21 agosto 1971 veniva ucciso il rivoluzionario Geroge Jackson nella prigione di San Quentin

Il 21 agosto 1971 nel penitenziario statunitense di San Quentin (California) veniva ucciso da una guardia carceraria il rivoluzionario afroamericano George Jackson, militante del Black Panther Party (BPP). Pochi giorni prima, grazie all’ingegno creativo dei dteenuti rivoluzionari, era uscito clandestinamente dal carcere il suo libro: “Col sangue agli occhi”.

Il giorno successivo, il 22 agosto, in molte carceri statunitensi si organizzarono iniziative di vario tipo per protestare contro quest’assassinio.  Nella prigione di Attica (nella parte settentrionale dello stato di New York) i prigionieri attuarono uno sciopero del vitto e si misero un pezzo di stoffa nera al braccio per significare il lutto, inoltre trascorsero le ore d’aria in assoluto silenzio. A questa protesta aderirono lla grandissima parte dei detenuti a significare che la presenza del BBP nelle carceri si stava estendendo e rafforzando.

Non ci fu violenza nella manifestazione di Attica, ma il silenzio e le fasce nere a lutto alle braccia dei detenuti irritarono il sovrintendente Mancusi e il suo staff che fecero di tutto per innalzare la tensione fino ad arrivare a organizzare il massacro di Attica, per dare una risposta terrorista all’organizzazione dei Black Panther che si espandeva nelle carceri e alla crescita di coscienza dei prigionieri.

I prigionieri di Attica avevano chiesto da tempo un incontro col commissario alle carceri Russell G. Oswald, che aveva promesso un incontro con i detenuti per discutere le loro richieste riguardanti il regime carcerario eccessivamente duro e non rispettoso nemmeno di ciò che era stabilito dal regolamento a favore dei reclusi.

Il commissario Oswald arrivò ad Attica la mattina del 2 settembre. Incontrò i funzionari della prigione, ma non incontrò come promesso i prigionieri, forse su consiglio della direzione di Attica. …

Continua la lettura sulla rivolta e il massacro di Attica,  qui,   qui,   qui

«Non ho paura di morire, ma voglio avere l’occasione di battermi… La forza viene dalla conoscenza: saper chi siamo, dove andiamo, che cosa vogliamo… Quando mi ribello, lo schiavismo muore con me. Mi rifiuto di tramandarlo». [George Jackson]

George Jackson, nato a Chicago il 23 settembre 1941, viene arrestato all’età di 18 anni perché era alla guida di un’auto rubata. vine condannato a una “pena del minimo di un anno”, che vuol dire pena infinita, trascorso il primo anno, la pena può essere rinnovata per sempre!, da una commissione, se non ravvisa il tuo “ravvedimento” (qualcosa del genere si sta gradualmente attuando anche in Italia, vedi “daspo urbano” e legge Minniti) George Jackson infatti George era in carcere dal 1960, 11 anni, gran parte dei quali dtrascorsi in isolamento nelle peggiori carceri statunitensi (Soledad, San Quentin, Tracy)

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Introduzione di George al suo libro «I fratelli di Soledad»:

All’uomo-bambino

Al nero uomo-bambino, alto, cattivo, bello, dagli occhi lucenti … a Jonathan Peter Jackson, che morì il 7 agosto 1970, con il coraggio in una  mano, il fucile nell’altra; a mio fratello, e compagno e amico … il vero rivoluzionario, il guerrigliero comunista nero nella sua manifestazione più pura, morto col dito sul grilletto, flagello degli iniqui, soldato del popolo; a questo terribile uomo-bambino e alla meravigliosa madre di lui Georgia Bea, ad Angela Y. Davis, mia tenera esperienza, dedico questa dedico la mia vita deraccollta di lettere; alla distruzione dei loro nemici  dedico la mia vita.

 

 

 

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