LACRIME DI COCCODRILLO

LACRIME DI COCCODRILLO

Dal  Corriere della Sera, 9 agosto 2015    di Giusi Fasano

Torino: il dramma del padre di Andrea «Chiesi io il Tso, non me lo perdono»

Andrea Soldi morto dopo il ricovero forzato. La relazione: “Preso al petto, non al collo”.

“Non si trattano così nemmeno le bestie da portare al macello. Se ripenso a quella scena mi viene da piangere. Io ho portato la divisa per una vita, so cos’è il senso del dovere e dello Stato. E l’altro giorno, mi creda, il senso dello Stato qui non c’era”.

Sebastiano Pischedda, 76 anni, è un ex carabiniere in pensione e mercoledì pomeriggio guardava piazza Umbria dalla finestra di casa sua. Ha visto Andrea Soldi seduto sulla solita panchina, ha visto gente che si agitava attorno a lui e poi ha visto “quello che si è messo dietro di lui e gli ha stretto il braccio attorno al collo. E che non mi si venga a dire che non è vero, so distinguere un collo da un petto”.

Andrea aveva 45 anni e quelli erano i suoi ultimi minuti di vita. Dovevano ricoverarlo per un Tso, trattamento sanitario obbligatorio. Un intervento quasi di routine per lui, già sottoposto ad altri Tso e in cura psichiatrica da molto tempo. Ogni tanto smetteva di prendere i farmaci e bisognava costringerlo a ricominciare. Per farlo erano arrivati lo psichiatra, un infermiere e tre agenti della polizia municipale.

Si doveva soltanto portarlo in ospedale, anche contro la sua volontà. “E invece l’hanno caricato sulla lettiga che non si muoveva più dopo averlo tenuto per terra a faccia in giù e ammanettato con le braccia dietro la schiena”, si arrabbia Pinuccia, la moglie dell’ex carabiniere. “Abbiamo scattato una fotografia con il telefonino (adesso nelle mani degli inquirenti, ndr). Povero Andrea. Era una presenza fissa, non ha mai dato fastidio a nessuno. Ci mancherà quel verso che faceva… lo sentivamo al mattino e dicevamo: ecco, è arrivato Andrea”.

Ululava come fanno i lupi, Andrea. Lo sapevano i bambini del quartiere, che correvano davanti a lui a imitarlo con il consenso divertito delle mamme tutte in lutto, sabato, davanti alla sua panchina piena di fiori. Maria, Rosa, Giovanna, Rita, Roberta… improvvisano capannelli, lasciano biglietti per il “tenero lupo mannaro”, maledicono persone che non conoscono. I vigili urbani, soprattutto. Eppure è ancora tutto da scrivere il capitolo della responsabilità di questa storia. Chi ha sbagliato? Se davvero l’agente ha stretto il suo braccio al collo di Andrea com’è possibile che lo psichiatra, che a quanto pare sarebbe il responsabile dell’esecuzione del Tso, non abbia ordinato di interrompere l’operazione davanti a un uso eccesivo della forza? Più di un testimone racconta di Andrea “con il volto cianotico” e il medico, oppure l’infermiere, non l’hanno notato?

Sabato il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha indagato i tre agenti municipali e il medico. Lunedì l’autopsia proverà a chiarire la dinamica dei fatti e poi si valuteranno le relazioni presentate in procura dallo psichiatra e dai vigili.

Nel documento degli agenti si racconta che Andrea è stato afferrato non per il collo ma “nella parte superiore del busto”, si dice che era “renitente alla somministrazione delle cure”, si parla del suo “stato di delirio” e si ricostruisce anche il viaggio in ambulanza verso l’ospedale (uno degli agenti è salito con l’infermiere): nessuno, spiegano i vigili, ha detto che il paziente stava andando sotto i parametri vitali né sono state messe in moto procedure di urgenza. Insomma: una strada che porta dritto verso un rimpallo delle responsabilità fra vigili e azienda sanitaria.

Tutto questo mentre il padre di Andrea, Renato, dice a chi gli sta vicino che “non mi perdonerò mai di aver chiesto io stesso il Tso…” e mentre l’avvocato della famiglia (che è anche cugino), Giovanni Maria Andrea, si dice “commosso dall’aiuto che stiamo ricevendo”. La barista cinese della piazza, i romeni che lì bivaccano, la gente che abita nei palazzi accanto, quelli che mercoledì pomeriggio erano di passaggio o i pensionati che ci passano ore: tutti sono andati a testimoniare “in onore di Andrea”. Tutti l’hanno descritto “buono, innocuo, sempre gentile e sempre lì, sulla sua panchina, da mattina a sera, estate e inverno”. E tutti invocano una sola cosa: giustizia.

*§*§*§*

Adesso tutti si stracciano le vesti e recriminano:  «Non si trattano così nemmeno le bestie da portare al macello». Il padre di Andrea: «non mi perdonerò mai di aver chiesto io stesso il Tso… »; però l’aveva chiesto, più di una volta, perché, si diceva, Andrea era «renitente alla somministrazione delle cure»; Ogni tanto smetteva di prendere i farmaci e bisognava costringerlo a ricominciare. Per farlo erano arrivati lo psichiatra, un infermiere e tre agenti della polizia municipale. Tutta questa forza per far cosa? Per imporre ad Andrea di assumere psicofarmaci devastanti.

Eppure tutti e tutte l’hanno descritto «buono, innocuo, sempre gentile e sempre lì, sulla sua panchina, da mattina a sera, estate e inverno». Ma Andrea non era come l’uniformità totale pretendeva e non aveva alternative. Questa legalità dominante gli presentava: psicofarmaci oppure Tso, tramite la forza pubblica e controllo psichiatrico.

Adesso è inutile piangere. Pensiamo urgentemente come possiamo fermare questi crimini contro un’umanità diversa che non si vuole lasciare libera. Autorganizziamoci nei territori per ostacolare il controllo psichiatrico, sempre più invasivo e l’aggressività degli psicofarmaci.

Liberiamoci dal controllo psichiatrico. Tutte e tutti liberi

Il trattamento sanitario obbligatorio è un crimine contro l’umanità. Obbligare qualcuno a cure che non ha richiesto e di cui non ritiene di aver bisogno è una forma di violenza, tanto più odiosa quanto si accompagna alla violazione dei più elementari diritti riconosciuti ad ogni cittadino che ha a che fare col sistema sanitario.
Il trattamento sanitario obbligatorio non solo impone cure invasive e spesso distruttive dell’integrità fisica e psichica di chi le subisce, ma impone alle persone che ne sono sottoposte lo stigma di malato di mente con tutte le implicazioni giuridiche e sociali che questo comporta (inabilitazione, interdizione, perdita di credibilità e di piena autonomia sociale …). [Giuseppe Bucalo]

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3 risposte a LACRIME DI COCCODRILLO

  1. Stelio Soriani ha detto:

    Padre di Andrea avrebbe detto “Non me lo perdono” ……….. avrebbe DECANTATO UN CARUBBA. ……….. MA CHI MAI GLI AVREBBE CHIESTO DI PERDONARSI O DI AUTOPERDONARSI. o di perdere o di far perdere ………… una vita. Comunque Ovidio, suggerisce, constata che alcuni possono avere tutto il tempo che vogliono per ……..

    • Stelio Soriani ha detto:

      IL CARRUBA ……forse………… HA VOLUTO EMULARE ABRAMO CHE SACRIFICA IL FIGLIO ISACCO PER IL DIO ……….. MENTRE PER IL CARRUBBA IL DIO E’ LO PSICHIATRA E LA FEDE ED I CATTOLICI E LE LORO PREGHIERE ED IL ROSARIO E

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