Sud Africa: non più stragi razziste, ma stragi democratiche

Sud Africa, 150 chilometri a nord di Johannesburg, 17 agosto 2012.   

34 morti e 78 feriti, più di 50 persone arrestate è il bilancio dei morti negli scontri di ieri tra manifestanti e polizia davanti alla miniera Marikana nella provincia sudafricana del Nord ovest. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla degli scioperanti che protestavano.

Alcuni giorni dopo, la multinazionale mineraria britannica Lonmin, che estrae platino a Marikana ed è il terzo produttore mondiale di platino, ha intimato, per mezzo del suo portavoce Gillian Findlay, ai minatori sudafricani in sciopero di riprendere il lavoro pena il licenziamento in tronco. L’ultimatum e’ stato spostato al 21 agosto. Non una parola del funzionario britannico sulla strage, segno di grande civiltà raggiunto dalla Gran Bretagna, molta attenzione l’ha dedicata invece agli andamenti in Borsa del platino così come dell’oro e dei diamanti, in questa fase di turbolenza, beni molto ricercati dai porci della speculazione. Gli speculatori ne richiedono tanto, dunque nelle miniere bisogna aumentare i ritmi di lavoro e allungare gli orari di lavoro. Se qualcuno muore, sarà una piccola voce di bilancio!

Molti sudafricani hanno collegato il massacro alla miniera di platino di Lonmin a Marikana, al massacro di Sharpeville del 1960, quando gli agenti dell’apartheid aprirono il fuoco su una folla di manifestanti neri, uccidendone oltre 50. Oggi i morti sono stati 34.

Nel 1960 c’era l’Apartheid razzista, oggi c’è la democrazia… ieri 50 morti, oggi 34: sono questi 16 morti la differenza tra razzismo dell’apartheid e classismo democratico?

Razzismo ieri, democrazia oggi, non è cambiato lo stato di subalternità totale delle esigenze, dei bisogni e dei desideri umani alla squallida dittatura del profitto. Con buona pace di tutti coloro che pensano che si possa coniugare capitalismo e diritti umani.

Chi ha qualche anno ricorderà le manifestazioni, gli scontri con la polizia, con pestaggi e arresti, sotto le ambasciate sudafricane in tutte le capitali europee e americane. Il movimento degli anni 60, 70 e 80 era presente in ogni manifestazione sportiva e culturale per contestare chi  appoggiava il regime razzista dell’Apartheid in Sudafrica. Queste possenti mobilitazioni costrinsero i governi a inasprire le sanzioni fino a imporre al governo razzista di Pretoria di patteggiare con l’opposizione armata (che Pretoria definiva “terrorista”) una uscita dall’apartheid. Il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso a tutte le etnie, Mandela fu eletto presidente.

Tra le compagne e i compagni in tutto il mondo si aprì un dibattito di questo tenore: abbattere l’apartheid va bene, ma se rimane l’ordine capitalistico, lo sfruttamento e l’oppressione rimarranno? L’oppressione non si collocherà su un crinale squisitamente razziale ma su uno classista?  Si dovrebbero inserire elementi di socialismo? È un passo avanti oppure no? Può essere una tappa per la liberazione degli oppressi o sarà solo un cambio di guardia nella classe dirigente?

Risultato: finite le sanzioni, in Sudafrica arrivarono più di prima capitali e multinazionali per rapinare le ricchezze del territorio e soprattutto per sfruttare la forza lavoro tenuta a un costo molto basso dalla precedente repressione razzista.

La democrazia formò un ceto politico, includendo anche i colored, in grado di dirigere lo sviluppo capitalistico secondo i canoni in voga: liberismo, bassi salari e pochi diritti, libera circolazione dei capitali e della finanza.

Il risultato è oggi sotto gli occhi di chi vuole guardare, e ci insegna, ancora una volta, che solo l’abbattimento dell’ordine capitalistico può dare inizio alla vera liberazione delle donne e degli uomini dall’oppressione e dallo sfruttamento.

Oggi sui giornali finanziari: “La strage di Marikana continua a sostenere le quotazioni del platino: ieri sul mercato spot londinese il metallo ha superato 1.490 dollari per oncia, il massimo da due mesi.”                                                                                                                               Vogliamo tenercela ancora questa merda!

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