Un nuovo buon libro

Non è facile per me, non è né facile né tranquilla la lettura dei libri che raccontano le storie nelle quali mi sono trovato a vivere e agire. Non riesco, quasi mai, a riconoscermi nell’identità che ci viene cucita addosso da storici e giornalisti e che inondano librerie e schermi. I nostri percorsi di vita vengono riproposti e raccontati come se fossimo stati personalità esaltate, a volte impacciate, sempre in stridente contrasto con la realtà. Sono  fastidiose e intrigate le ricostruzioni del “momento in cui si facevano certe scelte”, quelle che hanno caratterizzato quel pezzo di storia di cui parliamo, storia che già nel titolo viene rivestita di caratteri negativi: “la stagione degli anni di piombo”. Al contrario i miei ricordi mi restituiscono quelle scelte in piena armonia col modo che avevamo scelto di vivere in questa società, non volendo più subire, in silenzio e passivi, oppressione e sfruttamento, arroganza dei potenti e devastazioni ambientali. Sono stati passaggi necessari e voluti, consapevolmente perseguiti da coloro che, partendo dalla frequentazione e poi dalla militanza in un comitato di fabbrica o di altro “posto di lavoro”, oppure in un collettivo di quartiere, praticando ribellioni e lotte, di rivendicazione in rivendicazione, di scontro in scontro, di battaglia in battaglia, con l’intervallo di denunce, arresti e manifestazioni per la liberazione degli arrestati, compivano quelle scelte che preparavano il terreno a scelte successive. Non c’era un salto o una rottura da un “certo tipo” di militanza a un’altra, perché ciascun passaggio si collocava all’interno della stessa linea di quel patto tra più generazioni, di quella dichiarazione di intenti dal sapore forte: la “trasformazione rivoluzionaria della società”. Quei passaggi e quelle scelte apparivano, dentro quel percorso, di una “normalità” solare, che solo la comprensione della natura dello scontro di classe di quel periodo storico può render ragione.

Arrivare a “fare certe scelte”, impratichirsi nell’organizzare la violenza o impugnare le armi, era un passaggio, tra i tanti, era il prodotto della volontà-non tradita- di voler trasformare l’esistente. Un approdo per nulla traumatico, bensì maturato volontariamente dentro una quantità enorme di emozioni, passioni, pensieri e fatti, che poi lo storico definisce “avvenimenti”.

Da queste sensazioni, più volte provate, è nata quella diffidenza nell’accostarmi alla lettura dei libri “sugli anni Settanta”. E non solo per le tante falsità, per gli stereotipi, i pregiudizi e le tesi complottiste, che pure costituiscono la materia di base della gran parte della saggistica sui cosiddetti “anni di piombo”. Tolte di mezzo le cialtronerie menzognere, resta comunque una gran differenza, penso, tra chi vive e agisce in un particolare periodo storico, intenso, a tinte forti, e chi cerca di indagarlo, conoscerlo e raccontarlo. Resta la difficoltà, a volte impossibilità di immedesimarsi nello stato d’animo, in quel motore di passioni, di chi compie “certe scelte”.

Eppure il mio carico di diffidenza cade e svanisce quando il racconto di quegli anni è realizzato da chi ha scelto la via della comprensione, prima ancora che della ricostruzione, della considerazione, alta, per quelle donne e uomini che di quegli avvenimenti sono stati gli autori.

StekkaMi riferisco a Davide Steccanella e al suo libro, da pochissimo dato alle stampe: “Gli anni della lotta armata” per i tipi di Bietti-Milano.

Sono 487 le pagine sulle quali scorre la «Cronologia di una rivoluzione mancata» (così il sottotitolo) di quel tratto di storia, pagine nelle quali ho potuto apprezzare la delicatezza e l’umanità con cui Davide si è avvicinato alle “ragioni” di ciascuna e ciascun compagno attori di quel conflitto armato.

Davide accompagna il lettore attraverso quegli anni, per me, maledettamente belli, ma di difficile approvazione, come fosse lo scorrere di pagine di cronaca di un ipotetico giornale lungo vent’anni, dal 1969 alla “caduta del muro di Berlino”, con breve incursione nel secolo corrente.

Non è una cronaca qualsiasi, è la cronaca degli avvenimenti che costituiscono la spina dorsale del tentativo di “assalto al cielo” di quegli anni.

Solo cronaca? No di certo! Però leggendo la cronologia, è proprio il susseguirsi di pratiche di un certo tipo, e del loro andamento ascendente, verso l’innalzamento dello scontro da parte di tutti i contendenti, che fornisce al lettore lo spessore e il radicamento di tutto quello che era in movimento.

Ciascuno di quei fatti potrebbe occupare pagine e pagine di storia. sono avvenimenti che avevano dietro di se un brulicare umano di idee, passioni, speranze, aspettative, relazioni umane e portavano con se, dopo avvenuti, una spinta per consolidare la convinzione, per correggere qua e là, portavano colossali cariche di critiche, di delusione, di fallimenti e infine lo sforzo per continuare.

Aiutano il lettore, in queste riflessioni, l’ampio corredo di note di approfondimento, predisposto da Davide, che permette di conoscere e di collocare ogni avvenimento dentro il quadro sociale e umano che l’ha prodotto, così come il profilo a tutto tondo delle compagne e dei compagni che agivano in quel contesto. Su queste persone, cosiddetti “personaggi”, qualche piccola inesattezza sembra essere inevitabile perfino per lo scrupoloso Davide; inesattezze, cui è ormai impossibile sfuggire data la smisurata quantità di materiale cartaceo e televisivo che reiterano numerosi “luoghi comuni”.

Il libro termina con l’intervista a Luca Colombo un compagno che è stato tra i fondatori di un’organizzazione armata, le FCC (formazioni comuniste combattenti), che si racconta, oltre trent’anni dopo e, pur esprimendo considerazioni molto distanti da quelle che ho maturato io, è pur sempre parte di ciò che ha sedimentato quel conflitto.

Un buon libro dunque, utile a chi non pensa di scopiazzare il lavoro del giudice né del prete ma impegnarsi, con atteggiamento faticoso e attento, in un percorso di conoscenza e di comprensione di un periodo storico necessario per capire l’oggi.

22 aprile 2013  
salvatore ricciardi

 

 

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3 risposte a Un nuovo buon libro

  1. pizzocolazz ha detto:

    Lo cerco e leggo, grazie

  2. gianni ha detto:

    Ho ordinato il libro di Steccanella perchè ne aveva parlato favorevolmente Valentina ed ora Salvatore che stimo politicamente ed umanamente; interverrò ancora su questo blog quando lo avrò letto. Fino da ora penso di poter dire che condivido la recensione fatta da Salvatore perchè con molta probabilità se fossi stato con lui a Roma o Torino o Milano avrei fatta la scelta dei compagni delle BR con tutte le conseguenze che ne conseguirono; Voglio però puntualizzare che la mia esperienza di quegli anni maturò a Pionbino, Livorno, Pisa, Firenze ed in generale in Toscana, città e cittadine nelle quali lo scontro in atto non era maturo per “alzare il tiro” e consigliava piuttosto una tattica guerrigliera di crescita politico-rivoluzionaria senza con questo arrivare ad un educazionismo ad personam od alla azione armata individuale praticato dagli anarchici di ieri e di oggi. Preciso anche che allora come oggi sono persuaso che la tattica e strategia delle organizzazioni armate di allora era determinata da una logica leninista di presa del potere dalla quale provenivo e che avevo rifiutato nel 1969. Molta strada possiamo farla insieme, almeno fino ai Soviet, ma successivamente non condivisi e non condivido la cosidetta “dittatura del proletariato”. “L’impazienza di quegli anni” determinata da ragioni di dislocazione (centro e periferia delle lotte) e di scelte ideologiche e militari, ci ha portati alla sconfitta. Questa è la mia esperienza e le mie considerazioni riferite a quegli anni che ho vissuto intensamente sul piano umano e politico. Gianni Landi

  3. gianni ha detto:

    Ho finito di leggere il libro di Steccanella su La lotta armata in Italia aggiungo soltanto du o tre considerazioni a quanto ho già fatto precedentemente. Avrei visto molto opportuno mettere la recensione di Salvatore Ricciardi, come Introduzione al libro in questione, al posto della intervista a Luca Colombo con la quale termina il libro di Steccanella perchè soltanto leggendo vari libri scritti dai protagonisti sopravvissuti a quegli anni si può farsi una idea del percorso politico ed umano di tanti di noi. Non mi sento di consigliare il libro di Steccanella perchè, pur riconoscendogli un ottimo lavoro di ricerca storico-giudiziaria, non mi sembra sufficientemente “bilanciato” per comprendere quegli anni stupendi che ci hanno visti protagonisti . Gianni Landi.

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