Comunicato SiCobas sull’arresto del compagno Aldo Milani

SECONDO COMUNICATO SULL’ARRESTO DEL COORDINATORE NAZIONALE DEL SICOBAS, ALDO MILANI

QUANDO I PROLETARI CHIEDONO UN SALARIO DIGNITOSO “ESTORCONO”

Da stamattina presto, 27 gennaio, mentre i nostri legali non avevano ancora avuto la possibilità di parlare con Aldo e di vedere le carte, sui media italiani è passata la notizia che DUE esponenti nazionali del SICOBAS erano stati arrestati perché avrebbero secondo la Polizia estorto dei soldi attraverso l’esercizio degli scioperi, alla nota azienda Levoni di lavorazione delle carni, azienda che per peso politico e giro d’affari è un vero e proprio gigante del settore. Dopo quest’opera di lurido sciacallaggio mediatico, in tarda mattinata le tessere del mosaico inquisitorio hanno iniziato a comporsi in maniera limpida. Dai video pubblicati dalla stessa Questura di Modena in conferenza-stampa è infatti emerso che: * Il personaggio in questione, tal Piccinini, presentato dai media come esponente del SICobas, è in realtà non solo del tutto estraneo alla nostra organizzazione, ma per di più è un consulente o intermediario forse propostosi o forse chiamato da Levoni per mediare sulla dura vertenza bel comparto-carni; in ogni caso un esponente del mondo padronale e non sindacale. * Aldo Milani risulta chiaramente estraneo al “passaggio di buste” tra Levoni e Piccinini. In sintesi, è sempre più evidente la dinamica di una vera e propria trappola pianificata accuratamente da Levoni che utilizza Piccinini, (che questo ultimo ne fosse consapevole o meno è irrilevante) per costruire una “bomba mediatica” a danno del SI Cobas!!! Ieri pomeriggio Milani è stato prelevato dalla polizia e arrestato mentre svolgeva il mestiere che porta avanti da anni: trattare col padrone la difesa e il miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali, e facendolo non in cenette o meeting consociativi, bensì ad un tavolo di trattativa imposto dai lavoratori con dure lotte, scioperi e picchetti. Nello specifico, l’incontro col gruppo Levoni aveva come unico scopo quello di decidere le sorti di 52 lavoratori licenziati nel settore della macellazione e lavorazione carni di Modena all’indomani di una serie di scioperi caratterizzati da uno scontro durissimo tra gli operai e i padroni e da una pesante repressione da parte delle forze di polizia. La finalità della montatura della polizia è evidente: distogliere l’attenzione dalle denunce (con rilevanza civile ma anche penale) mosse dal Si Cobas contro il gruppo Levoni per appalto non genuino, interposizione illegittima di manodopera, sfruttamento del lavoro, frode fiscale ecc.; distogliere l’attenzione dagli scioperi durissimi che il Si Cobas sta portando avanti da mesi nel settore delle carni; distogliere l’attenzione dalle condizioni vergognose in cui versa questo settore che sfrutta migliaia di lavoratori e porta profitti enormi alle aziende. Quella effettuata da Levoni e dai padroni tutti del settore è l’unica e vera estorsione, fatta a danno dei lavoratori, attraverso il ricatto quotidiano del licenziamento e del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, e a danno della collettività tutta, una estorsione praticata quotidianamente nel silenzio e nella complicità omertosa delle istituzioni. Fino ad oggi non ci hanno fermato e non ci fermeranno le minacce mafiose, le aggressioni, le denunce ed i fogli di via che abbiamo ricevuto e riceviamo quotidianamente, a cominciare da Aldo Milani, contro cui sono state fatte decine di denunce e un foglio di via per la lotta dell’Ikea di Piacenza e che fino a ieri la Polizia e la Magistratura accusavano di essere un pericoloso estremista.

ALLO STESSO MODO NON CI FERMERANNO NEANCHE QUESTE SPORCHE MONTATURE POLIZIESCHE E LA MACCHINA DEL FANGO CHE PADRONI POLIZIA STANNO RIVERSANDO SU DI NOI. NELLA NOTTE APPENA TRASCORSA SONO PARTITI IN TUTTA ITALIA DECINE E DECINE DI SCIOPERI IN SOLIDARIETA’ CON ALDO MILANI: SIAMO CONSAPEVOLI CHE L’ATTACCO PORTATO AVANTI CONTRO MILANI E’ STRUMENTALE PER ATTACCARE TUTTO IL SINDACATO E TUTTE LE LOTTE DI QUESTI ANNI. LA MOSSA POLIZIESCA E’ MOLTO INTELLIGENTE: SPARARE NELLE GAMBE DEL NOSTRO COMPAGNO O ARRESTARLO PER GLI SCIOPERI NE AVREBBE FATTO UN MARTIRE. MOLTO PIU’ UTILE – QUESTO HANNO PENSATO PADRONI E POLIZIA – CERCARE DI SCREDITARLO UTILIZZANDO CONTRO DI LUI ACCUSE INFAMANTI. MA PADRONI E POLIZIA NON HANNO FATTO I CONTI CON LA DETERMINAZIONE DI MIGLIAIA DI OPERAI CHE HANNO CAPITO SULLA PROPRIA PELLE  DA CHE PARTE SCHIERARSI.

Fino a qualche anno fa i padroni potevano illudersi che decapitando la struttura del SI Cobas potevano fermare la rabbia e la volontà di riscatto di migliaia di lavoratori: oggi possono perdere definitivamente questa illusione perché quegli operai hanno acquisito la consapevolezza che la causa della loro condizione di oppressione non sta nel singolo padrone dispotico e corrotto, bensì nel sistema capitalistico nel suo complesso, e rappresentano la direzione reale del SI COBAS, coordinata e ramificata sui singoli territori. Che non abbiamo nulla da temere e nulla da nascondere lo dimostra il fatto che proprio in queste ore è in corso un nuovo sciopero fuori ai magazzini Levoni: per noi nulla è cambiato e a dispetto di questa infame trappola abbiamo ancora 52 licenziati che gridano vendetta. DOMANI (28 gennaio) ALLE 11 INVITIAMO TUTTI A PRESIDIARE IL CARCERE DI MODENA DOVE SI TERRÀ L’UDIENZA PER LA CONVALIDA DELL’ARRESTO DI ALDO. Seguiranno altre comunicazioni non appena avremo aggiornamenti.

SEMPRE AVANTI! NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE! NEL NOSTRO SITO TROVERETE:

*Il video con le riprese dell’accusa * Il video della conferenza stampa dell’avvocato del SICOBAS, Marina Prosperi (Modena, ore 13,00 del 28 gennaio) * Il video della conferenza stampa del SICOBAS (Gino Orsini, Coordinamento Nazionale; Modena, ore 13,00 del 28 gennaio) SI COBAS NAZIONALE

http://www.sicobas.org/

Aldo Milani è stato liberato oggi (28 Gen) pomeriggio;
ora ha obblighi di dimora e firma

 

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Tutti pazzi per i “detenuti a rischio terrorismo”

La trasmissione La Conta di mercoledì 25 Gennaio si può ascoltare qui

Argomenti: Gli esperti del ministero di Giustizia e del Governo hanno scoperto che il carcere radicalizza i detenuti, li fa diventare terroristi. Perché? Gli esperti rispondono perché impone una sofferenza e una devastazione della identità della persona reclusa che si traduce in rabbia di chi viene rinchiuso in galera. Forse sarebbe il caso di ripensare la galera, ma dilaga l’incomprensione del problema.

Ecco difatti un piccolo esempio dei deliri dei media:

I dati aggiornati al 30 dicembre riferiscono di 172 detenuti “monitorati“, perché accusati direttamente di reati connessi al terrorismo internazionale o ritenuti di interesse per “atteggiamenti che rilevano forme di proselitismo, radicalizzazione e/o reclutamento”. Poi ce ne sono 64 “attenzionati” per via di “atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alle ideologie jihadiste”. Infine, sul gradino più basso della presunta pericolosità, si contano 137 “segnalati“: soggetti sui quali dalle prigione sono arrivate informazioni generiche sui quali sono in corso approfondimenti. Per un totale di 373. [Giovanni Bianconi   Corriere della Sera, 6 gennaio 2017]

L’idea della Commissione, recepita ieri dalla Presidenza del Consiglio, è che anche in Italia possa essere costruito un modello di intervento da tempo diffuso in Europa (battistrada è stata l’Inghilterra nel 2003) e noto come “Cve, Countering Violent Extremism”, Contrasto all’Estremismo Violento. Un complesso di misure che dovrebbe intervenire su tre livelli.

Il primo, cosiddetto “Macro“, avrebbe quale interlocutore l’intera popolazione musulmana in Italia e il suo oggetto sarebbe la cosiddetta “contro narrativa” al messaggio jihadista. Il secondo livello, cosiddetto “Meso“, avrebbe invece come destinatarie singole comunità considerate ad alto rischio di radicalizzazione e lo strumento di “ingaggio”, in questo caso, passerebbe attraverso gli strumenti tipici del dialogo interreligioso.

Il terzo livello, cosiddetto “Micro“, contemplerebbe invece l’intervento su singoli soggetti, ma attraverso un approccio e interlocutori diversi da quelli di polizia e dunque fuori da un tradizionale circuito di prevenzione legata alla privazione della libertà o all’espulsione del singolo. Restano naturalmente aperte due questioni macroscopiche. Che hanno a che fare con i due luoghi individuati dalla Commissione come quelli di elezione nelle dinamiche di “radicalizzazione” e “auto-radicalizzazione”: le carceri e la Rete. [Carlo Bonini   La Repubblica, 6 gennaio 2017]

Terrorismo, sei combattenti Isis in Italia: in carcere 153 detenuti pericolosi – Sara Menafra    Il Mattino, 6 gennaio 2017

Il carcere, la palestra dove reclutare nuovi “martiri”  –  Karima Moual   La Stampa, 6 gennaio 2017

Bologna: barbe lunghe, preghiera, niente Coca Cola, detenuti a rischio radicalizzazione –  Andreina Baccaro    Corriere della Sera, 14 gennaio 2017

intanto…la realtà ci sbatte in faccia questi dati sulla distribuzione della ricchezza:

in Italia due terzi della ricchezza nelle mani del 20% più facoltoso Analisi Oxfam Usa:  Dopo 10 anni di crisi la povertà è raddoppiata: al 7,6% in Italia  Nel 2015 la povertà  tocca il 28,7% dei residenti. Allarme della Caritas: povertà in aumento, quasi 3 milioni in più in sette anni Povertà, Istat: in Italia 1 milione e 470mila famiglie indigenti [16 gennaio 2017]

La disuguaglianza cresce nel mondo. Ed anche in Italia. I primi 8 ‘paperoni’ del pianeta eguagliano la ricchezza dei 3,6 miliardi di poveri. Il rapporto Oxfam conferma che l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%. E lancia l’allarme: in un contesto di crescenti contrasti la ricchezza cumulata da un’esigua minoranza di super ricchi sta crescendo a dismisura tanto che tra 25 anni potremmo trovarsi di fronte al primo “trillionario”, con una ricchezza superiore ai 1.000 miliardi di dollari. –

 

 

 

 

 

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In Germania 98 anni fa gli sgherri socialdemocratici assassinavano Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

In Germania gli sgherri socialdemocratici assassinavano Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Rosa Luxemburg (5 marzo 1871 – 15 gennaio 1919)
Rivoluzionaria comunista polacca, nata il 5 marzo 1871 a Zamoshc. Da giovanissima aderì a Proletariat, formazione clandestina rivoluzionaria socialista; costretta ad abbandonare la Polonia russa per sfuggire ad un arresto, studiò economia politica e legge (1889-1896) a Zurigo, sostenendo posizioni decisamente internazionaliste fra i gruppi socialisti polacchi in esilio.
Trasferitasi a Berlino aderì al Partito socialdemocratico, prendendo posizione, assieme a Karl Kautsky, contro il revisionismo teorico di E. Bernstein e rappresentando, con Karl Liebknecht, l’ala sinistra del partito. Contro Bernstein è dedicato lo scritto “Riforma sociale o rivoluzione?” del 1899. Per la Luxemburg l’azione riformista poteva essere solo un mezzo di alcune fasi della lotta di classe, ma la strategia riformista non avrebbe fatto che appoggiare la borghesia dominante.
Prese il dottorato nel 1898 e successivamente conobbe molti socialdemocratici russi come: Georgy Plechanov e Pavel Axelrod. Epresse però forti differenze teoriche con il partito russo sulla “questione nazionale” in particolare sull’autodeterminazione polacca. La Luxemburg era convinta infatti che l’autodeterminazione potesse solo indebolire il movimento socialista internazionale, aiutando la borghesia a rafforzare il suo ruolo di classe dominante sulle nuove nazioni indipendenti. Mentre il partito russo e quello polacco erano d’accordo nel considerare legittimi i sentimenti di autodeterminazione delle minoranze nazionali all’interno dell’impero russo.
In questo periodo la Luxemburg incontrò Leo Jogiches, colui che sarà suo compagno per tutto il resto della sua vita e col quale condividerà un’intensa relazione tanto personale quanto politica. [vedi: Rosa Luxemburg, Lettere a Leo Jogiches (a cura di Lelio Basso), Feltrinelli, 1973]
Nel 1902-04 lavorò alla Gazeta Ludowa (Giornale del popolo). Nel 1904 subì la prima detenzione, di tre mesi, per lesa maestà; tornò in carcere per qualche mese l’anno successivo, quando si recò a Varsavia in occasione della prima rivoluzione russa. Nel 1905, scoppiò in Russia una rivoluzione che si espanse alla Polonia russa e a tutti gli angoli dell’impero zarista, la Luxemburg espresse il suo più pieno appoggio al partito bolscevico contro menscevichi e socialrivoluzionari e rivolse le sue attenzioni ed i suoi sforzi nell’appoggio al partito socialdemocratico di Polonia e Lituania (SDKPiL); pur non riuscendo a lasciare la Germania fino al dicembre 1905 svolse ugualmente il suo ruolo di principale analista politico del SDKPiL, scrivendo per esso un vasto numero di opuscoli; fu inoltre molto occupata dal problema di fornire un’educazione marxista di base alle migliaia di nuovi attivisti del partito, che nel giro di meno di un anno passarono da poche centinaia ad oltre 30.000. Non appena giunta a Varsavia, nel 1906, venne però arrestata.
Sempre nel 1906 scrisse “Sciopero di massa, partito politico e sindacato“, in cui esaltava l’importanza dello sciopero generale, ed attaccava con violenza il conservatorismo della burocrazia istituzionalizzata dei sindacati. A causa di questa sua visione dello sciopero di massa come il più importante strumento rivoluzionario nelle mani del proletariato, scaturì un duro conflitto nella socialdemocrazia tedesca, soprattutto con August Bebel e Karl Kautsky.
Dal 1907 al 1914 insegnò economia politica alla scuola di partito di Berlino, pubblicando una delle sue opere fondamentali, “L’accumulazione del capitale” (1913), lavoro volto a spiegare l’inesorabile movimento del capitalismo verso la sua fase imperialistica.
Trovandosi sempre più a sinistra in seno ad una socialdemocrazia tedesca, che andava sempre più accentuando il suo carattere opportunistico, finì per polemizzare, sul tema della riforma elettorale allora in discussione, col vecchio amico di un tempo, quel Karl Kautsky che era ancora considerato all’interno dell’Internazionale il rappresentante della più pura ortodossia marxista. (La rottura tra Lenin e Kautsky avviene successivamente a quella di Rosa).
Allo scoppio della prima guerra mondiale la Luxemburg si oppose ardentemente alle posizione social-scioviniste assunte dalla socialdemocrazia tedesca, che appoggiò apertamente l’aggressione tedesca e le sue annessioni. Insieme a Karl Liebknecht (l’unico parlamentare socialdemocratico che aveva spezzato la fedeltà al partito rifiutando di votare a favore della concessione dei crediti di guerra), abbandonò il partito socialdemocratico e partecipò alla formazione del Gruppo Internazionale (che presto muterà nome in Lega Spartaco) allo scopo di contrastare il socialismo nazional-sciovinista e di incitare i soldati tedeschi a rivoltare i loro fucili contro il loro governo per abbatterlo.
A causa di questa loro agitazione rivoluzionaria, la Luxemburg e Liebknecht vennero arrestati e imprigionati. In carcere la Luxemburg scrisse quella disamina del movimento socialista, nota come Junius Pamphlet (1916). Il Junius Pamphlet divenne il fondamento teorico della Lega di Spartaco.
Sempre dal carcere la Luxemburg scrisse il suo famoso libro “La Rivoluzione Russa”, nel quale critica il potere del partito bolscevico. In questo testo la Luxemburg spiega il suo punto di vista a proposito della teoria della dittatura proletaria: “Sì alla dittatura! Ma questa dittatura consiste in un modo di applicare la democrazia, non nella sua eliminazione, in un energico e risoluto attacco ai ben-consolidati diritti e relazioni sociali della società borghese, senza i quali la trasformazione socialista non può essere realizzata. Questa dittatura dev’essere opera della classe, e non di una parte che agisce in nome della classe – cioè, essa deve procedere passo dopo passo per mezzo dell’attiva partecipazione delle masse; essa dev’essere sotto la loro diretta influenza, completamente soggetta al controllo dell’attività pubblica; essa deve scaturire dalla crescente consapevolezza politica della massa del popolo“.
Pur criticando l’eccessivo potere del partito bolscevico sul governo sovietico, la Luxemburg riconobbe il fatto che, sotto le pressioni della violenta guerra civile in corso in Russia, tale atteggiamento dei bolscevichi risultava necessario: “Si chiederebbe qualcosa di sovrumano a Lenin ed ai suoi compagni se ci si aspettasse da essi che facciano apparire d’incanto, in tali condizioni, la più raffinata democrazia, la più esemplare dittatura del proletariato e la più fiorente economia socialista. Con la loro determinata posizione rivoluzionaria, la loro esemplare forza nell’azione e la loro indistruttibile lealtà al socialismo internazionale, essi hanno contribuito nel miglior modo possibile data la diabolicamente ardua situazione nella quale imperversa la Russia. Il pericolo inizia solo quando essi fanno di necessità virtù e vogliono cristallizzare in un completo sistema teorico tutte quelle tattiche che essi sono costretti a sostenere a causa di queste fatali circostanze, raccomandando così il medesimo atteggiamento al proletariato internazionale come modello di tattica socialista”.
La Luxemburg successivamente si oppose allo sforzo compiuto dal governo sovietico per raggiungere la pace a tutti i costi, sforzo ‘terminato’ con la firma del Trattato di Brest-Litovsk con la Germania.
Nel novembre 1918 il governo tedesco concesse, con riluttanza, libertà alla Luxemburg; al che ella poté riprendere immediatamente la sua attività rivoluzionaria, formando con Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck il Partito comunista tedesco (Kpd) e ponendosi alla direzione del Die Rote Fahne (Bandiera Rossa).
Con Liebknecht e Pieck venne catturata e condotta presso l’hotel Adlon di Berlino, i corpi inermi della Luxemburg e di Liebknecht vennero trasportati lontano su una jeep militare, fucilati e gettati in un fiume, Pieck riuscì a trovare la via della fuga, era il 15 gennaio 1919. Il suo corpo, gettato in un canale, fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità riuscirono a impedire che fosse sepolta a Berlino, per timore di manifestazioni e incidenti.

Karl Liebknecht (13 agosto 1871-19 gennaio 1919)
«Il nemico principale è in casa nostra!»
Nato a Lipsia, figlio di Wilhelm uno dei fondatori del Partito socialdemocratico tedesco.
Come avvocato, Karl Liebknecht spesso difese altri socialisti che venivano processati per reati come la diffusione di propaganda socialista in Russia. Divenne membro dell’SPD nel 1900 e fu presidente dell’internazionale socialista giovanile dal 1907 al 1910; Liebknecht scrisse estesamente contro il militarismo, e uno dei suoi scritti, “Militarismus und Antimilitarismus” (“militarismo ed antimilitarismo”) lo portò ad essere arrestato nel 1907 ed imprigionato per diciotto mesi a Glatz, in Slesia.
Nel 1912 Liebknecht venne eletto al Reichstag come socialdemocratico, si oppose alla partecipazione tedesca nella prima guerra mondiale e fu uno dei principali critici della più moderata leadership socialdemocratica di Karl Kautsky.
Alla fine del 1914, Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring e Clara Zetkin formò la cosiddetta Spartakusbund (“Lega Spartachista“). La Lega Spartachista pubblicizzava i suoi punti di vista attraverso un giornale intitolato Spartakusbriefe (“Le Lettere di Spartaco“), che venne ben presto dichiarato illegale; Liebknecht venne arrestato e inviato sul fronte orientale durante la prima guerra mondiale, per il richiamo del gruppo agli argomenti dei bolscevichi russi per una Rivoluzione proletaria. Rifiutandosi di combattere, prestò servizio seppellendo i morti, e a causa della sua salute che si stava deteriorando rapidamente, gli fu permesso di ritornare in Germania nell’ottobre 1915.
Liebknecht venne arrestato di nuovo a seguito di una dimostrazione contro la guerra tenutasi a Berlino il 1 maggio 1916 che fu organizzata dalla Lega Spartachista, e condannato a due anni e mezzo di prigione per alto tradimento, che vennero in seguito portati a quattro anni e un mese; venne rilasciato nell’ottobre 1918, quando Max von Baden garantì un’amnistia per tutti i prigionieri politici. Dopo il suo rilascio, Liebknecht portò avanti le sue attività nella Lega Spartachista; riprese la direzione del gruppo assieme a Rosa Luxemburg e pubblicò il suo organo di partito, Die Rote Fahne (“Bandiera Rossa“). Il 9 novembre, Liebknecht dichiarò la formazione della “freie sozialistische Republik” (libera repubblica socialista) da una balconata del Castello di Berlino, due ore dopo la dichiarazione di Philipp Scheidemann della “Repubblica tedesca” da una balconata del Reichstag; il 31 dicembre 1918 / 1 gennaio 1919, partecipò alla fondazione del Partito Comunista Tedesco (KPD).
Assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches e Clara Zetkin, Liebknecht fu tra i protagonisti della Sollevazione Spartachista di Berlino del gennaio 1919. Questo tentativo rivoluzionario venne brutalmente represso dal nuovo governo socialdemocratico tedesco guidato da Friedrich Ebert, con l’aiuto dell’esercito e dei Freikorps; per il 13 gennaio, la sollevazione era stata schiacciata, e Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, venne rapito dai soldati del Freikorps, portato all’Hotel Eden di Berlino dove venne torturato ed interrogato per diverse ore prima di venire ucciso, il 15 gennaio 1919.

Vedi ancora, per approfondire il periodo travolgente di acuto scontro di classe che pose fine al primo massacro mondiale e il successivo natale di sangue del 1918, fino al 14 gennaio 1919, quando banchieri e imprenditori trassero un sospiro di sollievo esclamando l’ordine regna a Berlino, in un lago di sangue operaio e comunista. Un saluto a Rosa con sue parole dalle lettere scritte dal carcere e a tutte e tutti compagne/i che hanno lottato per il comunismo!

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Libertà per Leonard Peltier, Mumia, Lopez Rivera e tutti/e i prigionieri/e politici/che

peltier-italiaPARTECIPATE!!!!!!      DIFFONDETE!!!!!!!!

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Se il carcere radicalizza i reclusi fino a farli diventare terroristi, CHIUDIAMO TUTTE LE GALERE !!!

terrorismoIn questi giorni dalle pagine dei giornali, dalle TV, dalle parole dei politici potenti e dagli “esperti” della sicurezza emerge un solo grido: “è nelle carceri che si radicalizzano i futuri terroristi. Nelle carceri vengono contagiati dalla propaganda jihadista, ed escono pronti a compiere attentati”

Se così fosse, se le parole di questi signori rispondessero alla realtà, c’è da chieder loro: “PERCHÉ NON SI ABOLISCONO LE CARCERI?”      Ma se non si aboliscono le galere … c’è del marcio dalle vostre parti!!!  ovvio!!!

Queste riflessioni sono sviluppate nella trasmissione “La Conta- Trx contro il carcere” , in onda su Radio Ondarossa, ogni due mercoledì dalle ore 15,00 alle 16,00. Da 15 anni questa trasmissione cerca di criticare e demolire le convinzioni che consentono al carcere di esistere e continuare a devastare, annichilire, torturare e ammazzare donne e uomini reclusi.  Chi vuole ascoltare le trasmissioni precedenti può andare sul sito: archive.org e su Search scrivere La Conta per avere i podcast delle trasmissioni precedenti.

Questo il link della trasmissione di ieri mercoledì 4 Gen 2017

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/01/contro-carcere-401

E  ABOLIAMO  ‘STE  MALEDETTE  GALERE !!!

 

 

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28 dicembre 1980, inizia la rivolta nel carcere speciale di Trani.

Il 28 dicembre 1980, alle ore 15,20 inizia la rivolta nel carcere speciale di Trani.

vedi  quiquiqui,

gis-arivolte

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Rivota nella prigione di Port Elizabeth

Sudafrica, rivolta nella prigione di Port Elizabeth. 3 morti e 26 feriti.

Nel carcere St. Albans, appena fuori Port Elizabeth, teatro della rivolta, sono arrivati elicotteri, ambulanze e veicoli di emergenza. I dati diffusi finora dalle autorità parlano di 3 morti e 26 feriti, ma non sappiamo quanti detenuti tra questi.

Nella stessa prigione, nel settembre 1977, Stephen Biko, leader del movimento anti-apartheid – il Black Consciousness Movement (“movimento per la coscienza Nera”), un movimento sorto dalla frustrazione degli africani colti, che vedevano preclusa dall’apartheid ogni tipo di libertà. Il BCM si articolava in tre organizzazioni: un’associazione politica (Black Peoples’ Convention), una centrale sindacale (Black Allied Workers’ Union) e una lega studentesca (South African Students’ Organisation). biko

Il 18 agosto 1977, Biko era stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Port Elizabeth per un mese e sei giorni. Durante la detenzione era stato sottoposto a interrogatori e torture dolorose e umilianti. Aveva subito anche una grave lesione al cranio, colpito con una spranga di ferro più volte. L’11 settembre 1977 la polizia aveva deciso di trasferirlo al carcere di Pretoria, che aveva una struttura sanitaria. Con una frattura al cranio, Biko non resse. Il giorno seguente, il 12 settembre 1977, dopo aver viaggiato per 1100 km nel baule di una Land Rover, morì poco dopo l’arrivo per lesioni cerebrali, ma la polizia sostenne che la morte era stata causata da un prolungato sciopero della fame. La successiva autopsia stabilì che la morte era conseguenza delle numerose contusioni e delle lesioni massive alla testa. I giornalisti che indagarono sull’assassinio furono costretti a scappare dal Sud Africa a causa delle persecuzioni della polizia e nessuno dei due poliziotti colpevoli delle percosse fu mai processato dal governo bianco, né dal successivo governo “democratico”. Al suo funerale parteciparono decine di migliaia di persone.

Port Elizabeth è una delle principali città portuali del Sudafrica situata nella Provincia del Capo Orientale, sulla costa meridionale (Oceano Indiano), distante 800 km da Città del Capo a Ovest e 800 km da Durban a Est.  Durante la Seconda Guerra Boera (1899-1902), gli inglesi costruirono a Port Elizabeth un campo di concentramento per i prigionieri boeri.

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… e se andasse così ….

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stella-rossa… e se andasse così ..                                           

… in attesa che venga la polizia a sfrattare…

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Dove sta il falso?

Sul giornale di Torino “La Stampa” di ieri 20 dicembre 2016

La solerzia della procura torinese è sconcertante, attenti e solleciti a tutto ciò che è collegabile al movimento NoTav. C’è però da segnalare un problema linguistico che notavriguarda la comprensione della lingua italiana: se l’ex deputato europeo Vattimo ha presentato Nicoletta Dosio e Luca Abbà come “consulenti per i movimenti sociali”  ha detto il vero. Cosa è il movimento NoTav se non un movimento a carattere sociale? E le attiviste e gli attivisti di quel movimento possono certamente essere definiti “consulenti per i movimenti sociali”, sicuramente per un movimento, il NoTav e lo possono testimoniare centinaia di migliaia di persone.

DOVE  STA IL  FALSO ???  A voi l’ardua sentenza!                                                                 

…ma facciamoci anche due risate!

Torino: visitò il carcere con due No Tav,                        chiesti 10 mesi per l’ex eurodeputato Vattimo

La Stampa, 20 dicembre 2016

All’ingresso disse che erano due “consulenti per i movimenti sociali”. La condanna a dieci mesi di reclusione per un reato di falso è stata chiesta oggi a Torino per il filosofo Gianni Vattimo, processato in tribunale per una questione legata al movimento No Tav.
Nel 2013, quando era parlamentare europeo, Vattimo visitò il carcere delle Vallette facendosi accompagnare da due attivisti dalla Valle di Susa che intendevano incontrare dei loro compagni agli arresti: all’ingresso presentò entrambi come “consulenti per i movimenti sociali”, cosa che secondo il pm Antonio Rinaudo non corrispondeva al vero. Quanto agli altri due imputati, il magistrato ha proposto nove mesi per Nicoletta Dosio  (che accompagnò Vattimo in due occasioni) e sette mesi per Luca Abbà.

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Lega e Forza Italia contro i mendicanti

dal Corriere della Sera del 14 dicembre 2016

Gli accattoni, le multe e i doveri verso i poveri

          di Gian Antonio Stella

Il sindaco forzista di Trieste Roberto Dipiazza e il suo vice leghista hanno fissato una multa da 150 a 900 euro perfino per chi fa l’elemosina, anteponendo gli inviti evangelici a quelli securitari. “L’abbietto mestiere dell’accattone è una piaga sociale che è sempre esistita sin dal tempo delle repubbliche greche. (…) I legislatori hanno sempre cercato di risanare questa piaga, tentando di porre un argine all’accattonaggio nell’interesse della pubblica decenza, del buon costume e della pubblica sicurezza…”.

Lo scriveva l'”Enciclopedia di polizia”, di Luigi Salerno, “Ad uso dei funzionari e impiegati di P.S., ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, degli agenti di polizia e della guardia di finanza, magistrati, avvocati, sindaci e segretari comunali”, edizioni Hoepli, 1952. Erede del fascismo, citava il rischio, lasciando in giro i questuanti, di “una menomazione del decoro nazionale”.

Ecco, il sindaco forzista di Trieste Roberto Dipiazza e il suo vice leghista Pierpaolo Roberti, decisi a mostrare i muscoli vietando la pubblica carità e fissando una multa da 150 a 900 euro perfino per chi fa l’elemosina, anteponendo gli inviti evangelici a quelli securitari, potrebbero trarre ulteriori ispirazioni dalla lettura del codice Rocco e dell’enciclopedia citata, la quale liquida la “plebaglia” che “spesso non ha camicia addosso, né scarpe ai piedi, né tetto sotto cui riparare” spiegando che “il risparmio e la previdenza le sono sconosciuti”. Se poi volessero andare fino in fondo, i guardiani del decoro triestino potrebbero fare un esposto contro Bergoglio Jorge Mario, extracomunitario, nato a Buenos Aires, alias Papa Francesco, per “istigazione recidiva all’elemosina”. Nell’udienza giubilare del 9 aprile 2016, infatti, dopo aver ricordato che “elemosina, deriva dal greco e significa proprio misericordia”, ha detto: “Il dovere dell’elemosina è antico quanto la Bibbia. Il sacrificio e l’elemosina erano due doveri a cui una persona religiosa doveva attenersi”. E insistito che è un dovere verso “il bisognoso, la vedova, lo straniero, il forestiero, l’orfano…”.

Non bastasse, ha detto che sì, “dobbiamo distinguere tra i poveri e le varie forme di accattonaggio che non rendono un buon servizio ai veri poveri”, ma non è accettabile fare di ogni erba un fascio: “Quanta gente giustifica se stessa per non dare l’elemosina dicendo: “Ma come sarà questo? Questo a cui io darò, forse andrà a comprare vino per ubriacarsi”. Ma se lui si ubriaca, è perché non ha un’altra strada! E tu, cosa fai di nascosto, che nessuno vede? E tu sei giudice di quel povero uomo che ti chiede una moneta per un bicchiere di vino?”. Conclusione: “Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo”. Ma si sa, il Papa non deve raccattare voti…

=*=*     mendicanteNon è una novità; i signori leghisti non hanno molta fantasia, né conoscenze storiche. La persecuzione dei vagabondi e mendicanti e renitenti al lavoro super sfruttato è vecchia; segna la nascita della modernità capitalistica: 13 o 14 ore di lavoro al giorno dentro le nascenti fabbriche: ambienti insalubri, poco illuminati, con un altissimo numero di incidenti quotidiani e malattie contratte in giovane età che portavano alla morte o all’invalidità permanente.

Il Francia, un testo del 1717 del gesuita Andrea Guevarre, affronta il tema della “mendicità” per farla scomparire, individuando in queste masse diseredate il potenziale formarsi delle “classi pericolose”.  Andrea Guevarre si adoperò quindi per la reclusione dei poveri in modo da sopprimere la mendicità. Un’opera che lo stesso continuò nel regno Sabaudo a Torino tra il 1720 e il 1724 dirigendo l’Ospedale della Carità.

Col suo saggio del 1717, dal titolo “La mendicità sbandita col sovvenimento de’ poveri”, più volte ristampato nello stato sabaudo, offrì lo strumento a Vittorio Amedeo II per mettere in pratica una riforma sulla mendicità. L’individuazione dei poveri come “classi pericolose”, non solo da assistere ma da controllare.

-*- l’articolo completo è qui:

https://contromaelstrom.com/2013/06/07/poveri-come-classi-pericolose-fin-dal/

-*- ma il problema era emerso qualche secolo prima:

da: Karl Marx, Il Capitale – Libro I, Sezione VII – Il Processo di Accumulazione del Capitale

Capitolo 24 –La cosiddetta Accumulazione Originaria

2. Espropriazione della popolazione Rurale e sua Espulsione dalle Terre.

«[…] Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l’espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D’altra parte, neppure quegli uomini lanciati all’improvviso fuori dall’orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l’Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. I padri dell’attuale classe operaia furono puniti, in un primo tempo, per la trasformazione in vagabondi e in miserabili che avevano subito. La legislazione li trattò come delinquenti «volontari » e partì dal presupposto che dipendesse dalla loro buona volontà il continuare a lavorare o meno nelle antiche condizioni non più esistenti.

In Inghilterra questa legislazione cominciò sotto Enrico VII.

Enrico VIII, 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e « mettersi al lavoro » (to put himself to labour). Che ironia crudele! Enrico VIII, viene ripetuto lo statuto precedente, inasprito però da nuove aggiunte. Quando un vagabondo viene colto sul fatto una seconda volta, la pena della frustata deve essere ripetuta e sarà reciso mezzo orecchio; alla terza ricaduta invece il vagabondo deve essere considerato criminale indurito e nemico della comunità e giustiziato come tale.

Edoardo VI: uno statuto del suo primo anno di governo, 1547, ordina che se qualcuno rifiuta di lavorare deve essere aggiudicato come schiavo alla persona che l’ha denunciato come fannullone».

«[…] Elisabetta, 1572: i mendicanti senza licenza e di più di 14 anni di età debbono essere frustati duramente e bollati a fuoco al lobo dell’orecchio sinistro, se nessuno li vuol prendere a servizio per due anni; in caso di recidiva e quando siano al di sopra dei diciotto anni debbono esser.., giustiziati, se nessuno li vuol prendere a servizio per due anni; ma alla terza recidiva debbono essere giustiziati come traditori dello Stato, senza grazia.

Giacomo I. Una persona che va chiedendo in giro elemosina viene dichiarata briccone e vagabondo. I giudici di pace nelle Petty sessions (Tribunali locali.)  sono autorizzati a farla frustare in pubblico e a incarcerarla, la prima volta per sei mesi, la seconda per due anni. Durante l’incarceramento sarà frustata quante volte e nella misura che i giudici di pace riterranno giusta… I vagabondi incorreggibili e pericolosi debbono essere bollati a fuoco con una R sulla spalla sinistra e messi ai lavori forzati; se vengono sorpresi ancora a mendicare, debbono essere giustiziati, senza grazia. Queste ordinanze, che hanno fatto legge fino ai primi anni del secolo XVIII, …

Leggi simili in Francia, dove alla metà del secolo XVII si era stabilito a Parigi un reame dei vagabondi (royaume des truands). Ancora nel primo periodo di Luigi XVI (ordinanza del 13 luglio 1777) ogni uomo di sana costituzione dai sedici ai sessant’anni, se era senza mezzi per vivere e senza esercizio di professione, doveva essere mandato in galera. Analogamente lo statuto di Carlo V dell’ottobre 1537 per i Paesi Bassi, il primo editto degli stati e delle città d’Olanda del 19 marzo 1614, il manifesto delle Province Unite del 25 giugno 1649, ecc.

Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato».

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