Riflessioni sul carcere e… su chi ci sta dentro

«Se io sono un criminale, e lo nego apertamente, sono esattamente quale voi mi avete fatto. La criminalità è roba vostra! Essa è prodotta e riprodotta continuamente, inevitabilmente, deliberatamente dalla società classista(Milano S. Vittore, dicembre 1971)

Cella«Il numero dei detenuti ha molto poco a che fare con il crimine. Il numero dei detenuti è piuttosto causato dallo stato generale di fiducia all’interno della società e dall’equilibrio politico.»    ( K. J. Làng – direttore del sistema carcerario in Finlandia).

«Si deve scoprire un crimine che si adatti alla punizione e ricostruire la natura dell’internato per adattarla al crimine.»  ( Erving Goffman  – in  Asylums – Einaudi 1968)

«L’analisi di un’istituzione totale, funzionale ad un sistema sociale come il nostro, è dunque la dimostrazione di quanto paga chi si trova costretto a pagare per dare agli altri la possibilità di vivere nella “norma” e nel “benessere”.» (Franco e Franca Basaglia)

«…Molti fenomeni, anzi, rivelano una tendenza del potere giudiziario ad affermarsi in quanto ‘potere’. La crescente giuridicizzazione di ambiti di vita che prima erano sottoposti a forme di autoregolazione –in ambiti propri- di per sé non è affatto sintomo di allargamento della democrazia. Indica se mai, non meno che cresce il numero di ambiti di vita cui lo Stato contemporaneo è interessato. Per cui la giuridicizzazione nel mentre offre garanzie, crea contemporaneamente nuove dipendenze. …Ieri l’ingiustizia appariva come la negazione del diritto, oggi deriva anche dall’eccesso del diritto. Il lato tragico della democrazia moderna è di sfociare nell’ingiustizia tramite l’applicazione dei suoi stessi strumenti giuridici … aumentano le angosce, le paure: e la diffusione del pan-penalismo è anche una reazione all’insicurezza delle nostre società… Quando la politica non offre più riferimenti per simbolizzare l’esperienza sociale, la trista figura del “mascalzone” fa il suo rientro in democrazia: in assenza di nemici esterni, sono il crimine e il criminale a fornire le immagini paurose che creano l’unità.»        ( A. Garapon: La repubblica penale.)

«So che un detenuto, già dopo la prima ora di carcere, è una persona mentalmente squilibrata.»
«La stabilità delle prigioni domina dunque le cadute degli imperi e le rivoluzioni.»  (Victor Serge- Memorie di un rivoluzionario)

«E’ facilmente comprensibile lo stato d’animo di chi varca la soglia di un carcere. Finisce tutto.  Opg-3Rimangono soltanto il numero di una pratica, un fascicolo ricolmo di carte, una collocazione nello spazio e nel tempo freddo e ostile di un apparato amministrativo che assorbe, pervade, scruta, classifica, giudica. A questo punto lo sconvolgimento dell’animo del detenuto è totale e compenetra gli strati più reconditi della personalità, generando una particolare grave distonia ai vari processi psichici di percezione, di rappresentazione, di ideazione.» (Osservatorio psicologico di Amsterdam)

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Una risposta a Riflessioni sul carcere e… su chi ci sta dentro

  1. gianni ha detto:

    Foto, quadro e citazioni di Salvatore con trenta anni di galera alle spalle (!!!!!!!) dovrebbero far riflettere. Esorterei i giovani compagni che hanno avuto esperienza delle condizioni di vita in carcere a dare seguito a certe “esperienze” con comizi volanti e mostre itineranti di materiale fotografico che comprenda pestaggi (anche con morti!!) nelle strade , o nei carceri, foto di interni al carcere e nei manicomi giudiziari,pannelli con trascrizioni di dibattiti e testimonianze registrati all’interno dei carceri. Ricordo che negli anni ’60 e ’70, prima di cominciare a punire i responsabili della condizione di “merda” cui venivano costretti i detenuti, avevamo informato e controinformato capillarmente per mesi distribuendo volantini, documenti, filmati, opuscoli, fotografie e testimonianze da parte di coloro che avevano fatto esperienza carceraria. Tutto questo materiale mi fu sequestrato quando fui arrestato per aver fornito delle armi a degli evasi, ma si può sempre ricominciare a raccogliere materiale eloquente e divulgarlo…così non potranno dirci che non li avevamo avvertiti quando sarà necessario “punirli”. L’introduzione al libro di Steccanella era meglio se la facevano compagni maturati negli anni ’60’-’80, tipo Erri De Luca , perché si sarebbero capite meglio le ragioni per le quali furono gambizzati tanti complici e fiancheggiatori del sistema di sfruttamento, avvelenamento (tipo Taranto che tutti conosciamo), assassinio premeditato, cinismo e violenza fuori e dentro i carceri, indifferenza ed incuria per la salute della popolazione fuori e dentro il carcere. Nessuna comprensione o condivisione per i pentiti e dissociati di Stato o per le lacrime di coccodrillo di amici, parenti , “spettatori” e complici di questi “torturatori e sfruttatori di noi carne umana”; perchè questo noi siamo: CARNE UMANA DA UTILIZZARE PER I LORO SORDIDI SCOPI. Gianni Landi

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