Tutti pazzi per i “detenuti a rischio terrorismo”

La trasmissione La Conta di mercoledì 25 Gennaio si può ascoltare qui

Argomenti: Gli esperti del ministero di Giustizia e del Governo hanno scoperto che il carcere radicalizza i detenuti, li fa diventare terroristi. Perché? Gli esperti rispondono perché impone una sofferenza e una devastazione della identità della persona reclusa che si traduce in rabbia di chi viene rinchiuso in galera. Forse sarebbe il caso di ripensare la galera, ma dilaga l’incomprensione del problema.

Ecco difatti un piccolo esempio dei deliri dei media:

I dati aggiornati al 30 dicembre riferiscono di 172 detenuti “monitorati“, perché accusati direttamente di reati connessi al terrorismo internazionale o ritenuti di interesse per “atteggiamenti che rilevano forme di proselitismo, radicalizzazione e/o reclutamento”. Poi ce ne sono 64 “attenzionati” per via di “atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alle ideologie jihadiste”. Infine, sul gradino più basso della presunta pericolosità, si contano 137 “segnalati“: soggetti sui quali dalle prigione sono arrivate informazioni generiche sui quali sono in corso approfondimenti. Per un totale di 373. [Giovanni Bianconi   Corriere della Sera, 6 gennaio 2017]

L’idea della Commissione, recepita ieri dalla Presidenza del Consiglio, è che anche in Italia possa essere costruito un modello di intervento da tempo diffuso in Europa (battistrada è stata l’Inghilterra nel 2003) e noto come “Cve, Countering Violent Extremism”, Contrasto all’Estremismo Violento. Un complesso di misure che dovrebbe intervenire su tre livelli.

Il primo, cosiddetto “Macro“, avrebbe quale interlocutore l’intera popolazione musulmana in Italia e il suo oggetto sarebbe la cosiddetta “contro narrativa” al messaggio jihadista. Il secondo livello, cosiddetto “Meso“, avrebbe invece come destinatarie singole comunità considerate ad alto rischio di radicalizzazione e lo strumento di “ingaggio”, in questo caso, passerebbe attraverso gli strumenti tipici del dialogo interreligioso.

Il terzo livello, cosiddetto “Micro“, contemplerebbe invece l’intervento su singoli soggetti, ma attraverso un approccio e interlocutori diversi da quelli di polizia e dunque fuori da un tradizionale circuito di prevenzione legata alla privazione della libertà o all’espulsione del singolo. Restano naturalmente aperte due questioni macroscopiche. Che hanno a che fare con i due luoghi individuati dalla Commissione come quelli di elezione nelle dinamiche di “radicalizzazione” e “auto-radicalizzazione”: le carceri e la Rete. [Carlo Bonini   La Repubblica, 6 gennaio 2017]

Terrorismo, sei combattenti Isis in Italia: in carcere 153 detenuti pericolosi – Sara Menafra    Il Mattino, 6 gennaio 2017

Il carcere, la palestra dove reclutare nuovi “martiri”  –  Karima Moual   La Stampa, 6 gennaio 2017

Bologna: barbe lunghe, preghiera, niente Coca Cola, detenuti a rischio radicalizzazione –  Andreina Baccaro    Corriere della Sera, 14 gennaio 2017

intanto…la realtà ci sbatte in faccia questi dati sulla distribuzione della ricchezza:

in Italia due terzi della ricchezza nelle mani del 20% più facoltoso Analisi Oxfam Usa:  Dopo 10 anni di crisi la povertà è raddoppiata: al 7,6% in Italia  Nel 2015 la povertà  tocca il 28,7% dei residenti. Allarme della Caritas: povertà in aumento, quasi 3 milioni in più in sette anni Povertà, Istat: in Italia 1 milione e 470mila famiglie indigenti [16 gennaio 2017]

La disuguaglianza cresce nel mondo. Ed anche in Italia. I primi 8 ‘paperoni’ del pianeta eguagliano la ricchezza dei 3,6 miliardi di poveri. Il rapporto Oxfam conferma che l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%. E lancia l’allarme: in un contesto di crescenti contrasti la ricchezza cumulata da un’esigua minoranza di super ricchi sta crescendo a dismisura tanto che tra 25 anni potremmo trovarsi di fronte al primo “trillionario”, con una ricchezza superiore ai 1.000 miliardi di dollari. –

 

 

 

 

 

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