Precedenti della Repressione Preventiva: 1987

Sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, le strutture speciali dello Stato: forze di polizia e magistratura “antiterrorismo”, si attivarono per “raschiare il barile”, criminalizzando ogni aggregato di compagni e compagne.

Ecco alcuni casi di “repressione preventiva” con la formula dei “reati associativi”  che colpirono alcuni collettivi nel 1987:

[da: Il Bollettino del Coordinamento dei Comitati contro la Repressione n,31 Febbraio 1988]

Arresti preventivi-1

ArrestiPreventivi-2

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Una risposta a Precedenti della Repressione Preventiva: 1987

  1. gianni ha detto:

    Aggiungerei che questa “tattica” partì ancora da più lontano perché nel 1967 molti compagni della sinistra extraparlamentare, me compreso, subirono molte denunce per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a creare stati d’animo turbati ed angosciosi nella popolazione…ecc.” perché trovati a distribuire volantini che oltretutto dicevano il vero (per esempio che i carabinieri ci avevano sparato davanti alla Bussola l’ultimo dell’anno 1969 lasciando a terra ferito da un colpo di proiettile Soriano Ceccanti rimasto su una sedia a rotelle per tutta la vita !! era vero, ma non poteva essere diffusa la notizia!!).. Nella circostanza citata ed in molte altre simili venni convocato dai carabinieri che volevano sapere se mi riconoscevo come militante del Potere Operaio di Pisa che già allora prefigurava una partecipazione ad “associazione sovversiva”,ed al mio rifiuto di rispondere a questa intimidazione, come a molte altre successive, fecero pressione sul P.C.I. del Comune di Piombino per farmi perdere il posto di lavoro come farmacista, riuscendo nell’intento ed eliminando quella che Loro consideravano la testa della tenia. Sarebbe noioso continuare con certi esempi di repressione che sfociò successivamente in condanne a decine di anni di galera per associazione sovversiva nei confronti di compagni/e anche per il solo fatto di essere stati presenti intorno ad un tavolo dove si discuteva di passare a metodi di lotta più “incisivi”, pur non essendo configurabile il reato di banda armata perché mancavano le armi, ma erano presenti più di cinque persone. Il “metodo” funzionò per molti compagni che desistettero da qualsiasi partecipazione ad opposizione politica scritta od orale. Niente di nuovo sotto il sole odierno. Basta guardare il comportamento propedeutico verso i compagni NO TAV od a quello nei confronti della FIOM alla FIAT…e via di questo passo in crescendo…..ma dopo la tregua di questi anni di letargo politico pagato a caro prezzo con morti, esilio e tanti anni di galera, la lotta sta riprendendo e questo consola molti di noi “anziani osservatori”!! Costa cara la lotta di classe, ma non c’é altra strada. Buon sangue non mente e ribolle! Ti abbraccio e ti seguo sempre con tanto affetto e stima insieme alla mia compagna. Gianni ed Alberta

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