carcere e tortura, rottura dell’unità della persona

A Copenhagen, a pochi minuti dal centro città, è in funzione il Rehabilitation Centre far Torture Victims, dove si cerca di ricomporre l’unità corpo-mente in chi ha avuto l’esperienza della tortura. Un centinaio di fisio e psicoterapeuti cerca di restituire innanzitutto un corpo ai propri pazienti:
«Quasi sempre le vittime, per sopportare il dolore, hanno dovuto negare l’esistenza del proprio corpo».
Tort-1Alcuni pazienti, alla richiesta di rilassare i muscoli, reagiscono sopprimendo completamente ogni capacità di avvertire sensazioni fisiche. Si tratta dello stesso espediente che avevano già adottato in carcere per resistere agli aguzzini, espediente che nel Centro di riabilitazione finisce per ostacolare ogni terapia:
«È stato molto difficile restituire a quegli uomini il senso di possedere un corpo. Di volerlo toccare. Di volerne sentire le reazioni».
Non deve suonare strambo se un capitolo sugli effetti del carcere viene concluso con alcuni cenni sulla tortura. Quest’ultima non ha come semplice oggetto il corpo, ma usa il corpo come tramite materiale che conduce alla distruzione della psiche. Non ha come obiettivo quello di costringere il detenuto alla confessione, ma quello di annichilirlo, negarne sensibilità e qualità umane.

La tortura rappresenta una forma di antiterapia: mira a spezzare l’unità della persona. Ma come mai non suscita poi tanta indignazione? Forse perché viene avvertita come una pratica ortodossa in un mondo dove manipolazione, correzionalità di massa e terapia per normali costituiscono prassi quotidiana. Non viviamo nell’era che ha sostituito il maquillage con la protesi, nell’era della chirurgia estetica, della manipolazione dell’aspetto, dell’intelligenza, dei geni? Distruzione e manipolazione stanno a tortura e carcere come in una equazione a variabili incrociate.

Il carcere, nella migliore delle ipotesi è chirurgia morale che, nelle parole di Nietzsche, non può migliorare l’uomo, può ammansirlo; ci sarebbe da temere se rendesse vendicativi, malvagi, «ma fortunatamente il più delle volte rende stupidi».
Lévi-Strauss, nel classificare i diversi principi ispiratori della sanzione, considera da un lato le società che ingeriscono il corpo del deviante, dall’altro quelle che lo espellono, lo vomitano. Nel nostro contesto non vi è né antropofagia né il suo contrario, antropoemia, ma ortopedia, correzione del corpo e della mente attraverso la loro separazione. Gli operatori dell’istituto di Copenhagen ne sono consapevoli: compiono un lavoro di restauro, cercando di riunire con la dolcezza le due entità separate dall’afflizione.

Da Il carcere immateriale di Ermanno Gallo e Vincenzo Ruggiero, Edizioni Sonda, 1989, pagg. 103-137.
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2 risposte a carcere e tortura, rottura dell’unità della persona

  1. ugo ha detto:

    Carcere e’ il termine per definire sinteticamente ” luogo dove privare di liberta’ una persona colpevole di reato”….ed e’ ovvio che tale privazione e’ di per se’ un castigo orribile e una pena….con cio’ intendo insistere sul concetto che se una persona e’ punita con X anni di carcere e se il carcere e’ di per se’ fonte di pena – niente riscaldamento invernale ne condizionamente estivo – umidita e marcescenza..sai che bene fa ad un tubercoloso – sporcizia e servizi igienici o bugliolo sotto la branda- forse in paragone cibi e bevande sono il meno peggio…ma non ne sono affatto sicuro…e come sintesi di tutti questi diciamo disagi ecco la condizione base …stare in 10 dove 5 sarebbero gia’ troppi…cosi’ la condanna a X anni viene d equivalere a 2 volte X anni… o piu’ o meno cosi’. Se vi pare cosa da niente..
    Allora diciamolo chiaramente che questa societa’ – per essa i suoi operatori di giustizia – non solo intende punire mediante la privazione della liberta per 10 o 20 o 30 anni ma anche intende trarre soddisfazione da quella specie di raddoppio di pena che e’ la durezza del carcere – tacitamente perseguita alla faccia della costituzione…quanti farisei…che poi se non basta che la somiglianza del carcere ad un albergo a 5 stelle sia nulla…allora ci si puo’ aggiugere qualche sana bastonatura una volta ogni tanto…tanto per togliere voglia a pretese assurde di qualche carcerato…visitare in internet la tortura in un carcere russo a Ekaterinburg… la’ a cavallo fra europa ed asia….niente di particolarmente raccapricciante…una sana bastonatura con molti lividi..forse qualche frattura…niente di piu’…se vi va bene.
    Il castigo ci vuole…ma ricordatevi sempre delle parole di Gesu…uno che di pene se ne intendeva.

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