Calano i reati, crescono le carcerazioni

I reati sono in calo, in crescita la popolazione carceraria

Ovunque si nota questa discordanza che, al pari di tante altre, dimostra che il sistema penale e il carcere non svolge più, da molto tempo, se mai l’abbia svolto, il compito di contrasto alla criminalità.

Per decenni, per secoli, ci hanno inculcato questa convinzione per farci accettare il dispositivo più disumano inventato dagli umani, il carcere. Ormai i dati ci rivelano la menzogna sbattendoci in faccia la realtà che soltanto le persone ottuse si rifiutano di ascoltare: il carcere e il sistema penale hanno tutt’altro compito, che è quello di far accettare al popolo, anche malvolentieri, l’ordine proprietario esistente.

Basta un dato per chiarire: 1990 le presenze nelle carceri italiane risulta di 31.676 persone detenute, oggi (31 maggio 2019) sono 60.476; quasi il doppio, nonostante l’andamento in forte diminuzione soprattutto dei reati più gravi, ben oltre la metà.

Calano i reati aumenta la paura

Se ne accorge anche la giornalista Milena Gabanelli e lo scrive sul Corriere della Sera dell’8 giugno, in un documentato articolo, nella rubrica DATAROOM: «Dimezzati i reati, ma il 78% della popolazione pensa che siano in aumento. Ecco il perché». L’articolo prende di mira la recente affermazione di Salvini: «Ha tutta la mia solidarietà. Mi auguro che la nuova legge riconosca che questo 67enne ha fatto quello che è stato costretto a fare. Il ladro, se avesse fatto un altro mestiere, a quest’ora sarebbe a casa sua. Ne abbiamo le palle piene, la gente ha diritto di difendersi, sono orgoglioso di questa legge», a proposito del tabaccaio che ha sparato, uccidendolo, a uno «che aveva forzato il suo negozio insieme con due complici».

L’articolo affronta criticamente la nuovissima legge sulla “legittima difesa” che, dice, porterà una corsa alle armi, non giustificata dal calo dei reati: «Stando ai numeri siamo diventati uno dei Paesi più sicuri dell’Unione Europea. Omicidi volontari, quasi dimezzati: 611 denunciati nel 2008, 368 nel 2017. Rapine: 45.857 denunciate nel 2008, 30.564 nel 2017, un calo del 33,3%. Ad incidere di più sulla sfera personale sono i furti in casa, perché diffondono insicurezza: meno l’8,5%, nel 2017 rispetto al 2016». L’autrice afferma che: «Eppure cresce la paura, reale o favorita da politica e media», ne spiega il perché e ne attribuisce ai media in prevalenza la responsabilità di questa percezione errata.

Tutto giusto. Mi sento di aggiungere soltanto tre cose.

*La prima è che “il governo della paura” è uno dei più antichi sistemi per imbonire le masse e creare un “blocco d’ordine” per impedire ogni trasformazione dello stato di cose presenti. Per non andare lontano, qui da noi l’hanno praticato più o meno tutti i governi e lo scrive anche l’autrice.

*La seconda è la costatazione, che nonostante l’andamento in diminuzione dei crimini, l’autrice ricorda nell’articolo che è tale da oltre 10 anni, si dovrebbe applicare lo stesso ragionamento al decreto sicurezza Minniti-Orlando sull’immigrazione, approvato l’11 aprile 2017 dal governo Gentiloni che ha dovuto porre la mozione di fiducia. Certo, il decreto Minniti non parlava di armi, ma di «misure per il contrasto dell’immigrazione illegale» e per «aumentare il tasso delle espulsioni di migranti irregolari», abolendo il «secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego», un solo rito camerale «nel quale il giudice prenderà visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale. Senza contraddittorio e senza che il giudice possa rivolgere domande al richiedente asilo che ha presentato il ricorso». Due anni di distanza, con parole diverse, ma tutte e tutti possono riconoscere che il decreto Minniti ha tirato la volata al decreto Salvini.

*La terza è l’annotazione che nonostante la diminuzione dei reati sia in atto da molti anni, abbiamo un incremento delle carcerazioni e delle presenze in carcere che oggi segnalano un sovraffollamento di circa 10.000 unità e che, come riportato sopra, è una non corrispondenza che va analizzata prioritariamente poiché, a mio parere, da impulso a tutte le altre. Dunque non è tanto l’arroganza e la cialtroneria, che pure esiste, di questo o quel politico che cerca di arraffare voti mestando nella confusione proposta dai media, ma i contenuti di questi provvedimenti, valutando con preoccupazione la società che prefigurano.

Entrambi i decreti, e tutti i discorsi che li hanno sostenuti, hanno addotto a motivo il legame fra immigrazione e criminalità, smentito clamorosamente dai dati che vanno dal 2007 al 2018, in cui l’aumento degli stranieri residenti in Italia è passato da circa 3 milioni a 5.144.440 e il numero delle denunce di reati, nello stesso periodo, è sceso da 2,9 milioni a 2,4.

Si riscontra una comunanza di intenti tra maggioranze e opposizioni molto stretta, e purtroppo è questo il vero problema di questo paese in questa fase politica. Tutti a instillare la “paura” nella popolazione, una paura che viene indirizzata nella criminalizzazione e punizione degli ultimi: gli immigrati, i ladri, i mendicanti, i senza fissa dimora, i rom, ecc.

L’articolo  di  Milena  Gabanelli  si  può  leggere   qui

Nei prossimi post le motivazioni di queste non-corrispondenze

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