Attualità di cose passate

Un documento del giugno 1987

 

 

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3 risposte a Attualità di cose passate

  1. Marco Pacifici ha detto:

    Io sono Anarchico.Abbastanza individualista(nel senso che le “cose” le facevo da solo o al maximo con un paio di Fratelli con cui condividevo Vita e Morte) Per questo quando ero in carcere (molto poco, i coglioni non mi han mai preso “sul fatto” e se non ci fossero stati gli infami non mi sarei mai fatto un giorno al gabbio…)non ho avuto neanche la possibilita(????) che qualcuno mi chiedesse se volevo dissociarmi (madddechè? ma da cosa? se avevo fatto era ed è perchè ci credevo…), non ero considerato “detenuto politico” ma criminale comune rapinatore ed attentatore(sedi msi saltate in aria tra l’altro a Perugia). Quindi non credo di avere voce in capitolo su questo argomento, non posso sapere se davanti a farmi 30 anni come Salvo, Paolo ,Maurizio e centinaia di miei Fratelli e Compagni senza aver mai ammazzato nessuno… sarei un vigliacco se scrivessi che sarei stato come Voi :non lo so, solo quando hai davanti a Te a Voi “fine pena mai” , quando ti hanno torturato e massacrato,allora puoi scrivere e decidere . Tanto perchè chi non c’era , come me,non rompa i creapopoli con cazzate. Marco Pacifici.

  2. gianni ha detto:

    Poche parole per chiarire due concetti per me inportanti: esistono i pentiti ed i dissociati. I PENTITI secondo la legislazione dello Stato italiano sono degli INFAMI che rinnegando il loro passato militante facendo nomi, cognomi, luoghi e fatti per loro vantaggio personale, e per tale motivo andrebbero eliminati. Non accetto e non credo al pentimento! E’ un cocetto cattolico che io non riconosco.; se non hai la coerenza morale e politica di Salvatore, di Ferrari e tanti altri, ammazzati e non far ammazzare tanti altri bravi compagni. Gli infami sono sempre esistiti ( la prima cosa che leggi sui muri interni del carcere è…MORTE AGLI INFAMI), mentre la formulazione pentiti è stata coniata e premiata lautamente per i politici e per i mafiosi, e la rivoluzione come la mafia non si ferma nè con l’infamia, nè col pentitismo! Esistono poi i dissocati: DISSOCIATI di Stato che sono degli infami, e come tali premiati, che non fanno nomi ma che forniscono elementi utilissimi alle indagini ed a colmare vuoti od incertezze lasciate dalle indagini; tasselli utili per i loro “ronpicapo” e quindi utilissimi per individuare compagni /e; questi bastardi vanno puniti fisicamente perchè altri inparino ed arginare questa “diarrea logorroica”, anche se il processo rivoluzionario non è per colpa loro che rallenta.Infine ci sono i dissociati politici che non usufruiscono di “premi” ma che vogliono essere riammessi dalle varie “nomenclature” anarchiche o comuniste, si vergognano del loro opportunismo e sgattaiolano via appena ti intravedono.Vergognatevi!!!! e sparite dalla circolazione perchè ci fate vomitare! Spero di essere stato chiaro e comunque quanto ho detto fa parte della mia esperienza personale.
    Vorrei ronpervi i coglioni con un ultimo chiarimento: io non mi dissocio dall’uso della violenza che nella lotta di classe può rendersi necessaria, ma dalla violenza come metodo di intervento politico; per esempio, e tanto per chiarirsi le idee, se nel corso delle lotte ci troviamo di fronte a rappresentanti delle istituzioni (poliziotti, carabinieri, medici carcerari ecc.) che si rendono responsabili della morte, del ferimento o della tortura di qualche militante, direttamente od indirettamente, bisogna mettere in atto un intervento violento e porporzionale al danno, senza attendere gli accertamenti di uno Stato truffaldino che non riconosciamo. GIANNI LANDI

  3. Mi dispiace che abbiate avuto dei compagni che vi hanno tradito…

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