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Intorno a condanne, carcere, classi e leggi…
Se questa legge fosse stata applicata per tutte e tutti i condannati a pene inferiori a TRE anni, avremo circa 20.000 persone in meno nelle carceri italiane. Tante e tanti sono i detenuti e le detenute nelle carceri che hanno condanne o residuo pena inferiore a tre anni. (il numero è superiore ai 20.000 perché i condannati per reati connessi all’uso di stupefacenti il limite si innalza a 4 anni).
Dunque: la legge, il diritto e il carcere sono meccanismi interni allo scontro di classe e all’appartenenza alle classi sociali. Chiaro no?
Precedenti della Repressione Preventiva: 1987
Sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, le strutture speciali dello Stato: forze di polizia e magistratura “antiterrorismo”, si attivarono per “raschiare il barile”, criminalizzando ogni aggregato di compagni e compagne.
Ecco alcuni casi di “repressione preventiva” con la formula dei “reati associativi” che colpirono alcuni collettivi nel 1987:
[da: Il Bollettino del Coordinamento dei Comitati contro la Repressione n,31 Febbraio 1988]
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Contrassegnato 1987, Alfa Romeo, carcere, Corriere della Sera, Dalla Costa, Il Bollettino, Il Messaggero, Ionta, Kamo di Bologna, Repressione preventiva, Sica
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21 luglio 1973, killer israeliani uccidono un cameriere marocchino “per errore”. E’ l’operazione “vendetta”
Il 21 luglio 1973 a Lillehammer una cittadina della Norvegia, un commando di killer in parte del Mossad, incaricato dell’operazione ‘vendetta’, uccide per errore il cameriere marocchino Ahmed Bouchiki, scambiato per il palestinese Alì Hassam Salameh, ritenuto il capo del gruppo che aveva operato a Monaco. Diversi componenti del commando israeliano sono arrestati dalla polizia norvegese, ma poi sulla vicenda calerà una cortina impenetrabile di silenzio imbarazzante. La vicenda fu sottratta alle leggi ufficiali degli stati e trattata dalle regole mafiose dei servizi segreti dell’imperialismo.
L’operazione “vendetta” ribattezzata “Collera di Dio“, venne organizzata dai servizi segreti israeliani (Mossad) come rappresaglia in seguito all’attentato avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972 a Monaco di Baviera, in cui un commando dell’organizzazione palestinese “Settembre Nero” irruppe negli alloggi degli atleti israeliani, uccidendone due e prendendone in ostaggio altri nove. In seguito al maldestro intervento della polizia tedesca, il sequestro finì con la morte di tutti gli atleti sequestrati, dei cinque attentatori e di un poliziotto tedesco.
La vicenda ebbe vastissima eco internazionale e destò larga preoccupazione in tutto il mondo. Tre degli otto attentatori sopravvissero al blitz della polizia e vennero arrestati, ma sfuggirono alla giustizia poche settimane dopo grazie al dirottamento di un aereo della Lufthansa. In questa azione i dirottatori minacciavano di uccidere tutti i passeggeri se non fossero stati liberati gli arrestati. I dirottatori dell’aeromobile riuscirono ad ottenere dal governo tedesco la liberazione dei tre militanti di “settembre nero”.
In preda al furore per gli scacchi subiti, il gabinetto di sicurezza israeliano sotto l’allora premier Golda Meir decise nell’autunno 1972 un’operazione di ritorsione a lungo termine con lo scopo di liquidare i presunti esecutori dell’attentato e i loro presunti mandanti. Golda Meir usò una retorica devastante e criminale promettendo ai parenti delle vittime che il suo governo avrebbe “stanato ed annientato coloro i quali avevano versato sangue israeliano in Germania, nemmeno 30 anni dopo l’orrore dell’Olocausto“, alleandosi invece con i veri massacratori di ebrei – spie ex nazisti. Per tale scopo fu creata una struttura particolare al di fuori dei canoni istituzionali e legali, un’unità di “esperti free lance” indipendenti, ossia killer prezzolati, finanziati segretamente da Israele. Questa unità avrebbe avuto il compito di localizzare e uccidere 11 personaggi designati dal Governo e dal Mossad. Il gruppo ufficialmente non faceva parte né del Mossad, né sarebbe dovuto essere riconducibile in alcun modo a
Israele. In pratica, i suoi componenti non avrebbero potuto mai contare né sull’appoggio logistico né tantomeno diplomatico da parte di Israele. Tra gli 11 personaggi da eliminare vi era Ali Hassan Salameh.
Fra i “bersagli” da uccidere, spiccavano membri di Settembre Nero e dell’OLP. L’operazione si sarebbe protratta per più di 20 anni.
[stemma del Mossad]
In questo lungo periodo, gli operatori segreti israeliani uccisero dozzine di palestinesi ed arabi in tutta Europa, di cui non si sa il numero perché non furono mai rivendicati dal commando. Il caso che si conosce di uccisione di una persona ignara di tutto, è il caso dello scambio di persona passato alla storia con il nome di Affare Lillehammer. A ciò si aggiunse un colpo di mano delle forze speciali delle IDF (forze armate israeliane) eseguito in Libano nel 1973 per eliminare alcuni esponenti palestinesi di rilievo. Tutte queste attività scatenarono orrore e iniziative anti-israeliane in varie parti del mondo e suscitarono anche in Israele stesso accesi dibattiti sia sul piano etico, sia sul piano della mera utilità. A causa della natura segreta di tutta la faccenda, alcuni dettagli sono inverificabili.
La vicenda ha ispirato svariate opere letterarie e cinematografiche, tra cui rammenteremo almeno Munich di Steven Spielberg (2005).
Pubblicato in Internazionalismo
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Aumenta la torbida schiera dei “forcaioli”!
Leggendo questa agenzia si rimane esterrefatti: anche il Wwf?
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Giustizia: Wwf Italia; il decreto-carceri manda a casa i piromani… è un errore gravissimo
Dire, 17 luglio 2013
Il decreto svuota-carceri approvato dal Governo e ora in discussione al Senato “rischia di mandare a casa i colpevoli di danni ai nostri boschi per centinaia di migliaia di euro, riducendo l’efficacia delle pene previste per i criminali che appiccano incendi al patrimonio boschivo“: lo denuncia il Wwf Italia.
Un intervento “che non ha senso nell’ottica di svuotare le carceri perché le condanne per questi reati riguardano un numero davvero esiguo di persone – segnala l’associazione in una nota – secondo i dati 2012 del Corpo Forestale dello Stato, a fronte di 288 persone denunciate per gli incendi boschivi, solo 7 sono state effettivamente arrestate“.
Il Wwf chiede ai senatori della commissione Giustizia del Senato ed al governo, al ministro della Giustizia in particolare, di “eliminare senza indugio la modifica al Codice di procedura penale che riguarda il reato di incendio boschivo, ripristinando l’obbligatorietà della reclusione per quelle poche decine di persone che sono state assicurate alla giustizia“.
Dai dati del Corpo Forestale dello Stato per l’anno 2012, ricorda l’associazione, ci sono stati 5.375 incendi boschivi che hanno percorso, danneggiando o distruggendo, 33.620 ettari di superficie , di cui 20.314 ettari di boschi. I dati più pesanti ed allarmanti riguardano il sud, con la Sicilia in testa.
“La pena alternativa al carcere (affidamento a servizi sociali o arresti domiciliari) può essere decisa dal giudice nel caso di reati minori, che comunque non presentano alti indici di pericolosità sociale – dichiara Patrizia Fantilli, direzione legale e legislativa Wwf Italia – ma certamente non per l’incendio boschivo doloso, che deve essere qualificato come crimine ambientale di particolare allarme e danno sociale: scopriamo di frequente anche, dai dati del Corpo Forestale dello Stato e dalle cronache, che gli incendi sono legati alla criminalità organizzata che spesso li usa per intimidire o per accaparrarsi aree pregiate da poter poi cementificare o utilizzare anche come discariche abusive“.
La certezza della pena, insieme alla sua entità, “sono fattori importanti come deterrenti e mai come nel caso degli incendi boschivi l’unica vera cura è la prevenzione – prosegue Fantilli – ci chiediamo a chi giova questa modifica. Si tratta di un numero davvero esiguo di persone in carcere per incendio boschivo e la loro scarcerazione inciderebbe in maniera davvero impercettibile nei grandi numeri: sempre dai dati del 2012 del Cfs scopriamo che, a fronte di 288 persone denunciate, solo 7 sono state arrestate”. Ciò detto, “la modifica proposta dal Decreto è un errore gravissimo del legislatore che sottovaluta la pericolosità dei reati di incendi boschivi“, conclude il Wwf.
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Quando il cervello va in pappa in preda a una furia forcaiola: si dice che “l’unica vera cura è la prevenzione” e contemporaneamente si chiede carcere, solo carcere, nient’altro che carcere! Che brutta deriva!!!
Pubblicato in Carcere
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18 luglio presidio di solidarietà a Piazzale Clodio
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Quando uno stato morto vuole sotterrare donne e uomini vivi!
Succede in Germania dove si avvia alla conclusione l’infame e vigliacca rappresaglia dello stato tedesco contro una compagna e un compagno.
(Il prossimo 6 agosto verrà chiamato a testimoniare Hermann Feiling)
Il 14 Settembre 2011, Christian Gauger e Sonja Suder, accusati di essere stati membri delle Cellule Rivoluzionarie (gruppo armato in Germania attivo tra il 1973 e gli anni ’80, Revolutionaren Zellen–RZ) e di avere partecipato ad alcune azioni contro le ristrutturazioni urbane, contro l’apartheid e il nucleare, sono stati estradati dalla Francia verso la Germania quindi incarcerati per fatti risalenti a più di 35 anni fa. Entrambi vivevano dal 1978 esuli in Francia.
Il loro processo è cominciato a Francoforte nel settembre 2012 e si prolungherà, probabilmente, fino all’agosto del 2013.
Frattanto Sonja da allora è tenuta nel carcere di Francoforte-Preungesheim nonostante la sua età, 81 anni.
Christian che ha già avuto un arresto cardiaco ed è sotto costante controllo medico, dopo un mese è stato scarcerato e costretto al controllo per mezzo di firme presso la polizia.
L’imputazione si basa su presunte “testimonianze” rilasciate da parte di Hermann Feiling, che sono state fabbricate in condizioni di tortura. Infatti, nell’estate del 1978 una bomba era esplosa sulle ginocchia di Hermann – apparentemente destinata per un’azione delle RZ contro il consolato della dittatura argentina, nella città di Monaco.
Hermann sopravvisse, ma perse entrambi gli occhi, le gambe e ne uscì con bruciature di grado elevato su tutto il corpo.
Sedato con potenti calmanti e medicamenti contro il dolore, viene portato in ospedale, più tardi in una stazione di polizia, in isolamento totale.
Le uniche “persone di riferimento” sono le guardie della polizia politica, i procuratori ed il giudice, che
annoteranno molte dichiarazioni importanti per le investigazioni. Hermann rimane 18 settimane in questa situazione di assoluta impotenza e limitata capacità di percezione. Ogni possibile contatto con amici/che e un avvocato di fiducia vengono fermati o manipolati. Hermann Feiling, dopo essere uscito finalmente da quella condizione di isolamento, ha revocato le sue cosiddette dichiarazioni, in quanto costruite e non rese da lui.
Viene anche condannata Sybilla, l’ex compagna d’Herman Feiling a 6 mesi di prigione per il suo rifiuto a testimoniare.
Le accuse su di loro si basano sulle dichiarazioni di un delatore, è il pentito Hans Joachim Klein che, dopo 24 anni, si è ricordato, improvvisamente, che Sonja aveva procurato delle armi per l’azione di un commando tedesco-palestinese contro la conferenza dell’OPEC, avvenuta nel 1975 a Vienna. Klein aveva partecipato a questa azione, ma ne aveva preso presto le distanze e si era trasferito in Francia fino al 1999, grazie all’aiuto dei Verdi ed ex-militanti di sinistra, con il benestare del VS, (il servizio segreto interno tedesco). Dopo il suo arresto, Klein nel 2000 e’ stato condannato a Francoforte, ma è stato presto rilasciato e graziato. La corte regionale di Francoforte già nel 2000 aveva dichiarato come “non credibili” le sue accuse contro Sonja, che però’ sono state formalizzate lo stesso nel mandato di cattura e nell’impianto accusatorio contro di lei.
Per conoscere la storia di Sonja e Christian leggi questa loro intervista del 2010 qui
Per saperne di più sulle Revolutionaren Zellen (RZ) vedi qui
Per essere aggiornati su queste vicende:
stopextraditions.blogspot.it
www.linter.over-blog.com
Pubblicato in Repressione dello Stato
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Franco Fortini «Rifiutare l’ideologia della non ideologia»
[Riletture necessarie]
Naturalmente non bisogna pensare che non sia più necessario un disegno dell’uomo: accettare questa idea significa accettare il disegno del mondo per il quale non esistono progetti del mondo. L’ideologia della non ideologia.
Ad un primo sguardo, questo vorrebbe dire che bisogna rifiutare determinati strumenti; tuttavia, ragionando e analizzando, uno si accorge che il problema è quello di individuare quali spazi di libertà (correnti d’aria) è possibile stabilire negli strumenti a disposizione. Nel primo ventennio della televisione si è pensato ad una sorta di prevalenza del mezzo sul messaggio, ma con il passare del tempo quello che noi abbiamo vissuto come mezzo è passato, per così dire, in modo che ormai noi non lo avvertiamo più come mezzo; in una sorta di memoria genetica, la sua nocività ideologica è diventata al contempo più profonda e meno profonda, più grave e meno grave; più grave perché non è più percepita come nociva, ma come parte del bagaglio linguistico allo stesso livello di quello materno, nello stesso tempo meno grave poiché, in un certo senso, ne siamo relativamente i padroni.
La vera differenza è che con le strumentazioni si vendono le istruzioni per l’uso: leggere le istruzioni è diventato molto più pericoloso che non usare quelle pillole o quel determinato apparecchio, perché l’ideologia ci viene venduta con l’apparecchio stesso; ci viene data non soltanto la televisione, ma l’ideologia della televisione, non soltanto l’elettronica, ma l’ideologia dell’elettronica (nei giochi la cosa è evidente e trasparente). Si tratta di imporre a tutto il mondo un sistema binario, del sì e del no, e cioè una filosofia positivistica e di tipo non dialettico. Una volta ho detto, scherzando, che Gesù Cristo, quando invitava ad una scelta tra sì e no, è stato il padre dell’elettronica; in realtà tutto viene convogliato in una ideologia precisa. I movimenti dialettici vengono respinti nell’inconscio, dove, per definizione, ciò che è sì è contempora-neamente no: questo io intendo per surrealismo di massa. Viviamo contemporaneamente nell’universo della razionalità scientifico-tecnologica e nella non razionalità, che è quella, direbbe Matte Blanco, della logica simmetrica, secondo la quale una cosa è se stessa e l’inverso di se stessa, l’una e l’altra, eliminando il processo dialettico. Tutto è dominato o dall’identificazione (la vita è la morte, la morte è la vita) o dall’universo della logica formale di tipo cibernetico o elettronico per la quale gli impulsi sono 0 e 1, sì e no.
L’unica cosa da fare in questi casi, se si deve indicare un che fare, è chiaramente quella di servirsi delle strumentazioni e di piegarle ad altre intenzioni. La vecchia frase di Sartre: “a me non interessa quello che è stato fatto all’uomo ma quello che l’uomo è capace di fare con quello che è stato fatto di lui”, è una regola ottima per vivere sotto le dittature o in campo di concentramento, e tuttora valida nel mondo contemporaneo. A me non interessa l’ideologia che mi viene venduta insieme con la tecnologia, ma quello che io posso fare con questi mezzi che ho a disposizione: nel ’68 ci fu un momento in cui Enzensberger scrisse e lanciò la parola d’ordine – qui ripresa dagli amici dei “Quaderni piacentini” – incentrata sulla necessità di impadronirsi degli strumenti della comunicazione e di usarli in tutte le loro possibilità. Invitava a ricorrere ad un uso del telefono diverso dal consueto, ad esempio come strumento di collegamento politico, e questo vale per il ciclostilato in proprio o per le radio indipendenti. Tutte queste cose sono passate velocemente nelle mani dei vecchi padroni che le hanno sapute usare meglio. Ma la cosa non ha avuto solo questo aspetto, ha anche lasciato un certo fall out possibile, e oggi si tratta proprio di usare strumenti per piegarli contro quelli che ce li hanno venduti. Quando sento dire che non è necessaria una visione complessiva del mondo, io penso il perfetto opposto, in quanto il rifiuto di una visione complessiva, e non naturalmente di una interpretazione scientifica complessiva, è il problema della scelta di ciò che si ritiene importante: è la legge della necessità.
da: Franco Fortini, Il dolore della verità. Maggiani incontra Fortini, a c. di E. Risso, Manni, Lecce 2000, pp. 41-43]
… e questa poesia, sempre di Franco Fortini – La gronda – che sembra fatta su misura per la situazione di oggi:
Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non la spezzano ancora.
Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente, quella volando via.
(Franco Fortini, 1958)
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I poliziotti si incazzano!
Il Coisp [Sindacato corporativo della polizia, quello che ha organizzato una manifestazione a favore dei poliziotti condannati infastidendo e minacciando la madre di Federico, Patrizia Moretti, che si era battuta perché l’assassinio del figlio non venisse archiviato per “morte da malore”] non appena emesso dal Consiglio dei ministri il “decreto carceri” predisposto dal ministro Cancellieri, si scaglia contro il ministro,ma non per il contenuto del decreto, bensì perché non ha tirato fuori dal carcere (sei mesi di carcere; sei mesi per un ragazzo morto) due dei quattro poliziotti di Ferrara accusati di aver provocato la morte di Federico Aldovrandi
Ricordiamo la sentenza di condanna a carico di quegli uomini in divisa che la mattina di domenica 25 settembre 2005, hanno inferto a Federico (18 anni) una morte bastarda
e senza una ragione che non fosse la brutalità di chi nello squallore di una esistenza inutile cerca di affogare le sue frustrazioni e i suoi disagi sociali e umani.
Sentenza emessa il 6 luglio 2009 quattro poliziotti (Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani, e Monica Segatto, questi ultimi due agli arresti domiciliari, gli altri due dopo qualche mese di carcere già godono di “permessi premio”) vengono condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione (3 anni indultati, sei mesi da scontare), per “eccesso colposo in omicidio colposo“. (sentenza confermata dalla Cassazione il 21 giugno 2012).
Ecco il comunicato del Coisp: (da: http://www.julienews.it, 28 giugno 2013)
«Certa ipocrisia non è davvero sopportabile. Se veramente si vogliono dare risposte di civiltà e di dignità al Paese, il Ministro Cancellieri ed assieme a lei molti altri ancora, dovrebbero cominciare dal ritrovare il rispetto per gli uomini e donne che vestendo l’uniforme spendono una vita intera al servizio dello Stato sacrificando tutto per quattro spiccioli che non consentono a loro ed alle rispettive famiglie neppure di arrivare a fine mese. E non possiamo che domandarci come possa il Ministro continuare a dormire sonni tranquilli sapendo che dei poliziotti dalle carriere illibate, che fino a poche settimane fa avrebbero dovuto stare a giusta ragione sotto la sua ala considerato il ruolo di Responsabile della Sicurezza Pubblica che lei ricopriva, sono rimasti in carcere tanti, troppi giorni ingiustamente, al di là di quello che la stessa legge prevede. E oggi, lo stesso Ministro si occupa di tirare fuori di galera chi deve scontare 6 anni di pena, mentre se ne è infischiata se 4 dei suoi Poliziotti ci sono stati sbattuti, per scontare una pena di solo 6 mesi, senza che ciò fosse giustificato e motivato. Questa è l’Italia che risponde solo alle regole imposte dal circo mass-mediatico! Questa è l’Italia che non si pone alcuna remora se deve dare addosso a 4 Poliziotti, al di là ed a prescindere dalla verità purché questo risponda bene alle esigenze pubblicitarie. Questa è l’Italia che ha scatenato la guerra santa contro il Coisp, reo di aver chiesto giustizia, al pari di tanti altri prima di noi che invece sono stati celebrati come eroi, ma di averla chiesta per le persone sbagliate: i poliziotti!”. […] e soprattutto, aggiungiamo noi, non si comprende come si sia giunti ad una prognosi di pericolosità nei confronti di un uomo che è e resta un poliziotto italiano e che non a caso è stato accusato e condannato per un reato colposo, colposo, non voluto né cercato».
« […] i cittadini ci hanno espresso grande comprensione e vicinanza in questa ed in altre vicende tristi e complicate. I cittadini hanno continuato e continuano a credere in noi, e oggi continuano a ragionarci su ed a chiedersi perché chi ha fatto loro del male volontariamente debba poter tornare a casa a scontare la propria condanna in poltrona, mentre dei poliziotti che non hanno assolutamente voluto la morte di un ragazzo, sono dovuti rimanere in cella, in isolamento, perché la loro vita è stata a serio rischio in carcere, proprio come lo è fuori».
Pubblicato in Repressione dello Stato
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