Dopo le elezioni europee

riflessioni sulle elezioni europee

Ora che un po’ tutti hanno terminato i calcoli delle percentuali di voto, eseguiti con tecniche diverse a seconda del teorema da dimostrare, si possono porre interrogativi se non eccelsi, almeno sensati.

Il primo interrogativo preme sulla punta della lingua, l’ho dovuto tenere a freno qualche giorno e si riferisce alla convinzione diffusa di considerare il voto per il parlamento europeo al pari del voto per il parlamento italiano.

La cosa non mi pare così scontata per una serie di motivi. Intanto per l’intensa mobilità del voto in questa fase storica, con un trasferimento di gran numero di votanti da una lista a un’altra in tempi brevi.

Ma anche perché le elezioni europee sono state segnate, secondo me, da preconcetti diversi da quelli che marchiano le elezioni interne. Il più diffuso preconcetto recita: “nel nostro paese potremo stare tutti meglio se non ci fossero i burocrati europei a imporre delle scelte antipopolari”. Viene propagato in tutti i paesi che fanno parte dell’UE, ne è prova la crescita, in ogni stato aderente alla UE, di movimenti e partiti anti-europei o sovranisti, come si dice oggi. Divulgato da politici e media, sia quelli di gran peso ma anche sui social, il preconcetto cerca di nascondere l’operare del sistema di sfruttamento capitalistico in ciascun paese, addossando le colpe della disoccupazione, dell’aumento del divario tra redditi alti e bassi, dell’impoverimento di molti gruppi sociali e di tutti i malesseri diffusi alla volontà dei vertici burocratici della UE e non ai padroni interni. Che poi rigidamente “interni” non sono, poiché l’internazionalizzazione economica capitalistica, ormai molto spinto, ha assoggettato i nostri destini proletari a capitalisti internazionali.

Sul fatto che i vertici e i burocrati dell’UE siano cialtroni, non c’è alcun dubbio, ma accollare tutti i problemi che gravano sugli strati bassi delle popolazioni europee ai burocrati dell’UE, significa fare un favore enorme al sistema capitalista e cancellare il più bel grido dei rivoluzionari consiliari tedeschi negli anni Venti (Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e tutto il movimento spartachista): “il nemico principale è in casa nostra!”.

È assurdo ma il preconcetto ha funzionato, almeno in parte. Così l’indottrinamento delle popolazioni europee volto ad addossare la responsabilità del malessere e di tutti i problemi verso un agente esterno, ha fatto velo alle gravi responsabilità dei capitalisti interni e internazionali e dei loro “comitati d’affari”, i governanti.

È l’ennesima riedizione del “rito del capro espiatorio” in voga da sempre negli aggregati verticistici umani, per dirottare le tensioni verso l’esterno e far passare i padroni locali come “liberatori” del popolo.

Questo preconcetto ha portato gran parte dell’elettorato a premiare chi è portatore di una “volontà di scontro” con i burocrati europei, sperando che “adesso quello gliene dice quattro”.

Diverso è il paniere di pregiudizi in voga per il voto interno; sono tristemente noti da tempo e non merita ripeterli.

Il secondo interrogativo riguarda l’ambiguo comportamento elettorale dei credenti cattolici e cristiani, che mi è parso un po’ schizoide. Il voto di beghini e beghine ha premiato personaggi politici che nei comizi sbandieravano “rosari” e “crocefissi”, ma attribuivano a quei simboli dei messaggi del tutto contrari a quanto professa la rispettiva fede.

I leader della destra e dell’estrema destra europea e italiana, hanno fatto la campagna elettorale lanciando una specie di crociata a difesa della cultura cristiana e cattolica onde impedire che venga inquinata dalle altre culture portate dall’immigrazione, dal contatto con la barbarie.

Nel fare queste affermazioni cretine, i suddetti leader sventolano simboli religiosi, ma si sono posti in totale contrasto con gli autentici interpreti del cristianesimo e del cattolicesimo. Difatti, sia Papa Francesco per la chiesa cattolica, sia i vescovi delle confessioni protestanti, dicono cose molto diverse, addirittura opposte alle affermazioni dei leader di queste squallide destre, almeno su alcuni punti nevralgici come l’immigrazione, la difesa delle aree più povere del pianeta e la salvaguardia del pianeta stesso.

Non è dato sapere quando tutti i baciapile usciranno da questo vortice di dabbenaggine. Né si capisce se è una finzione, la loro, che incontra la finzione dei leader dell’estrema destra, oppure la difesa degli interessi di settori di classe della borghesia riesce ad avere una forza tale da piegare perfino le religioni? Boh??? Tutto ciò è ridicolo!!!

Quando usciremo da questa sarabanda di totale insensatezza?

Ma forse l’insensatezza maggiore, che racchiude le altre, è proprio nel rituale primitivo del voto di delega, che porta a questa baraonda.

Da parte mia un plauso, ma moderato, a tutte e tutti quelli che, per sottrarsi a questo parapiglia, non sono andati a votare. Il plauso è moderato perché attendiamo il passo successivo: d’altronde se ci si rifiuta di prostrarsi al rito della delega è per prendere nelle nostre mani il percorso di liberazione!

Quindi il passo successivo sarà l’inizio di un percorso di autorganizzazione. Senno’ stiamo ancora all’età della pietra, eh!

Daje, così ci incontreremo presto!!

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Una risposta a Dopo le elezioni europee

  1. sergiofalcone ha detto:

    Sui veri risultati italiani delle Europee 2019. Non facciamoci abbagliare da percentuali di percentuali
    https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/05/sui-veri-risultati-italiani-delle-europee-2019-non-facciamoci-abbagliare-da-percentuali-di-percentuali/

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