Da una “cella di un carcere” nel 1895

Reading_Prison_1Io non so se le leggi sono ingiuste

O se invece sono giuste,

In prigione si sa solo

Che le mura sono alte

E che ogni giorno dura un anno,

Un anno di lunghi giorni.

[…]

E ancora questo so,  ogni prigione

-Vorrei che tutti lo sapessero-

Costruita dagli uomini per l’uomo

È fatta con mattoni di vergogna

E sbarrata, perché non veda Cristo

Come gli uomini riducono i fratelli.

[…]

Come erbe velenose le più odiose

Azioni crescono nell’aria di prigione;

Si guasta solo ciò che nell’uomo è buono

E subito avvizzisce,

Al pesante cancello c’è l’angoscia, pallida;

Vigila la disperazione.

[…]

Sono buie e sconce latrine

Le celle chiuse in cui viviamo;

L’alito fetido della morte viva

Soffoca ogni presa d’aria.

Tranne la lussuria si dissolve tutto

Della macchina umana.

[…]

Così la catena di ferro della vita

Facciamo arrugginire. Desolati, soli.

E c’è chi maledice, c’è chi piange

Tra chi non emette un lamento.

220px-Oscar_Wilde_Signature.svg

(Oscar Wilde da: La Ballata del carcere di Reading)
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Una risposta a Da una “cella di un carcere” nel 1895

  1. gianni ha detto:

    Il carcere è come il dolore, lo sente chi ce l’ha!!! Un abbraccio da Alberta e Gianni

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