Nascita dei Comitati di Base -1971

(da Maelstrom, Cap. 20 pag.311-317)

Il Comitato di base dei ferrovieri

Le condizioni per la nascita del Comitati di base si crearono dentro la Commissioneinterna della stazione di Roma Termini. A differenza di quanto avvenne alla Fatme, dove il Comitato di base era nato fuori dalla Commissione interna, nel ’71, a Roma Termini, la Commissione interna aveva la maggioranza del Sindacato ferrovieri (Sfi) della Cgil con una presenza di compagni molto attivi. Raccogliendo le sollecitazioni dei lavoratori dei «piazzali» (manovratori e deviatori),la Commissione interna di Roma Termini lanciò una vertenza sui problemi dell’orario di questo e di altri settori. Le segreterie provinciali e nazionali dei sindacati confederali negarono alla Commissione interna la legittimità di gestire una vertenza che aveva carattere nazionale e intimarono ai suoi membri di dimettersi. Si dimisero quelli della Cisl, della Uil e quello della Cisnal. I cinque della Cgil rimasero in minoranza, cinque su undici. I cinque compagni convocarono un’assemblea cui parteciparono oltre 500 ferrovieri, l’assemblea confermò gli obiettivi e si pronunciò per lo sciopero, inoltre si pronunciò per la formazione di un organismo autorganizzato che potesse convocare gli scioperi e portare avanti la lotta.

Era l’estate del ’71, era nato il Cub dei ferrovieri di Roma Termini.

Successe il finimondo. Lo sciopero convocato dal Cub ebbe delle adesioni fortissime riproducendosi in molti altri impianti. Il traffico si bloccò totalmente nel «compartimento» di Roma (il «compartimento» è un settore della rete ferroviaria nazionale che corrisponde, grosso modo, a ciascuna regione) e interruppe il collegamento tra sud e nord del paese. Il sindacato organizzò il crumiraggio facendo venire da tutt’Italia ferrovieri «fedeli» per lavorare al posto degli scioperanti, ma non risolse nulla. La polizia perquisì le case di alcuni compagni del Cub.

Lo sciopero di 48 ore iniziava alle 21 del 7 agosto e terminava alle 21 del 9 agosto (l’orario di inizio degli scioperi in ferrovia è alle ore 21 perché è l’inizio del turno notturno del «personale viaggiante»: conduttori e capo treno e del «personale di macchina»: macchinisti e aiuto macchinisti). Il Cub era legittimato dall’assemblea di Roma Termini a proclamare uno sciopero in quell’impianto, non uno sciopero nazionale. Così il Cub invitava tutte le rappresentanze sindacali di ciascun impianto a riprendere i temi e le modalità dello sciopero di Termini per generalizzare lo sciopero.

Prospettammo un altro sciopero che doveva avere l’effetto di una tempesta: 72 ore a ridosso di ferragosto, il momento di maggior traffico ferroviario.

Lo sciopero del 7 agosto era riuscito e aveva diffuso l’idea dell’autorganizzazione che sembrava a molti lavoratori la soluzione ai loro problemi. In pochi giorni il Cub di Roma Termini era diventato Cub dei ferrovieri di Roma, grazie alla costruzione di Comitati di base in tutti gli impianti. Molti gli aderenti negli uffici, grazie alla giovane età dei tecnici da poco assunti, ma anche nello scalo San Lorenzo, nella stazione di Trastevere, in quella di Ostiense, e anche di Tiburtina, a Roma Smistamento. Un trionfo. Nonostante il tentativo di crumiraggio del sindacato e l’occupazione delle stazioni a opera della polizia e del genio ferroviario dell’esercito, il 90 % dei ferrovieri di Roma aveva partecipato. Con quel punto di forza facevamo sapere che lo sciopero di 72 ore l’avremmo ritirato se il sindacato avesse smesso di organizzare il crumiraggio e l’azienda accettato le nostre richieste.

Vittoria su tutta la linea,la Cgil fece un gran passo indietro, i burocrati sindacali si accapigliarono tra loro, ciascuno incolpando l’altro. L’azienda chiamò il sindacato perché firmasse un accordo con le richieste dei ferrovieri del Cub.

Conquiste importanti: alcuni lavori, che molti anni dopo verranno chiamati «lavori usuranti», come le attività di «scambi e manovre» nei piazzali, ottennero la riduzione di orario a 36 ore a parità di salario. I Cub in ferrovia crebbero come i funghi: a Firenze, a Milano, alle officine di Napoli S. MariaLa Brunae in quelle di Foligno, le più grandi officine delle Fs nelle quali si contavano numerosi e frequenti incidenti sul lavoro.

A proposito del crumiraggio

Che il crumiro non piaccia ai lavoratori è un fatto noto. Ma in ferrovia vi era qualcosa in più. Negli anni Cinquanta, durante gli scioperi, il governo faceva intervenire in funzione di crumiraggio il genio ferroviario dell’esercito, un corpo militare che esisteva da quando erano state costruite le ferrovie. La stupidità degli alti comandi militari aveva predisposto quella struttura per avere, in caso di guerre o rivoluzioni, dei militari in grado di far viaggiare i treni. Dunque il genio ferroviario era stato dotato di una piccolissima linea ferroviaria in un luogo sperduto, con pochi chilometri di rotaia e vecchi locomotori, per far esercitare i soldatini e renderli abili. In realtà quei giovanotti in divisa di ferrovia ne sapevano quanto i ragazzini che giocano con i trenini, e quando provavano a sostituire i ferrovieri non facevano altro che provocare danni gravi ai locomotori, ai piazzali, agli scambi. Al punto che la direzione delle ferrovie, per ridurre le spese delle riparazioni, abolì quella vergogna.

Il disprezzo per il crumiraggio, visto come repressione statale-militare, si riversò in quei giorni dell’agosto ’71 contro i crumiri dello Sfi-Cgil che venivano accolti da bordate di fischi e ironiche canzonature, analoghe a quelle riservate ai soldatini del genio ferroviario.

«il manifesto» dell’8 agosto ’71 uscì con un titolo a tutta pagina: Il sindacato ferrovieri Cgil al servizio del governo recluta crumiri in altre città italiane per usarli contro i lavoratori di Roma Termini. L’editoriale di Luigi Pintor era titolato: I piccoli carri armati dello Sfi. Sullo stesso giornale veniva riportata integralmente una lettera del Sfi-Cgil che organizzava il crumiraggio:

                Al   Krumiro
Temi Krumiro, che intrecciar le braccia
Sdegnasti, – breve ormai passò la festa – ;
Temi il mio sguardo, e se ti sputo in faccia
                                      China la testa!
China la testa, e quando la vergogna
Non muti il tuo pallor, è vero segno
Che sangue non contien la tua carogna;
                                   Essere indegno!
Stringi gli allori, o miserabil schiavo,
Che per la vita che tu credi eterna,
Avrai le strisce; e più ti dirà:; “Bravo!”
                                        Chi ti governa.
Ma non avrai più pace. In ogni dove
Ti seguirà di vittime un lamento,
E vano il tuo sarà celar le prove
                                      Del tradimento
Ogni sorriso che ci dà conforto,
Ghigno per te sarà, mostro servile,
Che inciso avrai sul marmo dopo morto:
                               “ Qui giace un vile”   [1914]                
======== Il crumiraggio del sindacato======= 

 C.g.i.l. Sindacato Provinciale Ferrovieri Italiani Livorno

Livorno, 5 agosto 1971
Oggetto: Scioperi autonomi e fascisti
Alle sezioni e ai comitati sindacali
Cari compagni, riportiamo una lettera pervenutaci dalla Segreteria Compartimentale oggi, 5 agosto 1971: «Come avete appreso, gli scioperi minacciati dagli autonomi del Sfa, dall’Usfi (Cisnal) e dal Cub di Roma Termini sono stati dichiarati: il primo dalle ore 21 del 7 alle 21 del 9/8 su scala nazionale, dall’Usfi e dal Sfa (con qualche perplessità da parte di quest’ultimo), e il secondo dalle ore 21 dell’11 alle ore 21 del 14, limitato a Roma Termini. Voi ben conoscete i motivi per i quali, come Sindacati Unitari, non solo siamo contrari a questi scioperi, ma siamo impegnati a fare quanto è in nostro potere perché falliscano. Ciò presuppone, oltre all’attività di orientamento, che potrete realizzare in base al materiale che alleghiamo alla presente e che invieremo oggi stesso, anche interventi concreti per assicurare che il servizio si svolga regolarmente. Per questo non dovremo peritarci dal chiedere ai migliori compagni delle Stazioni – dirigenti in particolare – l’effettuazione, occorrendo anche di prestazioni oltre l’orario, mantenendo a tal fine gli opportuni contatti con l’autorità ferroviaria. Quanto allo sciopero romano, vi sono preoccupazioni locali, in particolare per quanto riguarda il servizio della manovra. A superare le stesse, le Segreterie Nazionali hanno deciso di interpellare i compartimenti più avanzati – in particolare il nostro e quello di Bologna – al fine di reperire personale di manovra eventualmente disposto a recarsi in missione a Roma Termini per la durata dello sciopero. Si tratterebbe, nel caso nostro, di trovare 15/20 manovratori (quindi indicativamente 7 o 8 di Firenze e 3 o 4 per ciascuna delle altre tre sedi) i quali comprendano che non si tratta tanto di andare a lavorare al posto di colleghi scioperanti, bensì di contribuire a mandare a vuoto uno sciopero i cui propositi corporativi ed eversivi sono nelle stesse richieste che vi stanno alla base, e nel periodo particolarissimo nel quale si collocano. Scopo della presente è pertanto quello:
1) di raccomandare nuovamente la più assidua vigilanza ad evitare dannose ripercussioni dello sciopero «nazionale»;
2) di identificare e interpellare, fra il vostro personale di manovra i compagni anche politicamente più impegnati che accettino, se richiesti, di recarsi in trasferta a Roma per lo sciopero dei Cub.
Si tratta, come ben comprendete, di cose entrambe delicate e urgenti (particolarmente la seconda) per le quali comunque vi preghiamo farci sollecite comunicazioni.
La Segreteria Provinciale 

Nell’articolo di fondo di Pintor si leggeva: 

Leggete, leggete attentamente questo documento che compagni pieni di rabbia ci hanno consegnato ieri. Leggete dove i capi del sindacato raccomandano la collaborazione con l’ autorità ferroviaria, col padrone. Leggete dove chiamano missione il crumiraggio – il peggior delitto contro i compagni di lotta. Leggete l’invito untuoso a venti manovratori dei centri rossi per indurli a tradire i loro compagni sfruttati di Roma. Leggetelo tutto, imparatelo a memoria, fatelo conoscere a tutti gli operai delle ferrovie: perché si tratta di una cosa odiosa, che nella storia del movimento operaio italiano ha solo precedenti fascisti o scelbiani. Sono contro lo sciopero degli operai di Roma Termini questi sindacati che da anni non lottano? Ebbene vadano dagli operai, spieghino perché i manovratori devono finire sotto i treni e i funzionari essere pagati con 50 mila lire in più. Combattano una lotta politica, se ne sono capaci: ma non ne sono capaci, non sanno più cos’è uno sciopero, sono solo dei servi del Ministero, dei crumiri stipendiati, dei repressori confessi. Dicono di rappresentare il 90 per cento dei ferrovieri e di parlare a loro nome, questi sindacati? Ma guardateli, cercano i loro fidi a Livorno e a Bologna, perché a Roma Termini non possono entrare: cercano l’appoggio – bravo l’Avanti! Questo giornale dell’Anas! – del loro piccolo patto di Varsavia. Vantano il loro senso di responsabilità, questi sindacati, e annunciano treni in orario per Ferragosto insieme al sindacato fascista e con la stessa ideologia? Ma la responsabilità che si assumono organizzando un crumiraggio interregionale è senza eguali: perché la tradizione dei ferrovieri non è quella del crumiraggio ma del picchettaggio, della difesa attiva dei propri diritti. Si preoccupano della svolta a destra e del pericolo di leggi antisciopero, questi «sindacati»? Ma ecco che l’attacco antioperaio lo alimentano loro in prima persona, e il diritto di sciopero lo negano loro in prima persona, infangando un patrimonio di decenni per sposare il sindacalismo giallo dei porti americani. Ascoltate Colombo e Viglianesi [Emilio Colombo Ministro del Tesoro nel governo Rumor; Italo Viglianesi, nella segreteria della Uil dalla fondazione del 1950 fino al 1970 quando diventa Ministro dei Trasporti nello stesso governo Rumor. N.d.A], confindustria e confederazioni, autorità ferroviarie e alti funzionari; leggete Corriere della Sera e Unità, Avanti! E Secolo d’Italia. Hanno trovato un accordo completo; corporativismo e crumiraggio, bandiere del governo, dei padroni e dei fascisti, sono diventati una posizione di principio dei sindacati unitari e un impegno pratico dei centri rossi. Non è un tradimento, perché per tradire bisogna avere ancora un rapporto con coloro che si tradiscono. I burocrati che hanno redatto quel documento sono solo dei nemici degli operai, degli operai di cui vogliono spezzare la lotta, degli operai che vogliono ridurre a crumiri. È uno dei punti più bassi che si possono toccare. Oltretutto, bisogna essere ben meschini per sperare di riuscire, con questi mezzi, a piegare la schiena di chi lavora. Non siamo ai tempi di D’Aragona» [Ludovico d’Aragona, tra i fondatori del Psli, antesignano del Psdi, partito filo-atlantico, tra i fondatori del sindacato filo-padronale Uil. N.d.A.]. 
«il manifesto», 18 agosto 1971:

 Il Cub delle Ferrovie Nord di Milano per una linea di classe.

La posizione tenuta dai sindacati durante lo sciopero dei ferrovieri di Roma Termini, e particolarmente l’organizzazione del crumiraggio, continua a suscitare polemiche nella base dei ferrovieri. Pubblichiamo due lettere, uno del Cub delle Ferrovie Nord di Milano e una di un compagno del direttivo Sfi-Cgil di Firenze inviata al segretario compartimentale del sindacato ferrovieri e per conoscenza al vostro giornale.Vi informiamo di aver inviato un telegramma ai compagni della stazione Termini di Roma in data 12 agosto in segno di solidarietà a seguito di quanto appreso dal vostro giornale, del quale apprezziamo il coraggio nell’informazione. Ecco il testo del telegramma: «Cub Ferrovie Nord Milano sdegnato innaturale comportamento sindacati mobilitatisi per vergognosa opera crumiraggio esprime viva solidarietà compagni stazione Termini, cui esperienze incoraggiano lavoratori tutti». Cogliamo l’occasione per assicurarvi la nostra più viva simpatia unitamente all’impegno per una sempre maggiore diffusione del vostro quotidiano. […] La posizione assunta dalla nostra segreteria in questo momento mi rattrista e rappresenta a mio avviso un duro colpo per la democrazia e il movimento operaio. Ti chiedo quindi di riunire prima possibile il direttivo compartimentale nel quale sin da ora mi riservo di chiedere le dimissioni dei responsabili.
[Gallori Ezio – Membro del direttivo comp.le Sfi – Firenze].

Lo scontro interno allo Sfi-Cgil era esploso l’anno prima, nel ’70, intorno alla costruzione della piattaforma per il rinnovo del contratto. I vertici sindacali non volevano portare la bozza di piattaforma alla verifica delle assemblee dei lavoratori. Noi, quei compagni che poi daremo vita al Cub, invitavamo i ferrovieri a ritirare la «delega» all’azienda per la «trattenuta sindacale» sulla busta paga, che poi l’azienda versava al sindacato. Nel volantino invitavamo i dirigenti sindacali a venire tra i ferrovieri per riscuotere la quota mensile sindacale, «così li potremo vedere in faccia», ironizzavamo. Migliaia seguirono questa indicazione. Il sindacato andò su tutte le furie e minacciò l’espulsione, noi ci dimettemmo dagli vari incarichi che ricoprivamo e il sindacato rimase senza quadri intermedi. Fu la fine per lo Sfi-Cgil che perse del tutto il rapporto con i lavoratori.

====== dimissioni======
Alla segreterie Nazionale SFI
Alla Segreteria Provinciale SFI
Alla Segreteria della sezione Uffici SFI
Roma, 22.8.1970
Noi compagni iscritti al Sfi facenti parte della Sezione Uffici Sfi-Cgil di Roma, siamo gli estensori del volantino di cui si allega copia, distribuito il 24 u.s. alla Direzione Generale e diffuso poi tra gli altri ferrovieri di Roma. Abbiamo ritenuto nostro dovere far conoscere ai ferrovieri il grado di degenerazione a cui sono arrivati i dirigenti sindacali, i quali ormai, anche scopertamente, fanno esclusivamente gli interessi dell’azienda e dei più alti gradi dei funzionari. È inutile attaccarsi alla «gloriosa bandiera» quando questa non risponde più agli interessi dei lavoratori, anzi fa di tutto per mortificarli e favorisce il corporativismo, la divisione, la sfiducia nella lotta. Per questo, quelli che tra noi ricoprono cariche nelle sezione uffici o in altre istanze del sindacato, si dimettono dalle stesse:
Ricciardi Salvatore – della segreteria della sezione uffici.
… … … … Altre e altri (quasi la totalità della sezione Uffici dello Sfi-Cgil).
Raccogliamo l’invito fatto nel volantino, revochiamo la delega per la riscossione a ruolo della quota sindacale mantenendo la tessera del sindacato. Continueremo la battaglia anche fuori delle cariche sindacali ma collegati ai ferrovieri per quegli ideali che ci portarono a iscriverci allo Sfi. Si allegano copie delle revoche di ciascuno dei firmatari.


					
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