Proteste nelle carceri

Mentre il “mondo” era con il fiato sospeso per conoscere chi sarebbe diventato il capo del più forte stato del mondo, nelle carceri si lotta

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Mamone (Nu): in carcere manca acqua calda e riscaldamento, detenuti in sciopero della fame

La Nuova Sardegna, 6 novembre 2016

Manca il riscaldamento e l’acqua calda, non ci sono detersivi per l’igiene personale e degli ambienti carcerari, e nella colonia penale di Mamone scoppia la protesta: alcuni detenuti oggi 5 novembre hanno iniziato lo sciopero della fame, altri si sono rifiutati di uscire per il lavoro. Le rimostranze riguardano il mal funzionamento della caldaia e col freddo che inizia a farsi sentire la situazione sta per esplodere. I detenuti nei giorni scorsi, tramite gli agenti di polizia penitenziaria, hanno portato le loro rimostranze all’Ufficio di ragioneria dell’amministrazione carceraria, ma non sarebbe arrivata nessuna risposta.

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Pisa: detenuti di in sciopero della fame, protestano contro le condizioni del carcere

Redattore Sociale, 9 novembre 2016

Due giorni di rifiuti dei pasti per in segno di protesta contro le condizioni del carcere. Nei giorni scorsi, presentato esposto alla Procura della Repubblica da parte dei Radicali. Sciopero della fame per i detenuti del carcere di Pisa nello scorso fine settimana. Molti di loro hanno gettato nella spazzatura sia il pranzo che la cena per due giorni. Una protesta per denunciare le condizioni in cui versa l’istituto penitenziario Don Bosco. Proprio nei giorni scorsi, furono i Radicali a denunciare le condizioni del carcere di Pisa dopo il sopralluogo dell’ex parlamentare Rita Bernardini. Sul tema è stato presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica.

“Le condizioni di detenzione dei 266 carcerati sono più che disumane e degradanti,

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Vetri infranti e termosifoni sradicati, danni a Regina Coeli.

 Lo afferma il sindacato delle guardie Sappe  – Askanews, 8 novembre 2016

Vetri spaccati, termosifoni sradicati dal muro della sezione detentiva, mura imbrattate. “La protesta era nata con le consuete grida di sostegno a un provvedimento di clemenza e con la battitura, sulle inferriate delle celle, delle pentole, dei coperchi e di ogni altro oggetto utile a fare rumore. Non a caso, la marcia di ieri a sostegno dell’amnistia ha suscitato l’attenzione anche del Santo Padre Francesco, che ha chiesto clemenza per i detenuti più idonei. Poi, però, c’è stato chi, tra i detenuti del carcere di Regina Coeli, ha colto ieri l’occasione per distruggere tutto quel che poteva e i danni sono stati ingenti. Una protesta folle, assurda e ingiustificata. I detenuti erano tutto liberi e, forti di questo, si sono sentiti liberi di far tutto ciò”.

Il Sappe aggiunge: “un eventuale provvedimento di clemenza è esclusiva competenza del Parlamento: sempre, però, lo Stato deve garantire certezza della pena, che vuole anche dire che chi è ristretto in un carcere non deve mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza interna

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In sostegno ai detenuti di Ivrea, presidio domenica 13

Grazie alla testimonianza di un detenuto del carcere di Ivrea, la gestione robusta e violenta dell’amministrazione carceraria nei confronti dei reclusi è emersa in tutto il suo squallore. Laddove il controllo e il disciplinamento passa attraverso i soprusi e l’annullamento dei diritti, concessi solo a chi si piega al volere dell’aguzzino, i detenuti di Ivrea si sono ribellati suscitando le ire della direttrice del carcere che per sedare la protesta ha fatto intervenire le squadrette che, manganello in mano, si è scagliata contro i prigionieri pestandoli violentemente.

Mentre la direttrice cercava di minimizzare le violenze subite dai detenuti a mezzo stampa, il sindacato di polizia penitenziaria (Sappe) si pronunciava con la solita litania delle scarsità di unità all’interno del carcere e del “difficile lavoro” che gli agenti devono svolgere nel gestire azioni di insubordinazione da parte dei detenuti.

Una prima risposta in solidarietà con i detenuti di Ivrea è stata organizzata nella mattinata di sabato 5 novembre. Un gruppo di solidali si è dato appuntamento sotto le mura del carcere per un volantinaggio e speakeraggio che ha incuriosito e sorpreso i familiari dei detenuti, accogliendo favorevolmente l’iniziativa. Alcuni si sono fermati e hanno lanciato appelli ai propri cari attraverso l’impianto audio per far sentire il supporto e la solidarietà di chi era presente al presidio, rilanciando una nuova iniziativa sotto il carcere che si terrà domenica 13 novembre alle ore 15.

Il volantino distributito sabato 5 novembre sotto il carcere:

Contro la violenza del carcere

La mancanza di diritti all’interno del carcere di Ivrea ha portato una trentina di detenuti a protestare contro l’amministrazione carceraria. In seguito a queste proteste, avvenute il 21 ottobre e continuate nei giorni successivi, la direttrice ha autorizzato l’uso della forza per smorzare le proteste all’interno del carcere.

La testimonianza di un detenuto racconta di squadrette, di uso di idranti, manganelli e scudi contro i detenuti. Cinque fra i detenuti picchiati sono stati letteralmente massacrati di botte. Infatti il giorno dopo sono stati subito trasferiti nel carcere di Novara e Cuneo mentre gli altri sono rimasti nella prigione di Ivrea.

In seguito ai gravissimi fatti successi, la consigliera regionale Francesca Frediani del Movimento 5 stelle ha fatto un sopralluogo presso il carcere. Qui ha incontrato i detenuti che hanno subito i pestaggi i quali affermavano di esser stati anche ammanettati e di esser stati sistemati per due ore, senza vestiti, in un locale soprannominato “l’acquario”, situato al primo piano dell’istituto penitenziario.

La direttrice del carcere difende l’operato dell’amministrazione carceraria affermando che per sedare la protesta, sono stati usati solo scudi contro i detenuti. Ma la violenza all’interno degli istituti c’è ed è una variabile strutturale di controllo e comando del sistema-carcere.

Infatti il carcere di Ivrea non è nuovo ad una serie di inchieste per maltrattamenti e pestaggi: in un anno alla procura di Ivrea sono arrivati almeno 13 esposti di cui 5 i fascicoli aperti contro ignoti per lesioni.

Contro la violenza del carcere e in sostegno ai detenuti del penitenziario di Ivrea, presidio Domenica 13 novembre ore 15 in Corso Vercelli 165.

Tutti e tutte libere!

 

 

 

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