Buon anno dalle parole dei prigionieri

workhouse2La scoperta più bella qui è una conferma, la conferma spietata di aver ragione di realmente rappresentare le esigenze della gente. Tutti si dichiarano innocenti e lì per lì non ci credi. Ma l’innocenza che rivendica il detenuto non è quella generica di chi trova sproporzionata la pena. È l’innocenza storica dello sfruttato, dell’isolato, dell’oppresso, dell’alienato. Il reato perde la sua dimensione assoluta, si relativizza e scompare come reato…

Non viene attaccata l’ineguaglianza delle leggi: è una constatazione troppo facile. È l’istituto “giustizia” che si rivela tutto sbagliato.

[Lettera dal carcere Torino autunno 1969]

        

La risocializzazione non è un fatto esterno, imposto, insegnato meccanicamente. Deve essere conquistato dall’individuo, come soggetto e non oggetto, e come appartenente ad una collettività. Questo significa che solamente acquisendo coscienza sociale, di classe, il detenuto può rompere con la delinquenza, ma ciò porta a una sola via d’uscita: quella di diventare un rivoluzionario. Ecco perché il sistema borghese blocca questa soluzione e favorisce la produzione di criminali nelle carceri. Quindi siamo d’accordo su tutto. Anche sul fatto che qui dentro gli “unici” rieducatori possiamo essere noi, cioè quei detenuti che hanno coscienza di classe.

   [testo collettivo dal carcere di San Vittore, Milano, 10 maggio 1971]

 

Women_mealtime_st_pancras_workhouseA cosa serve il carcere?” Nei fatti oggi è un brutale strumento a carattere unicamente repressivo, esclusivo, e terroristicamente punitivo. L’uomo nel carcere non è più tale, ridotto alla condizione di miserevole oggetto, completamente plagiato, annientato, esasperato, la sua personalità annullata. Ridotta a completa soggezione fisica e mentale.

 [lettera dal carcere San Vittore -Aprile 1971]

 
           “Tutto il discorso sulla “rieducazione” è una truffa”: qual è allora l’effetto del carcere sul detenuto? Il carcere è una vera “università del delitto” mantenuta dallo stato, educa all’egoismo, all’individualismo, ad essere ruffiani, spie, lacchè, a tradire i propri compagni, a leccare i piedi alle autorità, all’alcoolismo e all’uso della droga. Al detenuto vengono negati i diritti fisiologici e sessuali che non vengono negati neppure agli animali, rendono perciò vittime della stessa repressione le mogli e le fidanzate.

[dal documento dello Sciopero della fame dei detenuti di San Vittore. Aprile 1971]

 

I detenuti comuni, gli sbandati, i ribelli senza speranza, noi ve li ritorneremo con una coscienza rivoluzionaria. Questo è il mio impegno, questo è il vostro errore. (Sante Notarnicola)  Vedi qui

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3 risposte a Buon anno dalle parole dei prigionieri

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