Approvazione definitiva del risarcimento. Mercificata la sofferenza

Il Senato ieri, 2 agosto, ha confermato la fiducia (è la diciassettesima fiducia dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi), così il decreto “detenuti” è diventato legge.

È passato con 162 sì, 39 no e un astenuto. Per il governo il decreto, ora legge, ha l’obiettivo di ridurre il sovraffollamento in cella dopo la condanna della Corte europea. Il decreto prevede anche una stretta sulle misure cautelari con il divieto di applicare la custodia cautelare in carcere e utilizzare solo gli arresti domiciliari se il giudice prevede che, alla fine del processo, la pena irrogata non sarà superiore ai tre anni, prevede più magistrati di sorveglianza, attualmente al di sotto dell’organico del 20%, prevede più agenti penitenziari ed anche norme di favore previste dal diritto minorile che si estendono a chi non ha ancora 25 anni, anziché 21 come oggi. (vedi post precedente  qui )

Per il Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) sono troppo pochi 8 euro al giorno per risarcire un detenuto per le «condizioni inumane o degradanti» vissute in un carcere sovraffollato. Il parere, approvato il 31 luglio in un plenum a larga maggioranza (19 voti a favore, astenuti il laico della Lega Ettore Albertoni e il togato di Magistratura Indipendente Antonello Racanelli) sul decreto legge che prevede misure compensative per i detenuti. La norma, secondo Palazzo dei Marescialli (sede del Csm), può essere esposta anche a «problemi di compatibilità costituzionale sotto il profilo della effettiva tutela in relazione al combinato disposto» degli articoli 117 della Costituzione, che prevede il rispetto dei vincoli degli ordinamenti comunitari e dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. «L’obiettiva esiguità del quantum risarcitorio da liquidarsi senza che alcuna discrezionalità sul punto residui al giudicante, potrebbe infatti essere sospettata di svuotare di contenuto la tutela offerta dalla disposizione sovranazionale, la cui violazione non darebbe luogo ad un effettivo ristoro per equivalente da parte dell’amministrazione».

D’altronde è lo stesso ministro Andrea Orlando nell’intervento in aula prima del voto e in un’intervista su La Repubblica di oggi, 3 agosto, afferma che: «Se Strasburgo ci avesse condannato, avremmo dovuto pagare 20 euro al giorno, per una cifra complessiva sui 300 milioni. Gli 8 euro vanno considerati come un risarcimento, che il Csm ritiene sia troppo basso, per evitare un danno economico ben maggiore. Non è una scelta discrezionale, ma il frutto di una giurisprudenza costante di Strasburgo. L’unico modo per non pagare questi soldi, per assurdo, sarebbe uscire dal Consiglio d’Europa e addirittura stracciare la Convenzione dei diritti dell’uomo, il che non è nemmeno immaginabile, tant’è che nessuno lo ha mai ipotizzato. E poi, diciamo la verità, un carcere non sovraffollato è in linea con la Costituzione».

Nell’intervista il ministro Orlando dice alcune cose che ci obbligano a una riflessione: «Sul finire degli anni 80 l’Italia aveva 30mila detenuti. Certo, non c’era il boom dell’immigrazione. Oggi il sistema può reggerne intorno ai 50mila, poco sopra o poco sotto. È una cifra compatibile con la tutela della sicurezza, che comporta di rivedere ed eliminare le norme più “carcerogene” varate nel decennio scorso. Il più ragionevole punto di equilibrio è questo, su cui può incidere l’ulteriore ricorso a pene alternative».

La riflessione non si può evitare e riguarda tutte e tutti noi. Se lo afferma un ministro che vanno riviste ed eliminate le norme “carcerogene” varate dai governi nel decennio scorso, domandiamoci: quali lotte, proteste, manifestazioni abbiamo fatto tutte e tutti noi della sinistra, del movimento, delle associazioni per opporci all’approvazione di queste porcherie? Che i governi facciano schifo lo sanno tutti, ma i progressisti, i democratici, i garantisti, i riformatori, gli “autodefinitosi rivoluzionari”… dove stavano?

Teniamola accesa questa domanda!

Aboliamo tutte le galere!!!

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