Prende il via massicciamente il “Controllo territoriale”- Il Daspo cittadino

Il Consiglio dei ministri in febbraio, ha approvato un Decreto Legge (DL n. 14 del 20 Feb 2017), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (G.U. del 20.02.2017). Questo DL dovrà essere approvato dalle due camere del Parlamento entro 60 giorni. La Camera l’ha approvato il 16 Marzo con la fiducia n.83 posta dal Governo, il Senato lo ha all’ordine del giorno e anche qui il Governo metterà la fiducia. Come ogni DL è operante dal giorno successivo alla pubblicazione sulla GU.

Sicurezza urbana bene pubblico

Il decreto definisce la sicurezza urbana quale bene pubblico ed è diretto a realizzare un modello trasversale e integrato tra i diversi livelli di governo mediante la sottoscrizione di appositi accordi tra Stato e Regioni e l’introduzione di patti con gli enti locali, accordi Prefetti e Sindaci. Difatti è stato redatto per mezzo di ripetuti incontri tra il Governo e l’Anci. Dunque i Sindaci e le Sindache sono stati/e ascoltati/e, e hanno dimostrato il loro accordo, altrimenti avrebbero fatto le loro rimostranze in quella sede.

In questi giorni i media lo nominano “decreto Minniti”, perché il ministro dell’interno l’ha ufficialmente presentato. Ma noi sappiamo che questi provvedimenti hanno avuto un periodo di elaborazione assai lungo.

Il 5 marzo 2015 si tenne al Viminale una riunione tra tutti i vertici del ministero, compreso il ministro Angelino Alfano, con il numero uno dell’Associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI). Piero Fassino. Questi, a nome di sindaci e sindache, si disse disponibile ad attivarsi per i contenuti della proposta: «La priorità è fare, delle nostre città, città più sicure» ma anche «garantire ai cittadini la percezione della sicurezza». Davanti a fenomeni come «i writer, i parcheggiatori abusivi, la contraffazione e l’abusivismo commerciale, il racket dell’accattonaggio».

E così, dopo solo 450 anni torna la guerra al vagabondaggio (il primo Vagabond Act in Inghilterra è del 1572), con l’aggiunta attuale della “guerra all’immigrazione”.   da ricordare che su questi temi, le forze politiche sono tutte d’accordo, alcune, casomai, vorrebbero provvedimenti ancora più duri!

 Portare il controllo nei territori

Già prima del 2015 i tecnici della repressione lavoravano per rendere effettiva questa tendenza; le cui linee si capivano da molto tempo. Una tendenza che si può sintetizzare con 4 parole: portare il controllo nei territori. È il modo più efficace, secondo gli stati moderni, per tenere sotto controllo, nella fase attuale, le “classi pericolose”. Un controllo territoriale che, alla luce di esperienze maturate in altri paesi, si attuerà a “due velocità”: a) più feroce e militarmente punitiva nei territori dove risiedono le “classi pericolose”; b) un altro tipo di controllo e di “ripulitura” nei quartieri “bene”, dai quali verranno espulsi i disturbatori (chi non rispetta il “decoro urbano”, writers, parcheggiatori, piccoli spacciatori, ecc.), in modo da salvaguardare una vivibilità ad alta qualità per quei quartieri; anche per tenere alto il prezzo del mattone.Non è stato difficile capire questa tendenza perché ha iniziato a operare diversi anni fa, nello stesso periodo del Daspo calcistico, sottoponendo a controllo singoli proletari o piccoli aggregati ritenuti pericolosi sul territorio dove agivano. Con questo impiantati odierno, se i disturbatori agiscono nel “loro” territorio, quello dove risiedono, le forze della repressione ne impediscono le attività e la mobilità; se operano nei territori dove non risiedono, quei territori che devono essere ripuliti, vanno cacciati, impedendo loro di rientrarvi e nemmeno di transitarvi, al fine di salvaguardarne il decoro.Il Decreto prevede forme di cooperazione rafforzata tra i Prefetti e i Comuni dirette a incrementare i servizi di controllo del territorio e a promuovere la sua valorizzazione e sono definite, anche mediante il rafforzamento del ruolo dei sindaci, nuove modalità di prevenzione e di contrasto all’insorgere di fenomeni di illegalità quali, ad esempio, le manifestazioni, il piccolo spaccio, la prostituzione, il commercio “abusivo”,  l’occupazione di aree pubbliche, il vagabondaggio, lo scrivere sui muri, ecc.

Sapevamo da tempo che stava per accadere – vedi qui,  qui,  qui e  qui.

Come movimento, in tutte le proprie articolazioni, avremmo dovuto avviare un dibattito serrato per iniziare a costruire, o potenziare là dove sono già impiantati, organismi in grado di fronteggiare, rallentare e ostacolare questa strategia repressiva. Il ragionamento è semplice: poiché queste strategie repressive convergono sul territorio, con l’obiettivo di realizzare misure di controllo atte a impedire lo sviluppo delle attività conflittuali antagoniste collettive (occupazioni, manifestazioni, ecc.), così come gli atti di ribellione individuale o di piccoli aggregati giovanili (Writers, bande giovanili, ecc.), la linea di condotta del movimento, in questa fase, dovrebbe essere quella di concentrare il massimo di energie nel costruire, nei territori, organismi proletari capaci di radicarsi, passo passo, negli strati proletari, affrontando il tema della repressione insieme agli altri temi che riguardano la condizione complessiva.

Va tenuto conto che questi provvedimenti varati dal governo, sono da tempo operanti in alcune periferie, utilizzando le leggi di pubblica sicurezza, il controllo dei soggetti pericolosi, ecc., insomma i proletari già le subiscono da tempo. Da qualche tempo anche nei movimenti è piombata la scure di questo controllo territoriale a macchia d’olio. Ciò vuol dire che se affrontiamo in loco questo problema, è possibile entrare ancora più profondamente nel tessuto proletario.  Certo, non è un lavoro agevole, né di rapida realizzazione, ma è urgente e indispensabile misurarsi con questa pratica. Certo, si poteva mettere in azione qualche anno fa, quando segnali di questo esito erano ben chiari, comunque sono convinto che questi siano i compiti.

Costruire il contropotere proletario!

Per l’Immigrazione.

Vengono istituite 26 sezioni specializzate “in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea“. Le sezioni sono competenti in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; di impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; di riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitaridiniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia e accertamento dello stato di cittadinanza italiana.

Viene definita semplificazione, il nuovo modello processuale basato sul cosiddetto “rito camerale” che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento. Viene abolito l’appello, contro il decreto si può ricorrere solo in Cassazione, entro 30 giorni.

Viene attuato il potenziamento della rete dei centri di detenzione che da “Centri di identificazione ed espulsione (Cie)” diventano “Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)”. La rete delle nuove strutture dovrà essere ampliata, in modo da assicurarne la distribuzione “sull’intero territorio nazionale“. I nuovi Cpr saranno allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani, avranno capienza limitata da 100 a 150 posti.

Contro questa altra faccia della repressione, vale lo stesso tipo di ragionamento!

 Qui il testo completo del Decreto con le modifiche apportate dalla Camera

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