Khan Younis (Suleiman’s brother)
12. Mousa Mohammed Taher al-Astal, 50, Khan Younis.
13. Ibrahim Khalil Qanan, 24, Khan Younis.
14. Mohammad Khalil Qanan, 26, Khan Younis (Ibrahim’s brother).
15. Ibrahim Sawali, 28, Khan Younis.
16. Hamdi Badea’ Sawali, 33, Khan Younis.
17. Mohammad al-‘Aqqad, 24, Khan Younis.
18. Ismael Hassan Abu Jame’, 19, Khan Younis.
19. Hussein Odeh Abu Jame’, 75, Khan Younis.
20. Abdullah Ramadan Abu Ghazal, 5, Beit Hanoun.
21. Mohammad Ehsan Ferwana, 27, Khan Younis.
22. Salem Qandil, 27, Gaza City.
23. Amer al-Fayyoumi, 30, Gaza City.
24. Ra’ed az-Zourah, 32, Khan Younis

 

Killed Wednesday 7/9:

1. Hamed Shihab, Journalist – Gaza.
2. Salima al-‘Arja, 53, Rafah.
3. Miriam ‘Atiya al-‘Arja, 9, Rafah.
4. Rafiq al-Kafarna, 30.
5. Abdul-Nasser Abu Kweik, 60.
6. Khaled Abu Kweik, 31.
7. Mohammad Mustafa Malika, 18 months.
8. Hana’ Mohammed Fu’ad Malaka, 28 (Mohammad’s Mother), 27.
9. Hatem Abu Salem, Gaza City.
10. Mohammad Khaled an-Nimra, 22.
11. Sahar Hamdan (al-Masry), 40, Beit Hanoun.
12. Mohammad Ibrahim al-Masry, 14, Beit Hanoun.
13. Amjad Hamdan, 23, Beit Hanoun.
14. Hani Saleh Hamad, 57, Beit Hanoun.
15. Ibrahim Hani Saleh Hamad, 20, Beit Hanoun.
16. Mohammad Khalaf Nawasra, 4, al-Maghazi.
17. Nidal Khalaf Nawasra, 5, al-Maghazi.
18. Salah Awad Nawasra, 24, al-Maghazi. (father of Mohammad and Nidal)
19. ‘Aesha Najm al-Nawasra, 23, al-Maghazi (mother of Mohammad and Nidal, pregnant in the fourth month).
20. Naifa Mohammed Zaher Farajallah, 80, al-Mughraqa.
21. Amal Yousef Abdul-Ghafour, 20, Khan Younis.
22. Nariman Jouda Abdul-Ghafour, 18 months, Khan Younis.
23. Ibrahim Daoud al-Bal’aawy.
24. Abdul-Rahman Jamal az-Zamely.
25. Ibrahim Ahmad ‘Abdin, 42, Rafah.
26. Mustafa Abu Murr, 20, Rafah.
27. Khaled Abu Murr, 22, Rafah.
28. Mazin Faraj Al-Jarba.
29. Marwan Eslayyem.
30. Ra’ed Mohammed Shalat, 37, al-Nussairat.
31. Yasmin Mohammad Matouq, 4, Beit Hanoun.

 

Killed Tuesday 7/8

1. Mohammad Sha’ban, 24, Gaza.
2. Amjad Sha’ban, 30, Gaza.
3. Khader al-Basheeleqety, 45, Gaza.
4. Rashad Yassin, 27, Nusseirat.
5. Mohammad Ayman ‘Ashour, 15, Khan Younis.
6. Riyadh Mohammad Kaware’, 50, Khan Younis.
7. Bakr Mohammad Joudeh, 50, Khan Younis.
8. Ammar Mohammad Joudeh, 26, Khan Younis.
9. Hussein Yousef Kaware’, 13, Khan Younis.
10. Bassem Salem Kaware’, 10, Khan Younis.
11. Mohammad Ibrahim Kaware’, 50, Khan Younis.
12. Mohammad Habib, 22, Gaza.
13. Ahmed Mousa Habib, 16, Gaza.
14. Saqr ‘Aayesh al-‘Ajjoury, 22, Jabalia.
15. Ahmad Nael Mahdi, 16, Gaza.
16. Hafeth Mohammad Hamad, 26, Beit Hanoun.
17. Ibrahim Mohammad Hamad, 26, Beit Hanoun.
18. Mahdi Mohammad Hamad, 46, Beit Hanoun.
19. Fawziyya Khalil Hamad, 62, Beit Hanoun.
20. Donia Mahdi Hamad, 16, Beit Hanoun.
21. Soha Hamad, 25, Beit Hanoun.
22. Suleiman Salam Abu Sawaween, 22, Khan Younis.
23. Siraj Eyad Abdul-‘Aal, 8, Khan Younis.
24. Abdul-Hadi Soufi, 24, Rafah.

* the names with an asterisk have not yet been confirmed by Ministry of Health

One Israeli was killed by a Palestinian shell on Tuesday, July 14th:
1. Unknown, 38, Erez military base.

Fonte: http://www.imemc.org/article/68429

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Carrara, 26 luglio. La Repressione non può fermaare le lotte

manifesto 26L’iniziativa si terrà in Piazza Duomo, non in Via del Plebiscito.

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a minuscola. Una vita per l’autonomia proletaria. Salvatore Ricciardi

Una chiacchierata con le compagne e i compagni di “radiocane” sulle vicende dell’autonomia proletaria negli anni Sessanta e Settanta. E i carceri speciali.

Che cosa voleva dire avere vent’anni nel luglio ’60? La realtà proletaria romana e la nascita dei comitati di quartiere; i gruppi, l’autonomia e le forme di lotte; la formazione della colonna romana delle Brigate Rosse e il carcere speciale. Una chiacchierata con Salvatore Ricciardi.”

Ascolta qui:

http://www.radiocane.info/ricciardi/

 

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Cinque mesi di sciopero. I minatori sudafricani resistono! Ultimatum del governo.

Marikana+May+15+2013Dopo manganelli, fucilate e arresti per i minatori del Sudafrica arriva la peggiore aggressione: le agenzie di rating.

Fitch ha abbassato l’outlook sul rating del Sudafrica da stabile a negativo. Il motivo è stato esposto col solito linguaggio secco e arrogante proprio dei potenti: le prospettive di crescita del Sudafrica sono a rischio soprattutto per lo sciopero dei minatori che ormai da cinque mesi sta piegando l’industria del platino.

Dopo poche ore sono seguite le “sorelle” Standard & Poor’s e Moodys.

Nel primo trimestre l’economia del Paese è calata dello 0,6% e Fitch ha rivisto al ribasso le stime di crescita dal 2,8 all’1,7% quest’anno e dal 3,5 al 3% per il 2015.

[ Fonte: Financial Trend Analysis 13 giugno, 10:44 ]

Non aspettava altro il governo del Sudafrica per intimare al sindacato Amcu (Association of Mineworkers and Construction Union, sorto nel 1998 da una scissione del Cosatu, diventato “sindacato di Stato”) che organizza i minatori, di negoziare un accordo che ponga fine allo sciopero. Il tempo concesso al sindacato per concludere il negoziato scade questa notte, lunedì 16 giugno. Il governo afferma che quello sciopero sta spingendo il Paese africano in recessione.

Secondo le società minerarie, che da secoli sulla pelle dei minatori hanno fatto e continuano a fare enormi profitti e sono: Lonmin, Anglo American Platinum e Impala Platinum, le perdite complessive, in mancati ricavi e salari sarebbero di 31 miliardi di rand (2,15 miliardi di euro). Mentre siamo in ansia per capire cosa succederà domani a ultimatum scaduto, facciamo alcune considerazioni.

*che la mafia internazionale (o se volete il racket) si sia incarnata nella finanza e in particolare in queste “agenzie di rating” che ne sono le avanguardie, è cosa risaputa;sudafrica-2

*che una lotta proletaria, quando è organizzata, di massa e determinata, trova sul suo cammino i manganelli, la galera e le fucilate, lo sappiamo per esperienza;

*ma c’è un’altra considerazione da fare. Ma non avevano detto che la classe operaia non esisteva più e non serviva più in quanto non produceva praticamente nulla? Come no!, l’hanno detto in tanti e lo dicono ancora. Detto e ripetuto fino alla nausea. Eppure in Sudafrica, uno dei paesi galoppanti, le nuove potenze economiche, il BRICS (Brazil, Russia, India, China and South Africa), viene messo in ginocchio dallo sciopero di un settore operaio: il comparto delle miniere.

Non sarà allora vero, come si diceva un tempo, che tutto, ma proprio tutto ciò che esiste, ossia la ricchezza del mondo viene prodotta solo ed esclusivamente dalla classe lavoratrice?

Il resto sono seccature!

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Il Papa, le classi dirigenti e l’inferno

Il Papa, le classi dirigenti e l’inferno

Qualche giorno fa Papa Francesco all’Udienza Generale sul settimo dono dello Spirito Santo, così riferisce la cronaca e non chiedetemi cos’è non sono ferrato in teologia né in liturgia, insomma il Papa ha affermato solennemente:

«… nessuno porta con sé dall’altra parte soldi, potere, vanità e orgoglio. Penso alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; penso a coloro che vivono della tratta delle persone e del lavoro schiavo, penso ai fabbricanti di armi che sono mercanti di morte. Ce ne sono qui? No. Nessuno, nessuno di questi è qui, non vengono a sentire la parola di Dio».

«Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio». «Un giorno – ha ricordato ancora il Pontefice – tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione». «Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, la vanità, il potere, l’orgoglio, allora – ha spiegato – il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Così non sarai felice».

diavoloLe persone indicate dal Pontefice, in questa invettiva, ci sembra che riguardino più o meno, per non essere totalitari, il 99, 9% delle classi dirigenti. Non uno di meno. E, a quanto dice il Papa, che di queste cose se ne intende, queste persone andranno, dritte, dritte all’inferno; il loro ingresso è già prenotato. E sono tante e tanti questi potenti che andranno nelle braccia del Maligno. Probabilmente le celle di Belzebù segneranno un cospicuo sovraffollamento. Un po’ come le carceri italiane.

Non so che rapporti intercorrono tra San Pietro e Satana, e se il loro dialogo, oppure la loro polemica -fate voi- riuscirà a realizzare un’amnistia per svuotare le celle dell’ade, cosa di cui la classe dirigente italiana non è stata capace per l’inferno delle carceri italiane.

A noi rimane un piccolo problema su questa terra. Nella quale vorremmo, non per essere in competizione con gli “immortali”, ma certo vorremmo che tutta quella gente là, quella indicata dal Papa: i potenti corrotti, quelli che sfruttano gli altri, che tiranneggiano, che vivono per i soldi, per la vanità e per il potere, prima di andare nelle braccia di Lucifero li riuscissimo a mandar via da quegli scranni ai quali sono incollati. Noi, che subiamo ogni giorno quello sfruttamento, quella tirannia, quella vanità, quel potere dovremo esonerarli al più presto e, che so, addestrarli nel mestiere dell’operatore ecologico.

Pensate un po’? Potrebbe portar loro, ai potenti, anche dei vantaggi, facendo perder loro la prenotazione per gli inferi. Vedrete, ci ringrazieranno!

…e daje… diamoci da fare!

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Solidarietà ai facchini licenziati!

Continua la lotta dei facchini Ikea di Piacenza

solidarietà ai facchini licenziati!

Logist-2Nei magazzini Ikea le condizioni di lavoro e quelle salariali, come avviene in gran parte del comparto della logistica-facchinaggio, sono di pesante sfruttamento e ai limiti dello schiavismo organizzato dalle cooperative. Ma i facchini di Piacenza, organizzati nel sindacato di base SI. Cobas e sostenuti da settori del movimento antagonista, hanno alzato la testa e iniziato le proteste contro lo sfruttamento della multinazionale svedese. La risposta di Ikea non si è fatta aspettare: licenziamenti politici, manganellate delle forze dell’ordine e criminalizzazione attraverso la stampa degli scioperi, dei picchetti e delle forme di lotta autorganizzate che tendono a migliorare le condizioni di lavoro e di vita.

Come se dovessimo abbassare la testa e accettare in silenzio lo sfruttamento, la fame e la schiavitù che ci impongono i padroni.

Di fronte ai magazzini e ai punti vendita della multinazionale svedese, che da poco ha festeggiato i 25 anni di sfruttamento, ci sono stati in tutta Italia numerose azioni di solidarietà.

Anche da Roma facciamo arrivare la nostra solidarietà!!!

SIETE TUTT* INVITAT* SABATO 14 GIUGNO ORE 17:00

AL PRESIDIO DAVANTI L’IKEA DI ROMA-ANAGNINA

IN SOLIDARIETA’ DEI FACCHINI DI PIACENZA E DI TUTTE LE LAVORATRICI E TUTTI I LAVORATORI IN LOTTA.

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Evadere o non evadere (dal carcere)… questo è il problema!

Ogni tanto arriva anche dal carcere qualche buona notizia. O almeno di quelle su cui si possono fare attente riflessioni, evitando le banalità e le lamentele che lasciano il tempo che trovano, ossia il carcere così com’è.

Ecco la notizia, è su La Repubblica di oggi, 10 giugno 2014

 “Giustizia: negli ultimi sette anni il numero delle evasioni di detenuti è quasi raddoppiato

Si va dai 50 evasi del 2007 ai 93 del 2013, fino ai 38 dei primi cinque mesi del 2014, con un picco nel 2012 – 113 casi – che da solo fa il venticinque per cento.

“Questo a fronte di un aumento della popolazione carceraria di più del ventotto per cento” spiegano dal Nic, Nucleo investigativo centrale al cui interno, dal 2009, agisce la Sezione Catturandi con il compito di riprendere gli evasi più pericolosi. Numeri comunque bassissimi, se si pensa che i detenuti sono oltre 64 mila, migliaia dei quali ammessi a forme di detenzione alternative come la semilibertà.

“L’evasione più frequente è quella dal permesso premio, seguita dall’evasione dalla semilibertà. Più rara è la fuga durante il trasporto (il 3 febbraio ne ha dato un saggio esemplare l’ergastolano Domenico Cutrì). Quella dal carcere, che chiamiamo “rocambolesca”, è la più difficile e la più rischiosa. Chi evade in questo modo in genere è furbo, coraggioso, atletico ed è l’evaso più difficile da riprendere”. Dei circa cinquanta ricercati dalla Catturandi, 25 sono stati riassicurati alla giustizia.  […]

L’articolo lo fermiamo qui, chi lo vuol leggere per intero lo può fare a questo link:

***********

fugaQuando penso al carcere e all’evasione, penso anche al suicidio. Evasione e suicidio sono le uniche due uscite dal carcere senza dover chiedere permesso a nessuno, senza dover compilare l’eterna domandina!

Le cifre, crude come sempre, ci dicono che in carcere il rapporto tra le due uscite senza permesso è inversamente proporzionale: se aumentano i suicidi, diminuiscono le evasioni, se aumentano le evasioni, diminuiscono i suicidi.

Difatti nei due decenni del grande internamento liberista (dalla prima metà degli anni Novanta ad oggi, le presenze in carcere sono passate da 33.000 a 68.000 alla fine del 2013), dovuto alle politiche di privatizzazione, delocalizzazione e precarizzazione che hanno espulso dal lavoro e quindi dal salario quote importanti di proletari, sbattuti poi in galera in quanto costretti a reperire reddito per via extralegale. Una vera deportazione di massa, dalle periferie alle galere di stato.

Da quegli anni Novanta le evasioni hanno cominciato a diminuire e i suicidi in carcere a crescere arrivando al massimo di 72 suicidi nel 2009, anno che ha contato anche il numero minimo di evasioni, meno di 50.

Dalle centinaia degli anni Settanta e primi ottanta a qualche decina. E purtroppo questi pochi vengono presto arrestati di nuovo.

Quale il motivo di questa diminuzione di evasioni? Le mura più alte? I sistemi di allarme più sofisticati? L’aumento delle guardie? Macché! Niente di tutto questo, anzi il sovraffollamento di questi anni dovrebbe favorire l’organizzazione di evasioni.

Il problema è un altro. Sta tutto nella mancanza di solidarietà esterna verso chi abita le evasione3galere. Così come per organizzare le rivolte, anche per portare a termine un’evasione è necessario l’aiuto esterno. Per l’evasione è ancor più decisivo in quanto se riesci a mettere i piedi fuori serve immediatamente un’accoglienza in una casa, altrimenti ti riprendono. Una casa disposta a ospitarti tutto il tempo necessario.

L’articolo ci dice che da qualche tempo le evasioni sono in aumento!

È una buona notizia!

Vedete? Qui si sfata un’altra diceria!

Negli anni Settanta si evadeva molto, si è arrivati a punte di 600 e anche 700 l’anno. Eppure quegli anni vengono definiti dai media: “anni di piombo”. E dunque anche per l’argomento “evasioni” quella definizione si dimostra senza senso.

Il piombo è pesante. Invece perché un’evasione riesca ci vuole leggerezza. Tanta leggerezza. Vedete quanta stupidità nelle definizioni mediatiche?

Buona evasione a tutte e tutti!

…da quanti posti e legami vorremmo evadere?

Sulle evasioni vedi anche il post  qui

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