Il Collettivo George Jackson

Nap-3Nel 1973 nasceva il Collettivo George Jackson, nel carcere delle Murate a Firenze. Il compagno Luca Mantini militante dei Lotta Continua, in carcere per scontri contro i fascisti durante un comizio del Msi, fu uno dei primi a rompere la separazione che fino ad allora esisteva tra detenuti politici e detenuti comuni. Luca ebbe la capacità e la sensibilità di vedere in alcuni giovani extralegali fiorentini (in genere rapinatori) i nuovi soggetti della trasformazione avvenuta nel mondo extralegale che produceva dei ribelli al posto dei malavitosi. Così andò in una cella dove erano i più vivaci giovani extralegali: la miscela fu esplosiva e con quei compagni di cella Luca fondò il collettivo George Jackson, riprendendo il nome di un giovane rapinatore statunitense che in carcere si policizzò diventando membro delle Pantere Nere. In seguito quei giovani extralegali daranno vita ai Nap (Nuclei armati proletari). Luca Mantini verrà ucciso il 29 ottobre 1974 durante un esproprio a una
banca di piazza Alberti a Firenze insieme a un altro compagno napoletano, Giuseppe Romeo «Sergio».
I NAP nacquero nella primavera del 1974, riunendo i raggruppamenti preesistenti: a Napoli il Movimento dei proletari emarginati e a Firenze il Collettivo George Jackson. Si unirono anche le Pantere rosse, formatesi nel carcere di Perugia.

Nap-1I Nap iniziarono il loro intervento in un clima incandescente, la polizia sparava contro i rivoltosi e i secondini picchiavano selvaggiamente chiunque protestasse, si moltiplicava l’uso delle più dure punizioni, il letto di contenzione aveva ripreso a funzionare a pieno ritmo massacrando corpi e menti. La prima azione dei Nap: un messaggio diffuso con altoparlanti:   “Compagni detenuti il volantino qui allegato è la trascrizione del testo megafonato la notte del primo ottobre 1974 davanti ai carceri di Milano, Roma e Napoli e seguita da un’esplosione che aveva lo scopo di distruggere le apparecchiature trasmittenti. […] Attenzione, state lontani, questa apparecchiatura e questo luogo sono minati ed esploderanno al minimo tentativo di interrompere questo messaggio. Compagni e compagne detenuti nel carcere, questo messaggio è rivolto a tutti voi dai Nuclei armati proletari che si sono costituiti in clandestinità all’esterno dei carceri per continuare la lotta dei detenuti contro i lager dello Stato borghese e la sua giustizia; il nostro è un appello alla ripresa delle lotte per il conseguimento degli obiettivi espressi nelle piattaforme dal ’69 in poi.

Una ripresa delle lotte nei carceri che ci vede uniti, ora come dal ’69 in poi, al proletariato; contro il Nap-2capitalismo violento dei padroni, contro lo Stato dei padroni e il suo governo. La risposta dello Stato borghese a cinque anni di lotta dura è stata una crescente repressione e una serie di provvedimenti fascisti tra i quali il raddoppio della carcerazione preventiva e il definitivo affossamento del progetto di riforme penali. […] Noi non abbiamo scelta: o ribellarsi e lottare o morire lentamente nelle carceri, nei ghetti, nei manicomi, dove ci costringe la società borghese, e nei modi che la sua violenza ci impone. Contro lo Stato borghese, per il suo abbattimento, per la nostra auto liberazione di classe, per il nostro contributo al processo rivoluzionario del proletariato, per il comunismo, rivolta generale nelle carceri e lotta armata dei nuclei esterni. […] I nostri obiettivi immediati sono:

a) abolizione dei manicomi giudiziari, veri lager nazisti…            b) abolizione dei riformatori minorili, luoghi di violenza originaria sul giovane proletario…                         c) amnistia generale e incondizionata, salvo che per i reati di mafia e per la sbirraglia nera…                         d) abolizione  immediata della recidiva.                   e) inchiesta da parte di una commissione non   parlamentare, ma composta da compagni, avanguardie di lotta delle fabbriche e dei quartieri sulle torture, sugli abusi e sugli omicidi…                                   f) la verità sul compagno fucilato a Firenze e sulla strage ordinata dal potere e dai suoi servi ad Alessandria…        Viva il comunismo, viva la lotta dei detenuti   [ottobre 1974].

(Da: Progetto memoria. Le parole scritte. Sensibili alle foglie, Cuneo 1994).
[vedi anche: Maelstrom, Ed. Derive Approdi 2011,  pag 166]

Sui NAP vedi anche  i  post    qui :    e    qui:

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6 risposte a Il Collettivo George Jackson

  1. vittoria oliva ha detto:

    pensa te che propro ora ho postato canzoni e napule che quando sto triste o napoli o blues
    http://www.controappuntoblog.org/2013/02/05/patrizio-o-cardillo-e-napule/

  2. gianni ha detto:

    Penso che “la verità sul compagno fucilato a Firenze” si riferisca (punto f) all’esproprio della Cassa di risparmio di Piazza Alberti a Firenze, ed i morti furono due:Sergio Romeo, ucciso appena sceso di macchina e Luca Mantini che era alla guida dell’auto, deceduto all’Ospedale di Careggi poche ore dopo l’esecuzione da parte dei Carabinieri appostati tutto intorno a Piazza Alberti. La VERITA’ è questa: furono due omicidi premeditati da parte dei Carabinieri che erano già appostati, e vi dico questo perchè quella mattina, all’ora di pranzo, fui invitato dall’avvocato Mori a recarmi all’ospedale di Careggi perchè Luca stava morendo; andai all’ospedale e vi trovai Anna Maria Mantini, sorella di Luca, e quello schifoso del maggiore dei carabinieri D’Amico ebbe la faccia a culo di dire ad Anna: “Bel rivoluzionario suo fratello! ieri sera era al night club con l’Abbatangelo e stamani era a fare la rapina in Piazza Alberti!”. Ci sarebbe stato da saltargli addosso o sputarlo, ma per rispetto al dolore di Anna Maria, seppi frenarmi; fu lì che capii che era stata una trappola e l’omicidio premeditato. Una notte a Volterra, mentre Vigna mi interrogava, c’era questo Maggiore D’Amico che non avendomi riconosciuto fece lo sbruffone ed il provocatore, ed ebbi modo di sputargli in faccia il rospo che avevo ingoiato a Careggi. Questa è una Verità che conoscevamo soltanto io ed Anna Maria. Sono passati tanti anni da quell’episodio, ma non dimenticherò mai il volto di Anna Maria e di Luca in quella circostanza e mi auguro che niente resti inpunito, ora e sempre. Un forte abbraccio a Nicola Pellecchia che in questo momento ha bisogno della nostra solidarietà materiale , morale ed affettiva. Attacca Nicola, aggredisci il male come hai sempre fatto con i nostri nemici.Un caloroso abbraccio da parte mia e della mia compagna di vita e di idee. Gianni Landi

  3. Radisol ha detto:

    No … il riferimento al “compagno fucilato a Firenze” si riferisce a Giancarlo Del Padrone, detenuto alle Murate di Firenze ed ucciso dalle guardie con una raffica di mitra mentre protestava sul tetto del carcere fiorentino.

    Quando fu steso quel documento i fatti di Piazza Alberti ancora non erano avvenuti, tra l’altro tra i suoi estensori c’era proprio Luca Mantini, poi ucciso con Sergio Romeo in Piazza Alberti.

    • contromaelstrom ha detto:

      Si è vero, il comunicato dei Nap, in questa occasione, si riferisce all’assassinio avvenuto il 23 febbraio 1974 di Giancarlo Del Padrone, un ragazzo di 19 anni arrestato per tentato furto (la pena di morte in italia c’è sempre stata). e alla successiva strage di Alessandria il 9 maggio 1974. Per questi crimini di stato vedi il post https://contromaelstrom.com/2011/08/01/lo-stato-risponde-con-le-stragi-al-movimento-dei-detenuti-omicidi-e-affossamento-della-riforma-guidano-la-repressione-fanfani-e-moro/
      L’assassinio di Sergio Romeo e Luca Mantini, che il carissimo compagno Gianni ricorda con tanta passione, è del 29 ottobre 1974.
      Un abbraccio a tutti e tutte… per non dimenticare nulla!

      • gianni ha detto:

        Avete ragione ed essendo passati tanti anni la lingua è battuta sul dente che mi fa più male; comunque ero lì anche quella sera che ammazzarono premeditatamente (non per errore!) Giancarlo Del Padrone . Fortuna per gli sbirri che c’era il blocco delle auto che ci impediva di andare a prendere un “ferro” utile; inoltre alcuni “compagnucci”, forse del Circolo Buonarroti di Piazza dei Ciompi di Firenze, che si opposero a “svaligiare” la vicina armeria, altrimenti qualche sbirro sarebbe restato per terra col mal di corpo. Scusate l’enfasi, ma rivivere quegli anni anche nel ricordo mi fa tornare il sangue agli occhi. Tanto lo sanno di quale pasta siamo fatti, che non ci siamo pentiti di nulla, che siamo orgogliosi del nostro vissuto e che ci fa incazzare sentirci dare di assassini e di violenti da gentaglia che semina terrore in tutto il mondo, che studia al tavolino armi di distruzione di massa, che anche con i nostri soldi portano guerra, terrore, infanticidio, oppressione, schiavismo e sottomissione in tutto il mondo. Bisogna che qualcuno più giovane di noi e meno “sputtanato politicamente” riprenda la strada interrotta dal loro terrorismo e si rimbocchi le maniche. Un abbraccio a tutti e tutte quelle che sentono come noi certi episodi. Gianni

  4. kleovis ha detto:

    Ero anche io a Firenze quelli anni, giovanissimo, appena politicizzato, e quei ragazzi sono stati per me i miei eroi. scusate mi per l’ italiano un po di merda ma ormai sono tantissimi gli anni che non li scrivo più. vi abbraccio, hasta siempre!

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