A proposito della sentenza per le sevizie e torture degli sbirri di Stato alla Diaz, Genova luglio 2001

«Il diritto può consistere soltanto, per sua natura, nell’applicazione di un’uguale misura; ma gli individui disuguali (e non sarebbero individui diversi se non fossero disuguali) sono misurabili con uguale misura solo in quanto vengono sottomessi a un uguale punto di vista, in quanto vengono considerati soltanto secondo un lato determinato»             [K. Marx, Critica del Programma di Gotha]

“…per Amnesty International, [è] una sentenza importante, che finalmente e definitivamente, anche se molto tardi, riconosce che agenti e funzionari dello stato si resero colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani di persone che avrebbero dovuto proteggere.

Tuttavia, Amnesty International, ricorda che i fallimenti e le omissioni dello stato nel rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8 di Genova sono di tale entità che queste condanne lasciano comunque l’amaro in bocca: arrivano tardi, con pene che non riflettono la gravità dei crimini accertati… 

Bene, che altro doveva dire Amnesty? Il  vomito lo suscitano quelli che si asciugheranno le lacrime farfugliando: “giustizia è fatta!”, oppure: “lo Stato ha avuto il coraggio di condannare i suoi servitori”; altri si “indigneranno” perché gli sbirri condannati (che però non faranno un sol giorno di carcere) ricorreranno alla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché si sentono “perseguitati”, forse sono “prigionieri politiciahahah…a ‘sto punto un Vaffa’ de core ce sta bene!

Poi però, da compagno, penso che dovremo spingerci un po’ oltre, perlomeno sull’analisi dello Stato e sul suo apparato di mantenimento dell’ordine, in questa fase.

Provo a dirlo schematicamente -ci sarà modo di approfondire in un dibattito, si spera al più presto, tra compagne e compagni del movimento- ce lo siamo ripetuti molte volte in questo decennio, in questa epoca di “mondializzazione liberista”: lo Stato nazionale ha fatto un passo indietro (anche due) nell’indirizzo della politica economica, nel governo dei capitali, della moneta e della finanza. Lo ha fatto a favore delle imponenti agenzie multinazionali, finanziarie e bancarie, che governano i processi economici e monetari. Ne consegue che viene meno, gradualmente, ma velocemente e irreversibilmente (finora) il ruolo dello Stato e dei governi nazionali nel ruolo di governo dell’economia e di regolazione “morbida” dei conflitti: il welfare state, il sostegno ai ceti proletari massacrati dalle ristrutturazioni e delocalizzazioni capitalistiche, ecc. Insomma quella funzione dello Stato che garantiva la riproduzione dei rapporti sociali capitalistici, ma cercava di smussarne le asperità (“capitale senza padroni” della socialdemocrazia svedese; “capitalismo renano” della socialdemocrazia tedesca; “azionariato operaio”, ecc.).

Molti hanno parlato di assottigliamento e dimagrimento dello Stato, quasi che fosse sul punto di deperire…maddai! sogni adolescenziali.   Lo Stato deve mantenere il suo ruolo fondamentale di “riprodurre i rapporti sociali capitalistici” di “ difesa del regime proprietario”. E allora? Allora lo fa con gli strumenti consueti da sempre attivi: quelli della repressione successiva e preventiva (controrivoluzione), quelli con cui azzerare i movimenti con qualsiasi mezzo, comprese le sevizie e la tortura. La storia repubblicana italiana (per non parlare dei regimi precedenti) ne ha una quantità enorme di fatti simili!

Dunque è venuto meno il ruolo di indirizzo politico dell’economia capitalista, è venuto meno il welfare e il ruolo di mediazione socialdemocratica o riformista, sono scomparsi o inglobati i soggetti della mediazione: sindacati, partiti di opposizione, associazioni, ecc. Si afferma dunque il regime proprietario nella sua essenzialità, ossia: piena e totale libertà agli interessi privati dei soggetti economici e allo stesso tempo nessuna libertà alle donne e agli uomini come individui, come cittadini. Nell’uragano di questa giungla: il capitalismo liberista sempre più violento e feroce, lo Stato deve garantire che le regole della giungla funzionino e funzionino bene, che riproducano una società sempre più giungla, che faccia morire i soggetti deboli e trionfare quelli forti e quelli predatori… In fondo era questo il disegno di Hitler, ma non l’aveva pensato lui, gli era stato ben suggerito dai grandi capitalisti dell’epoca che sapevano che questo era l’ambiente proprio e favorevole per lo sviluppo capitalistico, quel progetto hitleriano senza Hitler riprende il suo cammino: le galere si riempiono (presenze raddoppiate negli ultimi 15 anni), ogni diversità viene criminalizzata e medicalizzata, si espande il controllo psichiatrico, chi non accetta queste regole verrà curato, col manganello o con lo psicofarmaco (non dimenticando l’elettroshock e il letto di contenzione); i media e le università, sono sempre più dispositivi di ideologizzazione per le nuove generazioni (purtroppo anche le scuole dell’infanzia): le eretiche e gli eretici che vadano al rogo!

Così i Gratteri, i Canterini, i Caldarozzi, i Luperi, i Fournier e compagnia bella insieme a chi li ha comandati, non sono “mele marce”, sono degli innovatori, uomini del futuro… ci fanno intravvedere, ci descrivono, con gusto del particolare, il nostro futuro.  Forse ci siamo già in mezzo, ma non lo vogliamo vedere!

…a meno che… qui può cominciare un’altra storia!

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4 risposte a A proposito della sentenza per le sevizie e torture degli sbirri di Stato alla Diaz, Genova luglio 2001

  1. Maddalena Robin ha detto:

    Ottimo articolo, lo condivido sulla mia pagina (Rossa)

  2. Marco Pacifici ha detto:

    …POI, PERO’, DA COMPAGNO, QUI PUO COMINCIARE UN’ALTRA STORIA.. Ti abbraccio Salvo, Fratello e Compagno

  3. Grande, Salvatore! Sai, ieri sera ero stupita dai molti commenti soddisfatti o quasi di chi diceva: \”Finalmente\”, \”Giustizia è fatta\” e simili. Per nulla convinta ho voluto intervenire fuori dal coro, cercando nella voce che per prima ha affermato \” la più grande sospensione dei diritti umani dopo la seconda guerra mondiale\”, quella di Amnesty International, un giudizio più serio e completo su questa sentenza. Poi ho cercato l\’articolo più lucido a proposito che mi è sembrato quello del giornale telematico Contropiano. Stamane poi, dopo il nostro scambio di e-mail, ho visto sulla pagina facebook di Elena Giuliani un video di un intervista a Lorenzo Guadagnucci, che quella notte era alla Diaz, il quale sottolineava come già da tempo lui e altri, anche con libri su questa vicenda, parlessero delle violenze perpetuate dalle forze dell\’ordine durante il g8 e che se fossero stati ascoltati prima, la sentenza non sarebbe stata così tardiva. Inoltre all\’intervistatrice che chiedeva se dopo il g8 la situazione fosse diversa, Guadagnucci ha risposto parlando degli altri di casi di violenza degli ultimi tempi facendo riferimento alle violenze contro i No Tav e ai vari casi giudiziari di persone uccise dalle forze dell\’ordine.
    Eppure mi mancava ancora un tassello. Riflettendoci, dopo aver letto il tuo articolo, mi rendo conto che tutti ci siamo fermati ai fatti – cioè alle violenze perpetuate dalle forze dell\’ordine su manifestanti inermi durante le giornate del g8 di Genova -, dimenticandoci però del contesto. Spesso si parla del g8 di Genova senza pensare a cosa significava e cosa ancora può significare quell\’evento. Le giornate del g8 di Genova non sono solo il periodo temporale in cui sono avvenute quelle violenze ma ne rappresentano il contesto. La globalizzazione o, come scrivi tu, il capitalismo liberista, non è un evento, è il segno dei nostri tempi, è la rarefazione del concetto (ma non della struttura) di Stato, in nome di un\’economia mondializzata che riduce alla fame il terzo mondo e in-globa gli altri. Ribellarsi contro la globalizzazione è dunque ribellarsi anche contro lo Stato in-globato. Lo Stato allora risponde con la violenza verso chi vuole diversificarsi – sfuggendo al meccanismo in-globante e conformante del capitalismo- per far prevalere la sua struttura con la forza.

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