… rumori di guerra …

Manif 4.86…sembra un giornale di questi giorni. Macché è di 30 anni fa. Guardate la data: 8 aprile 1986. Eppure il titolo a tutta pagina somiglia a quelli di oggi: NERVOSISMO MILITARE e sotto, Si riaccende la miccia libica. A Roma dissapori tra politici e stati maggiore. A Washington nuovi piani di attacco.
Ancora la Libia in primo piano.

Sembrano  “notizie” recenti anche glli alri articoli: Minacce terroriste “alle strade italiane”, e  Ammazzato di botte un detenuto tossicodipendente. La storia si ripete! Queste non sono “notizie” ma la realtà dell’assetto capitalistico attuale. e poi la “notizia” non è un fatto nuovo ma un comunicato che  viene diffuso dai media, spesso in sintonia con i governanti o con settori di potenti, per imporre paure e timori.

Trenta anni fa come oggi molte e molti si domandano: “Ci sarà la guerra?

Ma la guerra c’è già. Combattimenti, esplosioni e morti ce ne sono tanti e ovunque. E non passa giorno che non si contino morti e feriti.  Alcuni la chiamano “terza guerra mondiale” altri “guerra permanente”. Ma la parola “guerra” non è quella appropriata a definire lo scontro militare di oggi,  non coincide con l’immagine di “guerra” che si è radicata nel nostro mmaginario grazie alle esperienze dei secoli passati.

Questa è un’altra “guerra”, non ha le “regole” delle guerre precedenti, non viene dichiarata dalle cancellerie con note che motivano gli obiettivi di ciascuna potenza. Non prevede scambi di prigionieri, non prevede tavoli per le tregue o le sospensioni più o meno prolungate. Tantomeno  prevede tavoli per trattative di pace. Erano queste le speranze cui si appigliavano le popolazioni massacrate nelle guerre precedenti. Speranze imconsistenti, spesso, che toglievano alle popolazioni la voglia di lottare per fermare la guerra.

Uccisione, massacri, paura, che possono colpire chiunque abiti oggi questo pianeta. Delle  “guerre” precedenti il massacro attuale conserva il senso di uccidere più gente possibile, di commerciare armi, di esporre tutto l’odio  maturato nei lunghi decenni e secoli di oppressione, sfruttamento e devastazione di troppe aree del pianeta e indirizzarlo verso obiettivi falsi, errati.  Un odio distruttivo cresciuto all’interno della sordità infame dei potenti che non hanno voluto ascoltare l’urlo che proveniva dalla disperazione seminata ovunque. Un odio devastante utilizzato dalle potenze per destabilizzare aree del pianeta con fini di controllo.

Ora che quell’odio disperato è esploso, la politica dei governi che l’ha scatenato è incapace di fare altro se non “militarizzare” le città e i luoghi di lavoro, per trasformare questo massacro in ulteriori  profitti per i capitalisti e per far aumentare la sottomissione dei proletari immobilizzati  dalla paura.

Possiamo reagire a tutto ciò e prendere nelle nostre mani il nostro futuro?

Possiamo fermare questo massacro e dare a questo mondo e alle donne e uomini che lo abitano occasioni per gestirsi la propria esistenza?

Certo che possiamo! Si tratta di cominciare con determinazione e ostinazione la costruzione di organismi del contropotere in ciascun territorio e ovunque per contrastare punto per punto e in ogni momento qualsiasi scelta dei potenti. Il capitalismo probabilmente è morente e vorrebbe trascinare tutta l’umanità nella sua fine.

NON  DOBBIAMO  PERMETTERLO!!!

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