Chi è… Stato?

Rosso, giornale dentro il movimento, marzo 1977

Rosso, giornale dentro il movimento, 20 dicembre 1975

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2 risposte a Chi è… Stato?

  1. Pingback: Quando sento parlare di Carlo Alberto Dalla Chiesa… « Polvere da sparo

  2. sergiofalcone ha detto:

    Ma, accanto alle (solite) malefatte delle solite istituzioni ed istituti, non sarebbe il caso di cominciare a narrare quelle della compagneria residuale? Quelle della Sinistra rivoluzionaria per come è stata, e per come è, e si configura, al giorno d’oggi? Come lo Stato, la Sinistra rivoluzionaria non è entità astratta, non discende mica dallo Spirito Santo, è chi la compone e la fa vivere. E’ costituita da individui, ognuno con un ruolo ben preciso, e precisa la responsabilità.
    Tali cattive azioni son forse meno gravi, perché meno eclatanti?… Peccatucci veniali risibili e perdonabilissimi che, posti sul piatto della bilancia, non pesan nulla?

    Se tutte le rivoluzioni son fallite, ci sarà pure un motivo.
    Vladimir Majakovskij, poeta, prima dell’Ottobre dei Soviet, tuonava contro la burocrazia. All’indomani dello stesso Ottobre, ha continuato ad inveire. Contro la burocrazia.
    Il male assoluto si ricrea sempre.

    Giuseppe Pinelli, a detta di Camilla Cederna, odiava l’esibizionismo e la disinvoltura sexuali, tanto in voga all’epoca. E le odiava tanto quanto le rivoluzioni che, nella sostanza, non cambiano nulla.
    Saranno pur cambiati i suonatori in determinati scenari della Storia e in situazioni determinate ma, alla prova dei fatti, la musica è rimasta la medesima, la istessa. Si è ricreata la bestia, la società mercantile e divisa in classi, pari pari. E l’ingiustizia. Anzi, peggio.
    Nel nome del popolo, e per il suo “bene”, il popolo stesso veniva sfruttato e tartassato. Do you remember Giuseppe Stalin? E, via via, la lunga schiera dei dittatori falsofinti comunisti?

    La funzione religiosa della critica a una dimensione sola, la critica allo Stato e ai suoi funzionari e basta, dovrebbe essere sostituita più opportunamente con la critica allo stato delle cose presenti, nel suo complesso. E delle persone. Perché il degrado che impregna il tessuto sociale, soffocandone oramai ogni possibilità di riscatto, riguarda tutti gli ambienti. E non uno soltanto.

    Spesso ho la sgradevole sensazione di essere entrato in una nuova chiesa, con la solita doppia morale, doppia e ipocrita, che, in gioventù, mi fece venir via dalla chiesa cattolica. Tutto deve rispondere alla solita stantia liturgia che vuole tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra. Il prete di turno officia la Santa Messa Antagonista in un ambiente di tutto rispetto e tirato a lucido. E dal chiuso della sagrestia proviene un fetore insopportabile. Troppo per una persona che sia anche solo di buoni sentimenti e onesta.

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