Per una discussione sul “movimento 5 stelle”

Il dopo-elezioni ha fatto  scatenare il dibattito, anche nel movimento antagonista, nel definire l’identità e la fisionomia del M5s, del raggruppamento di Grillo, e del sua strepitoso exploit. Vedi qui come commenta il “Fatto Quotidiano” le posizioni dell’ “estrema sinistra” sul M5s. Su Internet potete trovare tantissimi commenti;  dal Blog di Wu Ming: qui  qui
Proviamo anche su questo Blog.  Di seguito riporto l’articolo dell’amico Michele Castaldo.
Nel post successivo alcune mie considerazioni. L’invito a tutte e tutti voi è di continuare.

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 Grillismo: un sommovimento oggettivamente anticapitalista.

I mercati sono spaventati!”, “gli investitori sono allarmati”, “i rischi di ingovernabilità sono una minaccia per la stabilità in tutta Europa” , “le borse vanno giù! ”, sono i titoloni che vanno per la maggiore, su tutti i mezzi di informazione, in queste ore immediatamente successive alle elezioni politiche del 24/25 febbraio 2013.
Calma signori, il bello è da venire .
Innanzitutto chi sono i ‘mercati’ e  gli ‘investitori’? Sono quei pescecane famelici che si nascondono dietro sigle apparentemente neutre, di un meccanismo infame che drena dalle classi povere e dai paesi impoveriti, per accrescere la speculazione, ridare “fiato” alle banche, nel tentativo che  tornino a finanziare l’accumulazione del Capitale, per quella tanto agognata quanto ipotetica ripresa produttiva. In tutto questo, lo stato gioca la parte del grigio ragioniere, che ha da mettere i conti in regola per aiutare questo meccanismo, a costo di camminare sui cadaveri. Un personaggio alla Monti, esprimeva – e vorrebbe continuare a esprimere – molto bene questo ruolo.  Ma la storia non è fatta solo di desideri, o di grigiore, molto spesso si sviluppa per vie imprevedibili.
Succede così che balza all’improvviso – i più grandi traumi sociali avvengono improvvisamente – un sommovimento dal “nulla” e diviene il primo partito politico italiano.
Il caro Carletto da Treviri  avrebbe detto, …scava vecchia talpa. Ed eccoci di fronte ad uno scenario nuovo. Il grido di dolore di lor signori è “ma è una situazione ingovernabile!”. E meno male! Era ora! Dunque una novità. Si tratta di un sommovimento che va analizzato per le cause che l’hanno generato più che per il programma che esprime.
Da una analisi sommaria ed abbastanza condivisa, ne viene fuori innanzitutto che si tratta di un movimento giovane, prevalentemente acculturato,  di settori dalla piccola borghesia in giù, con aggregati di operai disillusi della sinistra e ceto medio produttivo disilluso dalla destra e dal leghismo.  Insomma, dopo l’abbuffata degli anni ottanta e novanta, la crisi presenta il conto a neoliberismo. E si tratta di un conto abbastanza salato, visto che a ribellarsi non sono solo le ignoranti “plebi”, ma le nuove generazioni alle quali erano stati promessi mari e monti con la globalizzazione. Partiamo innanzitutto dal presupposto che ogni nuovo movimento sociale, è necessariamente confuso, ambiguo, disordinato, sconclusionato e cosi via. E se mi è consentita una brevissima parentesi, dico che ha fatto benissimo Beppe Grillo a tenere coeso il movimento per distinguerlo da tutto il resto, centralizzandolo al massimo su una sola parola d’ordine: “via tutti, via tutta la paccottiglia partitistica che ci ha portati a questo sfacelo”, insomma una premessa a ogni altro tipo di ragionamento. Antidemocratici Grillo e Casaleggio? Beh, detto da lor signori è veramente fuori luogo, in modo particolare da quella casta di giornalisti radiotelevisivi e della carta stampata sempre più venduta e ruffiana, tanto a destra quanto a “sinistra”.
Poteva essere intercettato dalla sinistra storica questo tipo di movimento? I fatti dicono di no, per una ragione molto semplice, perché ogni movimento non è mai la continuazione meccanica di quello precedente. Un Bersani, unitamente a tutto l’apparato di partito, del sindacato, delle cooperative, delle banche, delle assicurazioni, è il frutto marcio del vecchio ciclo del capitalismo, che facendo leva sul silenzio assenso della classe operaia ha costruito un potere che man mano si è separato dagli interessi di classe dei lavoratori. Tutte le altre molecole che si richiamano a quel filone storico – Rifondazione comunista, Pdci, Sel, Ingroia, De Magistris ecc. – hanno seguito a ruota, con qualche spicciolo di differenza, ma pur sempre legati a doppio filo con il sottobosco  istituzionale, governativo, sindacale, cooperativistico, municipalizzato ecc. ecc.
Dunque il grillismo, è un movimento nuovo, che esprime nuovi contenuti, e necessariamente nuovi dirigenti. E’ il materialismo dialettico che si esplicita.
Quale la vera natura di classe di questo nuovo movimento? A mio avviso sarebbe sbagliato paragonarlo – come pure certuni fanno – all’Uomo Qualunque, tanto per fare un esempio, non fosse altro perché i contesti sono completamente differenti, allora c’era la prospettiva della ricostruzione post bellica, un rilancio dell’accumulazione capitalista e fiumi di dollari provenienti dagli Usa. Oggi siamo in presenza di una crisi dagli esiti imprevedibili. Ora, la natura di classe, non può essere vista da quel che le persone erano, ma da quel che sono diventate e a cosa aspirano. Se è vero che il 61,6% di quelli che hanno votato per il Movimento cinque stelle è motivato soprattutto tra i più giovani, dalla speranza che possa offrire una soluzione della crisi che attraversa il paese, vuol dire che siamo in presenza di un malcontento generazionale privo di prospettiva, al quale non si possono raccontare favole. Insomma il Sistema  ha generato dal suo seno i fattori della sua stessa crisi. In questo senso il sommovimento grillista  è anticapitalista, ovvero le ragioni che lo hanno prodotto, non possono trovare soluzione all’interno degli stessi equilibri di forza nel  Sistema che lo ha generato, e che non è dato solo dall’aspetto effettuale, quali i partiti politici degli ultimi 30 anni, ma tutti quei rapporti economici che quei partiti hanno rappresentato.
Ora, la casta partitocratica contro cui giustamente il grillismo si è espresso, è il costo sproporzionato della democrazia di un paese imperialista, a cui le nuove generazioni spinte dalla crisi non sono più disposte a sostenere. Che si proponga di rinunciare ai finanziamenti pubblici e di usare il 75% dei propri compensi per un fondo comune da destinare al microcredito, è certamente una proposta programmatica di rottura rispetto allo squallore affaristico precedente. Con garbo e rispetto per quanti hanno votato per il Movimento Cinque Stelle, ritengo che si tratta di un pannicello caldo contro una brutta broncopolmonite. E’ giusto però che una nuova generazione impoverita e priva di prospettive all’interno di questo quadro economico e politico, si cimenti con delle proposte e bruci, se del caso, l’illusione alimentata.
C’è un tema molto caldo, rispetto al quale un certo mondo “marxista” storce la bocca, ed è quello della voglia di partecipazione, perché abituati al principio della rappresentanza.  Si tratta di una più che legittima aspirazione, il voler contare per decidere sulle sorti comuni, di come si spendono per esempio  i soldi “pubblici”, del perché costruire dei mostri faraonici come il Tav o il Ponte sullo stretto di Messina; si vuole discutere sui rifiuti e sulla Sanità; sulle questioni ambientali e dunque sull’Ilva e l’acqua pubblica. In maniera confusa e poco articolata, se si vuole, ma si chiede di essere in prima persona interpellati a discutere e decidere. E’ la democrazia di una parte degli oppressi, in un moderno paese imperialista che si esprime per come può.  
A questa domanda di partecipazione democratica, il Sistema del Capitale, risponde con i ‘vincoli’ del mercato e fino ad oggi, per sostenerli,  ha comprato la partitocrazia per porla al suo servizio. Il Movimento grillista, è un sommovimento che parte col contrastare l’aspetto effettuale – la partitocrazia – e dovrà arrivare a scontrarsi con l’aspetto causale, che sono le leggi del Sistema del Capitale, con tutto quello che ciò comporta. Ma sono i limiti di un movimento che è nella sua fase iniziale, e, se si vuole, è anche più in avanti di quanti – di “sinistra” – si proponevano sugli stessi temi ma arrancavano e si sono arenati di fronte alle grandi difficoltà che l’intero Sistema opponeva. In questo senso, le responsabilità vanno sempre addossate in primisis al corruttore, e molto in secondis al corrotto.
Certo, c’è una fascia consistente di  piccoli imprenditori che hanno votato per il M5S, perché affogati dalla crisi e privi di prospettiva, disillusi dalla Lega, ai quali è molto difficile dire loro che non c’è nessuna possibilità di un ritorno al passato, ad uno status quo ante. Ma da sempre la sinistra storica ha ritenuto di doversi occupare della piccola imprenditoria; un conto era dirlo negli anni sessanta, settanta o ottanta, ben altra cosa è dirlo oggi. E’ una risposta possibile e credibile quella del microcredito? è da ritenersi di no, ma non è la stessa risposta che dava la Lega ai suoi albori. E’ un passaggio, se si vuole una illusione, che questi settori dovranno attraversare prima di sbattere con la testa nel muro e orientarsi diversamente, ma non si può anteporre il carro ai buoi. Ci sono nella storia della lotta delle classi passaggi obbligati, che non si possono in alcun modo by passare.
Il M5S è stato votato anche da molti operai disillusi tanto dalla sinistra che dai sindacati confederali, compresa e affatto esclusa la Cgil. Si tratta di un grido di allarme per essere stati lasciati soli contro la crisi. Si tratta anche in questo caso di una illusione, quella di ritenere che ‘qualcun altro’ ci risolva il problema. Si tratta di un vero e proprio dramma per lavoratori che erano stati abituati a vedere nel partito e nel sindacato il deus ex macchina, ovvero degli organi di rappresentanza politica e sindacale che “potevano” risolvere le questioni. In un risveglio generale, al momento fatto soltanto di opinioni e di pensiero, ma non ancora di mobilitazioni vere e proprie, si sono sentiti attratti e hanno votato.
Un altro settore certamente che ha voltato le spalle alla partitocrazia – a prevalenza di centrosinistra – sono i tanti dipendenti della Pubblica Amministrazione che avvertono il vento del liberismo e si sentono minacciati, hanno voluto in questo modo esprimere un voto di protesta, ritenendo il M5S capace di opporsi alle privatizzazioni nei proprio settori di appartenenza. Anche in questo caso, siamo in presenza di un tentativo illusorio, ovvero di fornire il minimo sforzo – il voto –  per ottenere il massimo dei risultati,  e sottrarsi alla necessità della lotta contro la incombente tagliola delle privatizzazioni e dei licenziamenti. Tanto dagli operai disillusi che da settori del Pubblico Impiego, arriva la critica di burocratismo dei  vertici sindacali di cui si fa interprete Beppe Grillo. Infine esistono i cosiddetti cittadini, ovvero persone comuni, che trasversalmente, per un sentire comune di impoverimento, si orientano verso una  nuova ventata. Dunque un movimento certamente composito, di opinione e di pensiero, al primo, primissimo scalino, quello del minimo sforzo, che contiene in sé esigenze e necessità vere, di natura interclassista, intese alla vecchia maniera, cioè della netta distinzione di borghesia, media borghesia, piccola borghesia, proletariato, semiproletariato, sottoproletariato, alle quali il Sistema del Capitale a questo stadio dell’accumulazione non può fornire le risposte che esso chiede. Da questo punto di vista si tratta di un movimento anticapitalista destinato a implodere, arrivare alle leggi di funzionamento e strada facendo selezionare programmaticamente gli obiettivi a seconda dei nuovi rapporti di forza che si saranno determinati. Pertanto, inviterei i compagni, quelli che si rifanno in un modo o in un’altro al marxismo, a non snobbare supponentemente quanto sta accadendo in questo periodo e in modo particolare a non guardare come i fessi il dito, che invece …indica la luna. La mia tesi ‘oggettivamente anticapitalista’ è la sintesi del derivato delle cause che hanno generato la crisi generale di cui il grillismo è un piccolo e locale segnale, se non vogliamo essere provinciali. Non serve insistere nel leggere ‘il programma’ di Casaleggio-Grillo per comprendere la tendenza alla decomposizione, ma soffermarsi innanzitutto sulle cause che stanno generando questo movimento non ancora movimento. Dunque  una consequenzialità teorica, politica e ….visivamente pratica, nel senso che o il Capitalismo implode come Sistema sociale – e sta implodendo – oppure ci sarà una ripresa – nella quale non ci credono nemmeno i capitalisti – ed allora ci si ritrova ….in qualche bar a bere del wisky e chiacchierar. Per essere più esplicito, non possiamo stare su di un terreno che vede  le classi  esprimere un modo di produzione, piuttosto che vedere il modo di produzione che esprime le classi, componendole per poi scomporle. Va in crisi il modo di produzione, si decompongono le classi che quel modo di produzione aveva espresso. Insomma, le classi sono la conseguenza e non la causa del modo di produzione del Capitale.  Detto altrimenti, il Capitalismo ad un certo stadio, genera l’anticapitalismo.  Per questo bisogna saper pensare “in grande”,  confrontandosi a fondo e a 360°, senza coazione a ripetere, con una situazione che si preannuncia quanto mai  nuova e in movimento.
Michele Castaldo  28/2/13
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Una risposta a Per una discussione sul “movimento 5 stelle”

  1. Marco Pacifici ha detto:

    continuo (perdonami Salvo) ad insistere che l’anticapitalismo l’antimperialismo senza la discriminante ben chiara dell’Antifascismo lo “predicano” da decenni anche gli infiltrati nazifascisti. guarda caso all’improvviso dopo le elezioni il M5S (terribile questo sincretismo…) ha smesso di parlare di banche della bilderberg bank della finanza et caetera…2013…. 1922 non voglio esagerare ma c’ho una rabbia…

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