Guerra al vagabondaggio e alla povertà

È la solita litania dei governi, quando non hanno nulla di serio da proporre se non il secco peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di chi di lavoro vive. Così prende vita la tiritera della sicurezza e del degrado. Sono queste parole insulse, che non significano nulla di preciso e che ciascun truffatore può piegare ai propri interessi e profitti, che però fanno blaterare la stampa e schierare ingenti forze di polizia nei quartieri periferici. Sono parole che fioriscono sulla bocca di chi spera di ridurre il disagio sociale a un problema di ordine pubblico, di polizia e di decoro urbano. C’è da riconoscere che questo urlare a vanvera alla sicurezza e al degrado dei quartieri è diventato, purtroppo, uno sport popolare, più diffuso del gioco del calcio.

Governanti e amministratori, imprenditori, banchieri, mafiosi e colossi finanziari rispondono alle difficoltà economiche con misure veVagabond1ssatorie e poliziesche.

Insomma, è il più colossale imbroglio, ci vogliono far credere che l’aumento della disoccupazione e della povertà sia colpa del vagabondaggio e dell’accattonaggio; che cialtroni!

Ci immaginano così idioti? Purtroppo i fatti, in parte, danno loro ragione, osservando alcune grida popolari cavalcate dai fascisti in alcune periferie cittadine.

È un momento difficile, ma bisogna coltivare la speranza che le persone, rese ottuse dalle ristrettezze, riprendano a occuparsi seriamente della loro condizione reale e ad organizzarsi intorno ai propri interessi e riprendere l’avanzata. Che tutte e tutti riflettano sui dati ufficiali dell’Istat che propongo; sono tratti da “Noi Italia”:

il 23,4% delle famiglie vive in una situazione di disagio economico, per un totale di 14,6 milioni di individui. La metà di questi, sempre secondo l’Istat, oltre 7 milioni, si trova in situazione di “grave difficoltà”, trovandosi a vivere al limite della sopravvivenza.

Secondo il prode Alfano i responsabili di questo disagio economico non sono le banche, le finanziarie, le multinazionali, gli inventori delle “grandi opere”, gli speculatori, i palazzinari, gli imprenditori, macché, i responsabili sono: udite, udite!, i parcheggiatori abusivi, i clochard, gli accattoni, i vagabondi, i venditori ambulanti, i poveri, ecc., ecc.

Così assistiamo a un ministro che non ha nulla di intelligente da dire e si precipita su questo piatto:

[dalle agenzie di questa settimana]- Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano dopo aver presieduto una riunione del Comitato per la Sicurezza, che ha preso a pretesto l’episodio degli ultras olandesi del Feyenoord (la ricostruzione dettagliata del fatto non è mai venuta con chiarezza alla luce), ha annunciato che giovedì incontrerà il presidente dell’Anci, Piero Fassino, “per fare insieme una legge contro il degrado urbano e sulla sicurezza della città“. Alfano ha sottolineato che “… è necessario delimitare i poteri d’ordinanza dei sindaci e varare norme più severe contro comportamenti come l’accattonaggio e la carità molesta“.

Nella strategia di militalizzare la città – vero obiettivo del governo e dei suoi ministri – il ministro degli Interni dice che ci vogliono norme più severe contro i mendicanti e contro la carità molesta. Ci vuole -dice Alfano- una crociata contro vandalismo, criminalità, terrorismo. In un impeto di arguzia il buon Angelino è riuscito a mettere insieme e sullo stesso livello: decoro urbano, salvaguardia del patrimonio artistico, immigrazione irregolare, manifestazioni e cortei, terrorismo islamico, criminalità urbana e, per finire, anche l’accattonaggio. Tanto per avere un assaggio di questa “crociata”, dopo Pasqua, ci rassicura Alfano, arriveranno 500 militari nella città di Roma che presidieranno «gli obiettivi fissi» (?) e aumenteranno «la presenza delle forze dell’ordine nelle periferie». Ma è solo l’inizio! Il ministro vuole continuare e ci ha promesso che si impegnerà per realizzare nuove norme «nei confronti di comportamenti che, a mio avviso, hanno rilievo penale, come l’accattonaggio molesto o la carità molesta».

vagabond2Ancora non compare nelle parole del ministro il termine “asociale” o “antisociale” o “renitenti al lavoro” con il quale il nazismo iniziò a internare nei campi di concentramento, anche se il termine “vagabondo” ne è un sinonimo. Ancor prima, questi marchi diffamatori statali compaiono alcuni secoli fa, di cui Angelino forse ignora l’esistenza, o forse vuol riproporre. Si tratta del Vagabonds Act varato in Inghilterra nel 1572 e poi nel 1597, l’altro ieri! Ma la persecuzione dei mendicanti e dei vagabondi era cominciata anni prima. Lasciamo ora la descrizione della “guerra al vagabondaggio” e del Vagabond Act fatta da chi ha analizzato con attenzione questo periodo perché ritenuto decisivo per valutare le strategie del capitalismo nascente e del suo stato per imporre la disciplina di fabbrica e dello sfruttamento:

[K.Marx, Il Capitale, libro I, cap 24] «Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l’espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D’altra parte, neppure quegli uomini lanciati all’improvviso fuori dall’orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l’Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. […] 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e « mettersi al lavoro » […] 1547 Edoardo VI … ordina che se qualcuno rifiuta di lavorare dev’essere aggiudicato come schiavo alla persona che l’ha denunciato come fannullone. […] Tutte le persone hanno il diritto di togliere ai vagabondi i loro figlioli e di tenerli come apprendisti, i ragazzi fino ai 24 anni, le ragazze fino ai 20. Se scappano, dovranno essere schiavi, fino a quell’età, dei maestri artigiani che possono incatenarli, frustarli, ecc., ad arbitrio. […] Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato».

Chi vuol continuare la lettura lo faccia, è molto istruttiva e attuale, inoltre ci permette di conoscere le radici di questa splendida civiltà capitalistica.

Tornando al buon Angelino, nessuno gli ha ricordato che queste vicende risalgono a oltre 4 secoli fa? Cosa pensa di ottenere il governo? Se vuole militarizzare le periferie lo dica espressamente.

Tanto l’abbiamo capito.

Da parte nostra, di noi proletari, il compito è affrettarsi a costruire, negli stessi territori, organismi autorganizzati per la resistenza e per rilanciare l’offensiva proletarie, per il contropotere, per la costruzione di una società ugualitaria senza sfruttati né padroni.

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2 risposte a Guerra al vagabondaggio e alla povertà

  1. sergiofalcone ha detto:

    Chi non ha umanità, come Alfano e simili, non dovrebbe avere diritto alla parola. Il darwinismo sociale non è una anomalia protonazista, ma ha radici profonde nella società, terribile, nella quale siamo costretti a vivere. Mercantile e divisa in classi, e del tutto innaturale e irriformabile. Solo una profonda rivoluzione potrà cambiar qualcosa.

  2. Ma chi non è lo specchio della felicità e della ricchezza, secondo il sistema, non ha il diritto di lavorare, quindi non rimane che vagabondare o essere internati!!

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