Rosa Luxemburg e Hannah Arendt sulla rivoluzione

Nei giorni scorsi, in occasione del ricordo del barbaro assassinio di Rosa Luxemburg, avvenuto il 15 gennaio 1919, molti hanno esaltato la sua figura di rivoluzionarie e di teorica marxista. Quasi nessuno si è soffermato sul modo particolare e un po’ anomalo  in cui interpretava lo sviluppo della lotta di classe in maniera innovativa (per l’epoca sua e per l’oggi) e ne individuava il percorso rivoluzionario.

Alcune righe scritte di suo pugno possono essere chiarificatrici. A queste ho aggiunto alcune righe di Hannah Arendt che anni dopo ha ben colto gli elementi di fondo del pensiero della Luxemburg, entusiasmandosene. Ecco a voi:

rosa_luxemburg[…] Le rivoluzioni non vengono “fatte”, e grandi movimenti popolari non vengono inscenati con ricette tecniche tratte pronte dalle istanze di partito. Piccoli circoli di congiurati possono “preparare” per un determinato giorno e ora un putsch, possono dare al momento buono alle loro due dozzine di aderenti il segnale della “zuffa”. Movimenti di massa attivi in grandi momenti storici non possono essere guidati con questi stessi metodi primitivi. Lo sciopero di massa “meglio preparato” in certe circostanze può miserevolmente fallire proprio nel momento in cui una direzione di partito gli da “il segnale di via”, o afflosciarsi dopo un primo slancio. L’effettivo svolgimento di grandi manifestazioni popolari e azioni di massa in questa o in quella forma, è deciso da tutta una serie di fattori economici, politici e psicologici, dal livello di tensione del contrasto di classe, dal grado di educazione, dal punto di maturazione raggiunto dalla combattività delle masse, elementi tutti imponderabili e che nessun partito può artificialmente manipolare. Ecco la differenza tra le grandi crisi storiche e le piccole azioni di parata che un partito ben disciplinato può in tempi di pace pulitamente eseguire con un colpo di bacchetta delle “istanze”. Ogni ora storica esige forme adeguate di movimento popolare: essa stessa se ne crea delle nuove, improvvisa mezzi di lotta in precedenza sconosciuti, vaglia e arricchisce l’arsenale popolare, incurante di qualsivoglia prescrizione di partito.

[Rosa Luxemburg, “Juniusbroschüre” Scritto nell’aprile 1915, Pubblicato a Zurigo nel febbraio 1916] Scaricabile   qui

Hannah[…] L’aspetto più sconcertante dei consigli era che essi attraversavano non solo tutte le linee dei partiti, e riunivano membri di diversi partiti, ma che questa appartenenza partitica non aveva alcuna importanza. Erano insomma gli unici organi politici aperti ai cittadini che non appartenevano a nessun partito. Perciò entravano inevitabilmente in conflitto con tutte le assemblee, coi vecchi parlamenti non meno che con le “nuove assemblee costituenti”, per la semplice ragione che queste ultime, anche nei loro settori più estremisti, erano pur sempre figlie del sistema partitico. In questa fase, ossia nel bel mezzo della rivoluzione, erano i programmi di partito che più di qualsiasi altra cosa dividevano i consigli dai partiti; perché questi programmi, per rivoluzionari che fossero, erano tutti “formule preconfezionate” che non richiedevano azione, ma esecuzione – “di essere messe energicamente in pratica”, come puntualizzava Rosa Luxemburg, con la sua straordinaria chiarezza di idee sulla posta in gioco.

[Hannah Arendt, Sulla Rivoluzione (1963), Edizioni di Comunità, Milano 1983, pp. 305-306].

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3 risposte a Rosa Luxemburg e Hannah Arendt sulla rivoluzione

  1. Gianni ha detto:

    Ci si è provato anche negli anni ’60-’80 , ma abbiamo fallito o “perso”, come dice qualcuno. Bisognerebbe fare una riflessione onesta ed attuale sperando che sia utile per il futuro perchè certe “sconfitte costano care personalmente e politicamente. Una autocritica, e mi ci metto anch’io, non guasterebbe.

  2. Gianni ha detto:

    Condivido le indicazioni di Rosa Luxemburg circa l’importanza di una “società segreta” che sia un “faro” di riferimento e di stimolo, perchè la “nave degli insorti” non perda la rotta e continui a navigare con tenacia , magari attendendo un po’ di bonaccia per riparare i danni e traguardare l’obbiettivo della Rivoluzione sociale. Indicazioni ereditate, mutuate da Buonarroti e Bakunin che lo considerava “il maggiore rivoluzionario di tutti i tempi “. Siamo parenti Salvatore !

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