Poveri come “classi pericolose” fin dal…

mandicità-0Un testo del 1717 del gesuita Andrea Guevarre, affronta il tema della “mendicità” per farla scomparire, individuando in queste masse diseredate il potenziale formarsi delle “classi pericolose”.  In Francia Andrea Guevarre si adoperò quindi per la reclusione dei poveri in modo da sopprimere la mendicità. Un’opera che lo stesso continuò nel regno Sabaudo a Torino tra il 1720 e il 1724 dirigendo l’Ospedale della Carità.

Col suo saggio del 1717, dal titolo “La mendicità sbandita col sovvenimento de’ poveri”, più volte ristampato nello stato sabaudo, offrì lo strumento a Vittorio Amedeo II per mettere in pratica una riforma sulla mendicità. L’individuazione dei poveri come “classi pericolose”, non solo da assistere ma da controllare. Anzi da controllare per mezzo dell’assistenza. L’assistenza dei poveri veniva avocata a se dallo stato sabaudo, quell’assistenza tradizionalmente affidata alla chiesa e ai nobili privati.

Questo sistema centralizzato di assistenza doveva permettere, ed era questo l’obiettivo centrale, un controllo capillare di questa massa crescente di poveri che era, ogni momento, sul punto di esplodere, diventando una “massa pericolosa”.

mendici-1L’obiettivo era ambizioso, una sorta di “Bossi-Fini” di quasi tre secoli prima: il controllo dell’immigrazione dei poveri dai piccoli borghi alla città dove era possibile praticare la mendicità. Il problema della povertà veniva centralizzato presso l’Ospedale della SS. Carità, funzionante come luogo di smistamento in cui i poveri potevano essere:

ricoverati; –condotti in carcere;  -oppure rispediti, con la forza, ai luoghi di origine.

Un sistema antesignano dei Cie. Lo scopo che si prefiggeva il provvedimento era, come nei Cie, di ridurre la mobilità dei poveri e il loro addensarsi nelle città. L’obiettivo non fu raggiunto del tutto, poiché le ragioni che spingevano i poveri a inurbarsi erano talmente profonde da essere inarrestabili, tuttavia le iniziative furono messe in campo con dispendio di forza ed energie..

Scrive Guevarre: «...Il fine che si propone nello stabilimento d’uno Ospizio pubblico, è di sbandire per sempre la mendicità, e di soccorrere spiritualmente, con ordine e con metodo tutti i poveri di una città, i quali sarebbero forzati a mendicare, se non avessero simile ajuto».

La soluzione era l’internamento, sia per i poveri “veri”, sia per i “fannulloni, bugiardi, impudichi, ubriaconi...”. Tutto lo scritto e le iniziative conseguentii erano ispirati alla convinzione che la condizione di mendicità-2povertà di ciascuno fosse propria responsabilità, da espiare quindi come una colpa. 

Alcuni anni dopo, nel 1747, l’applicazione del controllo della mendicità assume un’accelerazione. Viene emessa un’ordinanza in base alla quale si stabilisce che tutti i capitani dei quartieri della città di Torino verifichino, casa per casa, se ci siano persone senza lavoro e senza beni, dedite all’ozio e al gioco e quindi perturbatrici dell’ordine pubblico. I capitani dovranno prendere nota e trasmettere l’elenco all’ufficio del Vicariato. Si stabilisce inoltre che i locandieri che daranno ricovero ai suddetti individui saranno soggetti a pene. (ordine dell’Illustrissimo Signor Conte Alfieri di S.Martino marchese di Sostegno).

Qualche anno dopo (1778) venne costituita la Congregazione primaria e generalissima nella città di Torino per gli Ospizi e Congregazioni di carità.

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