La voce delle persone detenute: Rivolta a Poggioreale

Padiglione Salerno. carcere di Poggioreale, Napoli. 244 persone detenute stipate in spazi insufficienti e inammissibili.

Secondo l’associazione Antigone, il sovraffollamento a Poggioreale è molto alto, su una capienza di 1.633 ve ne sono stipati 2.384 (al 31 maggio 2019).

Ieri finalmente la loro voce si è fatta sentire: 220 detenuti “comuni”, ossia non appartenenti a clan malavitosi, definiti “facinorosi” da uno squallido comunicato del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), hanno alzato la loro voce di protesta per un compagno di detenzione che da giorni aveva una febbre alta e non c’era verso di farlo ricoverare in ospedale.

Eppure, pensate un po’, la rivendicazione dei detenuti non era altro che la volontà di far applicare le norme contenute nei regolamenti e nelle leggi che obbligano le direzioni delle carceri a ricoverare in ospedale detenuti non curabili entro le misere e sporche mura di una cella. Eppure sono loro, le istituzioni, quelle che ogni giorno esaltano la “legalità”, fanno convegni e cerimonie per chiedere a tutti i cittadini il rispetto della legge. A tutti, ma non a loro stessi. Difatti quando una norma, raramente, impone il rispetto di un’esigenza di detenuti, in questo caso la salute, le istituzioni fanno di tutto per non applicarle.

Per quanto mi riguarda, questi 220 detenuti rivoltosi sono “le persone più sensibili e più attente al rispetto della dignità delle persone detenute”, diversamente dal DAP,  che invece continua a ignorare e umiliare questa dignità[leggi qui].

Si dovrebbe andare avanti nel conflitto delle persone detenute, raggiungendo la capacità di estendere e generalizzare lotte e obiettivi di questo tipo.

La salute delle persone detenute è ignorata dal sistema carcerario, in tutte le carceri. I numeri ce lo ricordano: lo scorso anno, il 2018, oltre i 67 suicidi, quasi un record, si sono contati altre 81 morti per carenza di cure, per un totale di 148 persone uccise, una strage di cui nessuno parla.

Vergogna!!!

E’ inutile attendere risposte da governi e istituzioni che pensano solo a continuare a riempire le galere per i loro sporchi affari.

È dunque indispensabile riprendere le mobilitazioni nelle carceri, con un sostanzioso appoggio esterno. E generalizzarle alla gran parte della popolazione detenuta.

Solo in questo modo si possono ottenere validi obiettivi immediati e marciare verso l’abolizione delle carceri [leggi qui].

*=*=*

Dall’articolo di  Dario Stefano dell’Aquila su: napolimonitor.it del 18 Giugno (da leggere integralmente qui)

Poggioreale, una rivolta lunga cinquant’anni

… Sarebbe sbagliato pensare o dire che in questi cinquanta anni nulla è cambiato, anzi. È anche (soprattutto) grazie alle proteste e alle lotte cominciate nel 1968 che si è avuta una riforma dell’ordinamento penitenziario, che sono state introdotte le misure alternative, che sono nate istituzioni di garanzia, come appunto quelle dei Garanti nazionale e regionale, che si è cercato in più modi e forme di dare sostanza al principio costituzionale per il quale la pena non può essere contraria al senso di umanità. Eppure, nonostante tutte le conquiste ottenute, i due passi avanti ogni passo indietro, Poggioreale ci ricorda che a separare queste due rivolte sono cinquantun’anni che valgono poco più di un giorno. Perché tanto poco vale questo tempo che è passato senza che fossimo in grado di cambiare veramente lo stato delle cose e avere il coraggio di ammettere che ci sono luoghi che non vanno riformati. Più semplicemente, vanno chiusi.  (dario stefano dell’aquila)

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Una risposta a La voce delle persone detenute: Rivolta a Poggioreale

  1. Gianni Landi ha detto:

    Condivido su FB, con questo cappellino 😉 :”Non servono dei “piccoli lenin” che da fuori dai carceri suggeriscano Che fare ai detenuti, servono delle avanguardie interne che mettano in atto delle rivolte” mi disse Sante Notarnicola rispondendo ad un mio quesito. Successivamente, dette avanguardie devono formare dei Nuclei esterni che con metodi eclatanti facciano da cassa di risonanza alle drammatiche condizioni della vita carceraria.
    I Nuclei Armati Proletari ebbero questa funzione ed in poco tempo furono smantellati.

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