In tutto il mondo la popolazione detenuta aumenta. Perché?

carcere3Dalla fine degli anni Settanta la popolazione carceraria in tutti i paesi comincia a crescere.

Già alla metà degli anni Ottanta i detenuti sono raddoppiati negli Usa, negli anni successivi addirittura decuplicati. In Italia più che triplicati Ovunque cresciuti di molto tra il 30 e il 70%

Usa    1970  n.357.000;  1985  n. 736.000  2010   2.500.000

Italia 1970  n.21.379;    1985   n. 41.800   2010      68.000

In ogni società, l’ordine interno viene mantenuto, sempre più spesso, facendo ricorso alla carcerazione di settori della società appartenenti alle classi subalterne. Si incarcera sempre più la povertà!

Ogni sistema sociale, qualunque sia la compagine governativa e qualunque sia il sistema istituzionale, inasprisce il modello sanzionatorio per mezzo del carcere.

Questo aumento di carcerazione trova la sua spiegazione in diversi fattori:

carcere2a)-le leggi “criminogene”, ossia quelle che trasformano un comportamento sociale o individuale in “crimine”, come la Bossi-Fini sull’immigrazione, che poi ha partorito la criminalizzazione totale del movimento epocale della migrazione; la Fini-Giovanardi sulle droghe che sposta verso il basso (piccolo spacciatore e consumatore) l’attenzione repressiva lasciando relativamente tranquilli i grossi centri del traffico e del riciclaggio dei proventi dello spaccio; la Cirielli che accorcia i termini della prescrizione per i reati dei ricchi e dei potenti e prolunga i tempi di carcerazione per i piccoli reati contro il patrimonio, se compiuti più di una volta: recidiva.

b)-il prolungamento dei tempi di detenzione preventiva, che tengono in carcere, in Italia, oltre il 40% del totale della popolazione detenuta.

c)-tendenza ad aumentare le pene detentive a scapito di altre sanzioni, (lavori socialmente utili, ecc.), pur senza modificare le leggi esistenti, ma spostando verso il massimo della pena ogni condanna. Questo agrazie alle campagne mediatiche sul tema della “sicurezza” che “consigliano” i magistrati ad applicare con sempre maggior durezza le leggi esistenti.

La ragione politica di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: è la profonda “sfiducia” crescente delle popolazioni nei confronti dei governi e delle istituzioni. Quando la fiducia dei cittadini verso le autorità comincia a sgretolarsi (per casi di corruzione e malgoverno), i legislatori, i giudici e le forze di polizia iniziano a parlare un linguaggio che pone al centro un di più di ordine e di disciplina. Ma, per sanare la sete di giustizia delle fasce di popolazioni in preda a malessere sociale e per conquistare benevolenza dall’opinione pubblica, le istituzioni rivolgono questa maggior disciplina verso proprio quelle classi subalterne che reclamavano più giustizia con sanzioni penali più severe.

È un tremendo paradosso: la gente chiede carcere per i potenti che malversano, ma dentro il carcere ci vanno a finire non i potenti ma i poveri, proprio quelli che reclamano più giustizia “sociale”. Sarà sempre così finché la “gente”, in particolare i proletari, “chiederanno” giustizia a chi non può che risponder loro con galera per i poveri.

Inoltre l’aumento del carcere fa crescere lo stato forte, sempre più controllore, sempre più stato poliziesco. A sua volta questo diminuisce ancor di più la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e queste devono aumentare la repressione. Una spirale che si autoalimenta.

carcere-1Ne viene fuori uno stato che, per mezzo di polizia e numerose agenzie di controllo private, si attrezza a governare la società con mezzi disciplinari. I settori sociali oggetto di questa attenzione repressiva sono i cosiddetti soggetti di difficile controllo: disoccupati, giovani, marginali, immigrati.

Quindi il carcere torna ad assumere, come in passato queste funzioni:

*funzione espurgatoria: estromettere dalla società i soggetti improduttivi;

*funzione di diversione: colpire il crimine bagatellare (di piccola entità) per distogliere l’attenzione dai crimini strutturali

*funzione simbolica: penalizza un gruppo piccolo di attori dai quali la società prende le distanze per riaffermare il proprio ordine.

 Sulle tendenze della società repressiva vedi anche  qui  e   qui

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