A proposito del panico di massa a Torino: i “rimedi” sono poliziesco-militari

Prima si infonde la paura per meglio governare un popolo e lo si porta in preda di angosce e inquietudini, …  poi si propongono “rimedi” poliziesco-militari

Il ministro Minniti: “protezione civile e vigili urbani per gestire la sicurezza in piazza”  –

leggo da: La Stampa dell’ 8 giugno 2017 (art, firmato da Lodovico Poletto)

      Il ministro degli Interni Minniti si è recato sulla scena di Piazza S. Carlo e dopo i preliminari di rito: «Sono qui a Torino perché l’Italia vuole essere vicina ai feriti e ai soccorritori. Ho incontrato sia gli uni che gli altri e mi sono reso conto del lavoro straordinario che il sistema sanitario di Torino ha svolto quella notte. Certo qualcosa non ha funzionato. Bisogna ricostruire nel dettaglio affinché non si ripeta più, né a Torino né in altre parti del Paese», ci ha spiegato il suo impegno per «Studiare nuovi metodi di prevenzione e gestione del panico per evitare il ripetersi di nuovi drammi collettivi come quello avvenuto sabato sera a Piazza San Carlo».

Il ministro ci ha assicurato che, «sta elaborando una nuova dottrina di sicurezza per proteggere i cittadini dalla paura. La formula con cui farlo è “far coincidere la safety e la security” », (sono due termini per dire la parola “sicurezza”, anche se al primo si attribuisce anche il senso di “scampo”, “salvezza”,).

Il lodevole intento di Minniti è «battere una “psicosi che genera ansie e che mette a rischio l’incolumità dei cittadini e crea un problema di sicurezza“. In quanto alla fine tutto ha una radice. “Perché – spiega ancora il ministro – c’è un collegamento emotivo diretto tra l’attentato di Manchester e il panico di Torino. Là c’è stato l’attacco, qui s’è innescata la paura: l’effetto che i terroristi volevano creare lo abbiamo avuto noi”».

Minniti afferma che la direttiva per evitare tutto questo, «richiede un cambio di visione complessiva del problema”. E che passa attraverso quella che lui chiama “gestione integrata della piazza” da parte di “forze dell’ordine assieme a Protezione civile, Vigili del fuoco e vigili urbani».

Infine ci delinea il suo modello: «Il modello di sicurezza che noi oggi applichiamo prevede l’integrazione fra le forze di sicurezza e l’esercito. Cosa che è stata fatta, e con successo, anche in occasione delle celebrazioni dei sessant’anni dei Trattati di Roma e per il G7 di Taormina. E questa è la security. Ma sul fronte della “safety” è fondamentale pensare, ed agire, in modo differente».

Ecco la sua soluzione per la safety, ovvero come scampare al panico senza esserne travolti. Dopo aver analizzato dettagliatamente quello che è successo a Torino, ha affermato che: «Per evitare che ciò avvenga servono tecniche innovative. Come “indicare le vie di fuga prima dell’evento, ad esempio utilizzando una star oppure un calciatore che sale sul palco e spiega al pubblico dove andare in caso di necessità è una ipotesi sulla quale lavorare”, spiega ancora Minniti: “Bisogna saper governare gli animi anche in caso di emergenza. E anche questo è uno dei compiti di uno Stato che intende garantire la sicurezza e l’incolumità ai suoi cittadini».

Non è venuto in mente al ministro di dire che il “panico” di Torino altro non è che il risultato del martellamento ossessivo sui temi della “in-sicurezza”, del “terrore”, degli “attentati”, insomma del “nemico che vuole distruggere il nostro meraviglioso stile di vita”. [vedi il “Diritto Penale del Nemico” qui]

Intanto le TV e i giornali, ma anche i film, le fiction, e tutta la produzione mediatica, continua a spargere paura e terrore tra la popolazione. Lo fanno anche gli stessi politici, soprattutto in periodi elettorali, non volendo parlare delle scelte economiche e politiche che non faranno oppure faranno contro di noi. Non è una novità, da secoli nella cultura dominante delle classi dirigenti (tutte) è radicata la tecnica del “governo della paura”, che mostra come sia agevole governare una popolazione impaurita, terrorizzata, intimorita che non governare settori popolari attenti ai propri interessi, pronti a organizzarsi e lottare, senza farsi gabellare da fandonie e panzane.

 

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