Dalle miniere del Sulcis in lotta

Succede in Sardegna, nel bacino carbonifero del Sulcis, in località “azienda di Nuraxi Figus” dove si svolge da tempo un’attività estrattiva che dà lavoro a oltre 400 operai direttamente impiegati nell’estrazione e un altro centinaio nelle attività connesse, in tutto 500 lavoratori.

Succede che questi operai dopo aver lottato per mesi per impedire la chiusura dei pozzi e il degrado del comprensorio (ricordiamo la loro venuta a Roma sotto i palazzi del potere sordi, sempre più, alle richieste operaie e attenti solo alle necessità bancarie e finanziarie) decidano di impugnare oltre ai loro consueti strumenti di lotta: cartelli, volantini, striscioni e megafoni, anche le norme della Comunità europea in tema di concorrenza.

Così hanno preso carta e penna e hanno scritto due documenti alla Direzione Generale della Concorrenza di Bruxelles dimostrando che, senza l’aiuto di legulei e azzeccagarbugli, riescono a districarsi tra le complesse procedure della C.E. I due documenti sono stati inviati per conoscenza anche al Governo Italiano e alla Regione Sardegna, quest’ultima Azionista Unico della Carbosulcis S.p.A.

Con la pervicacia che caratterizza i lavoratori sardi, quelli della Carbosulcis non vogliono tralasciare nessun terreno di lotta; consapevoli che non sarà una lotta né facile né breve, proprio per questo l’hanno fondata sull’unità tra i lavoratori e con la popolazione circostante.

 

I minatori delle miniere del Sulcis in Sardegna manifestano  davanti a Palazzo ChigiOltre un centinaio di lavoratori della Carbosulcis hanno condiviso e firmato due lettere-documento inviate al DG Concorrenza di Bruxelles nei giorni scorsi.

La necessità di scrivere le due lettere in questione è legata al fatto che in data 23/01/2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della UE la documentazione relativa alle due procedure di indagine che interessano Carbosulcis; e a seguito di ciò il DG Concorrenza ha invitato le parti interessate a presentare osservazioni entro 30 giorni.
All’interno delle lettere inviate a Bruxelles (e per conoscenza al Governo Nazionale e alla RAS)  i lavoratori firmatari scrivono:
” Esprimiamo preoccupazione e rammarico per la situazione della Società in cui operiamo, consapevoli di essere le prime vittime della suddetta situazione, che stiamo direttamente subendo. Ci rivolgiamo in prima battuta all’Azionista Unico di Carbosulcis S.p.A., reclamando il ns. diritto ad essere messi tempestivamente e direttamente a conoscenza di ogni evento legato a quanto in oggetto. A tal proposito, siamo consapevoli della necessità di vedere quanto prima avviate le interlocuzioni con gli Uffici preposti della Commissione Europea, poiché, se non si risolvono gli atti pendenti con l’organo in questione non si possono avere prospettive future per la Carbosulcis S.p.A. e per noi lavoratori di questa Miniera.Constatiamo che, l’Azionista Unico della Carbosulcis S.p.A. è responsabile della Selezione del Gruppo Dirigente della Società nella quale operiamo, ed è pertanto indirettamente responsabile della sua Gestione e Risultati Operativi, nonché delle sue Strategie Industriali ed eventuali deficienze rispetto a quanto previsto dalla normativa UE applicabile.
Dal comunicato stampa pubblicato dalla Commissione europea, appare evidente che il Governo italiano non è stato in grado di far rientrare gli aiuti richiesti come consentiti, in quanto non ha saputo ben evidenziare il preciso obiettivo di “interesse comune”(art. 14 del TFUE e criterio applicazione 107/3)(c) TFUE) del progetto CCS Sulcis e dell’utilizzo del carbone Sulcis. Occorre, infatti, evidenziare che le vigenti norme nazionali di fatto impediscono ed hanno impedito al carbone Sulcis di godere della “priorità di dispacciamento” ai produttori di energia elettrica nazionali, discriminandone di fatto l’uso sul territorio nazionale, piuttosto che incentivandolo. Se non si è messo in atto quanto sopra, ma si è comunque fatto esplicito riferimento alla sicurezza degli approvvigionamenti, ovviamente risulta difficile definire il progetto integrato e lo sfruttamento del BCS (Bacino Carbonifero del Sulcis), come un obiettivo di “interesse comune”.
A tal proposito, vorremmo evidenziare che, per l’oggetto di entrambe le procedure di indagine da parte della Commissione Europea, occorre tenere in considerazione il fatto che dal 1/01/2011 è entrata in vigore la Decisione 2010/787/EU, sugli aiuti di Stato per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive, che sotto specifiche condizioni, possono chiedere aiuti alla produzione e alla copertura delle perdite dell’esercizio carboniero. Non ci risulta, ad oggi, che si sia presa minimamente in considerazione la competitività della Miniera Carbosulcis e le strade eventualmente contemplate per richiedere ed ottenere aiuti di stato, senza infrangere le norme comunitarie. Infatti, siamo consapevoli della necessità di rendere la Miniera competitiva, ma, d’altro canto, ci risulta difficilmente comprensibile il raggiungimento del pareggio di bilancio per questa Società, senza ricorrere, nel transitorio fino al 31/12/2018, alla richiesta di aiuti, nelle forme consentite dalla Decisione del Consiglio Europeo citata, che spingano al raggiungimento dell’obiettivo citato e alla privatizzazione conseguente della Miniera. Ci duole constatare, a questo proposito, una insufficiente attenzione da parte di chi è chiamato ad amministrare questa Società, in cui operano oltre 440 lavoratori diretti e oltre un centinaio di indiretti.
Partendo dagli errori del passato, abbiamo avuto la pretesa, giustificata dal fatto che siamo e saremo tirati in causa dalla grave situazione venutasi a creare per la Società in cui operiamo e dalla quale, peraltro, dipende il sostentamento delle nostre famiglie, di rivolgere a Voi le nostre istanze e le possibili strade percorribili da questo momento in poi, per guardare al nostro futuro con maggiore consapevolezza e dignità.
Infine, chiediamo di partecipare alla definizione di un diverso piano operativo, con una Miniera che può produrre in chiave sperimentale, di Ricerca & Sviluppo, innovazione e tutela dell’ambiente, per le seguenti attività:
·  produzione di Carbone Desolforato con priorità di dispacciamento anche in mix con altri carboni,
·  produzione di inerti per sottofondi stradali,
·  produzione di fertilizzanti-ammendanti,
·  attività di studio e sperimentazione al fine di stoccare anche in sottosuolo, ceneri e gessi, derivanti dalla combustione del carbone in centrale termoelettrica, limitando di fatto la costruzione di discariche in superficie,
·  attività di confinamento della CO2 nelle zone più profonde, conseguentemente non coltivabili, del Bacino Carbonifero del Sulcis.
Per l’esecuzione di queste attività vi chiediamo di prendere anche in considerazione opportunità di co- finanziamento dei progetti in questione, giustificato dall’opportunità di guadagnare tempo accelerando lo sviluppo delle tecnologie CCS e degli altri progetti legati alla filiera del”Carbone Pulito”. Infatti, oltre al settore pubblico, sarebbe auspicabile che intervengano due tipologie di soggetti: i finanziatori, come le istituzioni finanziarie internazionali o le banche pubbliche (ad esempio la BEI, Banca Europea degli Investimenti), che sostanzialmente prestano denaro a interessi del 5% circa, e gli investitori che portano capitali propri. Nello specifico, sarebbe necessaria la creazione di una struttura finanziaria adeguata, compresa eventualmente una Società-Veicolo (SVP).”
Seguono le firme dei lavoratori Carbosulcis e i due documenti inviati alla Comunità Europea

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